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Cap. 84 Il reportage

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17 risposte a questa discussione

#1 Lupo grigio

Lupo grigio

    CCI Premium Advanced Member 5

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  • 10678 messaggi
  • Time Online: 60d 16h 25m 59s

Inviato 03 gennaio 2018 - 23:25

Nei vocabolari, la definizione più completa del termine reportage recita: “Servizio giornalistico o radiotelevisivo su un argomento particolare || r. fotografico, servizio fotografico a scopo giornalistico o documentario”

Tale definizione, in Wikipedia, è ampliata così: Il reportage è uno dei generi della scrittura giornalistica. Il termine proviene dal giornalismo francese; nel Paese transalpino il reportage è un tipo di articolo in cui viene privilegiata la testimonianza diretta. Spesso è corredato da immagini.  In Italia ha assunto l'ulteriore significato di servizio giornalistico tematico. Un reportage prevede un'analisi ampia e strutturata di una realtà, un luogo o un ambiente.

Il concetto è ulteriormente ampliato nell’enciclopedia “Treccani”: Nel linguaggio giornalistico, servizio di un cronista, di un corrispondente, di un inviato speciale su una situazione o un argomento particolare: r. giornalistico, televisivo; un r. di guerra. Per estens., r. fotografico, servizio fotografico (detto anche fotoreportage) effettuato a scopo giornalistico o documentario, nei luoghi in cui si verificano avvenimenti di attualità o si presentano situazioni di particolare interesse geografico, antropologico, naturalistico; in tal senso si parla di fotografia di r. in quanto genere fotografico a sé stante.

 

Il reportage fotografico, infatti, è “un genere fotografico a sé stante” perché, pur non essendo sostenuto da un testo scritto, deve raccontare attraverso le immagini uno spaccato reale, nello spazio e nel tempo, del susseguirsi di una serie di eventi tra loro legati da un filo conduttore.  

 

Come ha avuto modo di dire Henri Cartier Bresson, “il reportage è una storia per immagini”, o meglio, secondo sempre il suo dire, “raccontare una storia in una sequenza di immagini”. 

 

Di fatto, per un fotografo, il fotoreportage deve essere inteso come il racconto, per immagini, di una storia (che può essere narrata in modi diversi) guardando ed analizzando quello che gli accade intorno, in un determinato momento; racconto che, comunque, deve essere narrato in un modo efficace e facilmente comprensibile da chiunque abbia l’occasione di leggerlo. Un libro, fatto di immagini, che sia in grado di suscitare emozioni e suscitare reazioni, grazie alle sue immagini. Per comporre in modo corretto questo libro, le foto dovrebbero raccontare la verità, quindi, a priori, un reportage non dovrebbe raccontare quello che vuole il fotografo ma i reali avvenimenti ai quali gli capita di assistere.

Ho usato il condizionale perché ci sono delle scuole di pensiero che non ritengono necessario attenersi ad un corretto racconto  della realtà e considerano ammissibile l’intervento del fotografo nel creare dei “falsi”.  Così come ci sono coloro che rifiutano qualsiasi forma di intervento; tra questi, vale la pena citare nuovamente Bresson, che  affermava: “Il reportage è un’operazione progressiva della testa, dell’occhio e del cuore per esprimere un problema, fissare un avvenimento o delle impressioni… Siamo chiamati a sorprendere la realtà con quel quaderno di schizzi che è il nostro apparecchio fotografico, a tirarla fuori e fissarla, ma non a manipolarla né durante le riprese, né tanto meno nel nostro oscuro laboratorio con qualche ricetta fatta in casa… Per significare il mondo, occorre essere coinvolti nella scelta di quanto lasciamo fuori dall’inquadratura. E’ un atto che esige concentrazione, disciplina spirituale, sensibilità, comprensione della geometria”.

 

Che il soggetto sia un’indagine giornalistica, una documentazione di denuncia, un fatto di cronaca, uno spaccato di vita sociale o, semplicemente, un viaggio o un lieto evento, il reportage deve avere un’adeguata preparazione preliminare ed una pianificazione delle operazioni da svolgere. Senza un’adeguata pianificazione, pur avendo avuto delle ottime idee, è molto probabile che il risultato finale non sia in grado di suscitare nei lettori le reazioni che ci si aspettava.

Nel reportage, il senso tecnico, estetico e narrativo della storia da raccontare ricade unicamente sulle spalle del fotografo che, contemporaneamente deve sostenere il ruolo di autore, sceneggiatore e regista. Se egli non è realmente interessato a quanto intende raccontare non avrà la necessaria sensibilità e dedizione che gli permetteranno di coglierne gli aspetti più importanti e di non tralasciare nulla di fondamentale di quanto è necessario per avere le giuste soddisfazioni dal lavoro che ci si accinge a fare. Dedizione che gli permetterà di lavorare con la dovuta pazienza alla programmazione del reportage; perché questo, se si vogliono ottenere buoni risultati, non si improvvisa e non si realizza con una passeggiata di una mezza mattinata.

 

Finora si è parlato del reportage inteso come il lavoro di un professionista; lavoro nel quale tecnica, creatività e ricerca del “momento” devono compenetrarsi nel momento dello scatto e l’argomento da trattare richiede un forte impegno per essere inquadrato e sviluppato.

Fortunatamente, noi non professionisti, non siamo obbligati a cercare temi particolarmente “importanti”; le storie da raccontare possono avere come soggetto: una persona, o un gruppo, un luogo, un monumento o un paesaggio, una situazione, un avvenimento, o anche degli oggetti, l’importate è che la storia che si decidete di raccontare sia realmente importante per l’autore, sia qualcosa che lo appassiona o che ritiene valga la pena raccontare.
 

Come già accennato, un tale lavoro, per essere ben eseguito, prevede una serie di “passaggi” che possono essere racchiusi in due distinte fasi di lavorazione:

Prima fase

  • scelta e stesura della storia da raccontare
  • documentazione sull’argomento scelto
  • stesura delle principali informazioni raccolte
  • pianificare le “uscite” fotografiche
  • realizzare, se possibile, diverse fotografie in differenti momenti
  • analizzare le foto prodotte in ogni “uscita” alla ricerca di spunti ed idee per realizzarne altre
  • nuove “uscite”
  • individuare, in modo grossolano, le foto che meglio si adattano al racconto del “soggetto o del racconto” scelto

Seconda fase

  • visione e scelta, ragionata, delle foto
  • taglio e postproduzione delle foto
  • organizzazione della sequenza
  • stesura di eventuali testi di accompagnamento
  • progettazione della presentazione
  • realizzazione della presentazione

Per rendere meglio l’idea di come andrebbe realizzato questo lavoro, nelle sue varie fasi, accludo una “Scheda di Lavoro” realizzata dal Prof. Vittorio Morrone del Liceo Artistico Sabatini-Menna di Salerno

 

Schermata-2018.jpg

 

Anche se tralasciamo di soffermarci a parlare diffusamente di tutti i vari “momenti” della realizzazione di un reportage non si può fare a meno di sviluppare i concetti che sono alla base della fase: progettazione della presentazione.

Nella progettazione della presentazione, bisogna, materiale fotografico alla mano, rivedere mentalmente la storia che intendiamo raccontare e cercare tra le nostre foto quelle che più si adattano al racconto. In tale ricerca, dobbiamo porre la massima attenzione alla selezione di alcune “particolari” foto, tra le quali verranno selezionate (rispettando i dettami che caratterizzano un buon racconto): “la pagina di apertura”; quella “di chiusura” ed un paio “foto centrali”.

Oltre a queste quattro foto, anche se un reportage potrebbe essere fatto solo con 3-4 scatti purché questi siano in grado di raccontare esaustivamente quanto è nelle nostre intenzioni (*), bisogna trovarne un numero sufficiente di scatti che siano in grado di raccontare in modo completo la nostra storia. Non esiste un numero “canonico” tuttavia è abbastanza condivisa l’idea che questi non devono superare il numero di 20. Ciò perché l’occhio del lettore tende a stancarsi con estrema facilità e, difficilmente, si lascia stimolare da un numero superiore di immagini, anche se queste sono molto buone ed interessanti da leggere. Anche se siamo affezionati ad ogni nostro scatto, dobbiamo imparare che una cosa fondamentale, per chi vuole cimentarsi nel  fotoreportage, è la sintesi: la capacità di selezionare il minor numero di foto che siano, comunque, in grado di coinvolgere e far comprendere al lettore il nostro racconto.

(*) Durante un’intervista, Bresson ebbe modo di dire: “desideravo afferrare nei confini di una sola fotografia l’intera essenza di qualche situazione - A volte c’è un’unica immagine il cui contenuto può avere un tale vigore da essere autosufficiente”.

 

La foto di apertura deve avere la capacità di “introdurre” il lettore nel racconto. In pratica, ne deve attrarne l’interesse e l’attenzione, mostrandogli la chiave di volta sulla quale si regge l’intero racconto.

Le foto che di fatto “fanno il racconto”, pur non allontanandosi mai dal tema trattato, non devono essere eccessivamente ripetitive; nel loro insieme devono costituire il corpo della storia ed ogni immagine deve aggiungere nuove sottolineature od informazioni agli scatti precedenti; il loro compito è anche quello di contribuire a determinare la cronologia degli avvenimenti. Il “paio di foto” da inserire al centro del racconto hanno il compito di arricchire e, nel contempo, alleggerire, con il loro “ampio respiro”, il reportage; sono, di fatto, foto che aiutino  a contestualizzare meglio l’ambiente nel quale si svolge la trama del racconto.

La foto di chiusura, probabilmente, è la più difficile da trovare; questa, pur essendo in tema deve lasciare nel lettore un senso di sospensione e, nel contempo, stimolarlo a pensare a quanto gli è stato suggerito durante la lettura del fotoreportage.

 

Dopo aver sviluppato velocemente gli argomenti riguardanti la preparazione e la realizzazione di un fotoreportage è doveroso dare una risposta a quanti vogliono mettersi alla prova in questo genere di foto ed aspettano che si parli delle ottiche da usare.

Tralasciando quanto suggeriscono le varie “scuole di pensiero” che invitano ad utilizzare solo grandangoli o solo tele si può affermare con buona certezza che l’optimum è avere con se ambedue, possibilmente (quando è possibile) montandole contemporaneamente su due fotocamere.

In genere è preferibile un grandangolare perché questo ci permette di “trasportare” il lettore nella scena, in modo tale che possa “vedere, i soggetti ripresi, nel loro ambiente”, con sfondi ben dettagliati e contestualizzanti. Tuttavia, poiché è preferibile che gli attori della scena non siano in posa e guardino verso l’obiettivo, in certi momenti, è auspicabile l’uso di un teleobiettivo (possibilmente uno zoom) che ci consenta di scattare da una certa distanza “senza essere visti”. Inoltre, un teleobiettivo consente, quando necessario, di minimizzare lo sfondo che, in alcuni casi, può distogliere l’attenzione dal soggetto ripreso.

 

Per concludere, è bene sottolineare che nel praticare la fotografia di reportage non si deve avere continuamente la macchina fotografica attaccata agli occhi  ma osservare quello che accade intorno a noi e, solo quando si vede un dettaglio che cattura la nostra attenzione, premere il pulsante di scatto.

-----------------------

Nel mettere la parola fine a questa veloce carrellata sulla fotografia di reportage ho pensato di citare ancora Henri Cartier Bresson.

Alla domanda: Ma è possibile unificare in una storia per immagini elementi complementari dispersi in più fotografie?  Egli rispose: “Queste richiedono  l’intervento congiunto del cervello, dell’occhio, del cuore”



mc digital

#2 Maxxim

Maxxim

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Inviato 03 gennaio 2018 - 23:31

Ottimo Enzo :ok:



#3 Antonio_CSI

Antonio_CSI

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Inviato 04 gennaio 2018 - 09:37

Complimenti Enzo... da manuale!

:ok:

 

P.S. Spero che, anche grazie al tuo contributo, questa sezione del forum possa tornare ad arricchirsi: è risultata essere un aiuto per i neofiti, oltre che, talvolta, occasione di riflessione anche  per i più "esperti".

:saluti:



#4 marty7681

marty7681

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Inviato 04 gennaio 2018 - 10:05

Molto utile Enzo complimenti


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#5 Fabio C.

Fabio C.

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Inviato 04 gennaio 2018 - 11:18

Grazie Enzo!!!!

(y)

#6 ggiulian

ggiulian

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Inviato 04 gennaio 2018 - 13:42

Vorrei aggiungere un mio pensiero a riguardo.... per me il reportage e' quando un racconto fotografico viene "trasmesso" dal fotografo all'osservatore senza che il fotografo interpretri cio' che vede e il luogo dove vede, per permettere all'osservatore di crearsi una sua opinione. Quindi non ci puo' essere interpretazione, alterazione, costruzione da parte di chi scatta. Tutto il resto diventa storytelling.

Grazie Enzo per queste info che trovo ottime ;)



#7 Lupo grigio

Lupo grigio

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Inviato 04 gennaio 2018 - 14:55

Gli apprezzamenti ricevuti, dei quali vi ringrazio, mi spingono ad ampliare il testo. Ho già qualche idea.....

 

Vorrei aggiungere un mio pensiero a riguardo.... per me il reportage e' quando un racconto fotografico viene "trasmesso" dal fotografo all'osservatore senza che il fotografo interpretri cio' che vede e il luogo dove vede, per permettere all'osservatore di crearsi una sua opinione. Quindi non ci puo' essere interpretazione, alterazione, costruzione da parte di chi scatta. Tutto il resto diventa storytelling.

Grazie Enzo per queste info che trovo ottime ;)

 

Carissimo Giovanni,

in linea di massima condivido quanto affermi, tuttavia non sarei così categorico nel definire "neutralità" quella di un fotografo che intende applicare questa regola; egli, nel "tagliare la porzione di realtà" che ha davanti agli occhi, compie già un atto interpretativo di quella realtà.

 

Mi fermo qui perché tra il materiale "che avevo messo in pentola" ce n'é abbastanza che parla di storytelling e intendo riprenderlo....

 

Grazie per l'intervento. Sono stimoli, come questo, che ci permettono di migliorare.

 

:saluti:



#8 SEVENTH SON

SEVENTH SON

    CCI Premium Advanced Member 4

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Inviato 04 gennaio 2018 - 15:54

Il problema non è la realtà oggettiva dei fatti ma il montaggio che si fa di essa , sia il fotografo o l'osservatore finale saranno autoinfluenzati dalla propria soggettiva visione della quotidianità , i cui fattori economici , politici , religiosi influenzeranno il prorpio personale punto di vista . La verità e la realtà sarà sempre distorta dal nostro inconscio propagandistico orientamento  , non bisogna soffermarsi e affidarsi all'impatto emotivo ma cercare più fonti per una più ampia ed oggettiva riflessione per poi trarre le proprie conclusioni .


Messaggio modificato da SEVENTH SON, 04 gennaio 2018 - 15:57


#9 ggiulian

ggiulian

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Inviato 04 gennaio 2018 - 19:59

Gli apprezzamenti ricevuti, dei quali vi ringrazio, mi spingono ad ampliare il testo. Ho già qualche idea.....
 
 
Carissimo Giovanni,
in linea di massima condivido quanto affermi, tuttavia non sarei così categorico nel definire "neutralità" quella di un fotografo che intende applicare questa regola; egli, nel "tagliare la porzione di realtà" che ha davanti agli occhi, compie già un atto interpretativo di quella realtà.
 
Mi fermo qui perché tra il materiale "che avevo messo in pentola" ce n'é abbastanza che parla di storytelling e intendo riprenderlo....
 
Grazie per l'intervento. Sono stimoli, come questo, che ci permettono di migliorare.
 
:saluti:


Ovvio che e’ impossibile, vuoi per l’inquadratura, vuoi per apparecchiature a disposizioni, per situazione, emotività ecc ecc, il termine esatto che avrei dovuto usare doveva essere “quanto più possibile distaccato”..... e’ stata una mia imprecisione ;)



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#10 Domenico Addotta

Domenico Addotta

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Inviato 04 gennaio 2018 - 20:32

Ottimo lavoro, complimenti ;)



#11 Enea Saladini

Enea Saladini

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Inviato 05 gennaio 2018 - 02:12

Non l'avevo ancora letto, ma ne approfitto ora... Data l'ora e la tranquillità per aggiornarmi. Grazie Enzo!



#12 Lupo grigio

Lupo grigio

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Inviato 07 gennaio 2018 - 15:13

Fotoreportage di viaggio

 

Con il termine “fotoreportage di viaggio” si indica un tema fotografico assai complesso e sfaccettato, nel quale le implicazioni umane e culturali hanno una grande importanza. Sotto il punto di vista della tecnica, si può affermare che esso è il genere di fotografia più completo poiché, oltre a quella fotogiornalistica e di costume, spazia fra architettura, natura, paesaggio, fotografia notturna e ritratto.

 

Volendo trattare questo argomento con un taglio meno da manuale e con un occhio più attento alle possibili domande che possono pervenire da chi si accinge per la prima volta a fare un viaggio, con l’intento di realizzare anche un reportage, ho “fatto un giro su internet” per vedere se la mia idea su come impostarlo era congruente con quella di chi si dedica in modo professionale a questo tipo di fotografia. Nel leggere i numerosissimi articoli mi sono reso conto che tutti concordano sulla necessità di fornire una discreta serie di regole/consigli ed il loro numero varia da 10 a 33.

Per conto mio, ho deciso, pur attenendomi ad una scaletta che ho preparato, di non numerarle perché nell’esporle voglio avere la possibilità di riprendere un dato concetto quando questo è utile ad introdurne o affiancarne un altro.

 

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Con una fotocamera qualsiasi o uno smartphone  è possibile trasformare ogni esperienza di viaggio in un reportage fotografico, fissando gli “attimi magici” ed i “momenti salienti” che si succedono durante il percorso di andata e ritorno. La realizzazione di un buon reportage fotografico di viaggio, tuttavia,  prevede che questo sia stato preparato e che, soprattutto si sia provveduto, tra i mille “argomenti” che ci si presenteranno davanti agli occhi, a fare una scelta su cosa puntare maggiormente la nostra attenzione.

 

Poiché un reportage di viaggio non è altro che la quintessenza delle esperienze e dei momenti vissuti durante lo stesso, se lo si vuole realizzare nel migliore dei modi, deve essere pianificato al meglio. Prima di partire bisogna già avere una traccia di cosa dovrebbe essere ripreso e questo lo si può ottenere solo consultando più fonti e buttando giù una serie di appunti su cosa dovrebbe essere ripreso. Questi appunti, redatti per tappe, devono tenere conto del tempo e dei mezzi che si hanno a disposizione e, se possibile, devono essere corredati dalle impressioni avute nel leggere eventuali foto scattate da chi ci ha preceduto. Avere un’idea di cosa ci aspetta è fondamentale per la riuscita del reportage.

 

Per realizzare un buon reportage fotografico di viaggio è necessario “incominciare con il piede giusto”: entrare, cioè, nella forma mentis di chi intende, realmente, essere a contatto con chi vive nelle località da visitare, al fine di usufruire, al meglio, di tutte le occasioni che gli consentiranno di svolgere il tema che si è deciso di sviluppare. Nel cercare il maggior numero possibile di informazioni sugli elementi caratteristici del luogo, è bene approfondire anche le conoscenze sulla cultura di chi ci ospiterà (cercando di comprendere realmente usi e costumi). Solo grazie a queste conoscenza saremo in grado di interfacciarci con la gente del posto e questo ci aiuterà a farci accettare e, quindi, ad essere accolti in un modo più familiare; la chiave di volta per ottenere la collaborazione necessaria per ottenere immagini realistiche ed in grado di raccontare. E’ bene aggiungere che, poiché ogni angolo del mondo è stato, praticamente, già visitato da moltissimi fotoreporter, cercando in rete, è possibile trovare numerose foto, dalle quali trarre spunti visivi, e testi che sviscerano argomenti tecnico/logistici e/o forniscono delucidazioni su come impostare, dal punto di vista fotografico, il vostro viaggio. Nel fare questa ricerca, è bene prendere degli appunti, redatti per tappe; appunti che devono tenere conto del tempo e dei mezzi che si hanno a disposizione e, se possibile, devono essere corredati dalle impressioni avute nel leggere eventuali foto scattate da chi ci ha preceduto. Avere un’idea di cosa ci aspetta è fondamentale per la riuscita del reportage.

 

Come già accennato, i temi da trattare, in questo tipo di reportage, sono tantissimi e, prima di partire, se si vuole realizzare un lavoro compiuto, é opportuno individuare un argomento o al massimo due ai quali dedicare buona parte della nostra attenzione altrimenti, affascinati delle novità che ci si presentano davanti agli occhi, finiremo con lo scattare a raffica senza che ci sia un filo conduttore che guidi le nostre scelte. E’ anche per questo motivo che, prima di partire, dovremmo avere già un’idea abbastanza precisa del tipo di immagini, legate al nostro progetto, che, tappa per tappa, dovremo ricercare e, se possibile, scattare.  Realizzare una scaletta da seguire non rappresenta affatto un arduo compito; i suggerimenti che troveremo su internet (se noon vogliamo impegnarci in altre ricerche) sono tali e tanti che c'é solo l'imbarazzo della scelta su cosa scrivere nei nostri appunti. E’ bene, però,  non dare eccessiva importanza al progetto che si é scelto; non bisogna dimenticate di guardare e scattare anche quando la nostra attenzione è attratta da qualcosa che non sia esattamente in correlazione con il racconto che intendiamo sviluppare; alcune di queste “altre foto” potrebbero arricchire e/o contestualizzare il vostro racconto. Scattare un numero eccessivo di foto che raccontino “tutto ed ancor di più” deconcentra e non ci porta a studiare sufficientemente, come è auspicabile, le inquadrature delle nostre foto. E’ pur vero che nell’osservare attentamente tutto quello che ci circonda (eventi, personaggi, forme, colori) non si può fare a meno di cercare di congelare le “scene” che ci colpiscono ma avere sempre la mente occupata anche ad individuare quanto è attinente al tema che ci siamo posti, ci consentirà di portare a casa un adeguato numero di foto da sottoporre alla successiva selezione.

Più che puntare sulla quantità di foto è bene impegnarsi nel migliorarne la qualità,   osservando attentamente quanto abbiamo davanti ai nostri occhi nella ricerca di dettagli che rendano gli scatti realmente interessanti e, se se ne ha il tempo, aspettando che la scena si componga in modo ottimale per fissare l’eventuale attimo fuggente.

 

In questa ricerca é  bene tenere sotto controllo anche lo sfondo, questo, a volte, disturbando la lettura, è in grado di diminuire la “presenza” del soggetto principale. Prima di scattare, quindi,  è bene prendere in considerazione quanto lo circonda e, prima di portare la fotocamera all’occhio,  cercare il modo di eliminare il maggior numero di elementi incoerenti o di disturbo. Nell’inquadrare, se il tempo a disposizione lo permette, vanno controllati tutti i particolari che “entrano” nella ripresa e, se non siamo convinti, è bene cercare di spostarsi alla ricerca di angolazioni più confacenti. Nella ricerca dell’inquadratura, inoltre, è bene fare attenzione, oltre ai contenuti, ai colori dello sfondo; questi sono fondamentali nel togliere o dare suggestività a una foto. A volte basta spostarsi di qualche passo, rispetto al punto nel quale abbiamo deciso di scattare, per vedere rivoluzionata, qualitativamente parlando, la nostra inquadratura. Se riteniamo utile che il soggetto principale della nostra foto sia particolarmente evidente rispetto a quanto lo circonda è opportuno aprire al massimo il diaframma. È consigliabile chiudere il diaframma quando si desidera rendere ben leggibile quanto fa da corollario al nostro soggetto. Nel fare queste scelte, bisogna sempre ricordare che esse, a parità di ISO impostati sulla macchina, incidono pesantemente sui tempi di scatto, da impostare per avere una buona esposizione.

Come tutti sanno, le ore in cui l’illuminazione del giorno è ottimale sono quelle del primo mattino e quelle che precedono il tramonto. Se ci è possibile gestire la scaletta dei luoghi da visitare, facciamo in modo che le “visite” più importanti coincidano con questi periodi. Nel caso ciò non sia possibile (ad esempio se partecipiamo ad un tour organizzato da un’agenzia viaggi), facciamo affidamento sulle nozioni tecniche che abbiamo appreso e sull’utilizzo di un filtro polarizzatore e del flash. Nelle nostre escursioni, è meglio sacrificare un certo numero di luoghi da visitare a beneficio di un maggior tempo da dedicare alla documentazione dei luoghi/momenti che riteniamo più importanti. Nella scaletta della nostra uscita, quando possibile, inseriamo, prima di tutti gli altri, i luoghi che sappiamo essere più importanti per il nostro reportage. L’aver rinunciato a visitare alcuni ambienti verrà compensata dall’aver prodotto foto più studiate e, quindi, sicuramente migliori.

 

Ripresa la scena  “che ha colpito la nostra attenzione” cerchiamo di trovare idee nuove per raccontare in modo diverso da quello classico la stessa immagine. Anche in questo caso, il nostro sforzo sarà gratificato dalla maggiore attenzione con la quale verranno lette le nostre foto.  Lo stesso ragionamento  vale nel caso in cui  il nostro viaggio prevede tappe in luoghi famosi ed iper-fotografati; perché non cimentarsi nella ricerca di nuove prospettive ? Queste “altre foto”, sicuramente, attrarranno la divertita l’attenzione di quanti visioneranno il nostro lavoro. Nel cercare queste nuove “visioni” non va dimenticato di fare scatti sia orizzontali sia verticali; quest’ultima posizione della macchina fotografica, spesso dimenticata per la naturale posizione con la quale teniamo in mano la fotocamera,  è in grado di suggerirci buone alternative agli scatti classici, compresa l’idea di fare scatti previsualizzando tagli quadrati o di formati differenti quelli legati alla nostra attrezzatura, compreso quello 16/9.  Nel cercare queste visioni alternative è bene non guardare sempre davanti a noi; guardando verso l’alto o verso il basso, sdraiandosi per terra o cercando posizioni sopraelevate o usando anche tagli angolati è possibile scoprire visioni nuove  che meritano anche più di uno scatto.

 

Nel nostro tentativo di portare a casa immagini particolari, potremmo essere spinti, se i tratti somatici e gli abbigliamenti del posto sono particolarmente interessanti, a privilegiare i ritratti; in questo caso è bene ricordare che, una volta tornati a casa, difficilmente queste foto potranno arricchire il nostro reportage; a meno che non si sia riusciti a riprendere questi soggetti nel loro ambiente mentre sono intenti nelle loro attività; cosa che dà una particolare nota di colore a queste foto (questo tipo di immagini si ottengono allargando il campo di ripresa più che usando, come siamo immancabilmente portati a fare, degli zoom). Un discorso simile può essere fatto anche nel caso in cui il nostro obiettivo sia quello di riprendere paesaggi: se si producono immagini senza alcun elemento caratteristico del luogo, per quanto queste siano ben curate, risulteranno difficilmente distinguibili da altre simili, e la mancanza di elementi distintivi non fornirà al lettore gli strumenti necessari a fargli vivere il nostro viaggio.

 

Sempre parlando di foto scattate agli abitanti del luogo, anche se noi tutti pensiamo che gli scatti rubati siano quelli che meglio catturano il momento, è bene abituarsi a chiedere sempre il permesso ed a ringraziare anche se si é avuto un diniego.  Non è facile prevedere la reazione, dei soggetti ripresi, nel caso questi se ne accorgano; basta chiedere (se non sappiamo esprimerci a parole, dopo aver fatto un sorriso è possibile farsi capire con il solo gesto, appena abbozzato, di portare la fotocamera all’occhio). Perderemo sicuramente molte occasioni di scattare foto interessanti ma se il permesso ci verrà concesso, quasi sicuramente, avremo la collaborazione del soggetto e, oltre a fare più scatti, potremo ottenere pose ed espressioni che ci permetteranno di fare buone foto. In pratica, bisogna rispettare il luogo dove si va, per educazione, buon senso e anche per non incorrere in guai; non dimentichiamo mai che siamo ospiti e come tali dobbiamo comportarci.  Una riflessione finale: la realizzazione di un buon reportage, nel quale è prevista una fattiva collaborazione da parte dei soggetti da riprendere, sarà possibile solo se si entra in sintonia con l’ambiente che ci circonda; peccato che per raggiungere questa condizione sia necessario avere a disposizione molto tempo (quello che, in un generico viaggio, non c’é).

 

Per finire,  a dei  “fotografi” non si dovrebbero parlare di selfie (soprattutto quelli scattati con smartphone !) ma il desiderio di avere un ricordo nel quale ci sia anche la nostra immagine è più che lecito. Nel farli, anche in questo caso, è bene usare un po’ d’inventiva….

 

A fine giornata, se se ne ha ancora la forza, è possibile visionare quanto prodotto ed eliminare “i doppioni” evidentemente mal riusciti.  Questa primissima scelta, fatta “a caldo”, ci permetterà di ridurre notevolmente il lavoro che dovremo fare al nostro ritorno a casa.

 

E se dovesse piovere ?  Facendo attenzione a non bagnare la fotocamera, si può tranquillamente portare avanti il nostro reportage che, rispetto alle foto che abbiamo letto quando abbiamo cercato di farci un’idea di quanto avremmo visto, hanno il pregio della novità.

 

-------------------

 

Cosa si può dire a quanti hanno già una buona serie di foto dei loro viaggi ?

Prendete le foto che avete scattato e leggetele tenendo a mente quanto è stato, fin qui, raccontato.

Il trovare o non trovare immagini che possono adattarsi a questa raccolta di suggerimenti è già un ottimo esercizio per migliorare il vostro approccio a questo tipo di foto, la prossima volta in cui programmerete un viaggio.



#13 Antonio_CSI

Antonio_CSI

    CCI Premium Advanced Member 4

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Inviato 07 gennaio 2018 - 15:45

Ottimo lavoro Enzo!
Credo che questo approfondimento risulterà molto utile a noi fotoamatori, visto che il viaggio è una delle occasioni più comuni per noi per realizzare un "reportage".


#14 antony47

antony47

    CCI Premium Member

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Inviato 07 gennaio 2018 - 18:34

Ottima iniziativa, spunti utilissimi, grazie.


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Ottima iniziativa, spunti utilissimi, grazie.


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