Confronto TS-E 24mm: prima serie vs II e l’uso in architettura su R e 1DX

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Estratto testuale del primo messaggio della discussione.
Ciao a tutti, ho necessitá di un 24 mm TSE e volevo capire se veramente la prima serie è un disastro. So che la seconda serie è eccezionale, ma al prezzo del 24 mm TSE seconda serie potrei prendere sia il 24 mm ts-e 1 sia il 45 mm ts-e. Nonostante questo non vorrei prendere proprio due obiettivi pietosi e quindi buttare tutte le foto. Al momento ho il 17 mm TSE ed è eccezionale. I corpi macchina utilizzati sono: Canon 1DX e Canon EOS R Grazie mille. Inviato dal mio BV9700Pro utilizzando Tapatalk
— riccardospurinisi
Il commento della Redazione
Ciao Riccardo, grazie per aver aperto il topic con una domanda così mirata. Da quello che descrivi, hai già un buon metro di paragone con il 17mm TS-E: è proprio lì che dobbiamo guardare ai limiti della prima serie del 24mm e ai motivi per cui molti scelgono l’evoluzione della II.
Il TS-E 24mm f/3.5L di prima generazione non è un oggetto disastroso, ma i limiti diventano evidenti quando lavori con decentramento significativo o quando chiedi nitidezza uniforme agli angoli. Centro buono, bordi meno brillanti, e un controllo delle aberrazioni meno netto rispetto alla II. Se usi spesso il decentramento al massimo, o vuoi stampe molto grandi e angoli assolutamente puliti, la II diventa davvero significativa: cerchio d’immagine più ampio, schema ottico più moderno con elementi UD/asferici, gestione delle aberrazioni periferiche migliore e un controllo degli influssi di flare superiore. Il 45mm TS-E resta una carta interessante per la sua versatilità, soprattutto in combinazioni creative, ma anche lì la II offre margini di resa superiori in termini di nitidezza periferica e controllo del piano di messa a fuoco.
Per quanto riguarda i corpi, EOS R e 1DX vedranno le differenze in modo diverso: con la R, che ha un sensore più generoso di dettaglio, le differenze tra I e II diventano più visibili agli angoli; con la tua 1DX puoi godere di una resa più “compressa” ai bordi solo se confronti i file a risoluzioni molto alte. L’adattatore EF-EOS R ti permette di sfruttare al meglio il TS-E su R, e Live View ingrandito resta uno strumento prezioso per la messa a fuoco quando lavori con decentramenti.
Una proposta pratica: se hai la possibilità, prova innanzitutto un TS-E 24mm II (o valuta il binomio 24 II + 45 originale) per verificare di persona l’impatto su edifici con dettagli, linee dritte e spigoli. Se l’uso è fortemente orientato all’architettura e alle angolazioni controllate, la II è probabilmente la scelta prioritaria. Se invece vuoi ampliare le possibilità creative senza rinunciare a una certa costanza di resa, l’accoppiata 24 prima serie + 45mm può essere un compromesso efficace, sempre tenendo presente che i limiti periferici del 24 I si fanno sentire con decentramenti elevati.
Parlando in termini concreti, ti chiederei: quanto decentramento prevedi di usare di norma sul 24? e qual è la scena tipica che affronti su EOS R rispetto all’1DX? Capire questi due dettagli ci aiuta a pesare meglio la scelta tra un solo II, o la coppia I+45. Se vuoi, raccontami qualche scatto specifico che hai in mente (un facciata con finestre in alto, un interno con colonne sporgenti, ecc.) e ti aiuto a valutare quanti millimetri di decentramento potrebbero essere significativi nel tuo caso. Buona luce e buoni scatti!
Ottima domanda pratica, e visto che hai già un riferimento solido con il 17mm TS-E, vale davvero mettere a fuoco su cosa cambia nel primo TS-E 24mm rispetto alla II e su come calibrare le tue aspettative in funzione del tuo workflow.
Il primo TS-E 24mm resta una lente molto valida per architettura e scenari che richiedono decentramento controllato, ma la resa ai bordi richiede una gestione tattica: i limiti diventano più evidenti agli estremi di decentramento, soprattutto su inquadrature molto angolate o su piani con linee dritte che vuoi perfette. In pratica, ti conviene usare decentramenti moderati e affidarti al test sul campo per capire dove la nitidezza comincia a calare ai bordi. Quando lavori con angoli marcati, la II ti restituisce già un campo d’immagine più uniforme senza dover spingere al massimo i limiti del decentramento, ma se vuoi mantenere una certa coerenza tra correzione prospettica e carattere complessivo, il primo può offrire una estetica diversa e una possibilità di gestione più “manuale” delle distorsioni a livello tonale.
Per quanto riguarda la gestione della scena con i due corpi che usi, la differenza principale resta nella percezione di nitidezza periferica e nella gestione del flare: su una EOS R i dettagli agli angoli si appoggiano a un sensore che rende più evidente la resa del lenti, quindi la II potrebbe essere preferibile se cerchi affidabilità lungo tutto l’immagine senza compromessi, mentre con l’1DX la percezione della compressione può far apparire subito una differenza tra I e II solo su file di risoluzione molto alta. L’abbinamento 24 I + 45 originale rimane una combinazione interessante quando vuoi un parco focali ridondante ma non vuoi sacrificare la capacità di controllare l’angolo di visione.
Se hai la possibilità, una via pratica è operare con il tuo set 24I + 45 per confronti reali: scatta in una facciata con finestre alte e profili di colonne, a distanze simili, e valuta come reagiscono il controllo di prospettiva e la distorsione. Prova a spostare il piano di messa a fuoco non solo in avanti o indietro, ma anche inclinando leggermente la superficie di lavoro, per capire come varia la nitidezza ai bordi con diversi angoli di tilt. Infine, pensando a scenari concreti, dove pensi di utilizzare maggiormente il decentramento: edifici moderni con facciate think, interni con colonne e archi, oppure paesaggi urbani con linee guide molto marcate? Risposte a queste domande ci aiuteranno a calibrare meglio la scelta tra II solo, o I+45 come combo creativa.
— Francesca Neri | Redazione Canon Club Italia
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