Articoli marcati con tag ‘contare’
domenica, 5 dicembre 2010
Ciao a tutti 
Sono nuovo qui ma ho avuto modo di leggere numerosi topic sull’argomento.
Sono un possessore dell’ormai ‘vecchia’ 350D, con cui ho fatto qualche migliaio di scatti, ma che ora ho un po’ abbandonato, per mancanza di tempo e/o voglia/fantasia.
Il mio parco ottiche è pressoché nullo, se non per il plasticone in bundle con la macchina e il ‘biancone’ 70-200 f/4 che adoro per la resa dei colori e del dof.
Ma facciamo un’altra piccola introduzione:
più o meno un anno fa, ho dovuto girare con degli amici un corto per un concorso (poi vinto, con una telecamerina di 5 anni fa, pagata pochissimo, qualità pessima!), per il quale avreu avuto una marea di idee che però, con la videocamera che mi ritrovavo, erano impossibili da realizzare (e quindi -per certe parti- ho dovuto cavarmela lavorando completamente al computer).
A quel tempo cominciavano ad apparire in rete video girati con le DSLR, e mi ero innamorato: ho chiesto in giro per provarle personalmente ma, vivendo in una piccola città ed essendo le macchine ‘appena uscite’, non conoscevo nessuno che le avesse e i negozi non potevano noleggiarmele. La resa era paragonabile a macchine da presa cinematografiche da 5k+€, anche con una 500D (o 550D?), che però non aveva la messa a fuoco manuale, se non usando piccoli trucchetti.
Ora, a me piace fare foto un po’ a tutto, prediligo ritratti, ho aiutato in qualche matrimonio, pochi paesaggi ma mi piacciono le architetture, che però non riesco a fotografare al meglio in quanto sotto i 70mm ho un’ottica che è un ‘plasticone’! Non ho mai fatto foto sportive (potrebbe capitarmi in futuro) e quindi non sento l’esigenza della macchina più veloce del far west.
Ma la cosa che mi interesserebbe davvero di più sarebbe passare dal montare/fare la post produzione di video già girati, alla possibilità di sbizzarrirmi nel girare piccoli corti con un gruppo di amici, come abbiamo fatto per il concorso dell’altr’anno, potendo però contare su un footage di discreta qualità. Le inquadrature che preferisco sono in condizioni di poca luce e alto contrasto, poco movimento dei soggetti, dof.
Quindi dopo un po’ di inattività vorrei ributtarmi sul mercato delle reflex, che nel frattempo si sono innovate, sono migliorate, peggiorate… questo lo sapete meglio di me!
Il mio budget non è altissimo, 1000€? Con una piccola possibilità di alzarlo in un futuro (poco) prossimo.
Quindi le scelte ricadrebbero su:
550D (che vorrei escludere a priori, sono stufo di maneggiare plastichetta), 60D (che è un po’ meno plastichetta) ed un’eventuale 7D, ma che sforerebbe di gran lunga dal budget.
Ho visto che ci sono stati molti topic a riguardo, sia su 60D vs 50D (che però non posso prendere in considerazione in quanto mi interessa il lato video), sia su 60D vs 7D.
Cerco di riassumere quello che mi è rimasto dalle varie letture:
Secondo molti la 7D è ‘su un altro pianeta’, non dovrei nemmeno metterle a confronto. Beh, in realtà ultimamente tutte le recensioni comparano 60d e 7d, con un’eventuale aggiunta della T2i (550d).
I sensori alla fine sono identici e cambia solo ‘l’involucro’. Certo, il feeling di una 7D non è nemmeno comparabile alla 60D, ma per girare video -a livello di ergonomia- fanno pena entrambe, come tutte le DSLR! Per scattare foto cambia eccome, ma fino ad adesso ero abituato alla 350D e potrei abituarmi tranquillamente ad una 60D.
Lo schermo orientabile non lo prenderei in considerazione, è una cosa molto carina e molto utile in certe situazioni, ma non lo ritengo né un pro, né un contro. Mi è totalmente indifferente e ininfluente nella scelta (per non parlare della post-produzione on-board! Penso che se mai acquisterò una 60D, non la proverò neanche!).
Il mirino e il sistema AF è nettamente migliore sulla 7D, ma davvero ne sentirei la mancanza in foto ‘tranquille’ come ritratti, natura morta, composizioni, feste, matrimoni e… video?
La velocità di scatto poi non mi interessa affatto: non andrò mai a fotografare gare di F1.
La microregolazione AF penso sia l’unica cosa che mi farebbe rimanere l’amaro in bocca se dovessi optare per una 60D. Non ne conoscevo l’esistenza fino a quando non sono venuto qui a leggere i vari topic sull’argomento, ma sembrerebbe essere una cosa abbastanza importante. La domanda però è: se dovessi ritarare un obiettivo, dovrei mandare il corpo e l’obiettivo in assistenza: pagherei la regolazione o meno? Se è coperto dalla garanzia, allora potrei farlo tranquillamente una-tantum e non ci penso più, no?
E quali sono i tanti pregi in più della 7D: molti li danno per scontati, ma vorrei leggerli esplicitamente da persone con una tonnellata di esperienza in più di me.
Tenete poi in considerazione che le discussioni che ho letto parlavano di una differenza di prezzo di 1-200€, mentre ora la differenza tra una 60D e una 7D in italia è di 2-300€! (o sbaglio?) [approposito, dove mi consigliereste di acquistare al prezzo minore?].
Quello che voglio capire è: la 7D merita davvero -per le mie esigenze- la spesa in più, che per me sarebbe MOLTO significativa? Non voglio pareri totalmente di parte, vorrei arrivare a una conclusione che magari potrebbe interessare anche altri utenti. Quindi non voglio sentirmi dire ‘è come scegliere tra una fiat e una bmw’, perché secondo me non è vero. Il motore delle 2 reflex è lo stesso: sono l’involucro e gli accessori che cambiano. E ognuna delle due ne ha di validi, seppur di diverso tipo.
Altra cosa: verso cosa potrei orientarmi per sostituire il 18-55?
Fonte Google News
Tag:adoro, Altr, contare, fantasia, Far West, Macchine Da Presa, ottica, Parti, Reflex
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lunedì, 29 novembre 2010
Salve a tutti!! Sono una new entry sia del forum che del mondo reflex!
Sono un appassionato di fotografia e mi sono deciso a fare il grande passo, da compatta a reflex; ho aspettato quindi l’occasione giusta. Potendo contare su diversi “contributi” il budget complessivo ammontava sui 500 euro circa ed il mio dubbio era quindi dover scegliere fra una nikon D3100 e ,appunto,una canon( pur trattandosi di entry level volevo qualcosa di duraturo). Alla fine, approfittando di una “occasione” su Amazon ho acquistato la eos 500d in kit con lo standard 18-55is. Il tutto mi arriverà a giorni
Ora, è stata una scelta corretta a vostro giudizio? Da profano quale sono la canon mi ha dato la sensazione di essere più durevole nel tempo, in vista di possibili esigenze future e di migliore qualità negli scatti. Mi affido alla vostra esperienza! 
Ps. non vedo l’ora di poterla provare e di cimentarmi negli scatti, pur sapendo di avere parecchio da studiare!
Fonte Google News
Tag:Ama, amazon, Appassionato, Approfittando, appunto, armi, Asp, budget, canon, canon eos, Canon Eos 500d, casio, compatta, conta, contare, Corre, del mondo, dg, Dia, Dov, Dove, Dover, dubbi, Eflex, eos, eos 5, eos 500, Eos 500d, Essi, Euro, Ff, foto, Fotografi, fotografia, Fr, Gio, irc, Iso, l occasione, mmo, Mondo, mondo reflex, Nda, News, Nik, nikon, nikon d3, occasione, passi, passo, Pl, Profano, prova, Rand, Refl, Refle, Reflex, Retta, rive, Stat, studi, Vista
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domenica, 28 novembre 2010
Visto che nel forum se ne dibatte parecchio, visto che ho avuto sia 5DII che 7D e considerato che le ho utilizzate parecchio per foto sportive… apro questo topic per riportare le mie impressioni di uso pratico della due macchine
Premesso che la fotografia “action” ha davvero molte sfaccettature, parlerò degli sport in cui ho esperienza, cercando di fare qualche analogia…
Cominciamo dal modulo AF…
…vediamo com’è fatto:
- la 5DII ha il punto centrale a croce (legge sia le linee verticali che orizzontali) ed ha gli 8 laterali che leggono le sole linee verticali. L’unico punto “assistito” è il centrale che ha intorno 6 punti (invisibili) che leggono le sole linee verticali.
- la 7D ha 19 punti, tutti a croce e si può scegliere per qualsiasi punto di farlo lavorare da solo o con l’assistenza dei punti circostanti. Inoltre ha la possibilità d’impostare diverse variabili come la sensibilità dell’inseguimento e la priorità alla velocità o al fuoco.
…e a che serve nella foto d’azione:
anche nella fotografia d’azione la composizione dell’immagine è un elemento essenziale per uno scatto ben riuscito e a differenza di generi fotografici più “statici” come paesaggi, ritratti o still life, è davvero raro che si possa mettere a fuoco e poi ricomporre. Per cui le opzioni sono due… fuocheggiare a mano o sfruttare i diversi punti dell’AF in modalità “AI Servo”
Fuoco a mano:
Quando un soggetto ha una traiettoria prevedibile o comunque obbligata si usa la tecnica del pre-fuoco, cioè si mette a fuoco il punto in cui passerà il soggetto e si scatterà nel momento esatto in cui il soggetto passerà in quel punto… per avere un margine d’errore potremo impostare un diaframma più chiuso per controllare la PDC oppure utilizzare lenti corte che garantiscono molta PDC anche a diaframmi aperti…
In questa condizione la 5DII va alla grande e dona alle immagini tutta la qualità di cui è capace… con una considerazione: la PDC del FF è di uno stop in meno e quindi , per avere la stessa PDC (a parità di scena inquadrata) se con l’APS-C fossimo ad f/4 e 1/1000 di sec., con il FF dovremo essere ad f/5,6 ed 1/500 di sec.; il che potrebbe risultare in un tempo troppo lento per congelare l’azione. In tal caso dovremmo alzare gli ISO del FF di uno stop, perdendo parte del suo vantaggio sul rumore.
Ecco un paio di esempi di fuoco a mano:
In questo primo esempio una focale corta, 15mm ad f/8, ha permesso di avere una grande PDC

In questo secondo esempio, l’utilizzo dei flash risolve il probelema di un eventuale tempo troppo lento

Utilizzo dell’Auto Focus (in modalità AI Servo):
in altre situazioni l’utilizzo del fuoco manuale è, almeno per i comuni mortali, impossibile e ci si deve affidare all’AF. Quindi decideremo, ai fini della composizione, la posizione che il nostro sogetto dovrà avere nel fotogramma ed imposteremo il punto Af più adatto… Quì la 5D inizia a mostrare concretamente tutti i suoi limiti perchè i punti esterni sono poco lontani dal centro (problema per la composizione), usano solo le linee verticali (quindi molto meno precisi, in particolare su superfici uniformi o lisce), non sono assistiti dai punti contigui (il nostro soggetto non sempre si muoverà in modo prevedibile) e non possiamo regolare la sensibilità dell’inseguimento (che fine fa la messa a fuoco se s’interpone un altro elemento, anche solo per un attimo, tra noi ed il soggetto?)… LA 7D, dal canto suo, ha una risposta a tutte queste esigenze… a patto di impostarla nel modo giusto 
Partiamo dal punto AF… negli scatti quì sotto vediamo come si comportano le due macchine in un panning (ci muoviamo con il soggetto e scattiamo al momento opportuno):
Con la 7D inquadreremo il nostro soggetto nel punto di riferimento (rosso) e saremo anche tranquilli che se si dovesse inclinare in modo non previsto, avremmo gli altri punti ad assisterci
AF Canon 7D (in rosso il punto AF scelto in azzurro quelli d’assistenza)

Nel caso della 5DII, invece avremo un solo punto (non a croce) e per evitare di tagliare l’ombra del rider, saremo costretti a fuocheggiare su un area molto difficile come il portatarga o la forcella, il che potrebbe mettere in crisi l’AF e darci una lettura errata (fuori fuoco) o peggio perdere il fuoco (AF hunting) e quindi anche la possibilità di scattare… scatto perso!! Inoltre, l’area in questione è anche su di un piano più lontano dal busto ed il casco, il che ci obbligherà a chiudere di più il diaframma per avere maggior PDC ed il tempo, di conseguenza, sarà più lento… bene per un panning, meno bene se volessimo congelare l’azione.
AF Canon 5DII (in rosso il punto AF scelto)

Passiamo alla regolazione della regolazione della sensibilità dell’inseguimento che è molto utile nelle situazioni in cui qualcosa (un giocatore diverso dal nostro soggetto, un palo, del fango o altro) s’interpone tra noi ed il nostro soggetto.
In questo scatto d’esempio le gocce avvolgono il soggetto ed un AF settato in modo standard potrebbe mettere a fuoco sull’acqua invece che sul soggetto (o peggio perdere il fuoco) facendoci, anche in questo caso, perdere lo scatto.
In questo particolare esempio, visto che le gocce sono abbastanza vicine al rider, un rimedio semplice potrebbe essere quello di aumentare la PDC chiudendo il diaframma, con le conseguenze già descritte e la perdita di parte della sfocatura dello sfondo. Ma se l’ostacolo fosse più grande o vicino, non potremmo fare molto… In queste circostanze l’AF della 7D ci viene decisamente in contro e ci permette di regolare la sensibilità dell’inseguimento (per non perdere il fuoco) e la priorità allo scatto vs l’aggancio della messa a fuoco (per scattare anche con una MAF non perfetta, ma scattare e portare a casa la foto comunque)
AF Canon 7D (in rosso il punto AF scelto in azzurro quelli d’assistenza)

ed ecco la stessa immagine con la 5DII… il puto cade in un’area molto difficile ed il mantenimento della MAF diventa più che altro una questione di fortuna.
AF Canon 5DII (in rosso il punto AF scelto)

Ecco un altro esempio dove l’atleta ha alzato la tavola e quindi assunto una posizione più raccolta del previsto…
Con la 5DII il rider sarebbe uscito dalla zona coperta dall’AF ed avremmo messo a fuoco lo sfondo o peggio non avremmo potuto scattare per la perdita totale del fuoco
AF Canon 5DII (in rosso il punto AF scelto)

Al contrario, con la 7D riusciremmo a mantenere la messa a fuoco e la composizione che avevamo progettato
AF Canon 7D (in rosso il punto AF scelto in azzurro quelli d’assistenza)

Per ora abbiamo parlato solo di messa a fuoco ma, anche nel caso di messa a fuoco a mano, la 5DII potrebbe darci del filo da torcere anche nalla situazioni in cui serve velocità di scatto o raffica…
Velocità di scatto… la 5DII ha un tempo di oscuramento del mirino al momento dello scatto di circa 150ms. In questo lasso di tempo noi non vediamo nulla e, se ci aggiungiamo che stamo seguendo il nostro soggetto con un solo punto AF (senza assistenza dei laterali), potremmo perdere il controllo della scena inquadrata.
La 7D ha un buio di circa 100ms e l’assistenza dei punti contigui il che ci permette di avere maggior controllo sullo svolgersi dell’azione.
La raffica… i 4 fps scarsi della 5DII sono un po’ pochini per registrare una sequenza o trovare l’attimo perfetto in cui il gesto atletico è all’apice. Poter contare su 8fps, ci da la possibilità di catturare il momento migliore o sequenze come questa…

Per concludere… la 5DII, se conosciuta a fondo e se ci si adatta ai suoi limiti, permette di spaziare anche nel campo della fotografia d’azione ma non pùo essere lo stumento primario per un fotografo che annovera questo genere tra i suoi preferiti.
Lunghetta eh?? …spero almeno possa essere utile a qualcuno
Fonte Google News
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mercoledì, 11 novembre 2009

Calendario “Obiettivo Sahrawi” foto di Giulio Di Meo
Il calendario è stato realizzato con l’intento di raccogliere fondi per riattivare l’arena cinematografica e per completare il laboratorio di fotografia digitale; entrambi situati nel campo di El Ayoun. La realizzazione di questi due progetti rientra nell’ambito delle nuove forme di cooperazione che l’Arcs, negli ultimi anni, sta cercando di portare avanti con il popolo Sahrawi, promuovendo “progetti di formazione” rivolti soprattutto ai giovani e destinati alla conoscenza e alla crescita nei settori delle arti visuali e della musica. Dalla volontà di realizzare un luogo di aggregazione e di far conoscere una forma di arte visuale ignota alla gran parte dei Sahrawi che vivono nella regione di Tindouf, nel 2004 è nata l’idea progettuale di costruire, nella zona adiacente al centro culturale della Wilaya di El Ayoun, un’arena cinematografica rivolta a tutta la popolazione. L’arena, finanziata dall’Arci e dalla provincia di Roma, è stata realizzata nell’estate del 2005 ed è dedicata alla memoria di Tom Benetollo e Otello Urso. Il successo di questo “cinema nel deserto” è stato immediato: un grande schermo diventato la finestra sul mondo per centinaia di sahrawi, giovani e adulti. A seguito di violenti temporali e all’usura inevitabilmente prodotta dalle difficili condizioni ambientali, il muro che fungeva da schermo si è deteriorato in maniera definitiva e il progetto si è purtroppo interrotto. Vista l’importanza che riveste per la popolazione saharawi, l’Unione Circoli Cinematografici Arci ha deciso di destinare un contributo significativo per rimettere in piedi l’arena cinematografica. L’altro progetto, legato alla fotografia e denominato “Deserto Rosa”, è nato da una collaborazione tra il fotografo Giulio Di Meo e l’Arcs, ed è stato avviato nell’Aprile 2009. Questo progetto prevedeva non solo la fornitura dell’attrezzatura utile a realizzare un laboratorio di stampa all’interno del centro di cultura Olof Palme, nella wilaya di El Ayoun, ma anche un breve corso rivolto ad un gruppo di donne degli accampamenti. L’intento era duplice: quello di dare ad un gruppo di ragazze sahrawi uno strumento per raccontare e denunciare le difficili realtà di vita nei campi profughi e nello stesso tempo dare la possibilità agli abitanti della wilaya di stampare le foto formato-tessera necessarie per i loro documenti, evitando di percorrere chilometri di deserto. Nei villaggi non ci sono infatti studi fotografici e l’unica soluzione rimane quella di recarsi nella città più vicina (il tempo necessario può variare da una a tre ore). Ciò comporta costi tali (taxi, stampa delle foto) che anche una banale fotografia rappresenta un problema diventando quasi un miraggio irraggiungibile. I fondi raccolti con la vendita del calendario saranno utilizzati per il completamento dei due progetti. Questo è il nostro intento, questo è il nostro “Obiettivo Sahrawi”.
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mercoledì, 30 settembre 2009

Programma
Il corso prevede la permanenza nei campi profughi della Wilaya di El Ayoun. Gli studenti saranno ospiti presso le famiglie saharawi, in modo da conoscere da vicino le condizioni e le tradizioni di questo popolo. Il primo giorno, dopo la sistemazione e le presentazioni, verranno visionati i portfoli dei vari studenti e successivamente illustrate le tecniche e i consigli utili per introdurci nel mondo della fotografia sociale. Ogni giorno si andrà in giro per i campi profughi, tuffandosi in pieno deserto, nella quotidianità di questo splendido popolo; entreremo nelle loro tende, ascolteremo le loro storie, assaporeremo l’aroma dei loro buonissimi thè pronti ad imprimere su sali sensibili le nostre/loro emozioni. Dedicheremo poi le serate all’editing del lavoro svolto, discutendo e confrontando le varie fotografie. Da qui selezioneremo insieme le immagini che diventeranno alla fine il frutto del nostro viaggio. Ogni studente, comunque, alla fine del corso dovrà raccontare con un gruppo d’immagini la sua personale esperienza. Sarà inoltre realizzata una presentazione video con i migliori scatti dei partecipanti. La quota di partecipazione è di 1.500 euro e comprende viaggio, vitto e alloggio, assicurazione e spostamenti interni e ogni altro costo riferito alla realizzazione del corso in loco (sono esclusi i materiali dei singoli partecipanti mentre sono compresi tutti i materiali di gruppo). Al rientro in Italia, i migliori scatti saranno utilizzati per comporre una mostra fotografica che sarà promossa all’interno del circuito Arci.
Progetto “Deserto Rosaâ€
Una parte della quota sarà utilizzata per la seconda parte del progetto “Deserto Rosaâ€, con il completamento del laboratorio di fotografia digitale nella Scuola Olof Palme della Wilaya di El Ayoun.
Contenuti del Corso:
Lezioni Teoriche (2 lezioni di due ore):
o Introduzione al reportage; definizione e distinzione delle forme in cui si sviluppa il reportage, cenni di storia del reportage, sviluppo della fotografia documentaria in Europa e in USA;
o Il reportage del quotidiano, il “fattore umanoâ€, la fotografia di strada, il reportage delle piccole cose, il fotografo delle situazioni “normali†della gente “normaleâ€;
o Il comportamento del fotografo, il rispetto di chi si fotografa, il dialogo e la socializzazione con i soggetti, la spontaneità dei soggetti;
o La costruzione della storia, la soggettività sociale e politica, l’oggettività ;
Editing (4 lezioni di due ore):
• Sedute di critica e selezione.
Lezione Pratiche:
Uscite fotografiche giornaliere dalla mattina al tramonto.
Periodo: 26 Dicembre 2009- 03 Gennaio 2010
(date da confermare)
Info: www.attivarci.it www.giuliodimeo.it
campidilavoro@arci.it info@giuliodimeo.it

Tag:3D, a3, ada, Alloggi, alloggio, Amp, ampi, anno, apo, arci, aroma, Art, arte, asc, atto, azioni, b0, biglietto, campi, campi profughi, canon, cenni, colte, compo, comporta, comprende, conosce, conta, contare, Corsi, corso, corso di fotografia, cose, costo, critica, Cura, d30, Dice, Digitale, documenta, due ore, e2, elezione, emozioni, eta, Europa, f9, fattore, ferma, forme, foto, fotografa, Fotografi, fotografia, fotografia digitale, fotografia sociale, fotografic, fotografico, fotografie, fotografo, frutto, giornali, giro, gita, grafica, Gru, gruppo, il fotografo, images, img, immagini, inizio, insi, interno del, irc, iva, la fotografia, La Storia, lav, lavoro, lezi, lezione, lezioni, liv, loc, Loco, mare, matti, mattina, meo, mossa, mostra, Mostra Fotogra, Mostra Fotografica, nel mondo, News, nikon, nuti, oggetti, Olof Palme, oratorio, palm, piccole cose, poli, polo, popolo, porta, portfoli, posta, presentazione, presi, progetto, programma, pronti, Quot, quota, ranno, realizzazione, reportage, reportage fotografico, resi, riti, rito, saharawi, Sahrawi, sali, sara, scuola, seconda parte, selezione, sensi, serate, socia, soggetti, storia, strada, studente, studenti, sv, sviluppo, Tin, tina, trad, tram, tramonto, verr, viaggi, viaggio, video, vitt, vitto e alloggio, volto, vr, wilaya, Workshop
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venerdì, 14 agosto 2009
pubblicato da Derfy in: Hardware e tecnologia

Raytheon ha sviluppato il più grande sensore agli infrarossi da utilizzare per la meteorologia, difesa ed altro.
Si tratta di un sensore da 16 megapixel che quadruplica la risoluzione di quelli utilizzati attualmente e che consentirà a studiosi ed esperti di lavorare con dati migliori.
Il campo che beneficerà maggiormente di questa tecnologia è la meteorologia che potrà contare su satelliti più semplici da costruire e manutenere.
Foto | Satoru Kikuchi
Via | Engadget
Tag:3D, blog, canon, conta, contare, dg, difesa, dw, engadget, f9, flickr, foto, gadget, images, kikuchi, megap, megapixel, meteorologia, News, photo, pixel, raytheon, rui, sensore, soluzione, studi, tecno, toru
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domenica, 5 luglio 2009
fino al 31.VII.2009
Gabriele Basilico
Roma, A.A.M.
Quando frazioni di quartiere e vedute storiche di città s’immobilizzano dietro la posa eterna di ritratti urbani. Fotografie in bianco e nero di una riconoscibile e riconosciuta poeticità . Ricordando il fotografo dalla semplice e insieme “stupita fissità †della visione…
pubblicato giovedì 21 maggio 2009
Omaggiato a MiArt con una selezione personale delle fotografie più rappresentative della sua carriera,
Gabriele Basilico (Milano, 1944) torna dopo trent’anni nella sede di Architettura Arte Moderna e, tanto per non smentire la commemorazione in suo onore, sono proprio le immagini dei palazzi di Milano e i suoi angoli più noti ad accogliere il visitatore nella sala d’ingresso.
La bella architettura tra attonite sospensioni e stupite fissità testimonia la costruzione razionalista urbana degli anni ‘30, grazie al nome di un artista che non si è mai scostato dal suo modo di osservare il mondo: quel suo fotografare sembra poetizzare il luogo, fissandolo nel tempo di uno scatto che si compiace di un unico oggetto d’immagine e d’indagine. Che siano gli angoli dei palazzi di Milano, le strade di Firenze o i ponti sul Tevere, Basilico non muta il suo approccio al paesaggio e la sua ricerca fotografica resta la stessa: il romanticismo della visione, in grado di esaltare una semplicissima parte di quartiere, è focalizzato sull’attenzione di quella porzione d’immagine e regala allo scatto un carattere distinto, peculiare.

Il lavoro memoriale della A.A.M. porta così a termine un percorso espositivo che “approfitta†del dialogo di Basilico con le sue città per ricordare
Giuseppe Vaccaro,
Giuseppe Terragni,
Adalberto Libera,
Aldo Andreani, e ancora
Angiolo Mazzoni,
Franco Albini e
Giovanni Muzio. Dunque, ciò che più si accosta al criterio espositivo adottato è espresso in una sorta di “revival†anni ‘70-’30; anni, i primi, in cui Basilico dava vita a queste immagini, concrete edificazioni urbane sorte nell’immediato dopoguerra, lungo un ventennio che si protrae dal 1919 al 1939.
La mostra diviene così quasi una sorta di rievocazione, capace d’invitare il pubblico al silenzio proprio dell’osservatore, suggerito dal consueto bianco e nero delle immagini. Sì, perché l’estetica di Basilico si fa forza della posa di ripresa e dei suoi attenti contrasti, ammaliando la città in questione con quel bianconero addomesticatore. Le sue fotografie sembrano diventare una sorta di cimelio ossequioso, in bilico fra la semplicità di ciò che si osserva – immagini/ritratto di un angolo urbano – e la semplicità con cui egli riesce sempre a far raccontare di sé.

Non resta dunque che passeggiare cautamente nelle tre sale espositive, scorgendo come quella semplicità risieda nella complessa diversità d’ogni singola architettura fotografica. Proprio da questa diversità prende forza la concezione ritrattistica di Basilico: la descrizione in soggettiva di un luogo, priva di un’assoluta connotazione propagandistica o sociale.
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Basilico alla Fondazione Merz
flavia montecchi
mostra visitata il 10 aprile 2009
dal 3 aprile al 31 luglio 2009
Gabriele Basilico – Ritratti di Architettura
a cura di Francesco Moschini
A.A.M. – Architettura Arte Moderna
Via dei Banchi Vecchi, 61 – 00186 Roma
Orario: tutti i giorni ore 16-20
Ingresso libero
Info: tel. +39 0668307537; fax +39 064815807; info@aamgalleria.it; www.aamgalleria.it
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domenica, 5 luglio 2009
fino al 10.VII.2009
Astrid Nippoldt
Roma, The Gallery Apart
Un dialogo tra acquarelli colorati e fotografie in bianco e nero. Per raccontare l’oscurità dell’uomo, facendo parlare il bosco e la guerra. Cinema e storia s’intrecciano, per mano d’una studiata ricerca visuale…
pubblicato giovedì 2 luglio 2009
Sei nuvole di napalm si nascondono dietro origami di acquarello colorato e sfilano in coppia nella piccola nicchia della The Gallery Apart; non sembra, eppure quelle macchie gioiose esprimono suggestioni belliche del ricordo infantile di
Platoon, diretto da
Oliver Stone nel 1986.
Intorno a loro, frame del bosco in bianco e nero di
Es geschah am hellichten Tag rivelano, contrariamente ai disegni, un espressionismo rielaborato in analogico, inquieto e silenzioso: è così che
Astrid Nippoldt (Giesse, 1973; vive a Berlino) racconta i suoi
boschi malvagi, fermando il tempo e immortalando il ricordo visivo che la storia del cinema le ha regalato.
Mentre gli acquarelli si delineano in tutta la loro semplice chiarezza, manifestando nell’esplosione del gesto grafico l’amarezza della guerra, le fotografie si crogiolano nella loro oscurità originaria, rendendo nitido quell’alone di mistero proprio del bosco, che diviene il principale protagonista dell’immagine. Ancora una volta, Nippoldt si lascia ispirare dal film di
Vajda del 1958; ma se per la trilogia
video presentata alla Fondazione Olivetti nel 2006 di quella pellicola aveva sfruttato l’inquietudine della colonna sonora, per la galleria romana immobilizza il terrore sospeso del frame, catturando tronchi e massi rocciosi informi, fotografando nuovamente quel bosco per sfruttarne l’immagine e non più il suono.

Le foto in mostra lasciano esplicitamente da parte la figura umana; perdono la trama a cui erano legate, per mostrare una natura silenziosa e osservante, che conosce i misfatti dell’uomo – omicidi loschi e rituali macabri – senza nascondere allo stesso tempo quella qualità attrattiva che la rende affascinante e fascinosamente crudele.
La stampa a getto d’inchiostro piezoelectric permette inoltre alla carta fotografica di trattenere il nero e rendere quasi palpabile e ben distinta la parte più scura dell’immagine; il contrasto con la sfocatura opaca in secondo piano del frame catturato si allontana e si nasconde dallo sguardo del fruitore, che si perde nella ricerca vana del misfatto. Il nero, in primo piano, risalta e invade l’occhio, e se inizialmente si erige a ostacolo visivo, subito dopo lascia spazio al sentiero sconosciuto della sfocatura.
Nippoldt però si concentra anche sul particolare e, laddove ha lasciato visibile la vegetazione totalizzante intrisa d’oscurità , in alcuni scatti avvicina l’obiettivo alla fisicità di un tronco o di un masso, lasciando che pulviscoli uniformi si distinguano nell’opacità del soggetto ripreso, ora poco riconoscibile.

“
L’artista considera la condizione di suspense – sapientemente elaborata nella storia dal linguaggio cinematografico – un metodo efficace per scuotere/confondere i parametri del familiare, per restituire l’icona nel suo stato di potenzialità e irripetibilità â€, scrive Ilaria Gianni presentandola per la prima volta all’Italia nel 2006 con
Grutas. Scuotere e confondere è ciò che si nota anche nei lavori dei suoi boschi, dove l’acquarello si confonde con l’acido naftenico e il bosco con la bellezza dell’ignoto.
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The Gallery Apart
Via della Barchetta, 11 (zona campo de’ Fiori) – 00186 Roma
Orario: da martedì a sabato ore 16-20 o su appuntamento
Ingresso libero
Info: tel./fax +39 0668809863; info@thegalleryapart.it; www.thegalleryapart.it
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lunedì, 22 giugno 2009

Con un ebook potete dare alle vostre foto un tono più professionali e mostrare il vostro lavoro ad un pubblico più vasto.
I vantaggi del formato ebook sono la possibilità di raccontare una storia che si sussegue con le immagini disposte con cura e che guidano l’occhio del lettore. L’essere una piccola collezione invoglia gli utenti a sfogliarlo e condividerlo più facilmente fra loro.
Inoltre rimane più impresso un lavoro omogeneo come questo rispetto all’indirizzo del vostro account Flickr. Il formato elettronico, inoltre, vi slega dai problemi e costi della stampa e vi da la possibilità di introdurre link ad altre risorse, come ad esempio il vostro sito web.
Continua a leggere: Mostrate le vostre foto in maniera professionale con un Ebook
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venerdì, 22 maggio 2009

Le immagini con cui continuiamo, nel nostro immaginario collettivo, a rappresentare il Brasile spesso nascono e allo stesso tempo alimentano un gran numero di stereotipi. È cosi ad esempio se pensiamo al caffé, al carnevale, al calcio, alle proverbiali bellezze femminili o alla grande diffusione della violenza e della criminalità . Questi luoghi comuni, o meglio queste rappresentazioni, oggi sempre più veicolate proprio attraverso le immagini, se pur reali, altro non sono che delle semplificazioni che rischiano di frapporsi, come densi filtri, alla comprensione di una realtà culturale, economica e sociale ben più complessa. Da qui nasce quindi l’esigenza di avvicinarsi anche attraverso la fotografia a quegli scorci della società brasiliana che facilmente ci possono apparire meno consueti, perché spesso solo sfiorati dalle grandi vie della comunicazione. E’ in questo modo che i volti dei contadini, la gioia dei bambini, i ritmi delle giornate di lavoro scandite dal sole e dal caldo, la terra aspra e rossa, le feste, i canti, la nostra “bella ciao”, il riso e fagioli, la birra e la cachaça acquistano una dimensione diversa, reale.
(continua…)
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