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Articoli marcati con tag ‘campi’

Degrado qualità immagine durante passaggi tra dispositivi

mercoledì, 1 dicembre 2010
listen it it Degrado qualità immagine durante passaggi tra dispositivi

Questa è una mia para mentale,molto probabilmente la risposta sarà “non ti preoccupare non succede niente!” però credo magari possa essere utile a qualche altro novizio come me sapere come trattare le proprie foto soprattutto quando si è in viaggio e non si ha molto “spazio”…

Vi dico come mi comporto al momento:
Quando viaggio ho 3 CF,una da 16,una da 8 e una di scorta da 2 GB…con una 7D ci fai abbastanza scatti,ma se inizi a fare video (cosa che a me piace molto) allora si hanno problemi di spazio.contando che in una settimana in genere arrivo a 1000 foto…non so se mi basta lo spazio!

Per ovviare a questo problema ho pensato di sfruttare il mio iPad,dato che ce l’ho lo porto ed è più comodo di un portatile…con il kit posso trasferire i RAW e vederli direttamente su ipad liberando le CF!
In questo primo passaggio non dovrebbe esserci degrado dell’immagine,alla fine prima o poi dovranno pur uscire i RAW dalla CF,e fin qui ci siamo.

Ieri sera,nel pieno delle mie elucubrazioni notturne mi è venuta un’idea,dato che ho anche l’iPhone e dato che ipad e iphone si possono “parlare” via bluetooth ho pensato che trasferendo i RAW da ipad ad iphone avrei ancora più spazio a disposizione,potendomi permettere di fare più video e di decidere con calma a casa cosa cancellare e cosa tenere,senza doverlo fare di fretta in albergo dove tra fuso e stanchezza sicuramente non potrei fare un buon lavoro.in questo modo ho 40 giga a disposizione per lo storage oltre alle 3 CF…quindi direi che ho spazio sufficiente…

Secondo voi c’è il rischio di un degrado qualitativo dei RAW con questo ulteriore trasferimento fatto oltretutto in bluetooth?mi chiedo più che altro se è possibile che ipad ricampioni in qualche modo i file mentre li trasmette all’iphone…non so…

la soluzione definitiva sarebbe un Photobank,lo so,ma non me ne intendo e dato che comunque ipad e iphone me li porto pensavo di risparmiare qualche biglietto verde…cosa dite?

Fonte Google News

70-200 e 100-400 si puo?

domenica, 28 novembre 2010
listen it it 70 200 e 100 400 si puo?

ciao a tutti vi ringrazio per le risposte anticipatamente
avrei un quesito
sono gia possessore di un 70-200 f/4 is e fotografo mio figlio gia da un paio d’anni (e non solo lui) sui campi da calcio da quest’anno
giocano ad 11 e quindi devo girare intorno al campo per prenderli piu da vicino ma comunque quasi sempre a 200 mm
mi balenava l’idea di acquistare un 100-400 ma ho paura di che mi si sovrapponga all’amatissimo 70-200 ma per l’uso che ne devo fare non voglio rinunciare al mio bianchino

Fonte Google News

UP e DOWN-SCALING con Lightroom 3

domenica, 28 novembre 2010
listen it it UP e DOWN SCALING con Lightroom 3

Buongiorno a tutti.

Trovo vari topic su questo argomento ma non vedo affrontato quello che trovo il punto focale del problema dal mio punto di vista quindi provo a riproporre qui il mio quesito ai più esperti.

Intendo dire che son perfettamente d’accordo che fare un’operazione di up-scaling o di down-scaling comporti sempre una ricampionatura dell’immagine con perdita di qualità assoluta ma mi sembra di capire che non vi siano vie d’uscita!

Nel mio caso ho delle immagini che ricavo dai RAW di una 40D (3888×2592) e che mando a stampare da un laboratorio (Digitalpix) che stampa tutti i formati fino al 30×40 con tre diverse macchine con la medesima definizione di output a 400 Dpi.

Ad esempio per una stampa 13×19 cm (ovvero 5″ x 7,5″) la macchina vorrà una risoluzione di 2000×3000 pixel e per una stampa 20×30 cm (ovvero 8″x12″) la macchina vorrà una risoluzione di 3200×4800 pixel.

Se non eseguo io un ridimensionamento del file, lasciando i nativi 3888×2592, il ridimensionamento lo dovrà fare comunque Digitalpix con la differenza che io al momento dell’esportazione da LR posso determinare una miglior nitidezza finale nel file (LR applica una maschera di contrasto bassa-standard-alta dopo la ricampionatura come scelto nelle opzioni di esportazione) mentre il laboratorio (anche se serio) non so come si comporta.

Ecco perché non mi convince il discorso tranchant della perdita di qualità, di lasciare il file com’è che poi ci pensa il laboratorio!

Voi che dite al proposito?
E davanti ad una stampa 30×45 cm (12″x18″) produrreste un file JPG da 4800×7200 o lascereste che lo faccia Digitalpix?

Grazie a chi parteciperà alla discussione. 510a3 gathering UP e DOWN SCALING con Lightroom 3

Fonte Google News

messa a fuoco sigma 17-70 f/2.8-4 DC OS HSM, è corretta?

domenica, 28 novembre 2010
listen it it messa a fuoco sigma 17 70 f/2.8 4 DC OS HSM, è corretta?

Buongiorno signori,

allora l’altro ieri con la focus chart ho fatto un po’ di prove di front e back focus, con un buon risultato, ma preferisco verificare la cosa su una foto normale.

mi aiutate a decretare se la mesa a fuoco è buona oppure devo regolare l’AF?

Canon EOS 50D + Sigma 17-70 f/2.8-4 DC OS HSM

dati di scatto:

tempo 1/4
apertura f/4
lunghezza focale 50mm
ISO 100
stabilizzatore spento
macchina su cavalletto
scatto in raw poi convertito in jpeg senza toccare nulla

punto di fuoco sulla lanterna, nel triangolo superiore dei 4 gialli

Immagine campione:

04597 img24541335989 messa a fuoco sigma 17 70 f/2.8 4 DC OS HSM, è corretta?

immagine croppata al 100%:

e6252 img2454crop100 messa a fuoco sigma 17 70 f/2.8 4 DC OS HSM, è corretta?

Fonte Google News

Recensione Sigma 8-16mm f/4.5-5.6 HSM

domenica, 28 novembre 2010
listen it it Recensione Sigma 8 16mm f/4.5 5.6 HSM

http://www.canonclubitalia.com/public/forum/post-a248961-IMG-6013.jpg.html
Ci sono ancora poche cose che si possono solo fare con una reflex full frame.
Arrivare ad una focale minima di 12mm effettivi non è più una di queste da quando Sigma ha presentato il grandangolare estremo con focale 8-16mm, uno zoom destinato a fotocamere con sensore ridotto e che equivale su queste a un 12-24mm circa (a seconda se si usi Canon che ha un fattore di moltiplicazione di 1,6x oppure Nikon che invece ha un fattore di 1,5x).
Un grande merito va riconosciuto a questa azienda, leader nel campo delle ottiche universali, ed è quello di presentare ancora oggi nuovi obiettivi proprio in quei campi in cui i grandi sembrano sonnecchiare. Ineguagliato rimane infatti anche il 12-24mm che copre il formato pieno ed è attualmente lo zoom più corto disponibile sul mercato per sensori a formato pieno e pellicola 35mm, oppure il nuovo 30mm f/1.4, obiettivo fisso dedicato ai corpi APS-C.

Costruzione e dotazione

Ma veniamo al dunque: l’8-16mm si presenta come al solito nella scatola di cartone nera in cui troviamo una buona quantità di manuali d’uso, foglietti di garanzie oltre alla notevolissima custodia imbottita in Nylon a cui Sigma ci ha abituati da tempo. La sua fattura è ottima ed essendo dotata di passante può essere attaccata alla cintura dei pantaloni oppure ad uno zainetto offrendo comodità e protezione allo stesso tempo.
Di solito anche il paraluce fa parte della dotazione di casa Sigma (a differenza di Canon che lo fa pagare a parte se non si compra un serie L) ma in questo caso esso è integrato nell’obiettivo e quindi non si può staccare. Troviamo invece un curioso anello adattatore in metallo che si innesta proprio sul paraluce fisso e consente così di usare sia filtri da 72mm che i agganciare il tappo frontale.
http://www.canonclubitalia.com/public/forum/post-a248963-IMG-6017.jpg.html
Sul fatto che tale adattatore fosse necessario per consentire l’aggancio del tappo non c’è dubbio, meno invece è chiara la sua utilità con i filtri. L’anello infatti entra prepotentemente nel campo inquadrato fino alla focale massima e le immagini scattate hanno una specie di effetto fisheye circolare.
http://www.canonclubitalia.com/public/forum/post-a248964-IMG-5429.jpg.html
Comunque, sempre meglio averlo e poter usare i filtri almeno a 16mm che nulla proprio.
E già, il fatto è che la filettatura frontale non è presente proprio su questo obiettivo e questo in virtù del fatto che la lente frontale è molto sporgente.
http://www.canonclubitalia.com/public/forum/post-a248966-IMG-6016.jpg.html
Per il resto la costruzione è quella tipica dei Sigma della linea EX: finitura superficiale satinata e gommata, materiali molto buoni e assemblaggio senza difetti evidenti. Le dimensioni dell’obiettivo e il suo pesa trasmettono solidità e la lunghezza complessiva sorprende un po’, perché con i suoi 106mm è piu lungo di quasi 20mm rispetto al 10-22mm Canon.
Da segnalare che l’obiettivo non si allunga né zoomando né durante la messa a fuoco.
La ghiera dello zoom oppone una resistenza consistente ma costante, probabilmente perché l’esemplare da me provato è nuovo di zecca e sarà quindi destinata ad allentarsi un po’ con l’uso.
La ghiera della messa a fuoco non ha un movimento particolarmente fluido, ma per l’uso che se potrà mai fare direi che va benissimo.

Qualità ottica

Il Sigma 8-16mm f/4.5-5.6 non è particolarmente luminoso, però la sua focale estrema mi ha fatto temere per le prestazioni ottiche, invece è stato una grande sorpresa.
La nitidezza è eccellente a qualsiasi focale ed è quasi perfetta già ai diaframmi più aperti. Chiudere a f/8 diventa inoltre quasi superfluo per via della profondità di campo a dir poco immensa già a tutta apertura e questo non potrà che far piacere a tutti i possessori di reflex digitali di ultima generazione che grazie ai loro pixel sempre più minuscoli iniziano a soffrire del calo di nitidezza, dovuto alla diffrazione, già a diaframmi intermedi.
L’omogeneità tra centro del fotogramma e bordi è notevole e basta chiudere anche di un solo stop per rendere tutto il fotogramma nitidissimo.
Buona anche la resa cromatica anche se io noto ancora quella tipica tendenza al giallo di Sigma, molto meno evidente che in passato ma ancora presente.
Sorprendente anche la resistenza ai controluce!
Avendo avuto il 10-20mm f/4-5.6 mi aspettavo un mezzo diastro nelle inquadrature in cui il sole è all’interno del campo inquadrato e appena fuori e invece i trattamenti antiriflesso sono stati curati molto bene. Da un confronto con il 17-40mm di Canon, montato su 5D, direi che siamo quasi alla pari. Il Sigma 8-16mm ha esibito solo qualche piccolissimo riflesso indesiderato che non è mai arrivato a rendere minimamente inutilizzabile le foto.
La distanza di messa a fuoco di soli 24cm rende poi possibile scattare fotografie inusuali e da prospettive molto creative.
La velocità di messa a fuoco non è quello che io chiamerei un fulmine, però è un aspetto poco rilevante per un grandangolo così spinto. Il motore ultrasonico di Sigma non si dimostra nemmeno silenziosissimo come quello di Canon, ma stiamo davvero a cercare il pelo nell’uovo.
Strana invece una certa incertezza nella messa a fuoco se manualmente la si porta alla distanza minima e poi di inquadra un oggetto lontanissimo, come le nuvole, facendo partire l’AF.
A volte la scala delle distanze finisce correttamente su infinito, come dovrebbe, mentre certe altre volte si ferma anche a 0,8 metri.
Ora probabilmente la differenza in questi due casi sarà difficilmente percepibile poiché la profondità di campo è sempre enorme, però voglio comunque segnalare questo fatto.

Si ma su Full Frame?

La sigla DC nel nome di questo 8-16mm suggerisce che si tratta di un’ottica progettata esclusivamente per l’uso su fotocamere a sensore ridotto tuttavia l’innesto non presenta la tipica protuberanza degli obiettivi EF-S di Canon che ne impedisce fisicamente il montaggio su Full Frame e corpi analogici.
E allora perché non provare questo strepitoso grandangolo anche su EOS 5D?
Alla focale minima la vignettatura è evidente almeno quanto è divertente. Grazie al paraluce integrato infatti i bordi neri avranno una forma che ricorda molto una cornice e potrebbe tutto sommato essere usata anche come espediente creativo. Ritagliandola fino a far sparire le parti nere otterremo un inquadratura equivalente a quella di un 12mm e questo vuol dire che non avremo guadagnato nulla rispetto all’uso su una fotocamera con sensore APS-C.
http://www.canonclubitalia.com/public/forum/post-a248965-IMG-5988.jpg.html
Zoomando le parti nere si assottigliano sempre di più fino a sparire completamente a 16mm, focale in cui il Sigma copre tutto il fotogramma 35mm.
Questo vuol dire insomma che l’uso su Full frame non è completamente escluso.

Considerazioni finali

Il Sigma 8-16mm f/4.5-5.6 HSM è sicuramente un’ottica specialistica di cui non tutti sentiranno la necessità e consente oggi di godere di focali cortissime senza aver bisogno di usare un corpo con sensore a formato pieno. Il suo prezzo (tra i 650€ e gli 800€) non è certo basso, però il rapporto qualità prezzo è sicuramente a suo favore considerando anche il fatto che al momento non ci sono modelli equivalenti di nessun altro marchio.
Le qualità ottiche ci sono tutte e se non è un problema rinunciare all’uso dei filtri non ci sono altre controindicazioni.

Fonte Google News

Calendario 2010 “Obiettivo Sahrawi”

mercoledì, 11 novembre 2009
listen it it Calendario 2010 “Obiettivo Sahrawi”

00 copertina 214x300 Calendario 2010 “Obiettivo Sahrawi”
Calendario “Obiettivo Sahrawi” foto di Giulio Di Meo
Il calendario è stato realizzato con l’intento di raccogliere fondi per riattivare l’arena cinematografica e per completare il laboratorio di fotografia digitale; entrambi situati nel campo di El Ayoun. La realizzazione di questi due progetti rientra nell’ambito delle nuove forme di cooperazione che l’Arcs, negli ultimi anni, sta cercando di portare avanti con il popolo Sahrawi, promuovendo “progetti di formazione” rivolti soprattutto ai giovani e destinati alla conoscenza e alla crescita nei settori delle arti visuali e della musica. Dalla volontà di realizzare un luogo di aggregazione e di far conoscere una forma di arte visuale ignota alla gran parte dei Sahrawi che vivono nella regione di Tindouf, nel 2004 è nata l’idea progettuale di costruire, nella zona adiacente al centro culturale della Wilaya di El Ayoun, un’arena cinematografica rivolta a tutta la popolazione. L’arena, finanziata dall’Arci e dalla provincia di Roma, è stata realizzata nell’estate del 2005 ed è dedicata alla memoria di Tom Benetollo e Otello Urso. Il successo di questo “cinema nel deserto” è stato immediato: un grande schermo diventato la finestra sul mondo per centinaia di sahrawi, giovani e adulti. A seguito di violenti temporali e all’usura inevitabilmente prodotta dalle difficili condizioni ambientali, il muro che fungeva da schermo si è deteriorato in maniera definitiva e il progetto si è purtroppo interrotto. Vista l’importanza che riveste per la popolazione saharawi, l’Unione Circoli Cinematografici Arci ha deciso di destinare un contributo significativo per rimettere in piedi l’arena cinematografica. L’altro progetto, legato alla fotografia e denominato “Deserto Rosa”, è nato da una collaborazione tra il fotografo Giulio Di Meo e l’Arcs, ed è stato avviato nell’Aprile 2009. Questo progetto prevedeva non solo la fornitura dell’attrezzatura utile a realizzare un laboratorio di stampa all’interno del centro di cultura Olof Palme, nella wilaya di El Ayoun, ma anche un breve corso rivolto ad un gruppo di donne degli accampamenti. L’intento era duplice: quello di dare ad un gruppo di ragazze sahrawi uno strumento per raccontare e denunciare le difficili realtà di vita nei campi profughi e nello stesso tempo dare la possibilità agli abitanti della wilaya di stampare le foto formato-tessera necessarie per i loro documenti, evitando di percorrere chilometri di deserto. Nei villaggi non ci sono infatti studi fotografici e l’unica soluzione rimane quella di recarsi nella città più vicina (il tempo necessario può variare da una a tre ore). Ciò comporta costi tali (taxi, stampa delle foto) che anche una banale fotografia rappresenta un problema diventando quasi un miraggio irraggiungibile. I fondi raccolti con la vendita del calendario saranno utilizzati per il completamento dei due progetti. Questo è il nostro intento, questo è il nostro “Obiettivo Sahrawi”.

CORSO DI FOTOGRAFIA NEI CAMPI PROFUGHI SAHRAWI

mercoledì, 30 settembre 2009
listen it it CORSO DI FOTOGRAFIA NEI CAMPI PROFUGHI SAHRAWI

70452b2bef9b43d301b51b402426cb08 CORSO DI FOTOGRAFIA NEI CAMPI PROFUGHI SAHRAWI

Programma
Il corso prevede la permanenza nei campi profughi della Wilaya di El Ayoun. Gli studenti saranno ospiti presso le famiglie saharawi, in modo da conoscere da vicino le condizioni e le tradizioni di questo popolo. Il primo giorno, dopo la sistemazione e le presentazioni, verranno visionati i portfoli dei vari studenti e successivamente illustrate le tecniche e i consigli utili per introdurci nel mondo della fotografia sociale. Ogni giorno si andrà in giro per i campi profughi, tuffandosi in pieno deserto, nella quotidianità di questo splendido popolo; entreremo nelle loro tende, ascolteremo le loro storie, assaporeremo l’aroma dei loro buonissimi thè pronti ad imprimere su sali sensibili le nostre/loro emozioni. Dedicheremo poi le serate all’editing del lavoro svolto, discutendo e confrontando le varie fotografie. Da qui selezioneremo insieme le immagini che diventeranno alla fine il frutto del nostro viaggio. Ogni studente, comunque, alla fine del corso dovrà raccontare con un gruppo d’immagini la sua personale esperienza. Sarà inoltre realizzata una presentazione video con i migliori scatti dei partecipanti. La quota di partecipazione è di 1.500 euro e comprende viaggio, vitto e alloggio, assicurazione e spostamenti interni e ogni altro costo riferito alla realizzazione del corso in loco (sono esclusi i materiali dei singoli partecipanti mentre sono compresi tutti i materiali di gruppo). Al rientro in Italia, i migliori scatti saranno utilizzati per comporre una mostra fotografica che sarà promossa all’interno del circuito Arci.

Progetto “Deserto Rosa”
Una parte della quota sarà utilizzata per la seconda parte del progetto “Deserto Rosa”, con il completamento del laboratorio di fotografia digitale nella Scuola Olof Palme della Wilaya di El Ayoun.
Contenuti del Corso:
Lezioni Teoriche (2 lezioni di due ore):
o Introduzione al reportage; definizione e distinzione delle forme in cui si sviluppa il reportage, cenni di storia del reportage, sviluppo della fotografia documentaria in Europa e in USA;
o Il reportage del quotidiano, il “fattore umano”, la fotografia di strada, il reportage delle piccole cose, il fotografo delle situazioni “normali” della gente “normale”;
o Il comportamento del fotografo, il rispetto di chi si fotografa, il dialogo e la socializzazione con i soggetti, la spontaneità dei soggetti;
o La costruzione della storia, la soggettività sociale e politica, l’oggettività;

Editing (4 lezioni di due ore):
• Sedute di critica e selezione.
Lezione Pratiche:
Uscite fotografiche giornaliere dalla mattina al tramonto.

Periodo: 26 Dicembre 2009- 03 Gennaio 2010
(date da confermare)

Info: www.attivarci.it www.giuliodimeo.it

campidilavoro@arci.it info@giuliodimeo.it

8d23fa82b73f8c3a5b1898f3c80a3c43 CORSO DI FOTOGRAFIA NEI CAMPI PROFUGHI SAHRAWI

Ci risiamo…AAA Vecchie macchine fotografiche digitali cercasi… per l’Angola e l’Abruzzo

domenica, 28 giugno 2009
listen it it Ci risiamo...AAA Vecchie macchine fotografiche digitali cercasi... per lAngola e lAbruzzo

1156dfba06a43a322b21f374c6a169b6 Ci risiamo...AAA Vecchie macchine fotografiche digitali cercasi... per lAngola e lAbruzzoSalve,
siamo Marco e Serafina dalla Toscana e siamo di nuovo a disturbare per la ricerca di macchine fotografiche digitali anche usate.

Dopo le belle esperienze vissute nel 2007 in Cambogia e nel 2008 in Perù siamo pronti a rimetterci in viaggio

In Cambogia e più precisamente a Siaonoukville grazie alla Fondazione Aiutare i Bambini (www.aiutareibambini.it) avevamo tenuto un corso di fotografia presso il Centro per ragazzi di strada di M’Lop Tapang (di seguito ci sono i link per scaricare le foto scattate dai ragazzi durante il corso) mentre in Perù abbiamo organizzato un corso di fotografia per due gruppi di ragazzi a Tambo de Mora (Provincia di Chincha, Dipartimento di Ica) un delle zone più colpite dal terremoto del 15 agosto 2007.

Ora siamo quasi pronti per partire alla volta dell’Angola, paese sconvolto da 27 anni di guerra civile che hanno seminato caos, povertà, morte e tanti orfani e ora tigre d’Africa con un impetuoso e diseguale sviluppo economico.

A cavallo di luglio ed agosto organizzeremo due corsi di fotografia, il primo a Ganda, una cittadina a circa 200 km da Benguela, seconda città del Paese, presso il Progetto di reinserimento socio-infantile (PISI), finalizzato all’assistenza degli orfani di guerra e dei bambini soldato e sostenuto dalla Fondazione Aiutare i Bambini.

http://www.aiutareibambini.it/component/progetti/view/160-adozione-a-distanza-dei-bambini-di-ganda

Il secondo a Kapusso nel distretto di Tchikuma, circa 40.000 abitanti e più di 150 villaggi, una zona controllata delle truppe ribelli per l’intera durata della guerra, estesa, isolata e priva di strutture sanitarie presso il nascente centro sanitario realizzato dalla Fondazione Aiutare i Bambini per dare un servizio sanitario adeguato ad un area di 50kmq con un bacino di utenza di 11.000 bambini.

(continua…)

J Bennett Fitts

giovedì, 21 maggio 2009
listen it it J Bennett Fitts

pubblicato da naomi in: Giovani fotografi

982e1dec82e86546700d4dea5c7a78b4 J Bennett Fitts

Possiamo suddividere il lavoro di questo giovane fotografo americano in due grandi tipologie, le immagini di paesaggio e le fotografie legate a dettagli e texture di luoghi suburbani. J Bennett Fitts esplora infatti questo tipo di realtà, fatta da paesaggi naturali artificiosi, dove l’uomo interviene per plasmare a suo piacimento e per le sue necessità la natura circostante.

In ogni sua serie svolge una analisi metodica e ordinata di alcune realtà della vita suburbana, passando da paesaggi più artificiosi come le piscine a paesaggi più naturalizzati ma sempre “controllati” dall’uomo, come i campi da golf. La sua analisi si sposta anche in dettagli ornamentali di esterni di case, come le statuette da giardino, fino ad avvicinarsi sempre più alle texture di muri o altri elementi urbani sia in interni che in esterni.

Consiglio in modo particolare di vedere le serie No Lifeguard On Duty, Golf e, nella sezione Images of the center of the contiguous United States, le serie Exteriors, Lawn Ornaments e Contextual Images.

Via | booooooom

Foto di J Bennett Fitts

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WorkShop di fotografia sociale di Giulio Di Meo

martedì, 12 maggio 2009
listen it it WorkShop di fotografia sociale di Giulio Di Meo

9a1b0f807b3677d9f17ae53efa642d99 WorkShop di fotografia sociale di Giulio Di Meo

Presentati i Corsi di Fotografia Sociale per l’estate 2009. Oltre al Workshop che sarà realizzato in Maranaho in collaborazione con il Movimento Sem Terra – giunto ormai alla terza edizione – da quest’anno è prevista una nuova esperienza in Bolivia tra Potosì e Cochabamba. Entrambe le proposte riguardano il mese di agosto (le date precise dipenderanno dalla disponibilità dei voli) e saranno della durata di 10/12 giorni.
Bolivia – Potosì/Cochabamba – prima metà di agosto
Brasile – Maranhao – seconda metà di agosto

I corsi sono destinati a coloro che vogliono conoscere da vicino questo genere fotografico che ha come fantastico teatro le persone, la strada, la quotidianità. E’ una “fotografia in cammino”, perché solo per strade, vicoli e strettoie ci si immerge nella società e si può cercare di descriverla, raccontarla, interpretarla e quindi viverla.

Il corso in Brasile sarà svolto in collaborazione con il Movimento Sem Terra Brasiliano e avrà come protagonisti gli accampamenti del MST, i visi dei contadini, i ritmi delle giornate di lavoro scandite dal sole e dal caldo, in uno splendido scenario naturale nel nord del Brasile nello stato del Maranhao.
Il programma prevede la visita di diversi accampamenti e assientamentos del MST, ospiti delle famiglie di agricoltori così da avere una visione globale, ma ravvicinata, di questo grande movimento sociale. MST è partner dell’Arci nel cammino verso un mondo migliore.

Il corso in Bolivia sarà svolto in collaborazione con l’Associazione Yanapakuna che si occupa di Sostegno a Distanza a beneficio dei bambini poveri che vivono nei quartieri emarginati di Potosì.
La maggior parte del corso riguarderà proprio la storica città di Potosi – la più povera della Bolivia – che si trova a 4000 metri sul livello del mare. Qui sorgono le leggendarie miniere del Cerro Rico, in passato fonte di ricchezza per i conquistadores spagnoli ed oggi unica alternativa di lavoro per molte famiglie potosine. Le condizioni attuali di lavoro dei minatori sono drammatiche e i salari insufficienti a garantire alle loro famiglie condizioni di vita dignitose. I bambini spesso sono obbligati a lasciare la scuola per andare in miniera a lavorare. Con questo corso cercheremo di documentare il loro vivere: dal lavoro nelle miniere alla situazione della famiglie, dalla vita dei contadini alla fragile condizione dei minori, spesso costretti ai lavori più duri. Per ragioni organizzative si prega di manifestare il proprio intento a partecipare e di confermare l’adesione per la prima settimana di giugno al fine di avere il tempo necessario per la realizzazione puntuale del programma di lavoro.

Il costo per la partecipazione è di 2.500 euro a persona che comprende:
volo internazionale
spostamenti interni
vitto e alloggio quando necessario
assicurazione volontari esteri
quota di sostegno ai partner locali
accompagnamento e formazione

Per qualsiasi informazione potete scrivere a:
campidilavoro@arci.it
giuliodimeo@yahoo.it
workshop@giuliodimeo.it
bb854e5bbc7f1cb71bfaea133a02d5a0 WorkShop di fotografia sociale di Giulio Di Meo


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