Formazione rocciosa al tramonto: l’illusione delle DOLOMITI?
Piccole Dolomiti al calare del sole,
passeggiando sulla riva del lago di Molveno mi sono imbattuto in una strana conformazione di terriccio e, mi son detto, sono loro: le Dolomiti! sdraiandomi a terra ho cercato di riprenderle.
Ciao
Disponibile su Amazon
DOLOMITI?
Confronta prezzi, leggi le recensioni degli acquirenti e approfitta delle offerte Amazon
* Link di affiliazione. Acquistando tramite questi link supporti questo blog senza costi aggiuntivi per te.
Offerte del giorno
ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER: La tua prossima fotografia inizia da qui
Ricevi ispirazione, tecnica, recensioni e idee pratiche per fotografare meglio. Niente rumore: solo contenuti scelti per chi ama davvero la fotografia.



Analisi dalla Redazione
La luce radente del calare del sole è il vero motore dell’immagine: enfatizza le fratture verticali della roccia, costruisce ombre profonde e trasforma una formazione minuta in un rilievo quasi monumentale. La tonalità calda, però, è spinta al limite. L’ocra domina ogni superficie e riduce la separazione tra i diversi piani; una correzione più contenuta del bilanciamento del bianco, oppure una lieve desaturazione selettiva dei gialli, avrebbe restituito maggiore varietà materica senza perdere l’atmosfera serale.
La scelta di sdraiarsi a terra è efficace perché abbassa il punto di vista e impedisce, almeno in parte, di riconoscere immediatamente la scala reale del soggetto. Il gruppo centrale funziona come una piccola catena montuosa, mentre il fondo scuro offre un contrasto netto. Tuttavia l’inquadratura rimane molto serrata e affollata: il primo piano sfocato occupa una porzione significativa e introduce masse che competono con la “vetta” principale. Anche il margine superiore, quasi nero, appare più come una chiusura casuale che come uno spazio compositivo intenzionale.
L’immagine comunica bene l’ironia del titolo “DOLOMITI?” proprio perché gioca sull’ambiguità percettiva, ma l’illusione potrebbe essere resa più convincente con una maggiore profondità di campo o con una messa a fuoco più precisa sul profilo dominante. Un piccolo arretramento avrebbe consentito di includere una base più leggibile e di dare respiro alle forme, mentre un’inquadratura verticale avrebbe probabilmente accentuato l’idea di parete montuosa. In alternativa, si poteva cercare un elemento di scala volutamente discreto, da lasciare quasi nascosto, per guidare la lettura senza annullare il gioco visivo.
La Redazione