venerdì, 10 dicembre 2010
Mentre le grandi imprese studiano giorno e notte come saccheggiare piú rapidamente e finoal midollo la terra del nord del Brasile, molte comunitá tentano di organizzarsi e resistere.Justiça nos trilhos (Binari di Giustizia) è una campagna nata nel 2007 in Brasile per difendere lecomunità del Nordest dalle prevaricazioni della multinazionale “Vale” e per promuovere unosviluppo rispettoso ed equilibrato.487.000 tonnellate di residui solidi inquinanti dispersi, 119 milioni di metri cubi di refluiinquinanti scaricati nei fiumi, nei mari e negli oceani; 2860 infortuni sul lavoro, e 9 morti. 97processi amministrativi, 140 casi di corruzione, 9 processi ambientali pendenti, 0 ammendepagate. Questo solo in Brasile. In un anno.Sono alcuni dei numeri della multinazionale brasiliana Vale, 14° impresa al mondo per valoredi mercato, seconda nella produzione dell’acciaio. L’impresa Vale consiste in questo: aumentodei profitti e distruzione dell’ambiente; enormi guadagni e sfruttamento delle popolazioni.La campagna Justiça nos trilhos, nel giro di pochi anni, si è estesa a livello internazionalee grazie ad importanti iniziative di discussione e protesta ha ottenuto attenzione a livellointernazionale: dalla partecipazione al Forum Sociale Mondiale di Bélem, allo sciopero dei3500 lavoratori canadesi per contestare i tagli della compagnia in Canada, alla lotta deicomuneros in Perù, fino al primo incontro internazionale delle vittime di Vale, organizzato a Riode Janeiro lo scorso Aprile.Questo calendario, realizzato per iniziativa del fotografo Giulio Di Meo e del padrecomboniano Dario Bossi, in collaborazione con Arcs e Missionari Comboniani, nasce conl’obiettivo di diffondere la campagna e sostenere la lotta delle comunità coinvolte. I fondiraccolti con il calendario 2011 saranno destinati ad una compagnia teatrale formata dasette giovani artisti dello stato del Maranhão. Questo gruppo di giovani ha iniziato un lungoprocesso di coscientizzazione delle comunitá vittime del saccheggio minerario attraverso lospettacolo teatrale “Que trem é esse?”, che descrive in cinque scene le contraddizioni e lesperanze di cinque villaggi del nord del Brasile. L’arte può diventare uno strumento di lottae resistenza per i più deboli; aiutiamo questo gruppo teatrale a restituire il frutto della lororicerca artistica alle persone di questi luoghi.
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mercoledì, 11 novembre 2009

Calendario “Obiettivo Sahrawi” foto di Giulio Di Meo
Il calendario è stato realizzato con l’intento di raccogliere fondi per riattivare l’arena cinematografica e per completare il laboratorio di fotografia digitale; entrambi situati nel campo di El Ayoun. La realizzazione di questi due progetti rientra nell’ambito delle nuove forme di cooperazione che l’Arcs, negli ultimi anni, sta cercando di portare avanti con il popolo Sahrawi, promuovendo “progetti di formazione” rivolti soprattutto ai giovani e destinati alla conoscenza e alla crescita nei settori delle arti visuali e della musica. Dalla volontà di realizzare un luogo di aggregazione e di far conoscere una forma di arte visuale ignota alla gran parte dei Sahrawi che vivono nella regione di Tindouf, nel 2004 è nata l’idea progettuale di costruire, nella zona adiacente al centro culturale della Wilaya di El Ayoun, un’arena cinematografica rivolta a tutta la popolazione. L’arena, finanziata dall’Arci e dalla provincia di Roma, è stata realizzata nell’estate del 2005 ed è dedicata alla memoria di Tom Benetollo e Otello Urso. Il successo di questo “cinema nel deserto” è stato immediato: un grande schermo diventato la finestra sul mondo per centinaia di sahrawi, giovani e adulti. A seguito di violenti temporali e all’usura inevitabilmente prodotta dalle difficili condizioni ambientali, il muro che fungeva da schermo si è deteriorato in maniera definitiva e il progetto si è purtroppo interrotto. Vista l’importanza che riveste per la popolazione saharawi, l’Unione Circoli Cinematografici Arci ha deciso di destinare un contributo significativo per rimettere in piedi l’arena cinematografica. L’altro progetto, legato alla fotografia e denominato “Deserto Rosa”, è nato da una collaborazione tra il fotografo Giulio Di Meo e l’Arcs, ed è stato avviato nell’Aprile 2009. Questo progetto prevedeva non solo la fornitura dell’attrezzatura utile a realizzare un laboratorio di stampa all’interno del centro di cultura Olof Palme, nella wilaya di El Ayoun, ma anche un breve corso rivolto ad un gruppo di donne degli accampamenti. L’intento era duplice: quello di dare ad un gruppo di ragazze sahrawi uno strumento per raccontare e denunciare le difficili realtà di vita nei campi profughi e nello stesso tempo dare la possibilità agli abitanti della wilaya di stampare le foto formato-tessera necessarie per i loro documenti, evitando di percorrere chilometri di deserto. Nei villaggi non ci sono infatti studi fotografici e l’unica soluzione rimane quella di recarsi nella città più vicina (il tempo necessario può variare da una a tre ore). Ciò comporta costi tali (taxi, stampa delle foto) che anche una banale fotografia rappresenta un problema diventando quasi un miraggio irraggiungibile. I fondi raccolti con la vendita del calendario saranno utilizzati per il completamento dei due progetti. Questo è il nostro intento, questo è il nostro “Obiettivo Sahrawi”.
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