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Pérez-van Gessel. Paesaggio delle cave: progetto e trasformazione

giovedì, 18 marzo 2010

sw perez vangessel 10 300x141 Pérez van Gessel. Paesaggio delle cave: progetto e trasformazione

Milano, 12 – 16 maggio 2010

L’attività estrattiva rappresenta una problematica diffusa ed articolata che nel paesaggio italiano viene percepita per lo più con un valore di segno negativo, un male necessario. D’altro canto si possono citare nella storia esempi di paesaggi eccezionali, monumenti immersi nella natura prodotti proprio dall’estrazione di materiali per l’edilizia con cui si sono costruite le nostre città, come ad esempio le cave di marmo di Carrara o quelle di tufo di Favignana. A fronte di una casistica piuttosto estesa di progetti “a posteriori”, per lo più legati al semplice ripristino ambientale e all’inserimento di nuove attività collettive, si vogliono sondare attraverso lo strumento del progetto le possibilità di trasformazione del paesaggio delle cave nel lungo periodo: dall’insediamento di un’attività estrattiva “ex novo”, alla messa a regime, fino alla sua dismissione. Un progetto che verifichi non solo la fattibilità sul piano economico ma che immagini le possibilità di integrazione ambientale nelle varie fasi del processo lasciando a conclusione delle attività produttive non un residuo, una scoria, ma una vera e propria architettura nel paesaggio, arricchendolo.

 

ATTIVITA’/ PROGRAMMA

Il workshop contempla una serie di apporti teorici giornalieri (lezioni dell’autore attinenti il tema) e si svilupperà in tre fasi pratiche:conoscenza ed interpretazione del luogo (visione dei materiali e dell’area); elaborazione del progetto (singolarmente o in gruppo); dibattito e presentazione delle proposte.

 

ISCRIZIONI

Il workshop fa parte del programma di Master in Architettura del Paesaggio e di Formazione Permanente della UPC di Barcellona/ACMA Milano. Si configura come un corso intensivo di perfezionamento ed aggiornamento rivolto a: diplomati, studenti e laureati nelle discipline di carattere tecnico-scientifico legate alla gestione del territorio (architettura, architettura del paesaggio, ingegneria, scienze ambientali, scienze naturali, scienze agrarie e forestali, beni culturali, antropologia, sociologia, urbanistica, scienze e politica del territorio ecc.). In particolare è indicato al personale, ai collaboratori e ai consulenti dei parchi e delle soprintendenze, agli studi professionali che operano nelle progettazione ambientale. Le iscrizioni verranno raccolte fino al raggiungimento del numero massimo di partecipanti previsto.

 

Per informazioni:

ACMA Centro di Architettura
via Antonio Grossich 16, 20131 Milano
Tel. +39 02.70639293 Fax. +39 02.70639761
acma@acmaweb.comwww.acmaweb.com

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SHOW: un viaggio nel Burlesque con Henry Horenstein

venerdì, 19 febbraio 2010

In libreria Mostre e gallerie Photobucket

show by Henry Horenstein

Mentre la moda del Burlesque impazza, seducendo con i suoi spettacoli ‘ironici’ ogni genere di locale ed evento, tanto da arrivare sul palco dell’ultimo Festival di Sanremo in una coppa di Martini con tanto di oliva strategica ad uso di Dita Von Teese, propongo una bella incursione in questo mondo fotografato dal prolifico ed eclettico Henry Horenstein.

Il progetto fotografico very hot, copre il vasto arco temporale 2001-2009 e si estende ad ogni genere di performance in stile burlesque, senza trascurare quelle drag, fetish e SideShow, indugiando su regine della scena come Catherine D-lish, Angie e Helen Pontani, Peek-a-Boo Point, Julie Atlas Muz, Miss Saturno, Dirty , Martini Beat Jackie, Bonnie Dunn, Verushka-e, la leggendaria Murray Hill e la stessa Dita Von Teese.

Le stuzzicanti immagini in bianco e nero, al momento in mostra alla Walker Contemporary di Boston e alla Gallery 339 di Philadelphia (alla quali fanno riferimento le immagini di questa gallery) , sono state anche raccolte in un libro accattivante presentato da Pond Press anche con copertina morbida provvista di oblò molto fetish, e in una edizione limitata deluxe di 20 copie con stampa originale, numerata e firmata. Godetevi il viaggio e lo spettacolo!

Henry Horenstein Show
Amber Ray, Los Angeles, CA (lips), 2005 © Henry Horenstein Danyella de Meux, Los Angeles, CA, 2005 © Henry Horenstein Dita Von Teese, Tease-O-Rama I, Shim-Sham Club, New Orleans, LA © Henry Horenstein Melody Sweets, This Is Burlesque, Corio, New York, NY, 2008 © Henry Horenstein

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Apple Aperture 3.0

venerdì, 12 febbraio 2010

Software Apple

aperture3 Apple Aperture 3.0

Come vi avevamo preventivato a metà gennaio ecco finalmente arrivare Apple Aperture 3.0.

L’elenco delle novità rispetto alla versione precedente è lungo oltre 200 elementi, ma ben strutturato in insiemi coerenti. Proveremo a segnalarvi quelle di maggior interesse o più innovative.

Si parte con Faces, la tecnologia per il riconoscimento dei volti, già presente in iPhoto che vi consente di associare un nome al viso di una persona e lasciare l’incombenza di ripetere la stessa operazione in tutte le altre foto direttamente al programma. Per ogni persona viene, inoltre, generata automaticamente una galleria con tutte le foto in cui compare.

thn 0120091020 Apple Aperture 3.0thn 0220091020 Apple Aperture 3.0thn 0320091020 Apple Aperture 3.0thn p1 Apple Aperture 3.0

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6 domande da farsi prima di scattare una foto

domenica, 24 gennaio 2010

pubblicato: mercoledì 20 gennaio 2010 da Derfy in: Tecniche

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Un dialogo tra acquarelli colorati e fotografie in bianco e nero. Per raccontare l’oscurità dell’uomo, facendo parlare il bosco e la guerra. Cinema e storia s’intrecciano, per mano d’una studiata ricerca visuale…

domenica, 5 luglio 2009

fino al 10.VII.2009
Astrid Nippoldt
Roma, The Gallery Apart

Un dialogo tra acquarelli colorati e fotografie in bianco e nero. Per raccontare l’oscurità dell’uomo, facendo parlare il bosco e la guerra. Cinema e storia s’intrecciano, per mano d’una studiata ricerca visuale…


9999cea3ecfa53c60cceee5d16a1944d Un dialogo tra acquarelli colorati e fotografie in bianco e nero. Per raccontare l’oscurità dell’uomo, facendo parlare il bosco e la guerra. Cinema e storia s’intrecciano, per mano d’una studiata ricerca visuale...

pubblicato giovedì 2 luglio 2009

Sei nuvole di napalm si nascondono dietro origami di acquarello colorato e sfilano in coppia nella piccola nicchia della The Gallery Apart; non sembra, eppure quelle macchie gioiose esprimono suggestioni belliche del ricordo infantile di Platoon, diretto da Oliver Stone nel 1986.
Intorno a loro, frame del bosco in bianco e nero di Es geschah am hellichten Tag rivelano, contrariamente ai disegni, un espressionismo rielaborato in analogico, inquieto e silenzioso: è così che Astrid Nippoldt (Giesse, 1973; vive a Berlino) racconta i suoi boschi malvagi, fermando il tempo e immortalando il ricordo visivo che la storia del cinema le ha regalato.
Mentre gli acquarelli si delineano in tutta la loro semplice chiarezza, manifestando nell’esplosione del gesto grafico l’amarezza della guerra, le fotografie si crogiolano nella loro oscurità originaria, rendendo nitido quell’alone di mistero proprio del bosco, che diviene il principale protagonista dell’immagine. Ancora una volta, Nippoldt si lascia ispirare dal film di Vajda del 1958; ma se per la trilogia video presentata alla Fondazione Olivetti nel 2006 di quella pellicola aveva sfruttato l’inquietudine della colonna sonora, per la galleria romana immobilizza il terrore sospeso del frame, catturando tronchi e massi rocciosi informi, fotografando nuovamente quel bosco per sfruttarne l’immagine e non più il suono.
Astrid Nippoldt - Böse Gehölze #11 - 2009 - piezo pigment print su carta fotografica - cm 35x70 - courtesy The Gallery Apart, Roma
Le foto in mostra lasciano esplicitamente da parte la figura umana; perdono la trama a cui erano legate, per mostrare una natura silenziosa e osservante, che conosce i misfatti dell’uomo – omicidi loschi e rituali macabri – senza nascondere allo stesso tempo quella qualità attrattiva che la rende affascinante e fascinosamente crudele.
La stampa a getto d’inchiostro piezoelectric permette inoltre alla carta fotografica di trattenere il nero e rendere quasi palpabile e ben distinta la parte più scura dell’immagine; il contrasto con la sfocatura opaca in secondo piano del frame catturato si allontana e si nasconde dallo sguardo del fruitore, che si perde nella ricerca vana del misfatto. Il nero, in primo piano, risalta e invade l’occhio, e se inizialmente si erige a ostacolo visivo, subito dopo lascia spazio al sentiero sconosciuto della sfocatura.
Nippoldt però si concentra anche sul particolare e, laddove ha lasciato visibile la vegetazione totalizzante intrisa d’oscurità, in alcuni scatti avvicina l’obiettivo alla fisicità di un tronco o di un masso, lasciando che pulviscoli uniformi si distinguano nell’opacità del soggetto ripreso, ora poco riconoscibile.
Astrid Nippoldt - Bullet - 2009 - acquarello - cm 23,5x34 - courtesy The Gallery Apart, Roma
“L’artista considera la condizione di suspense – sapientemente elaborata nella storia dal linguaggio cinematografico – un metodo efficace per scuotere/confondere i parametri del familiare, per restituire l’icona nel suo stato di potenzialità e irripetibilità”, scrive Ilaria Gianni presentandola per la prima volta all’Italia nel 2006 con Grutas. Scuotere e confondere è ciò che si nota anche nei lavori dei suoi boschi, dove l’acquarello si confonde con l’acido naftenico e il bosco con la bellezza dell’ignoto.

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Astrid Nippoldt a Villa Massimo

flavia montecchi
mostra visitata il 24 giugno 2009


dall’otto maggio al 10 luglio 2009
Astrid Nippoldt – Böse Gehölze (Boschi malvagi)
The Gallery Apart
Via della Barchetta, 11 (zona campo de’ Fiori) – 00186 Roma
Orario: da martedì a sabato ore 16-20 o su appuntamento
Ingresso libero
Info: tel./fax +39 0668809863; info@thegalleryapart.it; www.thegalleryapart.it

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Il sudafricano punta l’obiettivo sulla sua terra, facendone sentire la voce nei toni meno acuti e più profondi. Alternando foto di spazi e persone. Mettendone però a fuoco non la forma, ma l’essenza…

domenica, 5 luglio 2009

fino al 7.VII.2009
Guy Tillim
Roma, Extraspazio

Il sudafricano punta l’obiettivo sulla sua terra, facendone sentire la voce nei toni meno acuti e più profondi. Alternando foto di spazi e persone. Mettendone però a fuoco non la forma, ma l’essenza…


cd5c4ddb5bec0e49f84770edbb9b8d39 Il sudafricano punta l’obiettivo sulla sua terra, facendone sentire la voce nei toni meno acuti e più profondi. Alternando foto di spazi e persone. Mettendone però a fuoco non la forma, ma l’essenza...

pubblicato venerdì 26 giugno 2009

Un silenzio doppio per Guy Tillim (Johannesburg, 1962; vive a Città del Capo). Quello che scaturisce dalle foto fatte per la Commissione su Roma nell’ambito del Festival di Fotografia e quello, invece, che si percepisce dai suoi scatti esposti da Extraspazio. Negli scenari che inquadra, sembra sempre tutto profondamente fermo. La fissità dell’immagine diviene così una costante.
Tuttavia, quello che generalmente può sembrare un limite, nel suo fare fotografico è un punto di forza. La staticità degli scatti che immortalano la Capitale non è certo dovuta a una sua mancanza d’“ispirazione”, piuttosto a un effetto esplicitamente ricercato.
Sul risultato di Avenue Patrice Lumumba, invece, non vi sono dubbi di sorta. Da quelle fotografie si rende palpabile sia l’intuizione che l’occhio dell’ex fotoreporter di guerra. Un silenzio, questo, che si fa carico soprattutto della situazione politica e sociale africana, dello sfacelo in atto e delle speranze violate. Un passato che poteva voler dire libertà, ma le cui tracce, ora, sono visibili unicamente nelle statue lasciate alle ortiche.
Guy Tillim - Grand Hotel, Beira, Mozambique - 2008 - dittico, pigmenti d’archivio su carta cotone - cm 91,5x131,5 - courtesy Galleria Extraspazio, Roma
La critica di Guy Tillim è silenziosa; il fotografo non punta il dito, non cerca escamotage tecnici per gonfiare l’immagine d’un significato già strabordante. In tal senso, è ben riuscita la resa con pigmenti d’archivio su carta cotone, leggera sottigliezza che dà risalto una volta di più all’aura sacra degli scatti.
Fondamentalmente, ciò che Tillim si trova a fotografare nel suo “cammino attraverso strade di sogno” non sono i luoghi, né tanto meno le persone, ma il vuoto e il silenzio che scaturiscono sia dagli uni che dalle altre. L’oppressione che si prova davanti al muro di carteggi e documenti giudiziari in un ufficio del Congo; la sensazione d’impotenza e rassegnazione negli sguardi di tre impiegati; il grigiore e la decadenza di quello che era il Grand Hotel in Mozambico.
Guy Tillim - Typists, Likasi, DR Congo - 2007 - pigmenti d’archivio su carta di cotone - cm 49,7x71,4 - courtesy Galleria Extraspazio, Roma
Magicamente, il fotografo sudafricano riesce a ritrarre, oltre all’immagine in sé, anche la sua valenza sensibile. La maestosità in rovina del terrazzo dell’hotel si rende emblema della sua arte fotografica. Un’immagine che rappresenta sia lo stato delle cose che il sentimento di disfacimento in essa insito.

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La personale romana del 2007

francesca orsi
mostra visitata il 16 giugno 2009


dal 14 maggio al 17 luglio 2009
Guy Tillim – Avenue Patrice Lumumba
Extraspazio
Via di San Francesco di Sales, 16/a (zona Trastevere) – 00165 Roma
Orario: da lunedì a venerdì ore 15.30-19.30
Ingresso libero
Info: tel./fax +39 0668210655; info@extraspazio.it; www.extraspazio.it

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