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Articoli marcati con tag ‘cambiamenti’

Fotografia di ritratto, approfondire fa bene anche su photoshop

giovedì, 10 marzo 2011
listen it it Fotografia di ritratto, approfondire fa bene anche su photoshop

c57e9 biggrin Fotografia di ritratto, approfondire fa bene anche su photoshop Il ritratto in fotografia ha subito notevoli cambiamenti con l’ avvento del digitale. Affermazione vera, ma non del tutto completa.
Con il corso pratico e teorico del 15 e 16 aprile 2011 Vi spieghiamo perchè.
Il workshop proposto è propedeutico ed è molto divertente (cosa ne pensate?) una preparazione all’ estate………….

Programma del corso di photoshop dedicato alla figura e al ritratto
del 16 aprile 2011 presso Studioday
Via San Marcellino 5 Bologna
www.studioday.com
0510516628

Prima di partire per un lungo viaggio
• Introduzione
• Considerazioni sul ritocco del ritratto
• Lo spazio di lavoro ideale
• Strategie e Workflow su come operare
Camera con vista sul deserto
• Introduzione su Camera Raw
• Rimozione sporco del sensore in automatico su tutte le foto
• Rimozione della distorsione in automatico
• Ottenere il massimo da un Raw con ETTR
Vorrei la pelle nera
• Correzione dei toni della pelle attraverso i numeri per:
• Pelle chiara
• Pelle scura
• Pelle media
• Correzione dei toni della pelle attraverso i metodi di fusione
Tocca Qui
• Riduzione e rimozione rughe e altri difetti
• Riduzione e rimozione della pelle lucida
• Tecniche per il ritocco della pelle e preservazione della texture
• Enfatizzare gli occhi e bocca con le tecniche da Holliwood Eyes
• Rimozione dei capelli volanti
• Rimozione dei capelli sul viso
Il mio corpo che cambia
• Riduzione e rimodellazione nasi sporgenti, colli vistosi, ossa e spalle appuntite
• Rimodellazione pancia e fianchi
• Ingrandimendo e riduzione seni
Tra palco e realtà
• Bianco e Nero
• Viraggi Creativi
• Saluti finali, baci e abbracci

Fonte Notizia

Workshop di glamour a Roma – 20 febbraio 2011

martedì, 25 gennaio 2011
listen it it Workshop di glamour a Roma   20 febbraio 2011

Max Giorgetta

Organizza Workshop di glamour a Roma Loc. Casalpalocco

Utilizzando le luci Style H. Newton, un Workshop indoor in Residenza Storica

L’evento è rivolto a tutti i fotoamatori ed appassionati di fotografia, è richiesta la massima serietà da parte dei partecipanti ed è richiesta la maggiore età.

Progetto: luci H. Newton e il bianco e nero glamour

Domenica 20 Febbraio 2011
L’evento consisterà in 2 sessioni di scatto dedicati allo shooting estemporaneo in un contesto ambientato in una residenza storica con 1 modella professionista e sotto la guida di 2 fotografi esperti
Il progetto prevede 4 location con la modella e rispettivi cambi di trucco, lingerie ed accessori.
Inizio lavori alle ore 9,00 con Kyra Kole, modella professionista, che poserà per voi, nel contesto scenografico dei locali storici, il tutto illuminato con luce continua a 3200° K, potenza complessiva 8000w, e fine lavori alle 17,00 per chi vuole finire velocemente oppure alle 18,00 per chi vorrà restare per completare i lavori della giornata.

Generi: Portrait, body parts, glamour, nudo artistico

Location Hotel Giulietta & Romeo : a Roma – loc. Casalpalocco – sito: http://www.hotelgiuliettaeromeo.eu/index.htm

Per chi volese possibilità di pernottare in loco, c/o B&B a partire da 40

maggiori info e foto della location e modella: www.maxgiorgetta.it/workshope.htm

2 sessione di scatto di 3 ore
Il Make-up e air stylist: sarà curato da MUA professionista, Roberta Carella.
Programma:

dalle 9,00 alle 9,15: Arrivo partecipanti, registrazione e presentazione e fasi preliminari, raggrupamento fotografi

dalle 9,15 alle 10,00: sarà possibile fotografare durante il Make-up inoltre daremo nozioni sulla gestione della luce in interno, per capire, interpretare e portare a proprio vantaggio i continui cambiamenti della luce …e delle ombre, introduzione alle location e modalità di scatto;

dalle ore 10,00 alle 13,00 – 1° sessione shooting Glamour, lingerie, portrait, topless e durante lo shooting affronteremo il tema dal punto di vista interpretativo mettendo la tecnica al servizio della creatività, verranno allestiti 2 set fotografici;

dalle 13,00 alle 14,00 Buffet – e cambio makeup

dalle ore 14,00 alle 17,00 – 2° sessione shooting Glamour, lingerie, portrait, topless e durante lo shooting affronteremo il tema dal punto di vista interpretativo mettendo la tecnica al servizio della creatività, con altri 2 set fotografici ;

a seguire debriefing della giornata

dalle 17,15 alle 18,00 lezione di fotoritocco con Photoshop cs5- verrà dimostrato come intervenire sulle immagini in PP – docente Max Giorgetta

alle 18,00 fine lavori e saluti

Costo: € 150,00 una sessione e 220,00 due sessioni

Obbligo versamento del 50% alla prenotazione, per essere sicuri del posto, non saranno effettuate prenotazioni senza acconto. Le modalità del versamento vi verranno comunicate all’atto della prenotazione.

Per garantire la massima serietà non saranno ammessi accompagnatori o visitatori.
L’organizzazione si riserva il diritto di variazioni a causa di problematiche tecniche, o non da noi dipendenti. I partecipanti saranno a numero chiuso, max 10 fotografi a sessione saranno formati 2 gruppi di 5 e seguiti da 1 docente.

Viene rilasciata liberatoria per scopi non commerciali

Per prenotazioni e info:info@maxgiorgetta.it oppure 388 5873872 Max

Fonte Notizia

Workshop glamour & fitness 23/01/2011 ad aprilia (LT)

lunedì, 6 dicembre 2010
listen it it Workshop glamour & fitness 23/01/2011 ad aprilia (LT)

Max Giorgetta e Andrea Scardigli

Organizzano Workshop a – Aprilia (LT)

L’evento è rivolto a tutti i fotoamatori ed appassionati di fotografia, è richiesta la massima serietà da parte dei partecipanti ed è richiesta la maggiore età.

Progetto: luci G. Knop e il bianco e nero glamour

Domenica 23 Gennaio 2011
L’evento consisterà in 2 sessioni di scatto dedicati allo shooting estemporaneo in un contesto ambientato in palestra con 1 modella professionista e sotto la guida di 2 fotografi esperti
Il progetto prevede 4 location con la modella e rispettivi cambi di trucco, lingerie ed accessori.
Inizio lavori alle ore 9,00 con Zoè, modella professionista, che poserà per voi, nel contesto scenografico dei locali, il tutto illuminato con luce continua a 3200° K, potenza complessiva 8000w, e fine lavori alle 17,00 per chi vuole finire velocemente oppure alle 18,00 per chi vorrà restare per completare i lavori della giornata.

Location Palestra jj’s: a Aprilia(LT) – Corso Giovanni XXIII 19 d/e-

Per chi volese possibilità di pernottare in loco, c/o B&B a partire da 30

maggiori info e foto della location e modella: www.maxgiorgetta.it/workshopf.htm

2 sessione di scatto di 3 ore
Il Make-up e air stylist: sarà curato da MUA professionista, Roberta Carella.
Programma:

dalle 9,00 alle 9,15: Arrivo partecipanti, registrazione e presentazione e fasi preliminari, raggrupamento fotografi

dalle 9,15 alle 10,00: sarà possibile fotografare durante il Make-up inoltre daremo nozioni sulla gestione della luce in interno, per capire, interpretare e portare a proprio vantaggio i continui cambiamenti della luce …e delle ombre, introduzione alle location e modalità di scatto;

dalle ore 10,00 alle 13,00 – 1° sessione shooting Glamour, lingerie, portrait, topless e durante lo shooting affronteremo il tema dal punto di vista interpretativo mettendo la tecnica al servizio della creatività, verranno allestiti 2 set fotografici;

dalle 13,00 alle 14,00 Buffet – e cambio makeup

dalle ore 14,00 alle 17,00 – 2° sessione shooting Glamour, lingerie, portrait, topless e durante lo shooting affronteremo il tema dal punto di vista interpretativo mettendo la tecnica al servizio della creatività, con altri 2 set fotografici ;

a seguire debriefing della giornata

dalle 17,15 alle 18,00 lezione di fotoritocco con Photoshop cs5- verrà dimostrato come intervenire sulle immagini in PP – docente Max Giorgetta

alle 18,00 fine lavori e saluti

Costo: € 150,00 una sessione e 220,00 due sessioni

Obbligo versamento del 50% alla prenotazione, per essere sicuri del posto, non saranno effettuate prenotazioni senza acconto. Le modalità del versamento vi verranno comunicate all’atto della prenotazione.

Per garantire la massima serietà non saranno ammessi accompagnatori o visitatori.
L’organizzazione si riserva il diritto di variazioni a causa di problematiche tecniche, o non da noi dipendenti. I partecipanti saranno a numero chiuso, max 10 fotografi a sessione saranno formati 2 gruppi di 5 e seguiti da 1 docente.

Viene rilasciata liberatoria per scopi non commerciali

Per prenotazioni e info:info@maxgiorgetta.it oppure 388 5873872 Max

Fonte Google News

workshop di glamour a Roma il 21/11/2010 – Ripercorrendo le geometrie di G. Knop

mercoledì, 13 ottobre 2010
listen it it workshop di glamour a Roma il 21/11/2010   Ripercorrendo le geometrie di G. Knop

Ripercorrendo le geometrie di G. Knop, un Workshop indoor sul glamour rurale

L’evento è rivolto a tutti i fotoamatori ed appassionati di fotografia, è richiesta la massima serietà da parte dei partecipanti ed è richiesta la maggiore età.

Max Giorgetta e Andrea Scardigli

Organizzano Workshop a – Roma Loc. La Storta

Progetto: Ripercorrendo le geometrie di G. Knop

Domenica 21 Novembre 2010
L’evento consisterà in 2 sessioni di scatto dedicati allo shooting estemporaneo in un contesto ambientato in una villa rurale con 1 modella professionista e sotto la guida di 2 fotografi esperti
Il progetto prevede tre location con la modella e rispettivi cambi di trucco, lingerie ed accessori.
Inizio lavori alle ore 9,00 con Elizabh Simonato, modella professionista, che poserà per voi, nel contesto scenografico dei locali stile rustico con pianoforte a coda il tutto illuminato con luce continua a 3200° K, potenza complessiva 8000w, e fine lavori alle 17,00 per chi vuole finire velocemente oppure alle 18,00 per chi vorrà restare per completare i lavori della giornata.

Location Villa San Nicola: a Roma – Loc. La Storta – sito:http://www.villasannicola.it
Per chi volese possibilità di pernottare in loco, c/o B&B a partire da 40

maggiori info e foto della location e modella: www.maxgiorgetta.it/workshopd.htm
2 sessione di scatto di 3 ore
Il Make-up e air stylist: sarà curato da MUA professionista, Roberta Carella.
Programma:

dalle 9,00 alle 9,15: Arrivo partecipanti, registrazione e presentazione e fasi preliminari, raggrupamento fotografi

dalle 9,15 alle 10,00: sarà possibile fotografare durante il Make-up inoltre daremo nozioni sulla gestione della luce in interno, per capire, interpretare e portare a proprio vantaggio i continui cambiamenti della luce …e delle ombre, introduzione alle location e modalità di scatto;

dalle ore 10,00 alle 13,00 – 1° sessione shooting Glamour, lingerie, portrait, topless e durante lo shooting affronteremo il tema dal punto di vista interpretativo mettendo la tecnica al servizio della creatività, verranno allestiti 2 set fotografici;

dalle 13,00 alle 14,00 Buffet – e cambio makeup

dalle ore 14,00 alle 17,00 – 2° sessione shooting Glamour, lingerie, portrait, topless e durante lo shooting affronteremo il tema dal punto di vista interpretativo mettendo la tecnica al servizio della creatività, con altri 2 set fotografici ;

a seguire debriefing della giornata

dalle 17,15 alle 18,00 lezione di fotoritocco con Photoshop cs5- verrà dimostrato come intervenire sulle immagini in PP – docente Max Giorgetta

alle 18,00 fine lavori e saluti

Costo: € 150,00 una sessione e 220,00 due sessioni

Obbligo versamento del 50% alla prenotazione, per essere sicuri del posto, non saranno effettuate prenotazioni senza acconto. Le modalità del versamento vi verranno comunicate all’atto della prenotazione.

Per garantire la massima serietà non saranno ammessi accompagnatori o visitatori.
L’organizzazione si riserva il diritto di variazioni a causa di problematiche tecniche, o non da noi dipendenti. I partecipanti saranno a numero chiuso, max 10 fotografi a sessione saranno formati 2 gruppi di 5 e seguiti da 1 docente.

Viene rilasciata liberatoria per scopi non commerciali

Per prenotazioni e info:info@maxgiorgetta.it oppure 388 5873872 Max

Fonte Google News

workshop di glamour in B/N 17/10/2010 a Fiumicino

mercoledì, 13 ottobre 2010
listen it it workshop di glamour in B/N 17/10/2010 a Fiumicino

In omaggio al grande Helmut Newton, un Workshop sul black & white di glamour in un teatro del 700.

L’evento è rivolto a tutti i fotoamatori ed appassionati di fotografia, è richiesta la massima serietà da parte dei partecipanti ed è richiesta la maggiore età.

Max Giorgetta e Andrea Scardigli

Organizzano Workshop a fiumicino – Roma

Progetto: Il glamour in bianco e nero

Domenica 17 Ottobre 2010
L’evento consisterà in poco più di mezza giornata dedicata allo shooting estemporaneo in un contesto ambientato in un teatro Stile Luigi XIV con 1 modella professionista e sotto la guida di 2 fotografi esperti
Il progetto prevede tre location con la modella e rispettivi cambi di trucco, lingerie ed accessori.
Inizio lavori alle ore 9,00 con Mara Dell’Aiera, modella professionista, che poserà per voi, nel contesto scenografico dei locali arredati stile Luigi XIV con pianoforte a coda il tutto illuminato con luce continua a 3200° K, potenza complessiva 8000w, e fine lavori alle 14,00 per chi vuole finire velocemente oppure alle 16,00 per chi vorrà restare per completare i lavori della giornata.

Location Hotel Chopin: a Fiumicino – sito:http://www.chopinaeroportofiumicino.com/

maggiori info e foto della location e modella: www.maxgiorgetta.it/workshopb.htm
1 sessione di scatto di 4 ore
Il Make-up e air stylist: sarà curato da MUA professionista, Roberta Carella.
Programma:

dalle 9,00 alle 9,15: Arrivo partecipanti, registrazione e presentazione e fasi preliminari, raggrupamento fotografi

dalle 9,15 alle 10,00: sarà possibile fotografare durante il Make-up inoltre daremo nozioni sulla gestione della luce in interno, per capire, interpretare e portare a proprio vantaggio i continui cambiamenti della luce …e delle ombre, introduzione alle location e modalità di scatto;

dalle ore 10,00 alle 14,00 – 1° sessione shooting Glamour, lingerie, portrait, topless e durante lo shooting affronteremo il tema dal punto di vista interpretativo mettendo la tecnica al servizio della creatività;

dalle 14,00 alle 14,30 Buffet

a seguire debriefing della giornata

dalle 15,00 alle 16,00 lezione di fotoritocco con Photoshop cs5- verrà dimostrato come intervenire sulle immagini in post produzione – docente Max Giorgetta

alle 16,00 fine lavori e saluti

Costo: € 120,00

Obbligo versamento del 50% alla prenotazione, per essere sicuri del posto, non saranno effettuate prenotazioni senza acconto. Le modalità del versamento vi verranno comunicate all’atto della prenotazione.

Per garantire la massima serietà non saranno ammessi accompagnatori o visitatori.
L’organizzazione si riserva il diritto di variazioni a causa di problematiche tecniche, o non da noi dipendenti. I partecipanti saranno a numero chiuso, max 10 fotografi saranno formati 2 gruppi di 5 e seguiti da 1 docente.

Viene rilasciata liberatoria per scopi non commerciali

Per prenotazioni e info:info@maxgiorgetta.it

oppure 388 5873872 Max

Fonte Google News

Workshop di reportage con Marco Vacca – Berlino: città senza confini

venerdì, 2 ottobre 2009
listen it it Workshop di reportage con Marco Vacca   Berlino: città senza confini

In occasione del 20 anniversario della caduta del muro di Berlino phlibero propone un’indagine fotografica sui luoghi simbolo dell’unificazione tra Germania Est ed Ovest: Checkpoint Charlie,  Alexanderplatz, il quartiere Mitte, Potsdamer Platz. Uno sguardo al passato per cogliere il senso della trasformazione avvenuta in questi vent’anni e aprire un finestra sul presente.

Il workshop si svolgerà a cavallo del Festival of Freedom culmine di un anno di eventi commemorativi http://www.mauerfall09.de/en/home  tra cui la grande mostra in Potsdammerplatz Peaceful Revolution 1989/90  (700 fotografie e documenti che per ricordare le proteste della primavera dell’89 organizzate dagli attivisti per i diritti civili, che portarono alla caduta del muro di Berlino il 9 novembre ’89 e alla riunificazione della Germania nell’autunno del ’90) e Perspectives – 20 Years of Changing Berlin (un info box itinerante che focalizza l’attenzione sui luoghi emblematici dei cambiamenti della capitale dalla caduta del muro).

Il 9 novembre nel contesto del Festival si svolgerà Domino Action, l’abbattimento di un simbolico muro, di 2 km sito tra il Palazzo del Reichstag e Potsdamer Plaz, composto da oltre 1000 tessere del domino alte 2,5 metri l’una e decorate da giovani berlinesi.

In questa frizzante atmosfera di festa e di commemorazione, sotto l’esperta guida di Marco Vacca i partecipanti avranno modo di sviluppare un progetto fotografico sulla mutazione del simbolo di un cambiamento epocale per tutto il Vecchio Continente.

Berlino raccontata attraverso i suoi protagonisti: la città, la sua gente, la Storia.

L’impianto generale del workshop è basato sulla proiezione e discussione quotidiana del materiale prodotto da ogni studente per la verifica e la comprensione delle regole di composizione e narrative della fotografia. 

Verranno svolte esercitazioni necessarie allo sviluppo della capacità di editing fotografico fondamentali per la comprensione e l’omogeneità del lavoro.

 Vista la struttura dinamica delle lezioni e degli argomenti è richiesto l’uso di apparecchiatura fotografica digitale ed è caldamente consigliato l’uso di un pc portatile.

Marco Vacca è nato a Roma, è laureato in Filosofia e Storia e vive a Milano

Fotoreporter dal 1990 dopo aver lavorato in altri ambiti della fotografia professionale, ha prodotto storie su Israele, Iraq, Medio oriente, Rwanda, Kosovo, Sud Sudan, Darfur, Ciad, 9/11, Ghana, Japan, Dubai e molto altro ancora.

Ha al suo attivo una ricerca sulla passione degli italiani per il fitness da cui sono scaturiti una mostra ed un libro dal titolo Body in Italy. Ha pubblicato Refugees: un lavoro sulla condizione delle popolazioni del Darfur esposto ai musei del Vittoriano a Roma e successivamente in diverse altre città d’Italia.

Nel 1999 il suo lavoro sulla carestia in Sud Sudan è stato premiato nel WORLD PRESS PHOTO.

E’ presidente di Fotografia&Informazione, un’associazione nata per lo sviluppo e la diffusione della cultura foto giornalistica in Italia.

Dal 6 al 10 novembre 2009 – max 12 partecipanti – costo € 460.

Il costo non include le spese di pernottamento, i pasti, i trasporti e il viaggio.

È consigliabile formalizzare l’iscrizione quanto prima per poter usufruire di tariffe vantaggiose su voli aerei e pernottamento.

Lezioni tecniche e pernottamento (a partire da 12 € a notte) presso l’ostello Pfefferbett – http://www.pfefferbett.de/en/

Linee aeree:

www.airberlin.com da Milano – Roma – Venezia – Napoli – Catania – Lamezia Terme

www.lufthansa.it da Torino – Milano

www.ryanair.com da Bergamo

www.easyjet.com da Milano – Roma – Venezia

Per info: phlibero a.p.s. -  corsi@phlibero.itwww.phlibero.it – 011 19505351 -  via Principessa Clotilde, 85 – Torino

Premio Arte Laguna, il futuro dell’arte fotografica

martedì, 23 giugno 2009
listen it it Premio Arte Laguna, il futuro dell’arte fotografica

Aperte ufficialmente le iscrizioni al Premio Arte Laguna 2009, il concorso che sta rivoluzionando l’approccio verso l’arte contemporanea, dando uno sguardo originale e inedito sulle opere della nuova generazione di giovani artisti, i “maestri” di domani. La 4a edizione si apre con importanti novità e prospettive di ampio respiro, che rendono questo concorso uno stimolante scenario aperto al futuro dell’Arte.

Studio Arte Laguna e l’Associazione Culturale MoCA hanno aperto ufficialmente le iscrizioni alla quarta edizione del Premio Internazionale Arte Laguna, patrocinato tra gli altri dal Ministero degli Esteri, dalla Regione del Veneto, dall’Istituto Europeo di Design, e da Nikon, un premio che, a partire dalle proprie origini nel 2006, è in costante evoluzione verso l’internazionalità, ma che continua a credere nelle proprie origini e fondamenti: la forte identità veneziana e la propensione verso le espressioni artistiche giovani, innovative, in grado di spronare il mondo dell’arte, dando nuova linfa al panorama mondiale e dando voce alle “new generations” che attendono solo di farsi scoprire.

Il Premio Arte Laguna si suddivide – come nelle precedenti edizioni – in tre sezioni: Pittura, Scultura e Arte Fotografica, ognuna delle quali presieduta da un quotato critico e curatore italiano. Una giuria volutamente giovane e aperta alle nuove proposte, tecniche e modalità espressive, curiosa e stimolante, che si prefigge l’obiettivo di rendere questo concorso peculiare e mai banale.

Quest’anno Igor Zanti per Scultura, Viviana Siviero per Pittura, e Alessandro Trabucco per Arte Fotografica, affiancati dai giurati eccellenti Stefano Coletto, curatore della Fondazione Bevilaqua La Masa di Venezia, Lorenzo Respi, curatore della Fondazione Arnaldo Pomodoro di Milano, e Rossella Bertolazzi, direttrice dell’Istituto Europeo di Design, si impegneranno a partire dalla chiusura delle iscrizioni (il 15 novembre per le iscrizioni via posta e il 26 novembre per le iscrizioni on-line) nella selezione dei 90 finalisti – 30 per sezione – che esporranno i propri lavori dal 6 al 27 marzo 2010 nell’Arsenale di Venezia, a seguito dell’evento di premiazione ufficiale che si svolgerà proprio in quegli immensi spazi che negli ultimi anni hanno assistito allo sfilare incessante di lavori dei più grandi artisti e architetti contemporanei.

L’interesse che questo premio riesce a scaturire nel mondo dell’arte contemporanea è incredibile, ed è dovuto innanzitutto all’impostazione innovativa che l’ha reso un concorso realmente accessibile a qualunque categoria di artista – basti pensare che nella scorsa edizione tra gli iscritti è apparso un cavallo – ma è dovuto soprattutto alla novità proposte quest’anno dagli organizzatori del Premio.

30128ae4e94bd3207c9456caf87df216 Premio Arte Laguna, il futuro dell’arte fotograficaLa principale: da quest’anno le 90 opere finaliste verranno esposte in una grande mostra collettiva che si svolgerà a marzo 2010 in una location d’eccezione, le Tese dell’Arsenale di Venezia, un vero e proprio contenitore d’arte in un contesto unico al mondo.

Ma il Premio Arte Laguna 2009 rivela altri notevoli cambiamenti rispetto alle precedenti edizioni, tra cui la decisione di lasciare la proprietà delle opere premiate all’artista stesso, che potrà quindi beneficiare dell’aumento di quotazione del proprio lavoro in conseguenza alla vincita del premio.

La dotazione della 4° edizione del Premio Arte Laguna si arricchisce dal punto di vista economico, con l’aumento della cifra complessiva in palio a € 50.000,00, ma anche per il rilevante circuito di gallerie e spazi espositivi nazionali ed estere coinvolti nella promozione degli artisti vincitori, presso i quali saranno organizzate mostre personali e collettive nel corso dell’anno 2010, sempre aggiornate nella sezione “To be continued” del portale Arte Laguna.

La più recente novità riguarda il premio speciale “Collezione Tenuta S.Anna – Business for Art”, che offre la possibilità a tutti gli artisti che si iscrivono alla sezione Pittura del Premio Arte Laguna con due opere, di partecipare gratuitamente anche a questo concorso, con il tema: “I Colori della Terra”. Le iscrizioni a questo premio “enologico” sono aperte fino al 30 settembre 2009 per un motivo ben preciso: l’autore delle due opere vincitrici riceverà non solo un premio in denaro di € 5.000,00, ma soprattutto la possibilità di vedere le proprie creazioni riprodotte sulle etichette dei vini più prestigiosi di Tenuta S.Anna, in tiratura limitata e presentati in anteprima in occasione di Vinitaly 2010, la più importante esposizione internazionale del settore.

termine fotografia – da wikipedia.it

martedì, 11 novembre 2008
listen it it termine fotografia   da wikipedia.it

La parola fotografia ha origine da due parole greche: φως (phos) e γραφίς (graphis). Letteralmente quindi fotografia significa scrivere (grafia) con la luce (fotos). Ebbe origine dalla convergenza dei risultati ottenuti da numerosi sperimentatori sia nel campo dell’ottica, con lo sviluppo della camera oscura, sia in quello della chimica, con lo studio delle sostanze fotosensibili. La prima camera oscura fu realizzata molto tempo prima che si trovassero dei procedimenti per fissare con mezzi chimici l’immagine ottica da essa prodotta; le sue prime applicazioni per la fotografia si ebbero con il francese Joseph Nicephore Niepce, al quale viene abitualmente attribuita l’invenzione della fotografia, anche se scoperte recenti suggeriscono che alcuni tentativi ben precedenti, come quelli dell’inglese Thomas Wedgwood[1], potrebbero essere andati a buon fine.

Nel 1813 Niepce iniziò a studiare i possibili perfezionamenti da apportare alle tecniche litografiche e da queste ricerche sviluppò un interesse per la registrazione diretta di immagini sulla lastra litografica, senza l’intervento dell’incisore.

In collaborazione con il fratello Claude, Niepce cominciò a studiare la sensibilità alla luce del cloruro d’argento e nel 1816 ottenne la sua prima immagine fotografica (che ritraeva un angolo della sua stanza di lavoro) utilizzando un foglio di carta sensibilizzato, probabilmente, con cloruro d’argento.

L’immagine, tuttavia, non poté essere fissata completamente, per cui Niepce fu indotto a studiare la sensibilità alla luce di numerose altre sostanze, soffermandosi sul bitume di Giudea che possiede la proprietà di divenire insolubile in olio di lavanda in seguito a esposizione alla luce.

J. N. Niepce: Vista della camera a Le Gras, 1826. Il tempo d’esposizione di 8 ore causa l’impressione che gli edifici siano illuminati dal sole sia da destra sia da sinistra.

Il primo successo con la nuova sostanza fotosensibile risale al 1822, con la riproduzione su vetro di un’incisione che raffigurava papa Pio VII. La riproduzione andò però distrutta qualche tempo dopo e la più antica immagine oggi esistente è una di quelle che Niepce ottenne nel 1826, utilizzando una camera oscura nella quale l’obiettivo era una lente biconvessa, dotata di diaframma e di un rudimentale sistema di messa a fuoco. Alle immagini così ottenute Niepce diede il nome di eliografie.

Nel 1829 fondò con Louis Daguerre, già noto per il suo diorama, una società per lo sviluppo delle tecniche fotografiche. Nel 1839 il fisico François Arago descrisse all’Accademia delle Scienze di Parigi un procedimento messo a punto da Daguerre, che venne chiamato dagherrotipia; la notizia suscitò l’interesse di William Fox Talbot, che dal 1835 sperimentava un procedimento fotografico denominato calotipia, e di John Herschel, il quale sperimentava un procedimento su carta sensibilizzata con sali d’argento, utilizzando un fissaggio a base di tiosolfato sodico.

In questo stesso periodo, a Parigi, Hippolyte Bayard ideò un procedimento originale che faceva uso di un negativo su carta sensibilizzata con ioduro d’argento, dal quale si otteneva successivamente una copia positiva. Bayard fu però invitato, per evitare una concorrenza diretta con Daguerre, a desistere dalla continuazione degli esperimenti.

Lo sviluppo della dagherrotipia fu favorito anche dalla costruzione di apparecchi speciali muniti di un obiettivo a menisco acromatico messo a punto nel 1829 da Charles Chevalier. Tra il 1840 e il 1870 circa si ebbero numerosi perfezionamenti dei processi e dei materiali fotografici:

* nel 1841 Francois Antoine Claudet diede nuovo impulso alla ritrattistica introducendo lastre per dagherrotipia a base di cloruro e ioduro d’argento, che consentivano pose di pochi secondi;
* nel 1851 Frederick Schott Archer ideò il procedimento al collodio che si diffuse al posto della dagherrotipia e della calotipia.
* Tra il 1851 e il 1852 vennero introdotte l’ ambrotipia e la ferrotipia, procedimenti con cui si ottenevano dei positivi apparenti incollando un negativo su lastra di vetro sopra un supporto di carta o panno neri oppure di metallo brunito;
* nel 1857 comparve il primo ingranditore a luce solare a opera di J. J. Woodward;
* nel 1859 R. Bunsen e H. E. Roscoe realizzarono le prime istantanee con lampo al magnesio. Le prime immagini a colori per sintesi additiva si devono a J. C. Maxwell (1861), mentre Louis Ducos du Hauron ottenne le prime immagini a colori mediante sintesi sottrattiva (1869) e R. L. Maddox introdusse un’importante innovazione: le lastre con gelatina animale come legante.
* Infine, nel 1873 H. Vogel scoprì il principio della sensibilizzazione cromatica e realizzò le prime lastre ortocromatiche.

Tecnica [modifica]

Perfezionamento di tecnologie e materiali [modifica]

Ma gli sforzi furono anche indirizzati al perfezionamento dei materiali sensibili, dei procedimenti di sviluppo e degli strumenti ottici. Tra le innovazioni più importanti si ricordano: l’introduzione degli apparecchi fotografici portatili (1880); l’introduzione delle pellicole in rullo, realizzate per la prima volta da G. Eastman inizialmente con supporto in carta (1888) e successivamente con supporto in celluloide (1891).

Nel 1890 F. Hurter e V. C. Driffield iniziarono lo studio sistematico della sensibilità alla luce delle emulsioni, dando origine alla sensitometria. Un considerevole miglioramento delle prestazioni degli obiettivi si ebbe nel 1893, quando H. D. Taylor introdusse un obiettivo anastigmatico (tripletto di Cooke) con sole tre lenti non collate; tale obiettivo fu perfezionato da P. Rudolph nel 1902 con l’introduzione di un elemento posteriore collato e venne prodotto l’anno dopo dalla Zeiss, con il nome di tessar.

Altri progressi si ebbero con l’introduzione del sistema reflex (1928) e degli strati antiriflesso sulle superfici esterne delle lenti (che migliorarono enormemente la trasmissione tra aria e vetro e il contrasto degli obiettivi) e con il processo Polaroid in bianco e nero (che permetteva di ottenere in pochi secondi una copia positiva, utilizzando un apparecchio e una pellicola speciali), introdotto nel 1948 da E. H. Land e successivamente esteso al colore.

Negli anni Sessanta con gli esposimetri incorporati nelle macchine fotografiche ebbe inizio l’epoca degli automatismi: l’evoluzione tecnologica in tale campo fu tale che alla fine degli anni Ottanta, con la miniaturizzazione dei circuiti elettronici, la messa a fuoco e l’esposizione diventano completamente automatiche; inoltre micromotori provvedono al caricamento della pellicola, al suo avanzamento dopo ogni scatto, e al riavvolgimento nel caricatore al termine dell’uso .

Negli anni Ottanta entrarono in produzione macchine per la fotografia digitale che al posto della pellicola avevano un CCD (Charge Coupled Device), lo stesso elemento sensibile delle videocamere.

Questo componente era in grado di analizzare l’intensità luminosa e il colore dei vari punti che costituiscono l’immagine e di trasformarli in segnali elettrici che venivano poi registrati su un supporto magnetico (nastro o disco) che poteva contenere alcune decine di immagini. L’immagine registrata poteva essere immediatamente rivista su un monitor, stampata da un’apposita stampante, o spedita, via cavo o via etere, a qualsiasi distanza.

Macchine di questo tipo venivano usate soprattutto dai fotoreporter, perché permettevano l’immediata trasmissione delle foto ai giornali, che non hanno bisogno di immagini ad alta definizione.

L’inconveniente principale della fotografia elettronica era infatti la scarsa definizione delle immagini, in confronto a quella della fotografia tradizionale. Notevole diffusione ha avuto l’elaborazione elettronica delle immagini fotografiche, che, digitalizzate da uno scanner ad alta definizione, possono essere corrette ed elaborate a piacere (eliminazione di dominanti cromatiche, modifica dei colori, cancellazione e aggiunta di parti di immagine, fino a ottenere fotomontaggi quasi perfetti). L’immagine elaborata viene poi stampata su pellicola, con la stessa definizione dell’originale.

Negli ultimi anni lo sviluppo della fotografia digitale ha avuto implicazioni incredibili sia nella fase di ripresa delle immagini che in quella di riproduzione. Da un lato i sofisticati sistemi di esposizione, messa a fuoco, inquadratura e disponibilità immediata delle immagini in fase di ripresa e dall’altro la loro elaborazione sul computer hanno ridimensionato il lavoro di camera oscura per lo sviluppo del negativo e/o della diapositiva e per la loro stampa. Essa richiedeva lunghe ore al buio, pazienza e risorse economiche, al punto che grandi fotografi utilizzavano spesso laboratori professionali per le loro immagini. Oggi il processo è alla portata di tutti grazie alle immagini digitali che possono essere ritoccate, modificate e trasferite con il computer di casa propria, avvalendosi di programmi di editing e/o fotoritocco e modalità di archiviazione di file anziché di voluminosa carta che hanno in gran parte ridotto la domanda di pellicole e di stampa tradizionale delle foto.

La prima fotografia a colori scattata da Maxwell nel 1861.

Riproduzione dei colori [modifica]

J. T. Seebeck (1810) e J. F. Herschel (1840), E. Becquerel (1848), L. L. Hill (1850) e C. Niepce (1851) erano riusciti a ottenere delle registrazioni instabili di oggetti colorati, probabilmente per un fenomeno di interferenza all’interno dello strato sensibile. Tale fenomeno venne utilizzato da Gabriel Lippmann, in un procedimento messo a punto nel 1891, esponendo attraverso il supporto di vetro una lastra fotografica con l’emulsione a contatto con mercurio.

L’interferenza tra la radiazione incidente e quella riflessa dal mercurio, che fungeva da specchio, faceva sì che l’emulsione rimanesse impressionata a diversi livelli di profondità, la distanza fra i quali era funzione della lunghezza d’onda della radiazione. La lastra, sviluppata e osservata per riflessione, restituiva un’immagine con i colori naturali. Il procedimento di Lippmann, sfruttato commercialmente per qualche anno, fu abbandonato per la difficoltà nella preparazione dei materiali e del loro trattamento.

Nel frattempo James Clerk Maxwell aveva teorizzato i principi della sintesi additiva dei colori e nel 1855 aveva ottenuto i primi risultati incoraggianti, che rese pubblici nel 1861. Nel suo procedimento l’oggetto colorato veniva ripreso su tre diverse lastre attraverso tre filtri di colore blu, verde e rosso; venivano poi ricavate tre diapositive che, proiettate a registro su uno schermo mediante tre proiettori muniti degli stessi filtri usati per la ripresa, riproducevano a colori il soggetto.

Un procedimento simile, che utilizzava i colori blu, giallo e rosso, venne ideato indipendentemente, nel 1862, da Louis Ducos du Hauron, al quale si devono anticipazioni per tutti i procedimenti utilizzati fino a oggi. Nel 1868 egli osservò che un foglio di carta, ricoperto di sottili linee adiacenti di colore blu, verde e giallo, appariva bianco se osservato per trasparenza e grigio se osservato per riflessione e brevettò un procedimento di fotografia a colori basato su questo fenomeno.

Il procedimento venne ripreso in considerazione negli ultimi anni del secolo XIX quando furono disponibili materiali sensibili pancromatici con i quali era possibile effettuare la ripresa attraverso un reticolo di linee o di granuli di colore blu, verde e rosso; in seguito all’inversione dell’immagine in bianco e nero, il complesso immagine-reticolo osservato per trasparenza restituiva i colori originali.

Sfruttando questo principio i fratelli Lumière realizzarono le lastre Autochrome, la cui produzione iniziò nel 1907. Materiali simili vennero prodotti in Germania (Agfacolor) e in Gran Bretagna. Nel 1908 A. K. Dorian propose di sostituire i reticoli colorati con un insieme di minuscole lenti ottenute per goffratura sul lato del supporto opposto a quello su cui era stesa l’emulsione.

Ponendo davanti all’obiettivo un filtro costituito da tre bande colorate, ciascuna lente proiettava tre immagini, che venivano sovrapposte utilizzando un proiettore che montava sull’obiettivo lo stesso filtro usato in ripresa. Su questo principio si basavano i primi materiali Kodacolor, prodotti fino al 1935.

Tutti questi procedimenti non consentivano la produzione di stampe a colori, se non con mezzi tipografici. L’unico a ottenere copie fotografiche su carta fu E. Vallot che nel 1895 aveva ripreso un’idea di Louis Ducos du Hauron, introducendo un procedimento che però, a causa della bassa sensibilità e della scarsa stabilità dei colori, non ebbe successo commerciale. L’era della fotografia a colori moderna iniziò nel 1935 con la pellicola per diapositive Kodachrome, seguita nel 1936 dalla Agfacolor.

La prima richiedeva un trattamento speciale, perché i colori venivano aggiunti nel corso dello sviluppo. Nella seconda, invece, che è stata la capostipite delle moderne pellicole per fotografie a colori su carta, tre strati, sensibili rispettivamente al blu, al verde e al rosso, contenevano anche i coloranti, che davano origine, durante lo sviluppo, a immagini con i colori complementari (giallo, magenta e ciano).

L’immagine riacquistava i colori naturali durante lo sviluppo della copia, stampata su carta il cui strato sensibile aveva una struttura simile. Infine la Ciba, riprendendo il vecchio procedimento di sbianca dei coloranti contenuti nei vari strati dell’emulsione, realizzò il sistema Cibachrome, per la stampa di diapositive.

Chimica [modifica]

Processi con l’alogenuro d’argento [modifica]

Quando si sottopone un alogenuro d’argento all’azione della luce, la radiazione assorbita gli cede l’energia necessaria per scindere il legame tra l’alogeno e il metallo. Il deposito di argento così formato è tanto più denso quanto maggiore è l’intensità dell’illuminazione ed è quindi possibile ottenere con una camera oscura un’immagine negativa del soggetto inquadrato. Tale annerimento diretto dell’alogenuro, detto effetto print-out, è stato il primo metodo utilizzato per ottenere delle immagini agli albori della fotografia, ma aveva l’inconveniente di richiedere tempi di posa lunghissimi.

Fin dai primi tempi della fotografia, però, si scoprì casualmente che non era necessario attendere la formazione di un’immagine visibile sul materiale sensibile: anche dopo una breve esposizione era possibile, con un opportuno trattamento chimico, ottenere un’immagine perfettamente formata. In effetti anche nel corso di una esposizione molto breve si verifica la fotolisi del bromuro d’argento in misura tale da formare un’immagine debolissima, non visibile a occhio nudo (immagine latente), ma sufficiente per provocare un’alterazione delle caratteristiche chimico-fisiche dell’emulsione.

Trattando questa con particolari sostanze (rivelatori) si ottenne la formazione dell’immagine visibile, che risultava costituita da un insieme di granuli d’argento originati dalla riduzione dei singoli cristalli di alogenuro. Sono questi che conferiscono all’immagine la caratteristica struttura granulosa.

Nell’effetto print-out l’energia necessaria per la riduzione dell’alogenuro ad argento metallico è fornita interamente dalla radiazione assorbita dall’emulsione, mentre nel secondo caso la radiazione cede solo la piccola quantità di energia necessaria alla formazione dell’immagine latente.

Il rivelatore fornisce in un secondo tempo la quantità di energia necessaria per portare a termine il processo, con un effetto di amplificazione di circa un milione di volte. Dopo la formazione dell’immagine occorre allontanare l’alogenuro d’argento rimasto inutilizzato (fissaggio), oppure renderlo insensibile alla luce (stabilizzazione).

Il trattamento di un moderno materiale fotografico in bianco e nero richiede quindi un bagno di sviluppo e uno di fissaggio, cui si interpone un lavaggio o un bagno di arresto, e un lavaggio finale prima dell’asciugatura. Il lavaggio finale, estremamente importante per la conservazione dell’immagine, asporta ogni traccia dei prodotti chimici impiegati nel corso del trattamento.

Nei materiali a colori (a eccezione della Kodachrome), la formazione dei coloranti avviene utilizzando uno sviluppo cromogeno che, contemporaneamente alla riduzione del bromuro impressionato, provoca la formazione del colore all’interno di ognuno dei tre strati sensibili sovrapposti. Con i procedimenti accennati si ottiene sempre un’immagine negativa rispetto all’originale usato per la ripresa o la stampa.

È possibile ottenere direttamente delle immagini positive mediante un procedimento di inversione nel corso del quale si distrugge l’immagine negativa e se ne forma una positiva utilizzando l’alogenuro d’argento non impressionato nel corso dell’esposizione. La distruzione della negativa avviene per mezzo di un bagno di sbianca che, nel colore, ha anche la funzione di liberare i coloranti dal deposito opaco d’argento che li maschera.

Il sempre crescente aumento del costo dell’argento ha portato, da un lato, una notevole diffusione dei procedimenti di ricupero di questo dai bagni di fissaggio, che possono contenere diversi grammi d’argento per litro, e, dall’altro lato, ha favorito lo sviluppo di procedimenti nuovi o non tradizionali. Poiché i materiali a sviluppo cromogeno consentono il recupero totale dell’argento, sono state introdotte pellicole a sviluppo cromogeno anche in bianco e nero.

Processi senza argento [modifica]

Fin dai primi tempi della fotografia si tentò di impiegare delle sostanze fotosensibili senza argento, per esempio la carta al ferroprussiato, usata per la riproduzione di disegni tecnici (cianografia), ma senza grandi successi. Altri procedimenti di stampa, introdotti nel 1850, furono quelli alla gomma e al pigmento, applicati specialmente nel rotocalco.

Tra gli altri procedimenti un tempo applicati o di più recente applicazione si ricordano:

* la termografia, che si basa sulla proprietà di svariate sostanze di annerire, fondere o subire altre trasformazioni se sottoposte a riscaldamento;
* l’elettrografia, il cui principio fu indicato nel 1935 da P. Selenyi e che ha avuto uno sviluppo eccezionale nel campo della fotoriproduzione di documenti (in particolare la xerografia);
* la fotopolimerizzazione, che sfrutta la proprietà della luce di provocare la polimerizzazione di molte sostanze;
* il procedimento Kalvar, usato per la produzione di microfilm e di positivi cinematografici, nel quale l’esposizione alla luce provoca la decomposizione di una sostanza fotosensibile incorporata in uno strato plastico con liberazione di bollicine di gas, che rendono opaco lo strato;
* la fotocromia, che si basa sulla proprietà di alcune sostanze di cambiare colore sotto l’azione della luce.

Una delle maggiori difficoltà connesse con l’introduzione di nuovi sistemi fotosensibili era costituita dalla scarsa efficienza con cui, in generale, veniva registrata l’immagine. L’unico sistema che presenta un fattore di amplificazione paragonabile a quello basato sugli alogenuri d’argento è la fotopolimerizzazione, mentre gli altri possiedono una capacità di amplificazione molte migliaia di volte inferiore. Nei sistemi fotografici tradizionali, gli alogenuri d’argento non impressionati vengono asportati nel bagno di fissaggio oppure, nel processo di inversione, vengono utilizzati per formare un’immagine positiva sul medesimo supporto.

Processi per le istantanee [modifica]

Diversi sono i processi diffusivi nei quali l’alogenuro non impressionato viene trasformato in un sale solubile che diffonde dal negativo verso un supporto sul quale viene ridotto ad argento metallico dando luogo alla formazione dell’immagine positiva. Questo procedimento, descritto per la prima volta nel 1939 e utilizzato inizialmente per materiali da fotoduplicazione, consente la cosiddetta fotografia istantanea. Le prime applicazioni pratiche si ebbero nel 1948 con il sistema Polaroid in bianco e nero che permetteva di ottenere una positiva in soli 15 secondi; in seguito fu messo a punto un analogo sistema per le positive a colori ottenibili in circa un minuto.

Nel procedimento a colori il negativo è costituito da tre strati di emulsione sensibili alla luce blu, verde e rossa, ai quali sono intercalati altrettanti strati contenenti tre diversi rivelatori di colore rispettivamente giallo, magenta e blu-verde.

Un apparecchio modello anni settanta per immagini fotografiche di rapido sviluppo esposto al Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce di Genova

Dopo l’esposizione il negativo viene portato a contatto con il supporto destinato a ricevere l’immagine positiva; tra i due si trova un sottile velo di attivatore alcalino. In presenza dell’attivatore i rivelatori colorati, contenuti nello strato sviluppatore, riducono il bromuro esposto e rimangono così immobilizzati nello strato sensibile.

I rivelatori che non hanno reagito, invece, diffondono attraverso il negativo e lo strato di attivatore fino a raggiungere il supporto, dove si fissano.

Nel 1976 la Kodak lanciò un suo sistema di fotografia istantanea, che, dopo una lunga serie di controversie legali, fu ritirato dal commercio perché violava alcuni brevetti Polaroid.

Quest’ultima, nel 1985 presentò una pellicola per diapositive, sia in bianco/nero che a colori, a sviluppo istantaneo; essa non richiedeva macchine speciali, ma poteva essere esposta con qualsiasi macchina che utilizzasse le normali pellicole 135 (formato 24 x 36 mm).

La pellicola a colori, chiamata Polachrome, è in realtà una pellicola in bianco/nero, filtrata, sia in ripresa che in proiezione, da un fitto reticolo di linee blu, verde e rosso (secondo il principio già sfruttato dai fratelli Lumière con le lastre Autochrome). Lo sviluppo viene effettuato sull’intera pellicola, in un apparecchietto che stende su di essa i prodotti chimici racchiusi in un contenitore venduto insieme alla pellicola.

Anche la pellicola per stampe a colori immediate è stata notevolmente perfezionata dalla Polaroid: è stato eliminato il negativo (che doveva essere gettato, insieme ai residui dei prodotti chimici di sviluppo), e la sensibilità è stata aumentata a 600 ASA. Lo sviluppo avviene in piena luce, in circa 90 secondi. Alcune pellicole a sviluppo immediato (in bianco e nero e a colori) possono essere utilizzate, per mezzo di un apposito accessorio, anche su molti apparecchi professionali e su apparecchiature scientifiche: esse danno copie formato 8,3 x 10,8 cm, spesso usate per controllare la distribuzione delle luci e delle ombre prima dello scatto definitivo su pellicola tradizionale.

Applicazioni scientifiche [modifica]

Generalità [modifica]

La fotografia si è rivelata un elemento di sempre maggiore utilità nell’indagine scientifica: essa offre infatti la possibilità di registrare fenomeni che non possono essere osservati direttamente, come per esempio quelli che si verificano in tempi brevissimi (fotografia ultrarapida), quelli che avvengono su scala microscopica, quelli che interessano regioni molto vaste della Terra o dello spazio (fotografia aerea, orbitale, astronomica), quelli legati a radiazioni non visibili, ecc.

Tra le più importanti applicazioni della fotografia in campo scientifico, si ricordano la fotografia ultrarapida e stroboscopica, la fotografia stereoscopica, la fotografia nell’infrarosso e nell’ultravioletto, la fotografia aerea e orbitale, la fotografia astronomica.

Fotografia ultrarapida e stroboscopica [modifica]

Già nel 1851 W. H. F. Talbot, utilizzando come fonte di luce la scintilla provocata dalla scarica di una serie di bottiglie di Leida, riuscì a realizzare delle immagini con un tempo di posa dell’ordine del milionesimo di secondo. Questa tecnica venne dapprima applicata alla balistica e le prime immagini di un proiettile in volo risalgono al 1885 e sono dovute a Ernst Mach; nel 1896 si osservò per la prima volta l’onda d’urto che si propaga insieme a un proiettile che si muove a elevata velocità.

Nel 1930 H. Edgerton iniziò uno studio sistematico delle possibilità della fotografia ultrarapida, dedicandosi particolarmente al perfezionamento delle sorgenti di luce e utilizzando in modo particolare il flash elettronico. In effetti gli otturatori meccanici non consentono tempi di posa inferiori a qualche frazione di millesimo di secondo, che permettono la ripresa solamente di oggetti in movimento relativamente lento.

Le riprese ultrarapide richiedono quindi l’impiego di sorgenti che emettono lampi di luce particolarmente brevi e intensi senza l’impiego di otturatori, oppure utilizzando otturatori speciali. Con questi sistemi si ottengono normalmente tempi di posa dell’ordine del decimilionesimo di secondo e si possono raggiungere i 5 nanosecondi. Utilizzando per l’illuminazione una serie di lampi di luce in rapida successione si ottiene sul negativo una serie di immagini in posizione diversa. È questo il principio su cui si basa la fotografia stroboscopica, utilizzata per l’analisi dei movimenti.

Fotografia stereoscopica [modifica]

La fotografia riproduce gli oggetti su una superficie piana e l’illusione della profondità è data esclusivamente dalla prospettiva e dal chiaroscuro. È però possibile riprodurre l’effetto della visione binoculare osservando separatamente con i due occhi due immagini riprese da punti posti a distanza pupillare. Le prime immagini stereoscopiche sono dei dagherrotipi del 1842. La fotografia stereoscopica viene utilizzata prevalentemente per fini cartografici.

Fotografia nell’infrarosso e ultravioletto [modifica]

Fotografia nell’infrarosso del Palazzo ENI e del Laghetto dell’EUR a Roma

Gli alogenuri d’argento possiedono una sensibilità naturale che si estende nelle zone dell’ultravioletto e del blu ed è limitata solo dall’assorbimento dell’obiettivo, della gelatina e dell’aria. I comuni obiettivi fotografici trasmettono l’ultravioletto fino a circa 320 nm, limite oltre il quale occorre usare obiettivi con lenti in quarzo o fluorite, che trasmettono fino a circa 120 nm. Peraltro, al di sotto dei 200 nm diviene sensibile l’assorbimento dell’aria, per cui occorre operare in atmosfera d’azoto o, meglio, nel vuoto.

Per evitare la perdita di sensibilità dovuta all’assorbimento della gelatina, si usano emulsioni con concentrazione di bromuro d’argento molto elevata. Oltre che per la ripresa diretta di immagini, la radiazione ultravioletta viene spesso impiegata per eccitare la fluorescenza degli oggetti da fotografare nel campo del visibile. In questo caso si antepone all’obiettivo un filtro che blocchi la radiazione ultravioletta riflessa dal soggetto trasmettendo invece la fluorescenza visibile.

La ripresa viene effettuata con un comune materiale in bianco e nero o, più spesso, a colori, a causa della vivacità dei colori di fluorescenza. All’altra estremità dello spettro visibile, la radiazione infrarossa non viene assorbita dagli alogenuri d’argento e non è quindi in grado di impressionare le emulsioni fotografiche.

Particolari sensibilizzatori cromatici possono però rendere sensibili i materiali fotografici anche alla radiazione infrarossa fino a circa 850 nm. L’impiego di filtri particolari consente di limitare la trasmissione della radiazione visibile, cui il bromuro d’argento è sensibile, fino a eliminarla completamente con l’impiego di filtri neri. Esistono anche materiali a colori con uno strato sensibile all’infrarosso, registrato con un colore convenzionale.

Le riprese nell’infrarosso e nell’ultravioletto interessano principalmente i campi dell’astrofisica, spettroscopia, mineralogia, criminologia, storia dell’arte, biologia, medicina, prospezione aerea del suolo, grafoscopia.

Fotografia aerea e orbitale [modifica]

Immagine ripresa dall’Apollo 17

La fotografia aerea è la tecnica di indagine del terreno che si serve di macchine fotografiche installate a bordo di aeromobili. Trova applicazioni nel campo della ricognizione archeologica, delle ricerche geologiche, in agricoltura per ricavare informazioni sulla natura dei terreni e sull’estensione delle colture, in campo militare per ottenere informazioni su obiettivi strategici.

La fotografia orbitale permette la ripresa di immagini da altezze molto superiori a quelle proprie della fotografia aerea, della quale costituisce un’estensione, mediante apparecchi posti su veicoli spaziali in orbita intorno alla Terra. Tra le sue varie applicazioni si ricordano le indagini meteorologiche, le ricerche sull’inquinamento dei mari, sulle risorse della Terra. Queste applicazioni sono sempre più raffinate anche grazie allo sviluppo e all’incrocio di diverse tecniche di ripresa fotografica digitale incrociate con altri sistemi di rilevazione come il radar.

Esempio di ciò è il satellite Envisat, messo in orbita dall’ESA (Agenzia Spaziale Europea) che grazie all’incrocio dei dati prodotti dai suoi undici strumenti permette la realizzazione di immagini satellitari utili per lo studio di fenomeni come la desertificazione, l’eutrofizzazione dei mari e i cambiamenti climatici.

Fotografia astronomica [modifica]

Immagine dell’ammasso delle Pleiadi
Per approfondire, vedi la voce astrofotografia.

Consiste nella registrazione fotografica delle immagini dei corpi celesti. Tale tecnica presenta diversi vantaggi rispetto all’osservazione diretta perché l’emulsione fotografica, esposta per un tempo sufficientemente lungo, viene impressionata anche da radiazioni visibili di intensità troppo debole per poter essere percepite dall’occhio umano anche con l’aiuto di potenti telescopi. Il metodo prevede appositi sistemi di inseguimento che compensano la rotazione della terra e la conseguente rotazione apparente della volta celeste. In assenza di questi si ottengono effetti artistici con conseguente strisciata, centrata a nord, degli astri, o ci si limita a brevi esposizioni a basso ingrandimento.

Inoltre l’uso di emulsioni particolarmente sensibilizzate permette lo studio di corpi celesti che emettono radiazioni comprese in zone dello spettro luminoso in corrispondenza delle quali l’occhio umano non è sensibile. In tempi più recenti sono stati usati anche sistemi digitali, basati su CCD o CMOS, raffreddati a bassissime temperature per diminuire il rumore elettronico. Tramite l’uso di filtri interferenziali, è anche possibile ottenere fotografie solo alla luce di alcune righe spettrali, ottenendo quindi informazioni sulla composizione della sorgente.

Fotomicrografia [modifica]

Cellule viste al microscopio confocale, fluorescenti con due differenti fluorocromi
Per approfondire, vedi la voce Fotomicrografia.

Consiste nella registrazione fotografica delle immagini di soggetti piccolissimi, nel caso di microscopia ottica nell’ordine dei micron. Anche qui tale tecnica presenta diversi vantaggi rispetto all’osservazione diretta perché l’emulsione fotografica, esposta per un tempo sufficientemente lungo, viene impressionata anche da radiazioni visibili di intensità troppo debole per poter essere percepite dall’occhio umano specialmente in caso di tecniche in fluorescenza, dell’arresto tramite tempi di esposizione brevi di soggetti molto rapidi (protozoi in vivo), eccetera.

Arte [modifica]

La fotografia cominciò ad acquistare autonomia agli inizi del sec. XX, mentre le polemiche sui rapporti con l’arte, in seguito indagati con acutezza da W. Benjamin, erano vivacissime. In merito alla diatriba, sempre attuale, una distinzione si può fare tra la fotografia come strumento e la fotografia come linguaggio. Nel primo caso si sfruttano in quanto tali le possibilità di riproduzione meccanica delle immagini, nel secondo queste stesse possibilità vengono utilizzate a fini documentaristici ed espressivi.

Quindi da un lato si possono annoverare i processi di fotoriproduzione, utilizzati nei settori più diversi, dalla fotomeccanica alla spettroscopia, dall’altro tutte le utilizzazioni della fotografia per una descrizione, a diversi livelli di obiettività, di fenomeni scientifici, di avvenimenti, di realtà sociali o di altri valori umani, figurativi e astratti.

In opposizione ai concetti della foto d’arte, con tutto il corollario dei trucchi di mestiere, operò agli inizi del sec. XX Alfred Stieglitz, capo del gruppo americano Photo-Secession, esaltando le riprese immediate con piccoli apparecchi portatili alla ricerca dell’illusione di realtà, cercando il cubismo nella natura (soggetti disumanizzati, riproduzione del ritmo nella ripetizione di elementi base, sovrapposizioni, ecc.).

Dal canto suo il tedesco A. Renger-Patzsch, in polemica con le tesi della Photo-Secession sostenne, parafrasando Spinoza, che la bellezza del mondo dipendeva dall’immaginazione dell’uomo e quindi anche dalla scelta che l’obiettivo faceva del particolare.

Una terza tesi veniva proposta da A. G. Bragaglia, teorizzata nel volume Fotodinamismo futurista (1911), da fotografi come l’americano A. Coburn, lo svizzero C. Schad, l’ungherese László Moholy-Nagy (del Bauhaus), lo statunitense Man Ray, l’italiano L. Veronesi che, proclamando l’importanza essenziale della “ricerca” riaffermavano o giungevano all’astrattismo.

Fu questo il punto di partenza di ogni avventura e sperimentazione fotografica successiva, testimoniate dall’attività di gruppi come Fotoform (1949), dalle foto di movimento di Gjon Mili, dalla scuola della candid photography e da tutti gli sperimentatori fluttuanti dalla ricerca del vero alla sensazione, dal documento alla realizzazione d’arte. Un cenno meritano le fotografie di moda e di pubblicità, che adattano alle specifiche funzioni il patrimonio finora acquisito, trasfondendo nell’immagine, con la suggestione creativa, il potere o la ricerca della persuasione.

Un’evoluzione ulteriore della fotografia è la multivisione, basata sulla proiezione di diapositive in dissolvenza incrociata, spesso con un accompagnamento musicale. Questa tecnica è utilizzata spesso a scopi didattici o pubblicitari, ma la forte componente creativa e poetica del mezzo fotografico ha ispirato la creazione in multivisione di autentiche opere d’arte.

Diritto [modifica]

Logo indicante un lavoro protetto da Copyright

Il diritto d’autore considera fotografie ai fini della tutela relativa “le immagini di persone o di aspetti, elementi o fatti della vita naturale e sociale ottenute col procedimento fotografico o con processo analogo”.

Spetta al fotografo, salvo deroghe relative ai ritratti fotografici, il diritto esclusivo di riproduzione, diffusione e vendita. Tuttavia se l’opera è stata ottenuta nel corso e nell’adempimento di un contratto d’impiego o di lavoro, il diritto esclusivo spetta al datore di lavoro. La durata del diritto sulla fotografia è di venti anni.

Il diritto tutela anche la privacy del soggetto fotografato. Infatti, è permessa la diffusione di fotografie senza il permesso del soggetto solo nel caso di personaggio pubblico, inteso come persona che, per lavoro o carica istituzionale, è noto al pubblico, o nel caso la persona sia ritratta nel corso di eventi aperti al pubblico (ad esempio se una persona partecipa ad una manifestazione sportiva). Negli altri casi, il fotografo titolare dell’opera deve ottenere il permesso (chiamato liberatoria) alla pubblicazione (intesa anche come esposizione ad una mostra) da parte del soggetto.

Sono particolarmente interessanti le argomentazioni pro e contro la libertà dell’arte, particolarmente per quanto riguarda le foto prese per strada per documentare la vita di una città. la controversia esposto

Voci correlate [modifica]

* Aberrazioni
* Astrofotografia
* Associazione fotografi
* Bracketing
* Camera oscura
* Circoli Fotografici
* Dagherrotipo
* Diapositiva
* Fotografi
* Fotografia cinematografica
* Fotografia d’arte
* Fotografia digitale
* Fotocamera digitale
* Fototeca di Sardegna
* Raw (fotografia)
* Fotografia documentaria
* Fotografia glamour
* Fotografia naturalistica
* Fotografia panoramica
* Fotoup
* Fotografia istantanea (Polaroid)
* Fotografia subacquea
* Lomografia
* Luce inattinica
* Macchina fotografica
* Macrofotografia
* Multivisione
* Photocrossing
* Prospettiva (geometria descrittiva)
* Telefoto
* Effetto flou

Busca: una mostra fotografica per i ‘bimbi di una volta’

venerdì, 30 novembre 2007
listen it it Busca: una mostra fotografica per i bimbi di una volta

f5987f41fb6febfd32436b8c1b97b736 Busca: una mostra fotografica per i bimbi di una voltaFoto di bimbi di una volta: dal 1800 in avanti, testimoni dei cambiamenti delle abitudini di vita e di costume avvenute negli anni. Saranno le protagostite del Calendario 2008 realizzato dall’associazione I Volontari dell’Annunziata. “La valorizzazione dei ricordi rimane al centro dei nostri interessi, affinchè il passato non vada perso – spiega la presidente Ivana Audisio – Noi operiamo affinchè sia rispettata la memoria e perchè sia sempre miglire la vita quotidiana nel presente dei nsotri anziani”.

La realizzazione del calendario è stata possibile grazie al finanziamento del Centro Servizi per il volontariato di Cuneo. I lavori saranno presentati nella mostra Sguardi e colori, giunta alla quarta edizione, che sarà inaugurata sabato 1 dicembre alle ore 15 con il concerto nella chiesa della Rossa tenuto dalla corale Valle Maira. La mostra resterà aperta fino alla vigilia di Natale nei locali dell’Ufficio turistico, al piano terra del Palazzo della musica, via Umberto I, 45.

Umberto Pizzi e ‘la bocca’: passioni, piaceri e sapori della vita

venerdì, 30 novembre 2007
listen it it Umberto Pizzi e la bocca: passioni, piaceri e sapori della vita

001a25c15a4b758e8b130880dcec7bec Umberto Pizzi e la bocca: passioni, piaceri e sapori della vitaDalla confidenza all’indiscrezione non c’è che la distanza fra l’orecchio e la bocca (O. Wilde)

Verrà inaugurata giovedì 13 dicembre, presso Palazzo Wedekind, sede storica del quotidiano Il Tempo, la mostra fotografica di Umberto Pizzi, fotoreporter e fotocronista attivo dal 1963.

Umberto Pizzi, La Bocca L’esposizione sarà dedicata a “La bocca”, filo rosso che lega i personaggi immortalati in circa 50 anni di fotografia. Anni nei quali è profondamente mutato lo scenario storico e parallelamente quello delle immagini da “prima pagina”.

(continua…)


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