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Articoli marcati con tag ‘incredibili’

L’Etna erutta in un grande spettacolo

giovedì, 13 gennaio 2011
listen it it LEtna erutta in un grande spettacolo

L’Etna è il vulcano più alto d’Europa ed uno dei più alti al mondo. È ancora attivo e ciclicamente fa parlare di sé per la sua attività.

La maggior parte delle volte si tratta di fuoriuscite effusive che non pongono problemi alla sicurezza degli abitanti della zona. A volte, come in questo caso, è presente anche un’attività un po’ più esplosiva che i vulcanologi definiscono Stromboliana e che riesce a creare delle coreografie incredibili.

In rete stanno arrivando delle bellissime immagini che riescono a catturare la forza e la vitalità dell’Etna a cui fa da contraltare la notte siciliana. Potete trovare continui aggiornamenti sulla situazione attraverso YouReport.

L’Etna erutta in un grande spettacolo é stato pubblicato su clickblog alle 01:00 di giovedì 13 gennaio 2011.

 LEtna erutta in un grande spettacolo

 LEtna erutta in un grande spettacolo

 LEtna erutta in un grande spettacolo  LEtna erutta in un grande spettacolo

 LEtna erutta in un grande spettacolo

Articolo proveniente da ClickBlog.it

 LEtna erutta in un grande spettacolo

 LEtna erutta in un grande spettacolo

 LEtna erutta in un grande spettacolo

Fonte Notizia

Qualità bassa Canon 500D

sabato, 18 dicembre 2010
listen it it Qualità bassa Canon 500D

Ciao a tutti ragazzi, devo dire che questo forum è imbattibile nel contesto!
Volevo sapere da voi se devo preoccuparmi per la mia 500D. Appena presa (presa di seconda mano con 300 scatti alle spalle comprata a maggio 2010 in PERFETTE condizioni e con obiettivi Canon 28-90 e 90-300 a 600€), faceva foto ottime, sia con flash sia senza, ora i colori sono molto più spenti, ho provato anche a cambiare la gamma colori da Adobe RGB a sRGB ma niente…se lavoro la foto su software come Picasa o Picnic (eh sì, non so usare PhotoShop e ho sia la CS4 e sia la CS5), le foto riescono molto molto bene, ma la definizione non è come prima, almeno così le vedo io…una mia amica ha una 550D con un 18-55 is, e la definizione e la qualità sono INCREDIBILI!!! Non credo che una Canon 550D con un 18-55 è tanto migliore della 500D con un 28-90…Se volete posto delle foto!!!

P.S.: Qui ci sono i miei scatti migliori (prima della 500D avevo una Fuji HS10 e devo dire che per le foto alla luna oppure usando lo zoom al 100% batteva la 500D con il 90-300).

Vi prego aiutatemi!!!!! Grazie

Vincenzo

Fonte Google News

A Pasqua workshop fotografico in Irlanda

venerdì, 17 dicembre 2010
listen it it A Pasqua workshop fotografico in Irlanda
donegal x mail5 300x200 A Pasqua workshop fotografico in Irlanda

Nell’Isola di Smeraldo con il biologo e fotografo professionista Roberto Nistri

La contea di Donegal, all’estremo nord della Repubblica d’Irlanda è una terra davvero unica, desolata e magnifica che racchiude una straordinaria varietà di ambienti di grande bellezza e interesse naturalistico e fotografico. Una terra di scogliere infinite, paesaggi selvaggi, incredibili cieli, scorci sognanti e strade deserte che attraversano pascoli verdissimi. I castelli, i fiumi, i laghi, la brughiera colorata dall’erica rendono indimenticabile un viaggio in questa terra magica.

Cosa vedremo e fotograferemo durante il nostro viaggio: (*)
• Le spettacolari scogliere di Slieve League
• Le spiagge fra Killibegs e Carrick
• Maghery con le sue coste deserte e la splendida cascata.
• Horn Head, con le sue falesie a picco sul mare
• Doe Castle, il più suggestivo tra i castelli anglo-normanni
• Tory Island, antico ricovero dei pirati e dalle splendide scogliere.
• Il Glenveagh National Park, una delle zone più belle della contea.
• Malin Head, un promontorio che raggiunge il punto più settentrionale dell’isola d’Irlanda
• La Fanad Peninsula, la seconda punta più settentrionale del Donegal che si protende nell’Atlantico.
E molto altro ancora…

(*) Il programma indicato potrà eventualmente subire modifiche in caso di condizioni meteorologiche particolari senza però snaturare o alterarne i contenuti.

Programma
Sabato 16 aprile, ore 10: briefing introduttivo al workshop presso i locali di Sabatini Fotoforniture. Uno dei più noti e qualificati negozi di attrezzature fotografiche della Capitale.

PROGRAMMA DI VIAGGIO (*)
24 aprile – 01 maggio 2011

Domenica 24 aprile: Italia-Dublino
Arrivo in Irlanda e proseguimento con mini-van/auto verso la contea del Donegal. Arrivo e sistemazione nelle camere, briefing di benvenuto e illustrazione del programma del workshop. Pranzo libero. Cena. Pernottamento in hotel. (Carrick o dintorni)

Lunedì 25 aprile: le scogliere di Slieve League /
Colazione. Intera giornata dedicata all’attività fotografica. Mattina dedicata alla scoperta delle bellissime spiagge fra Killibegs e Carrick e del Glen River, che sfocia in mare a pochi chilometri dalla cittadina.
Passeremo il resto della giornata tra le spettacolari Slieve League, considerate le scogliere più alte d’Europa. La spettacolarità delle stesse non è data solo dalla loro altezza, ma anche dai magnifici scenari e dalle incredibili sfumature di rosso che la roccia assume al tramonto. Possibilità di organizzare sul posto un giro in barca se le condizioni meteo ce lo permetteranno. Pranzo libero. Cena. Pernottamento in hotel. (Carrick o dintorni)

Martedì 26 aprile: tra Killibegs e Horn Head
Colazione. Intera giornata dedicata all’attività fotografica.
Passaggio attraverso il Glengesh Pass, dai panorami quasi alpini. Si prosegue per il minuscolo villaggio di Maghery che vanta un pittoresco litorale e dove ammirerete la splendida cascata. Proseguiremo con una breve sosta ad Ardara, capitale del “tweed” (tempo a disposizione per shopping). Pranzo libero. Vedremo Horn Head, luogo desolato a selvaggio visitato per le sue imponenti falesie a picco sul mare, e successivamente il Doe Castle, il più suggestivo tra i castelli anglo-normanni, circondato per tre lati dal mare. Cena. Pernottamento in hotel.
(Carrick o dintorni)

Mercoledì 27 aprile: Dunfanaghy/ Ballymastoker Bay/ Bunbeg
Colazione. Intera giornata dedicata all’attività fotografica.
Sulle spiagge, nella foresta e sulle scogliere di Dunfanaghy. Pranzo libero. Spiaggia di Ballymastoker Bay, Portsalon. Foto fra le dune e sulle spiagge di Bunbeg. Cena. Pernottamento in hotel. (Bunbeg o dintorni).

Giovedì 28 aprile: Tory Island
Colazione. Intera giornata dedicata all’attività fotografica.
Visita di Tory Island (mare permettendo), ricovero dei pirati e dalle spettacolari vedute della costa. Pranzo libero. Cena. Pernottamento in hotel. (Bunbeg o dintorni).

Venerdì 29 aprile: Glenveagh National Park
Colazione. Intera giornata dedicata all’attività fotografica.
Visita della valle costellata di laghi compresi nel Glenveagh National Park, un’area di 16.500 kmq in una delle zone più belle della contea. Nel parco si snoda un sentiero naturalistico che attraversa boschi di pini scozzesi e querce. Pranzo libero al Glenveagh Castel. Cena. Pernottamento in hotel. (Bunbeg o dintorni).

Sabato 30 aprile: Malin Head / Fanad Peninsula
Colazione. Intera giornata dedicata all’attività fotografica.
Visita della Fanad Peninsula, la seconda punta più settentrionale del Donegal che si protende nell’Atlantico con una bellissima spiaggia e caratterizzata da tranquille cittadine storiche e da un famoso faro. Pranzo libero. Nel pomeriggio a Malin Head, un promontorio che raggiunge il punto più settentrionale dell’isola d’Irlanda, sulla punta estrema della penisola di Inishowen, dove si trovano le dune di sabbia più grandi d’Europa. Cena. Pernottamento in hotel. (Derry o dintorni).

Domenica 1° maggio: Dublino-Italia
Colazione. Partenza e rientro verso Dublino dove arriveremo verso ora di pranzo, in tempo per il volo di ritorno in Italia.

(*) Il programma indicato potrà eventualmente subire modifiche in caso di condizioni meteorologiche particolari senza però snaturare o alterarne i contenuti.

Sabato 14 maggio, ore 10: visione e commento delle foto scattate presso i locali di Sabatini Fotoforniture.

Informazioni utili
Prezzo: (Min. 6 persone)
Quota di partecipazione – Euro 1.300 per persona
La quota comprende: accompagnatore e assistenza fotografica per tutto il periodo con partenza dall’Italia, tutti i trasferimenti con mini-van/auto con guidatore, 7 pernottamenti con sistemazione in B&B / hotel 3* in camera doppia con prima colazione, attività fotografica durante tutta la durata del soggiorno, assicurazione assistenza in viaggio, spese mediche e bagaglio.

La quota NON comprende: il volo dall’Italia e le tasse d’imbarco (quotazioni su richiesta, prezzi speciali e bloccati per prenotazioni con acconto entro il 23 dicembre 2010); il carburante per il mini-van/auto durante il viaggio in Irlanda (verrà fatta una cassa comune), ingressi (se previsti), i pasti non indicati in programma, le bevande, le mance eventuali, gli extra di carattere personale. La polizza annullamento facoltativa (da richiedere al momento della prenotazione) e pari al 5,8% dell’importo totale del viaggio per persona (comprensivo di quota volo e tasse qualora richiesto all’agenzia organizzatrice). Tutto quanto non indicato alla voce “la quota comprende”.

Note importanti:
• Per la realizzazione del workshop è richiesta la partecipazione minima di 6 persone
• Scarsa disponibilità di camere singole, difficoltà di sistemazione in camere triple nei B&B. Si prega di richiedere il supplemento singola o possibilmente dare disponibilità ad abbinamento con altra persona.

• Attrezzatura consigliata: (oltre la macchina e attrezzatura fotografica personale, obiettivi, flash etc. etc.) abbigliamento da campagna caldo, cappello, scarponcini da trekking, giacca impermeabile, cavalletto, torcia elettrica, zaino fotografico, protezione anti-pioggia per macchina fotografica, stivali di gomma.

• Il programma indicato potrà eventualmente subire modifiche in caso di condizioni meteorologiche particolari senza però snaturare o alterarne i contenuti.

• Il prezzo potrà essere variato fino a 20 giorni precedenti la partenza e soltanto in conseguenza alle variazioni di:
o costi di trasporto, incluso il costo del carburante;
o diritti e tasse su alcune tipologie di servizi turistici quali imposte, tasse di atterraggio, di sbarco o di imbarco nei porti e negli aeroporti;
o tassi di cambio applicati al pacchetto in questione.

• DOCUMENTI E PASSAPORTI: I cittadini italiani non hanno bisogno del visto o di un passaporto per visitare Irlanda – basta una carta d’identità valida per l’espatrio.

• PENALITA’ ANNULLAMENTO:
o fino a 30 giorni prima della partenza: 20 % della quota totale di partecipazione
o da 29 a 20 giorni prima della partenza: 35 % della quota totale di partecipazione
o da 19 a 7 giorni prima della partenza: 70 % della quota totale di partecipazione
o oltre tale termine: 100% della quota totale di partecipazione

Perché partecipare ad un workshop fotografico?
• Per scoprire nuove ed interessanti mete fotografiche insieme a un professionista.
• Per approfondire la conoscenza della propria attrezzatura, sfruttandola al meglio.
• Per condividere con altre persone la passione per la fotografia

• Per informazioni: Roberto Nistri – Tel. 3384670822
E-mail:informazioni@robertonistri.com
Web: www.robertonistri.com

Per prenotazioni / Direzione tecnica:
Elly Travel srl – M.T.B. Management of Tourism and Biodiversity, Via Papiria, 66 – 00175 Roma
Tel. 0676968744 – Fax. 0676983798
E-mail: info@ellytravel.com Web: http://www.ellytravel.com/

Cambio obiettivo da tamron 17-50 a canon 17 55 o 17 40 ?

domenica, 28 novembre 2010
listen it it Cambio obiettivo da tamron 17 50 a canon 17 55 o 17 40 ?

Vorrei cambiare il mio glorioso tamron 17 50 f2.8 a un canon pi� o meno equivalente.

Mi piacerebbe approfondire la fotografia, diciamo, da studio. Non ho attrezzatura adeguata ma sarei interessato a giocare con qualche flash (da acquistare) e fare foto in interni, ben studiate con scenografia costruita ad hoc.. o almeno vorrei provarci un p�.

Di contro non vorrei prendere una lente “dedicata”, perch� spesso faccio uscite con gli amici del fotoclub locale.

Ho una Canon 40D e mi ci trovo abbastanza bene, l’unica cosa che vorrei sarebbe un p� di ISO da8a6 smile Cambio obiettivo da tamron 17 50 a canon 17 55 o 17 40 ?. In questo momento ho un Tamron di cui ho gi� detto, un Canon 50mm f1.8 mk II e un Canon Efs 55-250 f4-5.6 is.

I miei obiettivi sono davvero belli e con un gran rapporto qualit�/prezzo, ma vorrei qualcosa di pi�… in rete spesso vedo foto con una nitidetta, colori incredibili… probabilmente � frutto di post produzione, ma credo che un buon obiettivo e una foto ben studiata, soprattutto come luce, sia la base.

Cosa mi consigliate?

Canon 17 55 f2.8 is usm o Canon 17 40 usm L ?

Grazie
Gianpiero

Fonte Google News

1° Contest Nazionale Nikon Club Community, in palio una Nikon Coolpix P100

lunedì, 1 marzo 2010
listen it it 1° Contest Nazionale Nikon Club Community, in palio una Nikon Coolpix P100

In vista del nostro Anniversario che cade il 20 Ottobre del 2010

(3 ANNI di N.C.I. INSIEME!!!)

, abbiamo deciso di indire il Primo Concorso Fotografico Nazionale dedicato alle stagioni, titolo:

“LE 4 STAGIONI”

apertura contest 01/03/2010 ore 00.01, fine contest 30/09/2010 ore 23.59 (le foto postate prima o dopo tale periodo saranno squalificate)

…al vincitore andrà in premio una Nikon Coolpix P100:

COOLPIX P100: tutto ciò che si può desiderare è a disposizione

Pensata per coloro che pretendono molto da una fotocamera compatta, questa nuovo modello “bridge” garantisce grandi prestazioni, per consentire al fotografo di riprendere una vasta gamma di soggetti e scene diverse, ottenendo sempre il massimo risultato. Il potente obiettivo grandangolare NIKKOR con zoom 26x (impreziosito dalla lente in vetro ED) permette la massima libertà di ripresa e garantisce immagini sempre nitide e brillanti. Il rivoluzionario sensore d’immagine CMOS retroilluminato aumenta la sensibilità della macchina e riduce il rumore, per generare ottime immagini, anche in condizioni di scarsa illuminazione. La risoluzione di 10,3 megapixel permette di catturare i dettagli più difficili e creare ingrandimenti di alta qualità. Sia di giorno che di notte, si potranno inoltre realizzare filmati incredibili grazie alla tecnologia Full HD 1080p, con audio stereo, zoom ottico, autofocus e un frame rate di 30 fps. L’estrema innovazione tecnologica di questa fotocamera non compromette in alcun modo la facilità di utilizzo: il fotografo ha a disposizione un pulsante dedicato per la registrazione video e un display LCD ad angolazione variabile da 7,5 cm (3″). La COOLPIX P100 offre, inoltre, cinque impostazioni (Stabilizzazione dell’immagine tramite decentramento del sensore più VR elettronico, ISO 3200, Rilevamento del movimento e Scelta dello scatto migliore) per la riduzione dell’effetto mosso, che consentono di mettere perfettamente a fuoco l’immagine prescelta. Infine, le prestazioni avanzate del nuovo sensore di immagine CMOS Retroilluminato consentono l’integrazione della nuova funzione HDR (High Dynamic Range), che permette di unire diverse immagini della stessa scena per crearne una con una gamma di dettagli tonali che non potrebbero essere catturati in una singola foto.

NB. il premio è offerto proprio dal Nikon Club Community che ha deciso in questo caso di non appoggiarsi a nessuna sponsorizzazione esterna.

Il concorso è aperto a tutti, partecipare è semplice, all’interno della nostra galleria fotografica è stata creata una nuova categoria suddivisa in 4 sottosezioni (4 stagioni) al seguente link:

(Galleria Generale Contest)

clicca qui per postare una foto in “primavera”

clicca qui per postare una foto in “estate”

clicca qui per postare una foto in “autunno”

clicca qui per postare una foto in “inverno”

dove ogni utente dovrà postare una sola foto della stagione preferita , di qualunque natura purchè appunto rappresenti al meglio il tema del contest.

a partire dal primo Ottobre 2010 (con un distacco di 24 ore tra chiusura contest e apertura voti per configurare la galleria per le votazioni) non si potrà più postare e avranno inizio le votazioni da parte di tutti voi, votando la singola foto come fate di solito sulla galleria, assegnando un numero di stelline in base al vostro indice di gradimento… ogni utente dovrà postare una sola foto della stagione preferita , di qualunque natura purchè appunto rappresenti al meglio il tema del contest, ogni partecipante potrà postare in una sola stagione.

dopo 15 giorni, in base al numero di voti si decreterà il vincitore per ogni stagione, tenete presente che la classifica è legata sia al numero di voti che alle percentuale del voto stesso in maniera del tutto automatica tenendo conto dei due fattori (quantità e qualità di voto).

Successivamente gli Amministratori del forum (Domiad e Buovento) sceglieranno tra le 4 foto vincitrici la foto più bella in assoluto a cui verrà assegnato il premio di cui sopra.

Le regole per partecipare fanno sempre capo alle regole generali del forum e alle regole relative alle gallerie fotografiche, il Nikon Club Italia non si assume alcuna responsabilità sulle foto da voi postate e si riserva di intervenire e di qualificare gli scatti nei casi un cui si contravvenga alle regole previste e in particolare:

Norme Generali
- Le foto in gara (non piu di una) devono essere postate come indicato sopra nelle sottosezioni delle varie stagioni.
- Non è assolutamente possibile sostituire una foto già postata per la partecipazione al contest.
- La foto utilizzata per il contest deve essere “inedita” per il NCI, cioè mai postata sul Portale NikonClubItalia (Gallery o Forum).

Partecipazione
- Potranno partecipare al contest tutti, ivi compreso lo STAFF, esclusi soltanto gli Amministratori.

Tema
Il tema proposto è da intendersi vincolante nell’ambito di tutte le sue legittime interpretazioni o “declinazioni” che ciascun concorrente potrà e vorrà trovare, fermo restando il vincolo del non stravolgimento dello stesso. Saranno pertanto ammesse immagini che ne diano interpretazioni (a puro titolo di esempio e in senso non limitativo) figurate, evocative, descrittive, didascalico-documentaristiche, umoristiche ecc.

Premio
L’indicazione del premio data è da intendersi non vincolante, infatti NCI si riserva facoltà di modificare il premio del contest in ogni momento per il sopraggiungere di difficoltà o impedimenti di forza maggiore.

Capitolato
- Le foto dovranno avere lato lungo pari a 1000 (mille) pixel, foto con lato lungo più corto o più lungo saranno rimosse, tuttavia l’utente ha facoltà di pubblicare nuovamente la medesima foto nelle dimensioni richieste.
- Il limite massimo per l’allegato è 400 KB, foto di maggiori dimensioni non verranno accettate.
- Post Produzione libera.
- Non sono ammesse cornici o altri bordi.
- E’ possibile inserire la firma o indicazioni di ©, tuttavia l’Autore accetta l’eventuale penalizzazione che ciò potrebbe comportare nell’apprezzamento estetico dell’immagine stessa.
- E’ severamente vietato postare foto pornografiche o pedopornografiche che comporterebbero l’immediata segnalazione alle Autorità competenti.

Responsabilità
- NCI non può in alcun modo essere ritenuto responsabile di eventuali contestazioni riguardanti la paternità e l’autorizzazione alla pubblicazione; esse sono a totale carico dell’utente che ha inviato le immagini e che dichiara altresì di esserne Autore e detentore dei relativi Diritti di Pubblicazione con ciò sollevando esplicitamente NCI e lo Staff da ogni e qualsiasi responsabilità in merito in ogni e qualsiasi grado.
- Per ogni e qualsiasi altro parametro non espressamente previsto nel presente Regolamento, fa fede il giudizio degli Amministratori che è inappellabile.

Votazione
- il Voto Popolare è insindacabile e inappellabile, siete invitati quindi a evitare ogni genere di polemica o contestazione.
- Per qualsiasi controversia in merito allo svolgimento del contest, i partecipanti accettano di rimettersi al giudizio finale degli Amministratori che è inappellabile.
- Alla chiusura della Votazione Popolare, i due Amministratori stileranno la lista delle 4 foto Vincitrici (una per ogni stagione) e sceglierà infine il vincitore in assoluto a cui sarà assegnata una Nikon Coolpix P100.
- Ciascun votante (durante la fase della votazione popolare) può esprimere il proprio voto, da 1 a 5 stelline in qualunque “stagione”, anche in quelle in cui non ha partecipato, vi preghiamo di evitare di votarsi da soli, in quanto la votazione finale tiene conto sia della quantità che della qualità dei voti (ij sostanza è inutile votarsi da soli).
- Nel caso in cui riscontrassimo voti dati da account provenienti dallo stesso IP (account multipli), la foto sarà immediatamente squalificata e l’utente titolare della foto sospeso per 7 giorni dal forum in attesa di ulteriori decisioni (che possono prevedere anche l’allontanamento definitivo dal forum), vi invitiamo quindi a non barare nella fase della votazione popolare, poichè abbiamo gli strumenti per verificare che tutto proceda con regolarità e senza imbrogli. Questo contest vuole essere una premiazione e un ringraziamento per tutti voi che rendete questo forum sempre più ricco di contenuti, vivete quindi questo contest con la massima serenità.

termine fotografia – da wikipedia.it

martedì, 11 novembre 2008
listen it it termine fotografia   da wikipedia.it

La parola fotografia ha origine da due parole greche: φως (phos) e γραφίς (graphis). Letteralmente quindi fotografia significa scrivere (grafia) con la luce (fotos). Ebbe origine dalla convergenza dei risultati ottenuti da numerosi sperimentatori sia nel campo dell’ottica, con lo sviluppo della camera oscura, sia in quello della chimica, con lo studio delle sostanze fotosensibili. La prima camera oscura fu realizzata molto tempo prima che si trovassero dei procedimenti per fissare con mezzi chimici l’immagine ottica da essa prodotta; le sue prime applicazioni per la fotografia si ebbero con il francese Joseph Nicephore Niepce, al quale viene abitualmente attribuita l’invenzione della fotografia, anche se scoperte recenti suggeriscono che alcuni tentativi ben precedenti, come quelli dell’inglese Thomas Wedgwood[1], potrebbero essere andati a buon fine.

Nel 1813 Niepce iniziò a studiare i possibili perfezionamenti da apportare alle tecniche litografiche e da queste ricerche sviluppò un interesse per la registrazione diretta di immagini sulla lastra litografica, senza l’intervento dell’incisore.

In collaborazione con il fratello Claude, Niepce cominciò a studiare la sensibilità alla luce del cloruro d’argento e nel 1816 ottenne la sua prima immagine fotografica (che ritraeva un angolo della sua stanza di lavoro) utilizzando un foglio di carta sensibilizzato, probabilmente, con cloruro d’argento.

L’immagine, tuttavia, non poté essere fissata completamente, per cui Niepce fu indotto a studiare la sensibilità alla luce di numerose altre sostanze, soffermandosi sul bitume di Giudea che possiede la proprietà di divenire insolubile in olio di lavanda in seguito a esposizione alla luce.

J. N. Niepce: Vista della camera a Le Gras, 1826. Il tempo d’esposizione di 8 ore causa l’impressione che gli edifici siano illuminati dal sole sia da destra sia da sinistra.

Il primo successo con la nuova sostanza fotosensibile risale al 1822, con la riproduzione su vetro di un’incisione che raffigurava papa Pio VII. La riproduzione andò però distrutta qualche tempo dopo e la più antica immagine oggi esistente è una di quelle che Niepce ottenne nel 1826, utilizzando una camera oscura nella quale l’obiettivo era una lente biconvessa, dotata di diaframma e di un rudimentale sistema di messa a fuoco. Alle immagini così ottenute Niepce diede il nome di eliografie.

Nel 1829 fondò con Louis Daguerre, già noto per il suo diorama, una società per lo sviluppo delle tecniche fotografiche. Nel 1839 il fisico François Arago descrisse all’Accademia delle Scienze di Parigi un procedimento messo a punto da Daguerre, che venne chiamato dagherrotipia; la notizia suscitò l’interesse di William Fox Talbot, che dal 1835 sperimentava un procedimento fotografico denominato calotipia, e di John Herschel, il quale sperimentava un procedimento su carta sensibilizzata con sali d’argento, utilizzando un fissaggio a base di tiosolfato sodico.

In questo stesso periodo, a Parigi, Hippolyte Bayard ideò un procedimento originale che faceva uso di un negativo su carta sensibilizzata con ioduro d’argento, dal quale si otteneva successivamente una copia positiva. Bayard fu però invitato, per evitare una concorrenza diretta con Daguerre, a desistere dalla continuazione degli esperimenti.

Lo sviluppo della dagherrotipia fu favorito anche dalla costruzione di apparecchi speciali muniti di un obiettivo a menisco acromatico messo a punto nel 1829 da Charles Chevalier. Tra il 1840 e il 1870 circa si ebbero numerosi perfezionamenti dei processi e dei materiali fotografici:

* nel 1841 Francois Antoine Claudet diede nuovo impulso alla ritrattistica introducendo lastre per dagherrotipia a base di cloruro e ioduro d’argento, che consentivano pose di pochi secondi;
* nel 1851 Frederick Schott Archer ideò il procedimento al collodio che si diffuse al posto della dagherrotipia e della calotipia.
* Tra il 1851 e il 1852 vennero introdotte l’ ambrotipia e la ferrotipia, procedimenti con cui si ottenevano dei positivi apparenti incollando un negativo su lastra di vetro sopra un supporto di carta o panno neri oppure di metallo brunito;
* nel 1857 comparve il primo ingranditore a luce solare a opera di J. J. Woodward;
* nel 1859 R. Bunsen e H. E. Roscoe realizzarono le prime istantanee con lampo al magnesio. Le prime immagini a colori per sintesi additiva si devono a J. C. Maxwell (1861), mentre Louis Ducos du Hauron ottenne le prime immagini a colori mediante sintesi sottrattiva (1869) e R. L. Maddox introdusse un’importante innovazione: le lastre con gelatina animale come legante.
* Infine, nel 1873 H. Vogel scoprì il principio della sensibilizzazione cromatica e realizzò le prime lastre ortocromatiche.

Tecnica [modifica]

Perfezionamento di tecnologie e materiali [modifica]

Ma gli sforzi furono anche indirizzati al perfezionamento dei materiali sensibili, dei procedimenti di sviluppo e degli strumenti ottici. Tra le innovazioni più importanti si ricordano: l’introduzione degli apparecchi fotografici portatili (1880); l’introduzione delle pellicole in rullo, realizzate per la prima volta da G. Eastman inizialmente con supporto in carta (1888) e successivamente con supporto in celluloide (1891).

Nel 1890 F. Hurter e V. C. Driffield iniziarono lo studio sistematico della sensibilità alla luce delle emulsioni, dando origine alla sensitometria. Un considerevole miglioramento delle prestazioni degli obiettivi si ebbe nel 1893, quando H. D. Taylor introdusse un obiettivo anastigmatico (tripletto di Cooke) con sole tre lenti non collate; tale obiettivo fu perfezionato da P. Rudolph nel 1902 con l’introduzione di un elemento posteriore collato e venne prodotto l’anno dopo dalla Zeiss, con il nome di tessar.

Altri progressi si ebbero con l’introduzione del sistema reflex (1928) e degli strati antiriflesso sulle superfici esterne delle lenti (che migliorarono enormemente la trasmissione tra aria e vetro e il contrasto degli obiettivi) e con il processo Polaroid in bianco e nero (che permetteva di ottenere in pochi secondi una copia positiva, utilizzando un apparecchio e una pellicola speciali), introdotto nel 1948 da E. H. Land e successivamente esteso al colore.

Negli anni Sessanta con gli esposimetri incorporati nelle macchine fotografiche ebbe inizio l’epoca degli automatismi: l’evoluzione tecnologica in tale campo fu tale che alla fine degli anni Ottanta, con la miniaturizzazione dei circuiti elettronici, la messa a fuoco e l’esposizione diventano completamente automatiche; inoltre micromotori provvedono al caricamento della pellicola, al suo avanzamento dopo ogni scatto, e al riavvolgimento nel caricatore al termine dell’uso .

Negli anni Ottanta entrarono in produzione macchine per la fotografia digitale che al posto della pellicola avevano un CCD (Charge Coupled Device), lo stesso elemento sensibile delle videocamere.

Questo componente era in grado di analizzare l’intensità luminosa e il colore dei vari punti che costituiscono l’immagine e di trasformarli in segnali elettrici che venivano poi registrati su un supporto magnetico (nastro o disco) che poteva contenere alcune decine di immagini. L’immagine registrata poteva essere immediatamente rivista su un monitor, stampata da un’apposita stampante, o spedita, via cavo o via etere, a qualsiasi distanza.

Macchine di questo tipo venivano usate soprattutto dai fotoreporter, perché permettevano l’immediata trasmissione delle foto ai giornali, che non hanno bisogno di immagini ad alta definizione.

L’inconveniente principale della fotografia elettronica era infatti la scarsa definizione delle immagini, in confronto a quella della fotografia tradizionale. Notevole diffusione ha avuto l’elaborazione elettronica delle immagini fotografiche, che, digitalizzate da uno scanner ad alta definizione, possono essere corrette ed elaborate a piacere (eliminazione di dominanti cromatiche, modifica dei colori, cancellazione e aggiunta di parti di immagine, fino a ottenere fotomontaggi quasi perfetti). L’immagine elaborata viene poi stampata su pellicola, con la stessa definizione dell’originale.

Negli ultimi anni lo sviluppo della fotografia digitale ha avuto implicazioni incredibili sia nella fase di ripresa delle immagini che in quella di riproduzione. Da un lato i sofisticati sistemi di esposizione, messa a fuoco, inquadratura e disponibilità immediata delle immagini in fase di ripresa e dall’altro la loro elaborazione sul computer hanno ridimensionato il lavoro di camera oscura per lo sviluppo del negativo e/o della diapositiva e per la loro stampa. Essa richiedeva lunghe ore al buio, pazienza e risorse economiche, al punto che grandi fotografi utilizzavano spesso laboratori professionali per le loro immagini. Oggi il processo è alla portata di tutti grazie alle immagini digitali che possono essere ritoccate, modificate e trasferite con il computer di casa propria, avvalendosi di programmi di editing e/o fotoritocco e modalità di archiviazione di file anziché di voluminosa carta che hanno in gran parte ridotto la domanda di pellicole e di stampa tradizionale delle foto.

La prima fotografia a colori scattata da Maxwell nel 1861.

Riproduzione dei colori [modifica]

J. T. Seebeck (1810) e J. F. Herschel (1840), E. Becquerel (1848), L. L. Hill (1850) e C. Niepce (1851) erano riusciti a ottenere delle registrazioni instabili di oggetti colorati, probabilmente per un fenomeno di interferenza all’interno dello strato sensibile. Tale fenomeno venne utilizzato da Gabriel Lippmann, in un procedimento messo a punto nel 1891, esponendo attraverso il supporto di vetro una lastra fotografica con l’emulsione a contatto con mercurio.

L’interferenza tra la radiazione incidente e quella riflessa dal mercurio, che fungeva da specchio, faceva sì che l’emulsione rimanesse impressionata a diversi livelli di profondità, la distanza fra i quali era funzione della lunghezza d’onda della radiazione. La lastra, sviluppata e osservata per riflessione, restituiva un’immagine con i colori naturali. Il procedimento di Lippmann, sfruttato commercialmente per qualche anno, fu abbandonato per la difficoltà nella preparazione dei materiali e del loro trattamento.

Nel frattempo James Clerk Maxwell aveva teorizzato i principi della sintesi additiva dei colori e nel 1855 aveva ottenuto i primi risultati incoraggianti, che rese pubblici nel 1861. Nel suo procedimento l’oggetto colorato veniva ripreso su tre diverse lastre attraverso tre filtri di colore blu, verde e rosso; venivano poi ricavate tre diapositive che, proiettate a registro su uno schermo mediante tre proiettori muniti degli stessi filtri usati per la ripresa, riproducevano a colori il soggetto.

Un procedimento simile, che utilizzava i colori blu, giallo e rosso, venne ideato indipendentemente, nel 1862, da Louis Ducos du Hauron, al quale si devono anticipazioni per tutti i procedimenti utilizzati fino a oggi. Nel 1868 egli osservò che un foglio di carta, ricoperto di sottili linee adiacenti di colore blu, verde e giallo, appariva bianco se osservato per trasparenza e grigio se osservato per riflessione e brevettò un procedimento di fotografia a colori basato su questo fenomeno.

Il procedimento venne ripreso in considerazione negli ultimi anni del secolo XIX quando furono disponibili materiali sensibili pancromatici con i quali era possibile effettuare la ripresa attraverso un reticolo di linee o di granuli di colore blu, verde e rosso; in seguito all’inversione dell’immagine in bianco e nero, il complesso immagine-reticolo osservato per trasparenza restituiva i colori originali.

Sfruttando questo principio i fratelli Lumière realizzarono le lastre Autochrome, la cui produzione iniziò nel 1907. Materiali simili vennero prodotti in Germania (Agfacolor) e in Gran Bretagna. Nel 1908 A. K. Dorian propose di sostituire i reticoli colorati con un insieme di minuscole lenti ottenute per goffratura sul lato del supporto opposto a quello su cui era stesa l’emulsione.

Ponendo davanti all’obiettivo un filtro costituito da tre bande colorate, ciascuna lente proiettava tre immagini, che venivano sovrapposte utilizzando un proiettore che montava sull’obiettivo lo stesso filtro usato in ripresa. Su questo principio si basavano i primi materiali Kodacolor, prodotti fino al 1935.

Tutti questi procedimenti non consentivano la produzione di stampe a colori, se non con mezzi tipografici. L’unico a ottenere copie fotografiche su carta fu E. Vallot che nel 1895 aveva ripreso un’idea di Louis Ducos du Hauron, introducendo un procedimento che però, a causa della bassa sensibilità e della scarsa stabilità dei colori, non ebbe successo commerciale. L’era della fotografia a colori moderna iniziò nel 1935 con la pellicola per diapositive Kodachrome, seguita nel 1936 dalla Agfacolor.

La prima richiedeva un trattamento speciale, perché i colori venivano aggiunti nel corso dello sviluppo. Nella seconda, invece, che è stata la capostipite delle moderne pellicole per fotografie a colori su carta, tre strati, sensibili rispettivamente al blu, al verde e al rosso, contenevano anche i coloranti, che davano origine, durante lo sviluppo, a immagini con i colori complementari (giallo, magenta e ciano).

L’immagine riacquistava i colori naturali durante lo sviluppo della copia, stampata su carta il cui strato sensibile aveva una struttura simile. Infine la Ciba, riprendendo il vecchio procedimento di sbianca dei coloranti contenuti nei vari strati dell’emulsione, realizzò il sistema Cibachrome, per la stampa di diapositive.

Chimica [modifica]

Processi con l’alogenuro d’argento [modifica]

Quando si sottopone un alogenuro d’argento all’azione della luce, la radiazione assorbita gli cede l’energia necessaria per scindere il legame tra l’alogeno e il metallo. Il deposito di argento così formato è tanto più denso quanto maggiore è l’intensità dell’illuminazione ed è quindi possibile ottenere con una camera oscura un’immagine negativa del soggetto inquadrato. Tale annerimento diretto dell’alogenuro, detto effetto print-out, è stato il primo metodo utilizzato per ottenere delle immagini agli albori della fotografia, ma aveva l’inconveniente di richiedere tempi di posa lunghissimi.

Fin dai primi tempi della fotografia, però, si scoprì casualmente che non era necessario attendere la formazione di un’immagine visibile sul materiale sensibile: anche dopo una breve esposizione era possibile, con un opportuno trattamento chimico, ottenere un’immagine perfettamente formata. In effetti anche nel corso di una esposizione molto breve si verifica la fotolisi del bromuro d’argento in misura tale da formare un’immagine debolissima, non visibile a occhio nudo (immagine latente), ma sufficiente per provocare un’alterazione delle caratteristiche chimico-fisiche dell’emulsione.

Trattando questa con particolari sostanze (rivelatori) si ottenne la formazione dell’immagine visibile, che risultava costituita da un insieme di granuli d’argento originati dalla riduzione dei singoli cristalli di alogenuro. Sono questi che conferiscono all’immagine la caratteristica struttura granulosa.

Nell’effetto print-out l’energia necessaria per la riduzione dell’alogenuro ad argento metallico è fornita interamente dalla radiazione assorbita dall’emulsione, mentre nel secondo caso la radiazione cede solo la piccola quantità di energia necessaria alla formazione dell’immagine latente.

Il rivelatore fornisce in un secondo tempo la quantità di energia necessaria per portare a termine il processo, con un effetto di amplificazione di circa un milione di volte. Dopo la formazione dell’immagine occorre allontanare l’alogenuro d’argento rimasto inutilizzato (fissaggio), oppure renderlo insensibile alla luce (stabilizzazione).

Il trattamento di un moderno materiale fotografico in bianco e nero richiede quindi un bagno di sviluppo e uno di fissaggio, cui si interpone un lavaggio o un bagno di arresto, e un lavaggio finale prima dell’asciugatura. Il lavaggio finale, estremamente importante per la conservazione dell’immagine, asporta ogni traccia dei prodotti chimici impiegati nel corso del trattamento.

Nei materiali a colori (a eccezione della Kodachrome), la formazione dei coloranti avviene utilizzando uno sviluppo cromogeno che, contemporaneamente alla riduzione del bromuro impressionato, provoca la formazione del colore all’interno di ognuno dei tre strati sensibili sovrapposti. Con i procedimenti accennati si ottiene sempre un’immagine negativa rispetto all’originale usato per la ripresa o la stampa.

È possibile ottenere direttamente delle immagini positive mediante un procedimento di inversione nel corso del quale si distrugge l’immagine negativa e se ne forma una positiva utilizzando l’alogenuro d’argento non impressionato nel corso dell’esposizione. La distruzione della negativa avviene per mezzo di un bagno di sbianca che, nel colore, ha anche la funzione di liberare i coloranti dal deposito opaco d’argento che li maschera.

Il sempre crescente aumento del costo dell’argento ha portato, da un lato, una notevole diffusione dei procedimenti di ricupero di questo dai bagni di fissaggio, che possono contenere diversi grammi d’argento per litro, e, dall’altro lato, ha favorito lo sviluppo di procedimenti nuovi o non tradizionali. Poiché i materiali a sviluppo cromogeno consentono il recupero totale dell’argento, sono state introdotte pellicole a sviluppo cromogeno anche in bianco e nero.

Processi senza argento [modifica]

Fin dai primi tempi della fotografia si tentò di impiegare delle sostanze fotosensibili senza argento, per esempio la carta al ferroprussiato, usata per la riproduzione di disegni tecnici (cianografia), ma senza grandi successi. Altri procedimenti di stampa, introdotti nel 1850, furono quelli alla gomma e al pigmento, applicati specialmente nel rotocalco.

Tra gli altri procedimenti un tempo applicati o di più recente applicazione si ricordano:

* la termografia, che si basa sulla proprietà di svariate sostanze di annerire, fondere o subire altre trasformazioni se sottoposte a riscaldamento;
* l’elettrografia, il cui principio fu indicato nel 1935 da P. Selenyi e che ha avuto uno sviluppo eccezionale nel campo della fotoriproduzione di documenti (in particolare la xerografia);
* la fotopolimerizzazione, che sfrutta la proprietà della luce di provocare la polimerizzazione di molte sostanze;
* il procedimento Kalvar, usato per la produzione di microfilm e di positivi cinematografici, nel quale l’esposizione alla luce provoca la decomposizione di una sostanza fotosensibile incorporata in uno strato plastico con liberazione di bollicine di gas, che rendono opaco lo strato;
* la fotocromia, che si basa sulla proprietà di alcune sostanze di cambiare colore sotto l’azione della luce.

Una delle maggiori difficoltà connesse con l’introduzione di nuovi sistemi fotosensibili era costituita dalla scarsa efficienza con cui, in generale, veniva registrata l’immagine. L’unico sistema che presenta un fattore di amplificazione paragonabile a quello basato sugli alogenuri d’argento è la fotopolimerizzazione, mentre gli altri possiedono una capacità di amplificazione molte migliaia di volte inferiore. Nei sistemi fotografici tradizionali, gli alogenuri d’argento non impressionati vengono asportati nel bagno di fissaggio oppure, nel processo di inversione, vengono utilizzati per formare un’immagine positiva sul medesimo supporto.

Processi per le istantanee [modifica]

Diversi sono i processi diffusivi nei quali l’alogenuro non impressionato viene trasformato in un sale solubile che diffonde dal negativo verso un supporto sul quale viene ridotto ad argento metallico dando luogo alla formazione dell’immagine positiva. Questo procedimento, descritto per la prima volta nel 1939 e utilizzato inizialmente per materiali da fotoduplicazione, consente la cosiddetta fotografia istantanea. Le prime applicazioni pratiche si ebbero nel 1948 con il sistema Polaroid in bianco e nero che permetteva di ottenere una positiva in soli 15 secondi; in seguito fu messo a punto un analogo sistema per le positive a colori ottenibili in circa un minuto.

Nel procedimento a colori il negativo è costituito da tre strati di emulsione sensibili alla luce blu, verde e rossa, ai quali sono intercalati altrettanti strati contenenti tre diversi rivelatori di colore rispettivamente giallo, magenta e blu-verde.

Un apparecchio modello anni settanta per immagini fotografiche di rapido sviluppo esposto al Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce di Genova

Dopo l’esposizione il negativo viene portato a contatto con il supporto destinato a ricevere l’immagine positiva; tra i due si trova un sottile velo di attivatore alcalino. In presenza dell’attivatore i rivelatori colorati, contenuti nello strato sviluppatore, riducono il bromuro esposto e rimangono così immobilizzati nello strato sensibile.

I rivelatori che non hanno reagito, invece, diffondono attraverso il negativo e lo strato di attivatore fino a raggiungere il supporto, dove si fissano.

Nel 1976 la Kodak lanciò un suo sistema di fotografia istantanea, che, dopo una lunga serie di controversie legali, fu ritirato dal commercio perché violava alcuni brevetti Polaroid.

Quest’ultima, nel 1985 presentò una pellicola per diapositive, sia in bianco/nero che a colori, a sviluppo istantaneo; essa non richiedeva macchine speciali, ma poteva essere esposta con qualsiasi macchina che utilizzasse le normali pellicole 135 (formato 24 x 36 mm).

La pellicola a colori, chiamata Polachrome, è in realtà una pellicola in bianco/nero, filtrata, sia in ripresa che in proiezione, da un fitto reticolo di linee blu, verde e rosso (secondo il principio già sfruttato dai fratelli Lumière con le lastre Autochrome). Lo sviluppo viene effettuato sull’intera pellicola, in un apparecchietto che stende su di essa i prodotti chimici racchiusi in un contenitore venduto insieme alla pellicola.

Anche la pellicola per stampe a colori immediate è stata notevolmente perfezionata dalla Polaroid: è stato eliminato il negativo (che doveva essere gettato, insieme ai residui dei prodotti chimici di sviluppo), e la sensibilità è stata aumentata a 600 ASA. Lo sviluppo avviene in piena luce, in circa 90 secondi. Alcune pellicole a sviluppo immediato (in bianco e nero e a colori) possono essere utilizzate, per mezzo di un apposito accessorio, anche su molti apparecchi professionali e su apparecchiature scientifiche: esse danno copie formato 8,3 x 10,8 cm, spesso usate per controllare la distribuzione delle luci e delle ombre prima dello scatto definitivo su pellicola tradizionale.

Applicazioni scientifiche [modifica]

Generalità [modifica]

La fotografia si è rivelata un elemento di sempre maggiore utilità nell’indagine scientifica: essa offre infatti la possibilità di registrare fenomeni che non possono essere osservati direttamente, come per esempio quelli che si verificano in tempi brevissimi (fotografia ultrarapida), quelli che avvengono su scala microscopica, quelli che interessano regioni molto vaste della Terra o dello spazio (fotografia aerea, orbitale, astronomica), quelli legati a radiazioni non visibili, ecc.

Tra le più importanti applicazioni della fotografia in campo scientifico, si ricordano la fotografia ultrarapida e stroboscopica, la fotografia stereoscopica, la fotografia nell’infrarosso e nell’ultravioletto, la fotografia aerea e orbitale, la fotografia astronomica.

Fotografia ultrarapida e stroboscopica [modifica]

Già nel 1851 W. H. F. Talbot, utilizzando come fonte di luce la scintilla provocata dalla scarica di una serie di bottiglie di Leida, riuscì a realizzare delle immagini con un tempo di posa dell’ordine del milionesimo di secondo. Questa tecnica venne dapprima applicata alla balistica e le prime immagini di un proiettile in volo risalgono al 1885 e sono dovute a Ernst Mach; nel 1896 si osservò per la prima volta l’onda d’urto che si propaga insieme a un proiettile che si muove a elevata velocità.

Nel 1930 H. Edgerton iniziò uno studio sistematico delle possibilità della fotografia ultrarapida, dedicandosi particolarmente al perfezionamento delle sorgenti di luce e utilizzando in modo particolare il flash elettronico. In effetti gli otturatori meccanici non consentono tempi di posa inferiori a qualche frazione di millesimo di secondo, che permettono la ripresa solamente di oggetti in movimento relativamente lento.

Le riprese ultrarapide richiedono quindi l’impiego di sorgenti che emettono lampi di luce particolarmente brevi e intensi senza l’impiego di otturatori, oppure utilizzando otturatori speciali. Con questi sistemi si ottengono normalmente tempi di posa dell’ordine del decimilionesimo di secondo e si possono raggiungere i 5 nanosecondi. Utilizzando per l’illuminazione una serie di lampi di luce in rapida successione si ottiene sul negativo una serie di immagini in posizione diversa. È questo il principio su cui si basa la fotografia stroboscopica, utilizzata per l’analisi dei movimenti.

Fotografia stereoscopica [modifica]

La fotografia riproduce gli oggetti su una superficie piana e l’illusione della profondità è data esclusivamente dalla prospettiva e dal chiaroscuro. È però possibile riprodurre l’effetto della visione binoculare osservando separatamente con i due occhi due immagini riprese da punti posti a distanza pupillare. Le prime immagini stereoscopiche sono dei dagherrotipi del 1842. La fotografia stereoscopica viene utilizzata prevalentemente per fini cartografici.

Fotografia nell’infrarosso e ultravioletto [modifica]

Fotografia nell’infrarosso del Palazzo ENI e del Laghetto dell’EUR a Roma

Gli alogenuri d’argento possiedono una sensibilità naturale che si estende nelle zone dell’ultravioletto e del blu ed è limitata solo dall’assorbimento dell’obiettivo, della gelatina e dell’aria. I comuni obiettivi fotografici trasmettono l’ultravioletto fino a circa 320 nm, limite oltre il quale occorre usare obiettivi con lenti in quarzo o fluorite, che trasmettono fino a circa 120 nm. Peraltro, al di sotto dei 200 nm diviene sensibile l’assorbimento dell’aria, per cui occorre operare in atmosfera d’azoto o, meglio, nel vuoto.

Per evitare la perdita di sensibilità dovuta all’assorbimento della gelatina, si usano emulsioni con concentrazione di bromuro d’argento molto elevata. Oltre che per la ripresa diretta di immagini, la radiazione ultravioletta viene spesso impiegata per eccitare la fluorescenza degli oggetti da fotografare nel campo del visibile. In questo caso si antepone all’obiettivo un filtro che blocchi la radiazione ultravioletta riflessa dal soggetto trasmettendo invece la fluorescenza visibile.

La ripresa viene effettuata con un comune materiale in bianco e nero o, più spesso, a colori, a causa della vivacità dei colori di fluorescenza. All’altra estremità dello spettro visibile, la radiazione infrarossa non viene assorbita dagli alogenuri d’argento e non è quindi in grado di impressionare le emulsioni fotografiche.

Particolari sensibilizzatori cromatici possono però rendere sensibili i materiali fotografici anche alla radiazione infrarossa fino a circa 850 nm. L’impiego di filtri particolari consente di limitare la trasmissione della radiazione visibile, cui il bromuro d’argento è sensibile, fino a eliminarla completamente con l’impiego di filtri neri. Esistono anche materiali a colori con uno strato sensibile all’infrarosso, registrato con un colore convenzionale.

Le riprese nell’infrarosso e nell’ultravioletto interessano principalmente i campi dell’astrofisica, spettroscopia, mineralogia, criminologia, storia dell’arte, biologia, medicina, prospezione aerea del suolo, grafoscopia.

Fotografia aerea e orbitale [modifica]

Immagine ripresa dall’Apollo 17

La fotografia aerea è la tecnica di indagine del terreno che si serve di macchine fotografiche installate a bordo di aeromobili. Trova applicazioni nel campo della ricognizione archeologica, delle ricerche geologiche, in agricoltura per ricavare informazioni sulla natura dei terreni e sull’estensione delle colture, in campo militare per ottenere informazioni su obiettivi strategici.

La fotografia orbitale permette la ripresa di immagini da altezze molto superiori a quelle proprie della fotografia aerea, della quale costituisce un’estensione, mediante apparecchi posti su veicoli spaziali in orbita intorno alla Terra. Tra le sue varie applicazioni si ricordano le indagini meteorologiche, le ricerche sull’inquinamento dei mari, sulle risorse della Terra. Queste applicazioni sono sempre più raffinate anche grazie allo sviluppo e all’incrocio di diverse tecniche di ripresa fotografica digitale incrociate con altri sistemi di rilevazione come il radar.

Esempio di ciò è il satellite Envisat, messo in orbita dall’ESA (Agenzia Spaziale Europea) che grazie all’incrocio dei dati prodotti dai suoi undici strumenti permette la realizzazione di immagini satellitari utili per lo studio di fenomeni come la desertificazione, l’eutrofizzazione dei mari e i cambiamenti climatici.

Fotografia astronomica [modifica]

Immagine dell’ammasso delle Pleiadi
Per approfondire, vedi la voce astrofotografia.

Consiste nella registrazione fotografica delle immagini dei corpi celesti. Tale tecnica presenta diversi vantaggi rispetto all’osservazione diretta perché l’emulsione fotografica, esposta per un tempo sufficientemente lungo, viene impressionata anche da radiazioni visibili di intensità troppo debole per poter essere percepite dall’occhio umano anche con l’aiuto di potenti telescopi. Il metodo prevede appositi sistemi di inseguimento che compensano la rotazione della terra e la conseguente rotazione apparente della volta celeste. In assenza di questi si ottengono effetti artistici con conseguente strisciata, centrata a nord, degli astri, o ci si limita a brevi esposizioni a basso ingrandimento.

Inoltre l’uso di emulsioni particolarmente sensibilizzate permette lo studio di corpi celesti che emettono radiazioni comprese in zone dello spettro luminoso in corrispondenza delle quali l’occhio umano non è sensibile. In tempi più recenti sono stati usati anche sistemi digitali, basati su CCD o CMOS, raffreddati a bassissime temperature per diminuire il rumore elettronico. Tramite l’uso di filtri interferenziali, è anche possibile ottenere fotografie solo alla luce di alcune righe spettrali, ottenendo quindi informazioni sulla composizione della sorgente.

Fotomicrografia [modifica]

Cellule viste al microscopio confocale, fluorescenti con due differenti fluorocromi
Per approfondire, vedi la voce Fotomicrografia.

Consiste nella registrazione fotografica delle immagini di soggetti piccolissimi, nel caso di microscopia ottica nell’ordine dei micron. Anche qui tale tecnica presenta diversi vantaggi rispetto all’osservazione diretta perché l’emulsione fotografica, esposta per un tempo sufficientemente lungo, viene impressionata anche da radiazioni visibili di intensità troppo debole per poter essere percepite dall’occhio umano specialmente in caso di tecniche in fluorescenza, dell’arresto tramite tempi di esposizione brevi di soggetti molto rapidi (protozoi in vivo), eccetera.

Arte [modifica]

La fotografia cominciò ad acquistare autonomia agli inizi del sec. XX, mentre le polemiche sui rapporti con l’arte, in seguito indagati con acutezza da W. Benjamin, erano vivacissime. In merito alla diatriba, sempre attuale, una distinzione si può fare tra la fotografia come strumento e la fotografia come linguaggio. Nel primo caso si sfruttano in quanto tali le possibilità di riproduzione meccanica delle immagini, nel secondo queste stesse possibilità vengono utilizzate a fini documentaristici ed espressivi.

Quindi da un lato si possono annoverare i processi di fotoriproduzione, utilizzati nei settori più diversi, dalla fotomeccanica alla spettroscopia, dall’altro tutte le utilizzazioni della fotografia per una descrizione, a diversi livelli di obiettività, di fenomeni scientifici, di avvenimenti, di realtà sociali o di altri valori umani, figurativi e astratti.

In opposizione ai concetti della foto d’arte, con tutto il corollario dei trucchi di mestiere, operò agli inizi del sec. XX Alfred Stieglitz, capo del gruppo americano Photo-Secession, esaltando le riprese immediate con piccoli apparecchi portatili alla ricerca dell’illusione di realtà, cercando il cubismo nella natura (soggetti disumanizzati, riproduzione del ritmo nella ripetizione di elementi base, sovrapposizioni, ecc.).

Dal canto suo il tedesco A. Renger-Patzsch, in polemica con le tesi della Photo-Secession sostenne, parafrasando Spinoza, che la bellezza del mondo dipendeva dall’immaginazione dell’uomo e quindi anche dalla scelta che l’obiettivo faceva del particolare.

Una terza tesi veniva proposta da A. G. Bragaglia, teorizzata nel volume Fotodinamismo futurista (1911), da fotografi come l’americano A. Coburn, lo svizzero C. Schad, l’ungherese László Moholy-Nagy (del Bauhaus), lo statunitense Man Ray, l’italiano L. Veronesi che, proclamando l’importanza essenziale della “ricerca” riaffermavano o giungevano all’astrattismo.

Fu questo il punto di partenza di ogni avventura e sperimentazione fotografica successiva, testimoniate dall’attività di gruppi come Fotoform (1949), dalle foto di movimento di Gjon Mili, dalla scuola della candid photography e da tutti gli sperimentatori fluttuanti dalla ricerca del vero alla sensazione, dal documento alla realizzazione d’arte. Un cenno meritano le fotografie di moda e di pubblicità, che adattano alle specifiche funzioni il patrimonio finora acquisito, trasfondendo nell’immagine, con la suggestione creativa, il potere o la ricerca della persuasione.

Un’evoluzione ulteriore della fotografia è la multivisione, basata sulla proiezione di diapositive in dissolvenza incrociata, spesso con un accompagnamento musicale. Questa tecnica è utilizzata spesso a scopi didattici o pubblicitari, ma la forte componente creativa e poetica del mezzo fotografico ha ispirato la creazione in multivisione di autentiche opere d’arte.

Diritto [modifica]

Logo indicante un lavoro protetto da Copyright

Il diritto d’autore considera fotografie ai fini della tutela relativa “le immagini di persone o di aspetti, elementi o fatti della vita naturale e sociale ottenute col procedimento fotografico o con processo analogo”.

Spetta al fotografo, salvo deroghe relative ai ritratti fotografici, il diritto esclusivo di riproduzione, diffusione e vendita. Tuttavia se l’opera è stata ottenuta nel corso e nell’adempimento di un contratto d’impiego o di lavoro, il diritto esclusivo spetta al datore di lavoro. La durata del diritto sulla fotografia è di venti anni.

Il diritto tutela anche la privacy del soggetto fotografato. Infatti, è permessa la diffusione di fotografie senza il permesso del soggetto solo nel caso di personaggio pubblico, inteso come persona che, per lavoro o carica istituzionale, è noto al pubblico, o nel caso la persona sia ritratta nel corso di eventi aperti al pubblico (ad esempio se una persona partecipa ad una manifestazione sportiva). Negli altri casi, il fotografo titolare dell’opera deve ottenere il permesso (chiamato liberatoria) alla pubblicazione (intesa anche come esposizione ad una mostra) da parte del soggetto.

Sono particolarmente interessanti le argomentazioni pro e contro la libertà dell’arte, particolarmente per quanto riguarda le foto prese per strada per documentare la vita di una città. la controversia esposto

Voci correlate [modifica]

* Aberrazioni
* Astrofotografia
* Associazione fotografi
* Bracketing
* Camera oscura
* Circoli Fotografici
* Dagherrotipo
* Diapositiva
* Fotografi
* Fotografia cinematografica
* Fotografia d’arte
* Fotografia digitale
* Fotocamera digitale
* Fototeca di Sardegna
* Raw (fotografia)
* Fotografia documentaria
* Fotografia glamour
* Fotografia naturalistica
* Fotografia panoramica
* Fotoup
* Fotografia istantanea (Polaroid)
* Fotografia subacquea
* Lomografia
* Luce inattinica
* Macchina fotografica
* Macrofotografia
* Multivisione
* Photocrossing
* Prospettiva (geometria descrittiva)
* Telefoto
* Effetto flou

Occhi, assaporate il gusto! (Leggi e vai)

martedì, 15 aprile 2008
listen it it Occhi, assaporate il gusto! (Leggi e vai)

Che immagine gigante, avviciniamoci… Ehi quelli non sono alberi, ma broccoli! E quelle montagne non sono fatte di roccia, bensì di grosse baguette! Ma cos’è? Sono le opere d’arte del fotografo australiano Carl Warner. Incredibili: fotografia, fantasia e creatività insieme.

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Fonte Wikio


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