World Press Photo 2021 al Mattatoio: la facciata dell’ingresso
Ciao a tutti !
Ieri, con tanto di prenotazione per le ore 13 (per avere meno gente fra i piedi), ho voluto visitare quest’esposizione, con l’intento di ricavarne un reportage che mi ripromettevo di postare perché avrebbe dovuto spingere qualche Amico, di Roma e dintorni, a visitare la mostra.
Premetto che questa passeggiata “mi è andata di traverso” perché, avendo speso 8 Euro, mi aspettavo qualcosa di più …..
Un’illuminazione non troppo accurata, un numero abbastanza ridotto di foto esposte (mole del quali stampate in formato 30×40) e per di più di una qualità scadente, mi hanno mal disposto al punto che, di mala voglia, ho fatto un numero di scatti veramente esiguo e senza “convinzione”.
Tornato a casa, utilizzando i soli Jpg, non ho trovato di meglio che giocare a raddrizzare (a modo mio) le “fughe prospettiche” del 24-70 e cercare di “compensare il bianco” che, per la strana illuminazione, non era percepito al meglio dalla impostazione “in automatico” (ho modificato più volte questa impostazione ed, alla fine, ho ottenuto un purpuri di tonalità di “bianco”.
Tradotto: ho fatto un pastrocchio (così non mi capitava da dicersi anni) e ….. posto queste foto solo per amor di cronaca.
Il buon senso consiglierebbe di proporle in BN ma non credo ne valga la pena .
Inizio con il presentare l’italianissimo modo di annunciare l’evento su uno degli ingressi dell’ex Mattatoio della città: una struttura divenuta sede della facoltà di Architettuta ma che, in pratica, è per metà ancora fatiscente ed abbandonata a se stessa.
Basta studiare un pò la prima foto per poter immaginare cosa c’è dietro quel cancello ……
Appena mi è stato permesso di entrare, mi sono “fiondato in avanti” per poter riprendere la struttura senza avere gente tra i piedi
La disillusione è stata immediata e, quindi, sono passato a riprendere l’opera che, quest’anno, ha vinto la competizione
Onestamente, per quanto interessante, non mi è sembrato che meritasse una “messa in evidenza” come se fosse un quadro, che so, di Leonardo e ….. l’ho voluta immortalare a modo mio.
A questo punto, sono tornato sui miei passi ed ho iniziato una veloce visita della mostra e ….
….. dei suoi, in quel momento, radi visitatori
Quali sono le foto che più mi hanno colpito ?
Ben poche e tra queste non c’erano tutte quelle che sono state premiate dalla giusia
Indubbiamente c’era qualcuno più entusiasta di me, per quanto aveva avuto modo di vedere …..
Per chiudere, una foto emblematica, nel raccontare di come sono state sottolineate le “potenzialità di questo concorso” ed il modo come esso è stato “presentato/pubblicizzato” a Roma ……
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Un’uscita da dimenticare ?
Tuttaltro, nel padiglione di fronte era allestita la mostra (gratuita) “Le storie della Vera Croce”: una serie di video in contemporanea, non facile da digerire da parte di tutti, ma sicuramente interessantissima da visitare e durante la quale non ho lesinato nello scattare foto, essenzialmente “fatte per me stesso” e poi ….. ho scoperto “un corridoio”, sulle mura di cinta del Mattatoio, occupato da un gruppo di artisti da circa 30 anni che rappresenta una vera miniera per un fotografo ma questa è un’altra storia che forse vi mostrerò.
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Analisi dalla Redazione
La luce diurna, ampia e piuttosto uniforme, valorizza la facciata del Mattatoio e restituisce con chiarezza la materia dell’architettura: il marmo chiaro, le scanalature del bugnato e il grande arco centrale. Il cielo terso produce però una gamma tonale un po’ piatta nelle zone in ombra, soprattutto sotto il portico, dove i manifesti perdono parte della loro leggibilità. Un’esposizione leggermente più contenuta avrebbe preservato meglio il dettaglio nelle superfici chiare senza compromettere eccessivamente le informazioni nelle ombre.
Il punto di forza dello scatto è la struttura simmetrica dell’ingresso, con le colonne a fare da quinte e l’arco a incorniciare il cartello “MATTATOIO”. L’inquadratura frontale rende l’edificio immediatamente riconoscibile e comunica bene l’idea di una sede istituzionale che ospita eventi culturali. Tuttavia, la composizione rimane molto descrittiva: il manifesto del World Press Photo, decentrato sulla destra, compete con quello dedicato a Luigi Presicce e con il logo della scuola, mentre i cavi e le transenne nella parte bassa introducono elementi di disturbo senza diventare davvero significativi.
La prospettiva è abbastanza controllata, ma le linee verticali ai margini mostrano una lieve convergenza e l’ampio spazio superiore pesa più del necessario. Un’inquadratura un poco più bassa o un taglio più ravvicinato avrebbe aumentato la presenza dei manifesti, collegando meglio l’architettura all’evento annunciato. In alternativa, sarebbe stato interessante assumere un punto di vista obliquo, così da mettere in rapporto la monumentalità dell’ingresso con la precarietà dell’allestimento.
Il colore è naturale, forse fin troppo neutro: il blu del cielo e del pannello centrale costituisce l’unico accento deciso. Per rendere l’immagine più incisiva, si poteva attendere una presenza umana nell’asse d’ingresso, utile a misurare la scala e a introdurre una tensione narrativa.