Tivoli in bianco e nero: il vicolo tra arco e figure
…la grande cascata
Durante il mio annoso tentativo di sistemare le mie foto sparpagliate su vari HD,ho ritrovato, con mia immensa gioia alcuni vecchi scatti eseguiti con la mia vecchia e cara 450D e quasi tutti con il 18-55 IS II, fatti Tivoli e a Villa d’Este che temevo fossero andati perduti…
Ho scelto i meno peggio e voglio avere il piacere di condividerli con voi
T I VOLI
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VILLA D’ESTE
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LA GRANDE CASCATA
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Analisi dalla Redazione
Il punto di forza dello scatto è la profondità costruita dalla successione di soglie: il vicolo conduce l’occhio dal primo piano scuro verso l’arco, poi alle figure e infine alla porzione più luminosa sul fondo. L’arco centrale funziona come una cornice interna efficace, mentre le pareti laterali, molto ravvicinate, accentuano la sensazione di compressione e di discesa. La prospettiva leggermente decentrata evita però una simmetria troppo rigida e conserva la complessità irregolare dell’architettura.
La scelta del bianco e nero è coerente con la materia del luogo. Intonaci corrosi, pietra, cavi e persiane acquistano una qualità tattile che il colore avrebbe probabilmente disperso. La luce, tuttavia, è piuttosto uniforme e non produce separazioni tonali sempre sufficienti: la parete destra tende a diventare una massa grigia poco leggibile, mentre alcune zone del fondo appaiono prossime alla sovraesposizione. Una regolazione più selettiva delle alte luci e un maggiore controllo dei neri avrebbero potuto mantenere dettaglio senza appiattire il contrasto.
Le due persone in fondo introducono una scala umana e, soprattutto, un accenno narrativo. Il loro gesto non è abbastanza leggibile da diventare un vero momento decisivo, ma la presenza interrompe opportunamente la staticità del vicolo. Sarebbe stato utile attendere qualche secondo: una figura isolata all’interno dell’arco, oppure un passante più vicino, avrebbe dato alla composizione un centro emotivo più netto. Anche un’inquadratura leggermente più bassa avrebbe potuto valorizzare il selciato come linea d’ingresso; al contrario, un piccolo arretramento avrebbe ridotto il taglio brusco della parete sinistra e del segnale stradale.
La fotografia funziona come esplorazione atmosferica del borgo, più che come racconto compiuto. Per rafforzarla, occorre scegliere con maggiore decisione se privilegiare l’architettura o l’azione umana, e attendere che l’elemento narrativo raggiunga un peso visivo paragonabile a quello delle mura.
La Redazione
Il piacere dell'arte. Capire la pittura, la scultura, l'architettura e il design