Camoscio in salto sulla parete rocciosa
– Specie: Camoscio ( Rupicapra rupicapra)
– exif: Canon 7D Mark II, Sigma 150-600mm f/5-6.3 DG OS HSM C , 1/1250sec., f/8, ISO 800, mano libera, priorità diaframma, focale 600mm , comp.esp, -0,333
– L’immagine è coperta da copyright di Lauro Magris , non può essere utilizzata in alcuna forma senza il consenso dell’autore – www.lauromagrisphotonature.com
Vieni a commentare la foto sul nostro forum qui
Disponibile su Amazon
Spinta poderosa
Confronta prezzi, leggi le recensioni degli acquirenti e approfitta delle offerte Amazon
* Link di affiliazione. Acquistando tramite questi link supporti questo blog senza costi aggiuntivi per te.
Offerte del giorno
ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER: La tua prossima fotografia inizia da qui
Ricevi ispirazione, tecnica, recensioni e idee pratiche per fotografare meglio. Niente rumore: solo contenuti scelti per chi ama davvero la fotografia.



Analisi dalla Redazione
Il gesto del camoscio costruisce una diagonale energica dal margine inferiore sinistro verso la parete rocciosa, e proprio questa traiettoria guida lo sguardo fino alla testa, orientata verso destra. La postura è ben colta: le zampe anteriori sollevate e il corpo proteso restituiscono con chiarezza l’idea della spinta, mentre il masso centrale funziona come ostacolo e insieme come direzione narrativa. Il soggetto, però, è molto vicino al bordo sinistro e la coda sfiora quasi la vegetazione: un’inquadratura leggermente più ampia avrebbe dato maggiore respiro al movimento, soprattutto davanti al muso.
La luce è intensa ma ben gestita nei passaggi principali. Il dorso del camoscio mantiene una buona leggibilità cromatica, mentre le rocce ricevono una luce dura che enfatizza la materia e il rilievo. In alcuni punti chiari della parete, tuttavia, il contrasto è al limite: le superfici calcaree perdono parte della trama e diventano chiazze quasi uniformi. La compensazione negativa di un terzo di stop è una scelta sensata, ma in una situazione simile sarebbe stato utile controllare con attenzione l’istogramma o recuperare selettivamente le alte luci in postproduzione.
Il colore lavora per armonia: bruni, verdi e grigi appartengono allo stesso ambiente e separano il mantello senza artifici. Il teleobiettivo comprime i piani, facendo apparire la parete più prossima al soggetto; l’effetto rafforza la sensazione di salita, anche se riduce la profondità spaziale. Il tempo di 1/1250 secondi congela efficacemente l’azione, ma lascia appena intuire il dinamismo. Un tempo leggermente più lento, con un inseguimento accurato, avrebbe potuto introdurre una sfocatura controllata nelle zampe, aumentando la percezione dello sforzo senza sacrificare la riconoscibilità dell’animale.