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CAPITOLO 14. I concetti di “stop” e di EV

(Approfondisci) scuola fotografia

10 risposte a questa discussione

#1 Antonio_CSI

Antonio_CSI

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Inviato 26 maggio 2017 - 10:32

CAPITOLO 14.  I concetti di “stop” e di EV

 

In fotografia si parla spesso di “stop” (chiudere di uno stop, aumentare di due stop la sensibilità, ecc.). Ma cos’è uno stop? Uno stop corrisponde ad una variazione della quantità della luce totale che raggiunge il sensore (o la pellicola), di un fattore due.

 

In pratica “aumentare di uno stop” significa raddoppiare la quantità luce che raggiunge il sensore, “diminuire di uno stop” significa dimezzare la quantità della luce che raggiunge il sensore. Aumentare di due stop equivale a quadruplicare la luce, mentre diminuire di quattro stop significa ridurla a un sedicesimo.

 

 

Le seguenti fotografie, ad esempio, hanno uno stop di differenza tra di loro:

 

CAP.14-FIG.1.JPG

Figura 1

 

CAP.14-FIG.2.JPG

Figura 2

 

CAP.14-FIG.3.JPG

Figura 3

 

Come visto nel Capitolo 3, per aumentare o diminuire la quantità di luce che raggiunge il sensore si può operare su due parametri: apertura del diaframma e tempo di esposizione.

Un discorso a parte va fatto, invece, per il terzo parametro del triangolo dell’esposizione, ovvero la sensibilità. In questo caso, infatti, non aumenta (o diminuisce) la quantità della luce che raggiunge il sensore, ma semplicemente aumenta o diminuisce la capacità del sensore di amplificare la luce che lo raggiunge.

 

Torniamo ora al diaframma. La scala dei diaframmi, dal più aperto al più chiuso, è la seguente (si veda il Capitolo 4):

 

f/1 – (1,2 – 1,3) – f/1,4 – (1,6 – 1,8 – f/2 – (2,2 – 2,5) – f/2,8 –  (3,2 – 3,5) – f/4 – (4,5 – 5,0) – f/5,6 – (6,3 – 7,1) – f/8 – (9 – 10 ) – f/11 – (13 – 14) – f/16 – (18 – 20) – f/22 – (25 – 29) –  f/32

 

Dove i numeri in grassetto corrispondono a stop interi, mentre gli altri corrispondono a frazioni di un terzo di stop.

 

Per ogni stop di apertura diminuito (ovvero chiudendo il diaframma), la luce che entrerà nell’obiettivo risulterà dimezzata.

Quando si dice che un obiettivo è più luminoso rispetto ad un altro, di un diaframma (o di uno stop), significa che ha un’apertura di diaframma massima più grande, appunto, di un stop. Ad esempio, un obiettivo 70-200 mm f/2,8 sarà di uno stop più aperto rispetto ad un 70-200 mm f/4.

 

Per quanto riguarda i tempi di esposizione, invece, la scala comunemente a disposizione sulle reflex è questa (si veda il Capitolo 6):

 

1/8000 s – 1/4000 – 1/2000 – 1/1000 – 1/500 – 1/250 – 1/125 – 1/60 – 1/30 – 1/15 – 1/8 – 1/4 – 1/2 – 1 s – 2″ – 4″ – 8″ – 16″ – 30″.

 

Al di là di qualche arrotondamento, ad ogni stop si raddoppia o si dimezza il tempo di esposizione, cioè va a colpire il sensore il doppio della luce o la metà della luce rispetto al valore impostato in precedenza. Le fotocamere permettono, inoltre, di impostare anche i valori intermedi, a passi di 1/2 e di 1/3 di stop.

 

Infine, per quanto riguarda la sensibilità, è stato esteso il concetto di stop anche a questo parametro. Così si dice comunemente, che, passando da  200 ISO a 400 ISO, si aumenta la sensibilità di uno stop, mentre passando da 200 ISO a 100 ISO, la si diminuisce di uno stop.

La scala delle sensibilità, comunemente usata, è questa:

 

(50) – 100 – 200 – 400 – 800 – 1600 – 3200 – 6400 – 12800 – 25600 – 51200 …

 

Anche se, in pratica i valori più comunemente usati dai fotoamatori, sono quelli tra 100 e 1600 e i loro valori intermedi (anche qui, infatti, le fotocamere permettono di impostare anche frazioni di 1/2 e di 1/3 di stop).

 

I valori selezionati e la barra dell’esposizione sono riportati sul display e nel mirino della fotocamera:

 

CAP.11-FIG.7 esposimetro.jpg

Figura 4

 

Nel mirino della reflex, attraverso la barra dell’esposizione, si hanno inoltre, indicazioni sulla corretta esposizione suggerita dall’esposimetro della fotocamera, e sulle variazioni che vengono apportate, espresse proprio in termini di stop (si veda il Capitolo 11).

 

Nell’esempio sopra riportato l’indice mobile (siamo in modalità M) è allineato con la tacchetta centrale della barra dell’esposizione, ovvero stiamo scegliendo di seguire le indicazioni dateci dall’esposimetro.

Se si intende sovraesporre la fotografia di 1 stop e 1/3, si dovrà spostare il cursore, operando su diaframma, tempo di esposizione o sensibilità, portandolo sul valore desiderato:

 

 

esposim. SOVRAESP..jpg

Figura 5

 

Allo stesso modo, se si vuole sottoesporre di 2 stop si farà coincidere l’indice mobile con il valore -2:

 

esposim. SOTTOESP..jpg

Figura 6

 

 

L’acronimo EV, invece, si usa, in ambito fotografico, per indicare il valore di esposizione (Exposition Value) e rappresenta un’unità di misura dell’intensità luminosa effettiva[1] presente in una scena, espressa in funzione delle diverse possibili combinazioni della coppia tempo/diaframma.

 

Questa grandezza fu elaborata da Friedrich Deckel, attorno al 1950, al fine di riassumere in un unico valore le diverse coppie tempo/diaframma possibili.[2]

 

Un medesimo valore EV si può esprimere con diverse coppie tempo/diaframma. Per esempio, se impostiamo un diaframma f/1 e un tempo di 1 secondo avremo un EV=0. Ma EV=0 sarà dato anche da f/1,4 e tempo di 2 s, da f/2 e tempo di 4 s, da f/2,8 e tempo di 8 sec. e così via… come mostra la seguente tabella:

 

CAP.14-FIG.7 tab EV.jpg

Figura 7

 

 

Il valore EV è sempre riferito a un valore di 100 ISO. Se varia la sensibilità del sensore (o la velocità della pellicola), si dovrà compensare la variazione con una differente coppia tempo/diaframma. Ad esempio, se passo da 100 ISO a 200 ISO dovrò dimezzare il tempo di esposizione o l'apertura del diaframma ("chiudere di uno stop").

 

E’ bene ricordare che siccome un EV rappresenta un’effettiva unità di misura della luminosità, può essere correlata alle unità di misura standard della luce.

Ad esempio, il valore EV=0 corrisponde a 2,5 Lux (simbolo lx), ovvero l'unità di misura dell' illuminamento contemplata dal Sistema Internazionale.

Questo significa che una scena che ha flusso luminoso per unità di area di 2,5 Lux (corrispondente a 0 EV) potrà essere correttamente esposta utilizzando un obiettivo con diaframma aperto a f/1 e tempo di esposizione di 1 secondo, utilizzando una sensibilità di 100 ISO.

 

Per ogni aumento o diminuzione di 1 EV, la scena o il soggetto riceve rispettivamente la metà o il doppio della luce. Questo fa sì che, pur non essendo la stessa cosa, spesso in fotografia l’espressione EV è usata come sinonimo di stop.

Anche se all’atto pratico non cambia molto, in quanto i due valori coincidono numericamente, è bene puntualizzare che il valore EV rappresenta l’effettiva luminosità presente nella scena, mentre la parola stop si riferisce alla luce che raggiunge il sensore in base alle correzioni impostate dal fotografo.

 

Pertanto, quando si parla della luminosità effettiva di una scena, bisognerebbe usare il termine EV, mentre quando si parla di correzioni o impostazioni apportate dal fotografo su diaframma, tempo di esposizione o sensibilità, bisognerebbe parlare di stop.

 

Per esempio, è più corretto dire che “una scena presenta una variazione di luminosità tra luci e ombre di 7 EV ” (e non di 7 stop), come pure sarebbe più corretto dire che la gamma dinamica di un sensore è, ad esempio, 12 EV. Al contrario, invece, è più corretto dire che a una foto è stata apportata una “correzione di + 2 stop” (e non di + 2 EV).

 

In conclusione, va utilizzato il termine di stop quando si parla di regolazioni della macchina fotografica, mentre va utilizzato quello di EV quando si descrive l'esposizione della scena che si vuole fotografare.

Come detto, però, nella pratica quotidiana visto che si parlerà, comunque, sempre di regolazioni sulla reflex, piuttosto che della luminosità reale di una scena, è forse più pratico esprimersi in termini di stop.

 

 

 

NOTE di Approfondimento

[1] Ricordiamo che in fotografia, il termine Esposizione indica la quantità totale di luce che, in un dato periodo di tempo, passa attraverso un sistema ottico (obiettivo) per andare ad incidere su di un l'elemento sensibile (pellicola o sensore). L'esposizione è definita, quindi, come:

intensità luminosa × tempo

 

[2]  Il Valore di Esposizione (EV), riferito alla sensibilità di 100 ISO, è definito con la seguente formula:

 

def. EV.jpg

 

dove A è la l’apertura del diaframma mentre T è il tempo di esposizione.



mc digital

#2 Maxxim

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Inviato 26 maggio 2017 - 13:07

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#3 Domenico Addotta

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#4 Antonio_CSI

Antonio_CSI

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Inviato 26 maggio 2017 - 16:51

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Grazie!


#5 Sabrina Zari

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Inviato 05 marzo 2019 - 22:13

Questa sera stavo studiando questo tema, non vi nascondo la mia difficoltà!!! Così alla fine mi sono ricordata di questo corso e finalmente i miei dubbi sono spariti... ottima spiegazione grazie mille


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#6 Antonio_CSI

Antonio_CSI

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Inviato 05 marzo 2019 - 22:35

Questa sera stavo studiando questo tema, non vi nascondo la mia difficoltà!!! Così alla fine mi sono ricordata di questo corso e finalmente i miei dubbi sono spariti... ottima spiegazione grazie mille


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Grazie a te. Sono contento di ricevere feedback, specialmente se positivi come il tuo!
Ma soprattutto mi fa piacere che ti sia stato utile!


#7 Sabrina Zari

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Inviato 06 marzo 2019 - 11:42

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#8 Antonio_CSI

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Inviato 06 marzo 2019 - 12:43

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#9 Marco Rocelli

Marco Rocelli

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Inviato 20 marzo 2019 - 16:39

Ottima spiegazione Antonio!

 

Ti pongo però una domanda riferita ad un caso specifico.

Nei casi in cui lavoro ad alti ISO (p.e. quando sono in teatro) la variazione assoluta di luce che cambia operando una variazione di 1 stop sarà maggiore che non a bassi iso.

Cioè se utilizzo uno dei tre parametri per catturare molta luce (diaframma aperto, tempi lunghi o iso alti) piccole variazioni di uno degli altri parametri portano a variazioni di esposizione maggiore, detto moooolta alla buona: lavoro meno "di fino".

 

Corretto?



#10 Antonio_CSI

Antonio_CSI

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Inviato 20 marzo 2019 - 17:43

Ottima spiegazione Antonio!
 
Ti pongo però una domanda riferita ad un caso specifico.
Nei casi in cui lavoro ad alti ISO (p.e. quando sono in teatro) la variazione assoluta di luce che cambia operando una variazione di 1 stop sarà maggiore che non a bassi iso.
Cioè se utilizzo uno dei tre parametri per catturare molta luce (diaframma aperto, tempi lunghi o iso alti) piccole variazioni di uno degli altri parametri portano a variazioni di esposizione maggiore, detto moooolta alla buona: lavoro meno "di fino".
 
Corretto?

Non so se ho capito bene la domanda, ma provo a risponderti ugualmente.
Aumentare (o diminuire) uno stop uno dei qualsiasi parametri dell'esposizione equivale a raddoppiare (o dimezzare) la quantità di luce. Questo indipendentemente dai loro valori assoluti. Ad esempio, passare passare da 1s a 2s è equivalente in termini di stop (ovvero 1) a passare da 1/250 a 1/125...ovviamente in termini assoluti le due coppie saranno molto diverse tra di loro, ma ciò che conta in fotografia, è la quantità di luce che arriva al sensore, ovvero il loro rapporto relativo.
Allo stesso modo si ragiona con le frazioni di stop: la suddivisione in terzi di stop è la modalità "più fine" che hai a disposizione oer scegliere un parametro.
Infine, detto per inciso, alzare gli ISO non equivale ad aumentare la quantità di luce che arriva al sensore, bensì equivale ad amplificarne il segnale (gain), pertanto suddividere in stop (e frazioni) la scala degli ISO è stata solo una scelta convenzionale per semplificare la vita ai fotografi, lasciandogli un' "unità di misura" che già conoscevano con la pellicola.

Se vuoi approfondire l' argomento, in particolar modo, come contenere il rumore in condizioni di scarsa illuminazione, ti invito a leggere (con calma), il capitolo che ho scritto qui su ISO, segnale e rumore.


#11 Danilo 64

Danilo 64

    Gold Member

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Inviato 16 aprile 2019 - 06:59

La grammatica di base è fondamentale ma si acquisisce con la pratica, perché è questa che fissa i concetti fino a renderli automatici. 

 

Grazie per queste pagine, magistralmente redatte.




 

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