Luce nel vicolo: la scala tonale di «La scurda»
Ciao a tutti !
Un altro “scorcio” che ha attratto la mia attenzione durante la mia passeggiata lungo via Indipendenza (mi rifiuto di chimarla Via della Indipendenza perché questo non era il suo nome corrente quando avevo 16-18 anni), in quel di Gaeta.
Secondo me, la foto sarebbe da street per via del nome che è stato dato a questo vicolo (uno degli oltre trenta vicoli che caratterizzano questa strada); un nome che racconta perfettamente quanto si ha modo di vedere se ci si avvicina ad esso: un piccolo antro nero con due sole porte e relativi numeri civici.
Il nome del vicolo è, infatti, “vico la scurda” che tradotto in italiano siglifica “il vicolo buio” ……
Posto due foto perché la prima è ad uso e condumo degli amanti della fotografia, i quali pretendono, a ragione, che ogni scatto sia presentato nel migliore dei modi mentre la seconda rappresenta quanto si vede, realmente, se ci si avvicina al suo ingresso.
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Analisi dalla Redazione
La luce è il vero soggetto dello scatto: entra dall’imboccatura del vicolo e si spegne progressivamente verso il fondo, costruendo una scala tonale che rende leggibile il significato di “scurda”. Il passaggio dalle superfici quasi sovraesposte sulla sinistra al nero dell’androne è efficace, ma anche problematico: le alte luci sul muro perdono parte della trama dell’intonaco, mentre il fondo si chiude in masse scure dove alcuni dettagli architettonici risultano appena intuibili. La scelta sembra quindi privilegiare l’atmosfera rispetto alla descrizione documentaria, coerentemente con il titolo.
La composizione sfrutta bene la diagonale della parete e la fuga prospettica del pavimento, che conducono lo sguardo verso la porta finale. La scala a destra funziona come contrappeso visivo e introduce una seconda direzione, più verticale e geometrica. Tuttavia occupa una porzione significativa dell’inquadratura senza diventare davvero protagonista: il margine destro appare leggermente sacrificato, mentre la parte sinistra, molto luminosa e relativamente povera di informazioni, tende a dilatare il vuoto. Un’inquadratura più stretta, oppure uno spostamento di pochi centimetri verso il centro del vicolo, avrebbe potuto aumentare la tensione tra luce e buio.
Il colore, quasi interamente giocato su bianchi sporchi, grigi e bruni, sostiene bene l’idea di un luogo consumato e marginale. Proprio per questo sarebbe stato utile controllare meglio il bilanciamento del bianco: la dominante fredda attenua la matericità delle pareti e rende l’ambiente un po’ uniforme. Anche il momento dello scatto sembra scelto in assenza di passanti; decisione comprensibile, ma una figura appena accennata all’ingresso avrebbe dato una misura umana e rafforzato il carattere street senza cancellare l’isolamento del vicolo. Per una resa più solida, conviene realizzare una versione HDR molto contenuta o un’esposizione leggermente più prudente sulle zone chiare.