Articoli marcati con tag ‘nicchia’
venerdì, 19 febbraio 2010
Fotocamere Canon Rumors
Da recenti indiscrezioni sembra che nei prossimi giorni vedremo finalmente la Canon 1Ds mark IV ed alcuni nuovi obiettivi.
Insieme alla nuova reflex, che avrà un sensore da 32 megapixel, arriverà sicuramente il tanto discusso 24-70 f/2,8 IS, probabilmente accompagnato anche da altri due obiettivi. Uno di questi sarà dedicato ad una nicchia, mentre l’altro sarà un EF.
Una delle date proposte è il 23 febbraio che è anche l’ultimo giorno del Pma rendendo un po’ strano un annuncio in quella data. Che voglia rubare la scena al PMA a cui non parteciperà? Esiste anche una piccola possibilità che venga annunciato anche un nuovo flash.
Via | CanonRumors
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domenica, 5 luglio 2009
fino al 10.VII.2009
Astrid Nippoldt
Roma, The Gallery Apart
Un dialogo tra acquarelli colorati e fotografie in bianco e nero. Per raccontare l’oscurità dell’uomo, facendo parlare il bosco e la guerra. Cinema e storia s’intrecciano, per mano d’una studiata ricerca visuale…
pubblicato giovedì 2 luglio 2009
Sei nuvole di napalm si nascondono dietro origami di acquarello colorato e sfilano in coppia nella piccola nicchia della The Gallery Apart; non sembra, eppure quelle macchie gioiose esprimono suggestioni belliche del ricordo infantile di
Platoon, diretto da
Oliver Stone nel 1986.
Intorno a loro, frame del bosco in bianco e nero di
Es geschah am hellichten Tag rivelano, contrariamente ai disegni, un espressionismo rielaborato in analogico, inquieto e silenzioso: è così che
Astrid Nippoldt (Giesse, 1973; vive a Berlino) racconta i suoi
boschi malvagi, fermando il tempo e immortalando il ricordo visivo che la storia del cinema le ha regalato.
Mentre gli acquarelli si delineano in tutta la loro semplice chiarezza, manifestando nell’esplosione del gesto grafico l’amarezza della guerra, le fotografie si crogiolano nella loro oscurità originaria, rendendo nitido quell’alone di mistero proprio del bosco, che diviene il principale protagonista dell’immagine. Ancora una volta, Nippoldt si lascia ispirare dal film di
Vajda del 1958; ma se per la trilogia
video presentata alla Fondazione Olivetti nel 2006 di quella pellicola aveva sfruttato l’inquietudine della colonna sonora, per la galleria romana immobilizza il terrore sospeso del frame, catturando tronchi e massi rocciosi informi, fotografando nuovamente quel bosco per sfruttarne l’immagine e non più il suono.

Le foto in mostra lasciano esplicitamente da parte la figura umana; perdono la trama a cui erano legate, per mostrare una natura silenziosa e osservante, che conosce i misfatti dell’uomo – omicidi loschi e rituali macabri – senza nascondere allo stesso tempo quella qualità attrattiva che la rende affascinante e fascinosamente crudele.
La stampa a getto d’inchiostro piezoelectric permette inoltre alla carta fotografica di trattenere il nero e rendere quasi palpabile e ben distinta la parte più scura dell’immagine; il contrasto con la sfocatura opaca in secondo piano del frame catturato si allontana e si nasconde dallo sguardo del fruitore, che si perde nella ricerca vana del misfatto. Il nero, in primo piano, risalta e invade l’occhio, e se inizialmente si erige a ostacolo visivo, subito dopo lascia spazio al sentiero sconosciuto della sfocatura.
Nippoldt però si concentra anche sul particolare e, laddove ha lasciato visibile la vegetazione totalizzante intrisa d’oscurità , in alcuni scatti avvicina l’obiettivo alla fisicità di un tronco o di un masso, lasciando che pulviscoli uniformi si distinguano nell’opacità del soggetto ripreso, ora poco riconoscibile.

“
L’artista considera la condizione di suspense – sapientemente elaborata nella storia dal linguaggio cinematografico – un metodo efficace per scuotere/confondere i parametri del familiare, per restituire l’icona nel suo stato di potenzialità e irripetibilità â€, scrive Ilaria Gianni presentandola per la prima volta all’Italia nel 2006 con
Grutas. Scuotere e confondere è ciò che si nota anche nei lavori dei suoi boschi, dove l’acquarello si confonde con l’acido naftenico e il bosco con la bellezza dell’ignoto.
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flavia montecchi
mostra visitata il 24 giugno 2009
dall’otto maggio al 10 luglio 2009
Astrid Nippoldt – Böse Gehölze (Boschi malvagi)
The Gallery Apart
Via della Barchetta, 11 (zona campo de’ Fiori) – 00186 Roma
Orario: da martedì a sabato ore 16-20 o su appuntamento
Ingresso libero
Info: tel./fax +39 0668809863; info@thegalleryapart.it; www.thegalleryapart.it
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lunedì, 22 giugno 2009

Probabilmente molti di voi conoscono bene questa fotografia, divenuta icona e simbolo del volto dell’Africa devastato da guerre, carestie, malattie… famosa ed evocativa quanto quella della giovane Sharbat Gula di Steve McCurry o della ragazzina vietnamita Kim Phuc in fuga da un bombardamento al napalm del suo villaggio, fotografata da Nick Ut, premio Pulitzer 1972.
Anche questa foto scattata nel marzo 1993 in Sudan durante la guerra civile dal fotogiornalista sudafricano Kevin Carter vince il Pulitzer nel 1994, ma appena due mesi dopo Kevin Carter muore suicida e un sacco di interrogativi muoiono con lui.
Questa piccola bambina segnata dagli stenti, indifesa, rannicchiata su se stessa, presa di mira da un avvoltoio paziente e implacabile, ha fatto il giro del mondo per la sua forza dirompente e per le critiche mosse al suo autore, che è stato a lungo immobile a guardare la scena per scattare la fotografia … e qualcuno non ha esitato a paragonare all’avvoltoio.
Continua a leggere: L’Africa di Kevin Carter
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martedì, 2 giugno 2009
pubblicato da Derfy in: Obiettivi

Hartblei non è un’azienda molto conosciuta dal fotografo medio e fa prodotti di qualità per una nicchia di mercato che cerca innanzitutto la qualità .
Questo obiettivo è un Tilt Shift che utilizza il design unico Superrotator. Le ottiche erano state sviluppate per una medio formato 6×6cm e generano un’immagine con un diametro di 85mm.
L’obiettivo può essere spostato di 10mm dal centro ed inclinato di 8 gradi. Regolazioni indipendenti l’una dall’altra, una funzionalità solo recentemente imitata da Canon con i suoi nuovi 17mm e 24mm. Sono supportati i sistemi di Canon, Nikon, Sony, Pentax, Leica e Contax.
Continua a leggere: Recensione Hartblei Superrotator Macro 120mm F4 TS
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mercoledì, 10 dicembre 2008
Le stampanti a sublimazione termica costituiscono una piccola parte delle attuali soluzioni di stampa domestica, rappresentate per lo più da printer a getto di inchiostro (inkjet). A detenere la leadership in questo settore di nicchia, è senza dubbio Canon che con circa dieci modelli della serie Selphy, differenti per prezzo e funzioni, offre il meglio a chiunque rivolga la propria attenzione a dispositivi di stampa capaci di buone prestazioni, di facile trasporto e, soprattutto, in grado di funzionare egregiamente anche senza pc. Consapevoli dei tanti pregi, ma anche dei limiti imposti da questo tipo di stampanti, abbiamo provato nel nostro laboratorio una delle più recenti proposte di Canon, la Selphy ES3, una macchina promossa a pieni voti e che dimostra nei fatti quanto appena descritto.

La Selphy ES3 è una delle migliori stampanti a sublimazione termica proposte da Canon. Concentra in sé tutta l’esperienza che la casa giapponese ha maturato nell’ambito della stampa a sublimazione in questi ultimi anni.
Basta infatti osservarla con attenzione, ancor prima di accenderla, per apprezzare lo sforzo compiuto dalla casa madre nel mettere a punto un prodotto completo, un vero e proprio laboratorio fotografico, oltre che bello da vedere. Il bianco latte scelto per colorarne il corpo, rende il dispositivo particolarmente trendy.
La maniglia fissa la dice poi lunga sulla trasportabilità e sull’uso ”mobile” a cui è destinato. L’idea infine di chiudere dentro un telaio protetto i fogli e il nastro colorante (già adottata in verità con altri modelli precedenti e attuali), consente l’uso disinvolto anche all’aria aperta: la polvere, si sa, è uno dei peggiori nemici delle stampanti a sublimazione (leggete a tal proposito l’approfondimento: come funziona una stampante a sublimazione).
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