Ciao a tutti mi ritrovo dopo molto tempo a chiedere aiuto a voi del forum e spero possiate aiutarmi. Vorrei girare un lungometraggio e ho bisogno di un sistema di ripresa che mi dia una qualità simile a quella cinematografica. Però il mio budget è circa di 2000 euro ed ho visto che a questo prezzo il segmento di mercato non offre nulla di valido, non almeno per le mie esigenze. Una normale videocamera come potrebbe essere la legria hf s21 indubbiamente di qualità mi regalerebbe filmati troppo fluidi e troppo realistici per girare quello che voglio. Dopo varie ricerche sul web e youtube ho finalmente notato la qualità di ripresa delle reflex nei video: proprio quello che cerco. Inoltre avere fotocamera e videocamera 2 in 1 è certamente una comodità non da poco siccome volevo tenere in considerazione l’acquisto di una nuova reflex. Perciò mi sono buttato sulla 7d. Nel budget ci rientrerei e riuscirei a comprarmi anche un 15-85 di kit con borsa e scheda di memoria. Il mio dubbio è quindi questo: se comprassi ora la 7d l obiettivo 15-85 andrebbe bene per le riprese ( non è un lungometraggio di azione ma piuttosto drammatico)? inoltre per quale CF dovrei optare per avere dei video fluidi? inizialmente mi accontenterò di fotocamera+obiettivo+ accessori base per poter prendere confidenza con la fotocamera. Dopodichè appena riuscirò acquisterò un treppiedi con testa snodabile e con leva per ripresa video oltre che a un accessorio per la messa a fuoco ( tipo il focus di redrock). In tal caso che accessori essenziali potrei comprare per avere una buona ripresa video stabilizzata ( magari anche mentre mi muovo nell “inseguire” il soggetto) e una messa a fuoco senza compromettere la qualità e stabilità? Non conosco bene questo mercato di accessori quindi spero possiate aiutarmi. Tenete conto che per un accessoristica ad-hoc per la 7d spenderei sui 1000 euro ulteriori. Per il montaggio video avrei un macbook pro 13″ 2,66 4gb di ram penso basti per avere un montaggio video almeno discreto. Per montare ho final cut express ( l’ultimo). Penso possiate aiutarmi nell’acquisto adeguato dell attrezzatura per le mie esigenze. Almeno eviterei di spendere soldi a casaccio dato che sono un neofita grazie anticipatamente a tutti.
Ciao a tutti. Sono un futuro acquirente Canon e avrei da chiedervi un consiglio abbastanza specifico. Il mio interesse principale è la cinematografia e quindi la realizzazione di corti e lungometraggi. Come si sa in questo campo le dslr Canon stanno dettando legge. In questi mesi ho potuto farmi le ossa su di una pentax k-x, buona macchinetta per il suo prezzo ma limitata nel reparto video appunto. Mi sembra quindi giunto il momento di passare a qualcosa di più professionale. La mia domanda è se vi sono evidenti differenze nella qualità video dei modelli di punta canon, la 550d la 60 e la 7d. Mi sembra ovvio che per quanto riguarda la qualità di immagine fotografica siano una superiore all’altra, il mio dubbio è che invece che per quanto riguarda il video, dal momento che viene utilizzata in tutte i modelli la stessa parte di sensore, non vi siano sostanziali differenze. Pongo questa domanda in quanto se così fosse date le mie esigenze sarei propenso all’acquisto della 550d molto più vicina alle mie disponibilità economiche. Sareste in grado quindi di darmi dei chiarimenti sull’argomento. Grazie a chi risponderà.
Salve… causa malattia sono chiuso in casa (sabato ci sarò all’incontro torinese ) per questo motivo ho provato a fare qualche esperimento con il 3D Per vederlo servono i famosi occhialini stereoscopici (non quelli polarizzati dei cinema di adesso), per capirci quelli rossi e ciano. Per chi li ha, buona visione! ciano a destra e rosso a sinistra…
Sto per comprare una 7d dopo che mi son reso conto che a 20 anni spendere 2000 euro per un corpo macchina è da folli Faccio praticamente solo time lapse e paesaggi in generale, qualche foto in discoteca per tirare su lo stipendio e un po di reportage… Mi appassionano le tecniche cinematografiche e per questo mi sono orientato sulla 7d che permetterebbe la ripresa a 60 fps… Il mio dubbio è: Se non faccio sport la 7d è eccessiva per i miei bisogni? abbasso la testa e prendo la 60d? se prendo la 7d avrò delle difficoltà a tirar fuori qualche raw decente da un paesaggio? Illuminatemi vi prego! Un saluto
Eccoci arrivati alla 2° Uscita Fotografica Guidata per la fine di questo 2010 , in compagnia dello staff di Fotografiche Evasioni e del docente di fotografia Gianclaudio Romano.
Contrariamente a quanto pubblicizzato nei mesi scorsi dove era prevista l’uscita nei dintorni di piazza Navona, sposteremo le nostre fotocamere al Villaggio Olimpico ed in particolare avremo un’interprete privilegiato nella struttura dell’ “Auditorium – Parco della Musica” Il tema sarà libero.
L’Auditorium – Parco della Musica viene inaugurato il 21 dicembre 2002 e si consolida immediatamente come un nodo culturale fondamentale, una struttura concertistica adatta ad un vasto ed esigente pubblico, cosmopolita e internazionale.
Un grande progetto di rilancio e riqualificazione dell’area in cui è immerso, il Villaggio Olimpico… un quartiere residenziale sorto per ospitare gli atleti delle Olimpiadi del ’60 e poi lasciato ad un lento declino. La struttura muove ogni anno un milione di persone tra spettatori e partecipanti agli eventi in programmazione, i concerti sinfonici e cameristici dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia,si intrecciano con la programmazione musicale più varia, jazz, pop, rock, world…, e con le prime cinematografiche, con le rappresentazioni teatrali, mostre d’arte, performance letterarie, festival ed incontri Istituzionali.
Il progetto architettonico nasce dal genio di Renzo Piano, riconosciuto universalmente tra i più rappresentativi architetti della società contemporanea. Tre sale, tre “casse armoniche”, tre volumi fortemente connotati, di dimensioni diverse ma morfologicamente uguali, immersi nel grande parco alberato e disposte ortogonalmente attorno ad una grande cavea teatrale all’aperto, una piazza, bookshop, bar negozi e ristoranti, il foyer con il museo archeologico; tutto questo fà dell’Auditorium un polo urbanistico di fermento sociale\culturale aperto 365 giorni all’anno, una vera eccellenza italiana.
“I luoghi della cultura, come quelli della musica, hanno la naturale funzione di fecondare il tessuto urbano, sottrarre la città di Roma all’imbarbarimento e restituirle quella qualità straordinaria che ha sempre avuto nella storia” – Renzo Piano
ATTENZIONE L’appuntamento è per le ore 10.00 (e non per le 09:00) di sabato 11 dicembre in Viale Pietro de Coubertin, ingresso principale del Parco della Musica, facilmente raggiungibile con mezzi pubblici e privati. Seguirà rapida colazione e un breve briefing con introduzione al luogo che andremo a visitare.
Ore 13:00 chiusura dell’incontro. Per chi vorrà… un pranzo di commiato nella splendida cornice dell’Auditorium.
REVISIONE Ci vedremo per la revisione la settimana successiva: lettura delle immagini prodotte e il relativo commento critico, insieme al fotografo professionista e Presidente dell’Associazione Gianclaudio ROMANO, martedi 14 dicembre dalle ore 21:00 presso la nostra sede in Via Giorgio Pitacco 33 di ROMA, (zona Prenestina).
Per partecipare all’Uscita Guidata, occorre prenotarsi scrivendo a infouscite@fotograficheevasioni.it, indicando nome,cognome e numero di cellulare
Per chi ha un account su Facebook, è possibile aderire al gruppo “Fotografiche Evasioni” per essere sempre aggiornati sulle attività e le Uscite Guidate.
Per informazioni più dettagliate vi rimandiamo all’Homepage del sito o all’apposito topic del forum di Fotografiche Evasioni. www.fotograficheevasioni.it/
Nota: con il nuovo anno le Uscite Guidate sono un ciclo di attività riservato ai soci. Tuttavia chi non abbia ancora avuto modo di conoscerci sarà nostro graditissimo ospite in ogni sua prima uscita senza vincolo di iscrizione.
Quello che vedete è il trailer di Betrayed, un cortometraggio girato utilizzando soltanto una Canon 5D mark II da Joshua Grossberg ed il fotografo Robert Caplin.
A differenza di altre produzioni sono presenti attori che potreste riconoscere: Seth Gilliam (The Wire), PJ Sosko e Cara Buono (I Soprano). Attualmente il film è stato presentato a molte manifestazioni per raccogliere i fondi necessari per trasformarlo in un lungometraggio.
Un’ulteriore prova di come le recenti reflexvideo sono riuscite a sfondare i muri che dividevano fotografia e cinema consentendo una reciproca contaminazione che produce lavori più creativi.
Calendario “Obiettivo Sahrawi” foto di Giulio Di Meo
Il calendario è stato realizzato con l’intento di raccogliere fondi per riattivare l’arena cinematografica e per completare il laboratorio di fotografia digitale; entrambi situati nel campo di El Ayoun. La realizzazione di questi due progetti rientra nell’ambito delle nuove forme di cooperazione che l’Arcs, negli ultimi anni, sta cercando di portare avanti con il popolo Sahrawi, promuovendo “progetti di formazione” rivolti soprattutto ai giovani e destinati alla conoscenza e alla crescita nei settori delle arti visuali e della musica. Dalla volontà di realizzare un luogo di aggregazione e di far conoscere una forma di arte visuale ignota alla gran parte dei Sahrawi che vivono nella regione di Tindouf, nel 2004 è nata l’idea progettuale di costruire, nella zona adiacente al centro culturale della Wilaya di El Ayoun, un’arena cinematografica rivolta a tutta la popolazione. L’arena, finanziata dall’Arci e dalla provincia di Roma, è stata realizzata nell’estate del 2005 ed è dedicata alla memoria di Tom Benetollo e Otello Urso. Il successo di questo “cinema nel deserto” è stato immediato: un grande schermo diventato la finestra sul mondo per centinaia di sahrawi, giovani e adulti. A seguito di violenti temporali e all’usura inevitabilmente prodotta dalle difficili condizioni ambientali, il muro che fungeva da schermo si è deteriorato in maniera definitiva e il progetto si è purtroppo interrotto. Vista l’importanza che riveste per la popolazione saharawi, l’Unione Circoli Cinematografici Arci ha deciso di destinare un contributo significativo per rimettere in piedi l’arena cinematografica. L’altro progetto, legato alla fotografia e denominato “Deserto Rosa”, è nato da una collaborazione tra il fotografo Giulio Di Meo e l’Arcs, ed è stato avviato nell’Aprile 2009. Questo progetto prevedeva non solo la fornitura dell’attrezzatura utile a realizzare un laboratorio di stampa all’interno del centro di cultura Olof Palme, nella wilaya di El Ayoun, ma anche un breve corso rivolto ad un gruppo di donne degli accampamenti. L’intento era duplice: quello di dare ad un gruppo di ragazze sahrawi uno strumento per raccontare e denunciare le difficili realtà di vita nei campi profughi e nello stesso tempo dare la possibilità agli abitanti della wilaya di stampare le foto formato-tessera necessarie per i loro documenti, evitando di percorrere chilometri di deserto. Nei villaggi non ci sono infatti studi fotografici e l’unica soluzione rimane quella di recarsi nella città più vicina (il tempo necessario può variare da una a tre ore). Ciò comporta costi tali (taxi, stampa delle foto) che anche una banale fotografia rappresenta un problema diventando quasi un miraggio irraggiungibile. I fondi raccolti con la vendita del calendario saranno utilizzati per il completamento dei due progetti. Questo è il nostro intento, questo è il nostro “Obiettivo Sahrawi”.
Sebastian Bages (Colombia)
Nelle illustrazioni di Bages si nascondono portali per altri mondi. Spiriti guida, creature dal corpo difforme o evanescente penetrano nel quotidiano dei personaggi e lo permeano di magia… Ma forse la magia qui evocata sta semplicemente, e genialmente, nel dare corpo a una emozione, ad un sogno, un pensiero.
Davey Jones (USA) & Dayvid LeMmon (USA)
Davey Jones and Dayvid LeMmon sono due artisti americani che si avvalgono del mezzo della fotografia per raggiungere stupore attraverso post-produzione e fotomanipolazione digitale: mentre i lavori di Jones ci portano direttamente sul set adrenalinico d’un film d’azione, l’opera di LeMon è reminescente e monocroma, come le acqueforti dei grandi maestri o, per tornare al paragone con il cinema, come i film di Bergman
fino al 10.VII.2009 Astrid Nippoldt
Roma, The Gallery Apart
Un dialogo tra acquarelli colorati e fotografie in bianco e nero. Per raccontare l’oscurità dell’uomo, facendo parlare il bosco e la guerra. Cinema e storia s’intrecciano, per mano d’una studiata ricerca visuale…
pubblicato giovedì 2 luglio 2009
Sei nuvole di napalm si nascondono dietro origami di acquarello colorato e sfilano in coppia nella piccola nicchia della The Gallery Apart; non sembra, eppure quelle macchie gioiose esprimono suggestioni belliche del ricordo infantile di Platoon, diretto da Oliver Stone nel 1986.
Intorno a loro, frame del bosco in bianco e nero di Es geschah am hellichten Tag rivelano, contrariamente ai disegni, un espressionismo rielaborato in analogico, inquieto e silenzioso: è così che Astrid Nippoldt (Giesse, 1973; vive a Berlino) racconta i suoi boschi malvagi, fermando il tempo e immortalando il ricordo visivo che la storia del cinema le ha regalato.
Mentre gli acquarelli si delineano in tutta la loro semplice chiarezza, manifestando nell’esplosione del gesto grafico l’amarezza della guerra, le fotografie si crogiolano nella loro oscurità originaria, rendendo nitido quell’alone di mistero proprio del bosco, che diviene il principale protagonista dell’immagine. Ancora una volta, Nippoldt si lascia ispirare dal film di Vajda del 1958; ma se per la trilogia video presentata alla Fondazione Olivetti nel 2006 di quella pellicola aveva sfruttato l’inquietudine della colonna sonora, per la galleria romana immobilizza il terrore sospeso del frame, catturando tronchi e massi rocciosi informi, fotografando nuovamente quel bosco per sfruttarne l’immagine e non più il suono.
Le foto in mostra lasciano esplicitamente da parte la figura umana; perdono la trama a cui erano legate, per mostrare una natura silenziosa e osservante, che conosce i misfatti dell’uomo – omicidi loschi e rituali macabri – senza nascondere allo stesso tempo quella qualità attrattiva che la rende affascinante e fascinosamente crudele.
La stampa a getto d’inchiostro piezoelectric permette inoltre alla carta fotografica di trattenere il nero e rendere quasi palpabile e ben distinta la parte più scura dell’immagine; il contrasto con la sfocatura opaca in secondo piano del frame catturato si allontana e si nasconde dallo sguardo del fruitore, che si perde nella ricerca vana del misfatto. Il nero, in primo piano, risalta e invade l’occhio, e se inizialmente si erige a ostacolo visivo, subito dopo lascia spazio al sentiero sconosciuto della sfocatura.
Nippoldt però si concentra anche sul particolare e, laddove ha lasciato visibile la vegetazione totalizzante intrisa d’oscurità , in alcuni scatti avvicina l’obiettivo alla fisicità di un tronco o di un masso, lasciando che pulviscoli uniformi si distinguano nell’opacità del soggetto ripreso, ora poco riconoscibile.
“L’artista considera la condizione di suspense – sapientemente elaborata nella storia dal linguaggio cinematografico – un metodo efficace per scuotere/confondere i parametri del familiare, per restituire l’icona nel suo stato di potenzialità e irripetibilità â€, scrive Ilaria Gianni presentandola per la prima volta all’Italia nel 2006 con Grutas. Scuotere e confondere è ciò che si nota anche nei lavori dei suoi boschi, dove l’acquarello si confonde con l’acido naftenico e il bosco con la bellezza dell’ignoto.
flavia montecchi
mostra visitata il 24 giugno 2009
dall’otto maggio al 10 luglio 2009
Astrid Nippoldt – Böse Gehölze (Boschi malvagi)
The Gallery Apart
Via della Barchetta, 11 (zona campo de’ Fiori) – 00186 Roma
Orario: da martedì a sabato ore 16-20 o su appuntamento
Ingresso libero
Info: tel./fax +39 0668809863; info@thegalleryapart.it; www.thegalleryapart.it
I suoi soldati Israeliani emergono da una società e una cultura che li esibisce sui media, nella storia locale, nell’arte, al cinema e soprattutto in strada, per mostrare la loro umanità tutt’altro che dura e aggressiva e tutto quello che non è solo un numero su una divisa. I suoi soldati si riuniscono intorno ad un tavolo, strizzando l’occhio all’ultima cena di Leonardo Da Vinci (1999 work Untitled, ultima foto di questa gallery) e anticipano il taglio stilistico e scenografico ancora più evidente in Bible Stories, l’ultima serie fotografica di Adi Nes che riconduce tutto all’origine, per mostrare qualcosa di nuovo su di se e il mondo dal quale proviene.
Per approfondire la conoscenza di questo fotografo israeliano ‘gay dichiarato’, con tutto quello che ciò comporta anche in una città liberale, moderna e occidentale come Tel Aviv, consiglio questa illuminante intervista, mentre una buona raccolta delle sue serie fotografiche è visibile alla Sommer Contemporary Art di Tel-Aviv, che lo rappresenta insieme alla Jack Shainman Gallery di New York e alla Gallery Praz Delavallade di Parigi.