giovedì, 23 dicembre 2010
Ci risiamo.
Torno alla ribalta con il 35mm 1.4 di Canon.
Non l’ho mai provato ma ho visto innumerevoli foto scattate con full frame e questa ottica e sono davvero tentato.
La cosa che mi ha veramente impressionato è la totale assenza di distorsioni.
Ho visto miriadi di foto scattate a distanza ravvicinata dai soggetti e vi garantisco che se non fossi stato certo che erano state scattate con questa ottica, non avrei saputo giudicare con quale obiettivo erano state fatte.
In pratica sembravano scattate con un 50mm tanto la distorsione era assente.
Solitamente, come tutti sappiamo, se si scatta un ritratto (es. inquadratura “americana”) con un grandangolo è impossibile che il volto e la foto in genere non presenti distorsioni. Qui niente di niente. Ripeto che mi parevano scattate con un 50mm.
Chi lo possiede conferma le mie impressioni? Perché se così fosse non ne escludo l’acquisto.
Sarei curioso di provarlo confrontandolo con il 24-70 di Canon impostato a 35mm, anche se l’apertura delle due ottiche è differente, soprattutto per valutare la diversa gestione della distorsione prospettica.
Un 35mm che a distanze ravvicinate si comporta come un 50mm è l’ottica tuttofare perfetta con cui scattare dal ritratto stretto, a quello ambientato, dal paesaggio alla foto in strada o turistica.
Le foto di cui parlo le ho viste in QUESTO topic e vi garantico che ho guardato tutte le 444 pagine!
Grazie
Fonte Google News
Tag:50mm, americana, apertura, canon, Canon 35mm, cerco, Distanze, diversa, Foto In Strada, Google, Mai, soggetti, Torno
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domenica, 15 febbraio 2009
È giunta alla quinta edizione la rassegna internazionale Padova Aprile Fotografia che quest’anno ha come titolo Forme dell’Identità , e che risulta centrata su di una serie di mostre che scandagliano, appunto, un’idea d’identità e le diverse relazioni che questa assume con il mondo e la realtà .
La manifestazione, organizzata dall’Assessorato alle Politiche Culturali e Spettacolo – Centro Nazionale di Fotografia del Comune di Padova, con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, e curata da Enrico Gusella e Alessandra De Lucia, comprende un percorso di tre esposizioni: una collettiva dal titolo “10 Fotografi d’oro†e due personali, di cui una dedicata a Douglas Kirkland e l’altra all’opera del fotografo Peter Feldstein e dello scrittore Stephen G. Bloom intitolata “The Oxford Projectâ€.
La kermesse padovana si apre nel Museo Civico di Piazza del Santo venerdì 3 aprile con la mostra Douglas Kirkland. Portraits (inaugurazione ore 17,00). Curata da Elena Ceratti per l’agenzia Grazia Neri e Enrico Gusella, l’esposizione presenta una galleria di ritratti di singolare qualità ed efficacia che sottolineano la capacità dell’autore di scavare in profondità nell’identità del soggetto. Infatti, una sessantina di opere a colori e in bianco e nero ripropongono lo straordinario percorso dell’artista costituito da rapporti, amicizie e complicità all’interno dei set cinematografici, dello show biz ma anche della realtà quotidiana con cui entra in contatto. Al celebre fotografo, che si tratti di una grande stella di Hollywood o di un passante per strada, non fa alcuna differenza, in quanto egli è teso a scandagliare volti e fisionomie dei soggetti per fissare un sentimento o un’emozione, cercando la componente umana o la spontaneità . “I ritratti di Douglas Kirkland vanno al di là dell’apparenza fisica dei suoi soggetti; egli cattura la vera essenza del loro essere con una disarmante onestà e sensualità .â€
Kirkland ha iniziato la sua carriera tra gli anni ’60 e ’70, ha collaborato con importanti riviste americane, ma noti sono soprattutto i suoi ritratti di celebrità e star dello spettacolo, tra cui Marilyn Monroe, Elizabeth Taylor, Sean Connery, Robert De Niro, e di uomini della scienza, come Stephen Hawking. “Complice†e singolare autore che ha vissuto accanto ai personaggi – attori, registi, produttori, direttori della fotografia – più importanti dell’industria cinematografica di Hollywood e Cinecittà , passati alla storia e diventati oramai leggende.
The Oxford Project è un lavoro ideato dal fotografo Peter Feldstein e dallo scrittore Stephen G. Bloom. La mostra, curata da Amy Worthen e Enrico Gusella, che si inaugura venerdì 3 aprile (ore 17,45) nella Galleria Sottopasso della Stua, presenta una ventina di opere tese a descrivere una sorta di racconto americano fatto di immagini. I primi scatti di questo progetto risalgono al 1984: sono ritratti di ogni singolo residente (676 gli abitanti della piccola comunità ) della città di Oxford realizzati in uno studio improvvisato lungo la strada principale del paese. Nel 2004, a distanza di vent’anni, Feldstein fotografa nuovamente le stesse persone incontrate nel 1984: i bambini sono diventati adulti, magari padri o madri di famiglia, e gli adulti di allora sono oramai vecchi. Qualcosa però accomuna gli scatti recenti con quelli storici: non si tratta di elementi tangibili, quanto del senso di appartenenza che mette in relazione tutti. questi individui, ciò che li lega alla loro città e che fa di questo lavoro una sorta di descrizione dell’archetipo di comunità americana. The Oxford Project rivela un’analisi quasi antropologica sul concetto di identità .
Conclude il percorso della rassegna 10 Fotografi d’oro, curata da Enrico Gusella e Italo Zannier (inaugurazione alle ore 18,30) alla Galleria Civica Cavour e, a seguire (alle ore 19,15) al Museo Diocesano. Si tratta di un’originale collettiva con fotografie di Gabriele Basilico, Gianni Berengo Gardin, Luca Campigotto, Giovanni Chiaramonte, Mario Cresci, Mario De Biasi, Franco Fontana, Paolo Gioli, Guido Guidi, Mimmo Jodice, Fulvio Roiter, Marco Zanta. Oltre un centinaio di opere che costituiscono la prima di una serie di mostre dedicate ai più grandi fotografi italiani, il cui obiettivo è una ricognizione organica sulla fotografia italiana contemporanea. I fotografi coinvolti indagano, ognuno a proprio modo, il concetto di identità . Così Gabriele Basilico presenta un lavoro intitolato Milano. Ritratti di fabbriche: una sequenza di immagini della periferia milanese, risultato di una lunga indagine fotografica compiuta tra il 1978 e il 1980. Gianni Berengo Gardin, da sempre attratto dalla semplicità dei luoghi e dei contesti di fusione culturale, propone alcuni significativi scatti relativi alla realtà delle comunità di nomadi e zingari che popolano le città italiane. I sei grandi lavori di Luca Campigotto sono dedicati ai notturni de Il Cairo: fotografie in bianco e nero che aprono la visione a minareti, piramidi e architetture egiziane. Le immagini di Giovanni Chiaramonte riguardano invece l’itinerario, attraverso il territorio lombardo, del fiume Olona, inteso come metafora della propria vita. Mario Cresci presenta i due tipi di ricerca che hanno segnato il suo percorso artistico: i lavori sulle avanguardie storiche e in particolare sul design, e l’indagine sugli aspetti etnografici e antropologici delle regioni del Mezzogiorno d’Italia. De Biasi presenterà una selezione di fotografie tratta dal reportage storico dedicato a Budapest del 1956. Le fotografie di Franco Fontana esprimono chiaramente la ricerca storica dell’artista sul colore, realizzata mediante un costante interesse per il paesaggio urbano, in particolar modo americano, e la composizione astratta. Mimmo Jodice presenta dieci scatti in bianco e nero che rivelano uno studio profondo e appassionato sulle impronte del passato, sul presente e sulle radici lontane della cultura mediterranea. Infine Marco Zanta con i suoi scatti percorre gli ambienti industriali, luoghi fatiscenti che diventano manifestazione nel silenzio dell’inoperosità .
Padova Aprile Fotografia 2009 si dimostra essere così una vetrina di singolare attualità del panorama fotografico contemporaneo, un quadro del tempo e delle complessità , tra cui, appunto, l’identità .
Forme dell’IdentitÃ
5ª edizione
4 aprile – 20 giugno 2009
Inaugurazione venerdì 3 aprile, dalle ore 17,00
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sabato, 10 gennaio 2009
A un anno di distanza dall’inizio della collaborazione tra Polaroid e Zink, al CES 2009 di Las Vegas è stato mostrato al grande pubblico in anteprima il prototipo della prima fotocamera digitale Polaroid che integra al suo interno il sistema di stampa Zink, creando di fatto la prima versione digitale delle mitiche istantanee della casa americana. A dire il vero non si tratta del primo tentativo in tal senso. Andando a rovistare in archivio abbiamo infatti trovato traccia della Bandai Prigenic lanciata nel maggio del 1999, della Fujifilm FinePix PR21 Princam (ottobre 1999), dell’Olympus Camedia C-211 Zoom (luglio 2000 in cooperazione proprio con Polaroid), di un prototipo Canon (marzo 2001), di uno a firma della stessa Zink (agosto 2007) e della Tomy Xiao TIP-521 (novembre 2008, sempre in collaborazione con Zink). Nessuna di queste però poteva vantare dimensioni così contenute come quella della Polaroid PoGo appena presentata (12×7,5×5 centimetri).
Purtroppo Polaroid non ha ancora reso noto alcun dettaglio tecnico circa il sensore, l’obiettivo o altre funzioni. Osservando la fotocamera sembra però che la società americana abbia optato per un’ottica fissa e non zoom e che il display/mirino sia da 3 pollici di diagonale. Rispetto alle prestazioni di stampa, si sa che la Polaroid PoGo riproduce in formato (7,5×5 cm) in circa 60 secondi. La batteria è ricaricabile agli ioni di Litio, mentre le schede usate sono le SD.
La macchina è attesa sul mercato a partire da aprile a un prezzo di circa 200 dollari, mentre la carta sarà venduta negli States in confezioni da 10 fogli (4,99 dollari) o da 30 (12,99 dollari) il che fa sì che il costo per stampa sia di circa 50 centesimi a copia.

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mercoledì, 10 dicembre 2008

L’amicizia e i gusti comuni portano a trovare in passioni come la fotografia un momento di incontro e confronto. Mai come in questo caso la cosa è stata possibile. Mi sono imbattuta nella gallery su Flickr di questa giovane fotografa americana, la quale ha attirato la mia attenzione per due ragioni.
Dorellana è una giovane studentessa, la sua gallery è ancora povera di immagini, ma nonostante tutto si denota un tocco già attento e intrigante nella proposta fotografica.
Inoltre è amica e collaboratrice di un’altra utente di cui avevo già parlato, cioè di Eleanor Hardwick (è presente come modella in alcuni suoi scatti), la quale ha una competenza di tutto rispetto nonostante la giovane età .
Anche in questo caso non possiamo fare altro che ammirare le fotografie della sua compagna di avventure fotografiche, con immagini evocatiche e poetiche, dove delle giovani donne giocano a fare le grandi e si destreggiano in composizioni e lavori fotografici interessanti e tutti da ammirare.


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giovedì, 27 novembre 2008
28.10.2008 – KODAK ha deciso di concludere la sua sponsorizzazione delle gare automobilistiche americane NASCAR dopo 22 anni di supporto. Contemporaneamente, porrà termine alla sponsorizzazione del famoso team Penske Racing. Considerato che ormai il fatturato proviene per il 60 per cento dall’estero, la casa americana ha deciso di investire su sport alternativi e più internazionali come il golf. Dopo aver scommesso il suo futuro nel mondo digitale (fotocamere, stampanti, sensori, cornici digitali, ecc.), Kodak ha inteso di riaggiustare il tiro della promozione del marchio. Dal 1986, le auto gialle hanno vinto quattro volte la Daytona 500, quest’anno in particolare con Ryan Newman al volante (foto). Dall’asfalto al green il passo sembra mirato a coinvolgere un pubblico meno popolare.
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giovedì, 16 ottobre 2008
Le ultime stime dicono che una donna americana su otto è affetta da cancro alla mammella. Canon USA e la tennista Maria Sharapova hanno annunciato una campagna “rosa” per sostenere l’associazione America Cancer Society.
Canon ha creato una serie speciale, inclusa una PowerShot SD1100 IS Digital ELPH in rosa e una stampante compatta Selphy CP760sempre in tinte rosa. Per il mese di ottobre la società contribuirà con 150.000 dollari donati all’America Cancer Society.
Per saperne di più, visita www.usa.canon.com. Per acquistare un prodotto della “pink campain” vai su www.canonstore.com.
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