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Antichi mestieri Salentini

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#1 Guest_fa99_*

Guest_fa99_*
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Inviato 11 gennaio 2008 - 18:56

Tra gli attrezzi più usati dai contadini fino a non molto tempo fa vi erano i panari (una specie di cestoallungato fatto con steli di albero d'olivo e canne) che, a seconda dell'uso, si distinguevano in panaru te vinnimari, panari te ulie, panaru te fiche. Per le loro dimensioni erano anche detti panaru cranne, panaru minzanu e panareddhu. Non di rado venivano usati anche come unità di misura, in particolare per le olive: c'era quello che ne conteneva nu stuppeddhu (circa 7 litri) e quello da nu cinque (5 litri). Diverse per forma e dimensioni erano le panare, molto usate dai fornai per deporvi il pane appena sfornato da portare a casa dei clienti. Queste a differenza dei panari, avevano sul bordo due manici, detti ricchie, così da poter agevolare la presa, quasi sempre di due persone. Le panare potevano anche adattarsi a contenere damigiane di vetro. In tal caso venivano internamente rivestite di paglia in modo da fornire la massima protezione al recipiente: questo, una volta inserito nella panara, veniva protetto nella parte superiore con una camicia fatta di materiale vegetale intrecciato. Molti contadini, al ritorno dei campi o nelle giornate di pioggia, si dedicavano a costruire i panari, esisteva, tuttavia , anche la figura dell'artigiano specializzato, u mesciu te panare. Questi si procurava in campagna il materiale necessario, vale a dire canne e polloni di olivo (detti vinchi), prendendo quelli che crescevano sulle rape te l'argulu (cioè alla base del tronco). Particolarmente adatti erano quelli di tèrmite, ossia di olivo selvatico, che sono molto più lunghi e flessibili, o te ciddhina (della varietà cellina). Le canne venivano tagliate a strisce di varia lunghezza e larghe mezzo centimetro; i vinchi dovevano essere ripuliti e resi lisci. Il lavoro di costruzione del panaru iniziava dal fondo: due piccoli fasci di vinchi venivano posti a croce e, a seconda della grandezza che si voleva ottenenre, si piegavano verso l'alto in modo da ottenere delle costole. Il fondo del paniere si costruiva con i vinchi posti circolarmente intorno alla croce già formata; quindi s'intrecciavano le canne intorno alle costole. La parte superiore del paniere veniva poi protetta e rinforzata da un bordo, composto sempre da vinchi intrecciati, dal quale fuoriusciva il manico. Finalmente u panaru era finito, pronto per essere utilizzato in proprio o portato alla fiera per la vendita.
Estratto dal Calendario Casaranese 2002

IMG_4735.jpg
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