domenica, 28 novembre 2010
Ciao a tutti
sono interessato all’acquisto del suddetto obiettivo, e, forte di tutti i commenti positivi che si leggono qui sul forum su questa lente, ho pensato, vado sul sicuro…ma mi sono accorto che forse non è così
La persona che vende il 17-40 (gentilissimo) mi ha inviato dei raw (in realtà sraw ma poco cambia) a f/4 e f/8 di foto fatte con questa lente sulla 5dmk2 e, abituato su aps-c con il canon 10-22, pensavo non si discostasse molto come qualità, invece negli angoli la qualità della foto cala, non vistosamente, di più! E anche al centro mi aspettavo qualcosa di meglio, ma vabè lì si può sistemare…sono gli angoli che + mi turbano
Al chè ho pensato che per avere una foto decente dovrei croppare quando agli angoli inizia il calo…ma così perdo il grandangolo…
Il canon 16-35 è fuori questione xchè costa troppo e poi un diametro di 82 della lente frontale è decisamente troppo e se dopvessi montarci dei filtri costerebbero quasi come la lente
Chi usa il 17-40 su ff può confermare questa cosa?
Quello che vorrei sapere è: è il comportamento normale del 17-40 e sono io che mi aspetto troppo, oppure la lente ha qualcosa che non va?
Grazie a tutti!
Fonte Google News
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domenica, 28 novembre 2010
Ho atteso per diversi mesi l’uscita di questo obiettivo, primo perché decisamente soddisfatto del suo fratellino minore, il 28-75, secondo perché ero sguarnito di teleobiettivo da quando mi ero disfatto dello zoomone tuttofare di casa Canon e del macro Sigma.
Questo zoom tele ha il solito nome lunghissimo tipico dei Tamron e per parlare delle sue caratteristiche principali un buon spunto di partenza puó essere quello di analizzare i vari acronimi che lo compongono.
Allora, SP sta per Superior Performance, che sarebbe – con le dovute distanze – la serie L della casa nipponica. Niente tropicalizzazione o costruzione a prova di scud iracheno, ma l’impressione che dá é in ogni caso quella di un signor obiettivo per fotoamatori evoluti, che poi é il target cui si rivolge.
La focale é 70-300, quindi si va dal medio tele al tele. Sul sito della Tamron dicono che vada da dio per cogliere animali allo stato brado, sport ed eventi. Dicono pure che é eccellente per “dramatic portraits” e paesaggi. Se lo dicono loro io ci credo, eh. Per ora ho realizzato ritratti (non so se erano drammatici) e fatto qualche scatto senza senso fuori dalla finestra.
L’apertura massima di diaframma é f/4.0 e rimane fino a prima dei 135 mm dove passa a f/4.5, per risultare f/5.6 sopra i 200 mm.
Di é il corrispondente della sigla EF per Canon, cioé indica che si tratta di un obiettivo per full frame, che va naturalmente anche su APS-C. Sulla mia carretta (450D) col dovuto fattore di crop risulta un 112-480, niente male, quasi quasi vado a immortalare uccelli (intendo i pennuti).
VC sta per Vibration Compensation, soluzione adottata giá su altre lenti di casa. Trattasi di un sistema a basso attrito molto rapido e basato su un sistema a tre assi (tre attuatori elettromeccanici che in base al segnale ricevuto da due giroscopi, orizzontale e verticale) che fanno traslare il gruppo ottico stabilizzatore su tre sfere in acciaio) molto rapido ed efficace. Gli scienziati di casa Tamron dicono che si possa arrivare fino a 1/20 di secondo (rapido calcolo: 4 stop)
Negli scatti di prova ho contenuto il micromosso a 300 mm con uno stop e mezzo in meno (1/8 s), ma bisogna anche dire che pur nella mia pochezza fotografica ho se non altro la mano abbastanza ferma.
Lo stabilizzatore fa decisamente comodo considerando la non eclatante luminositá data da uno schema ottico di 17 lenti raggruppati in 12 gruppi. In tutta questa accozzaglia di vetro fanno bella mostra una lente XLD (una sorta di fluorite dei poveri) e una LD per contenere al minimo le aberrazione cromatiche. La lente frontale é da 62 mm (c’avessi un filtro uguale all’altro).
Il diaframma é a 9 lamelle e garantisce uno sfocato gradevole.
USD significa Ultrasonic Silent Drive ossia la motorizzazione a ultrasuoni installata per garantire una messa a fuoco rapida e silenziosa (primo obiettivo Tamron ad esserne dotato).
Giusto ieri sera mi sono trovato in studio con un amico e anche in condizioni di scarsissima luminositá devo ammettere che il nuovo Tammy s’é comportato benone, andando in fico solo nell’occasione in cui si provava una silhouette veramente oscura.
La distanza minima di messa a fuoco é 1,5 con un rapporto d’ingrandimento di 1:4 tale da non meritarsi l’appellativo Macro che Tamron e Sigma piazzano allegramente a diversi loro prodotti.
L’obiettivo e’ IF, cioé con messa a fuoco interna. Non ruotano né la ghiera sul barilotto né la lente frontale, permettendo cosí l’utilizzo del paraluce a petalo fornito in dotazione e di eventuali filtri polarizzatori (vi ho mai detto che non ho due obiettivi con lo stesso diametro di filtro?).
La nitidezza, che é una roba che sta a cuore a davvero tanti qua dentro, mi pare – per i miei canoni – ottima. Test specializzati hanno rilevato una resa molto alta fino a 212 mm con buone prestazioni a TA, alla focale massima la nitidezza cala, ma sempre entro limiti accettabili.
Purtroppo non ho ancora avuto modo di spremerlo alla luce del giorno, sabato spero di spremerlo abbastanza e di riuscire a postare qualche scatto (che dice piú delle mille parole che ho usato).

http://www.canonclubitalia.com/public/forum/post-a250381-IMG-0575.JPG.html
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domenica, 28 novembre 2010
Un saluto a tutti.
Mi sono appena iscritto al vostro forum per avere alcune informazioni, per me importanti.
Vorrei acquistare una canon digitale eos1000d (solo corpo macchina). Posso poi utilizzare gli obiettivi che usavo (con ottimi risultati) per la mia vecchia Canon AE1 analogica, cioè i seguenti: VITACON f=28mm diametro 52, ADMIRAL 35/70mm diametro 52, KALIMAR f=60/300 mm diametro 76?
Vi ringrazio tanto
Fonte Google News
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lunedì, 12 aprile 2010
Calendario corsi di fotografia in Montagna di Photofarm
Il corso base di fotografia in montagna ha come obbiettivo quello di avvicinare tutti gli amanti delle nostre alpi alla cultura dell’immagine. I temi del corso saranno semplici e immediati per dare la possibiltà a tutti, sia possessori di macchine fotografiche compatte digitali sia reflex fino a chi utilizza ancora i modelli reflex a pellicola.
Il corso prevede due uscite pratiche in montagna per fotografare il paesaggio e la flora alpina, verrà dato molto spazio alle regole compositive, la lettura dell’immagine, il peso.Durante le lezioni teoriche si visioneranno le immagini correggendole, migliorando cosi la qualità delle fotografie nella successiva uscita. Il corso prevede anche cenni di macrofotografia e post-produzione.
Reportage fotografico fra le valli dell’Ossola alla scoperta della natura, la flora alpina i paesaggi d’alta quota e le comunità Walser. Corso ideale anche per chi si avvicina fotografia. Le valli dell’Ossola sono ricche di acque, le cascate del Toce una delle più spettacolari delle alpi. Nella valle oltre a poter fotografare il paesaggio alpino fatto di valli a “U” e grandi cime in questa stagione ancora innevate, si possono realizzare scatti sulla flora alpina e un reportage sulle tradizionali case Walser. I temi del corso saranno sulla composizione del paesaggio, la lettura dei toni e della luce, lo stile fotografico nel reportage.
Dal 30 Maggio al 3 Giugno Workshop esclusivo sull’Etna
L’Etna (Mungibeddu o semplicemente ‘a Muntagna in siciliano) è un vulcano attivo che si trova sulla costa orientale della Sicilia, tra Catania e Messina. È il vulcano attivo più alto del Continente europeo e uno dei maggiori al mondo. La sua altezza varia nel tempo a causa delle sue eruzioni, ma si aggira attualmente sui 3.340 m. s.l.m.. Il suo diametro è di circa 45 chilometri. L’esclusivo workshop fotografico verterà sulla fotografia del paesaggio vulcanico e macrofotografia delle particolari piante che nascono nel luogo, reportage della vita vicino il vulcano. Toccherà i due versanti dell’Etna quello Nord e quello Sud; durante il workshop sarà possibile notare le differenze tra le due zone, la prima caratterizzata da un paesaggio totalmente lavico e di tipo lunare, la seconda più verdeggiante e interessante per la varietà di flora e fauna presente.
Un workshop primo nel suo genere, due giorni per viaggiare dai 3800m in su imparando le tecniche utili a realizzare immagini in quota di impatto. Trucchi e tecniche specifiche di fotografia e alpinismo. Il percorso sicuro è alla portata di tutti che non richiede specifiche capacità alpinistiche. Il corso prevede un pernottamento in quota in rifugio e l’assistenza tecnica di una guida alpina.
Le Odle (“aghi” in ladino) sono tra le montagne piu’ belle e fotografate delle Dolomiti, maestose e spettacolari soprattutto dalla val di Funes. Il nostro itinerario segue il celebre sentiero Munkel, una splendida traversata da Gampen a Brogles appena sopra il limite dei cembri, con scorci fantastici sui monti di Funes e Gardena.
Il trekking fa parte del programma più completo sulla fotografia in montagna organizzato in collaborazione con Mountain Kingdom.
Tag:alpi, alpinfoto, amanti, Catania, Corsi, Corsi di Fotografia, corso base, Costa Orientale, Delle Alpi, Diametro, escursioni, fotografia, fotografo, fotografo professionista, guida alpina, immagine, insegnamento, La Flora, messina, mirko sotgiu, montagna, Montagne, natura, Ossola, photofarm, quota, Reflex, reportage fotografico, scoperta, scuola, sicilia, stile, Temi, trekking, Valli, Vulcano, Workshop, workshop fotografici
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