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Foto

CAP 78 - Ritratti

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21 risposte a questa discussione

#1 Lupo grigio

Lupo grigio

    CCI Premium Advanced Member 5

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Inviato 07 febbraio 2018 - 22:00

RITRATTI

 

Il titolo di questa “pillola” dovrebbe essere: “come fotografare le persone”; tuttavia, per comodità, nel riferirci a questo genere di fotografia, useremo il termine “ritratto”, essendo questa un’espressione ormai entrata nel parlare comune .

Il ritratto è un genere di fotografia che affascina immediatamente i neofiti ma che quasi sempre non fornisce loro le soddisfazioni desiderate; per avere buoni risultati, infatti, non è sufficiente avere una buona dose di talento e di creatività, occorre conoscere almeno i primi rudimenti sulla tecnica di ripresa, dell’illuminazione, della composizione e dell’inquadratura.

Questa “pillola” è dedicata a loro e, per questo motivo, la stesura di queste pagine è stata pensata e sviluppata come una sinossi nella quale sono enumerati una serie di definizioni e concetti, legati al ritratto, ed una successiva serie di consigli pratici affinché i neofiti possano avere, da subito, qualche suggerimento che li aiuti ad effettuare scatti migliori e, soprattutto, li stimoli a cercare di approfondire i molteplici argomenti, che caratterizzano il ritratto fotografico, nei vari testi che si trovano in commercio e, se si sentono portati per “il ritratto”, a frequentare corsi e workschop (in questo caso, si spera che dopo aver letto quanto segue, essi siano in grado di comprendere quando uno di questi eventi è in grado di offrire risultati tangibili o se è stato organizzato da persone prive della necessaria professionalità, cosa che, purtroppo, avviene abbastanza spesso).

 

 

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Dato per scontato che in un ritratto si debba includere la testa del soggetto o dei soggetti ripresi, nel decidere quale parte del corpo escludere dalla ripresa (tagliare), per mettere meglio in evidenza gli  elementi che caratterizzano il soggetto, non si può agire in modo casuale. Il “taglio” per le inquadrature del ritratto va fatto seguendo determinate regole, oramai canonizzate nel corso del tempo; in pratica, secondo modi di vedere che sono entrati a far parte della nostra cultura e della nostra quotidianità (tagli canonici che possono sempre essere by-passatti ma è meglio seguire finché non si è maturata abbastanza esperienza per decidere quando è possibile metterli da parte).

 

 I tagli del ritratto

 

In fotografia, per indicare l’ampiezza della porzione inquadratura in rapporto all’intera figura umana, si usa il termine piano. Quando le inquadrature sono molto ampie e la figura umana deve avere minore importanza, rispetto allo spazio che la circonda, si parla di campi. A seconda della porzione di figura umana inquadrata, il piano assume diciture diverse:

 

 

Primissimo piano

Con questo taglio, il volto occupa tutto il fotogramma e l’accento è posto essenzialmente sugli occhi, che devono riuscire a trasmettere l’animus del soggetto.  Se si sceglie di effettuare questo taglio, bisogna porre la massima attenzione alla conformazione del volto (difetti compresi, quali: peluria, nei, rughe, macchie, ecc. ), alle ombre ed all’angolazione della luce.  Questo taglio prevede: una composizione verticale, una ripresa effettuata da almeno un metro e mezzo e, almeno, un piccolo tele per evitare deformazioni prospettiche.

Poiché la terminologia legata ai tagli proviene dalla cinematografia, è giusto menzionare anche il particolare ed il dettaglio; con particolare, si sottintende, appunto, solo la ripresa di un particolare del corpo, quale: occhi, bocca, mani, ecc.; con il secondo termine si indica la ripresa di un elemento di piccole dimensioni che non appartiene al corpo umano.

 

Primo piano

Nel primo piano, l’inquadratura, in genere, comprende tutti i capelli, posti sulla sommità del capo, e arriva fino all’altezza delle clavicole. Nell’eseguire questo taglio bisogna porre molta attenzione nel bilanciare al meglio gli spazzi al di sopra la sommità della testa e sotto il mento oltre a porre in evidenza, in particolari punti chiave, elementi che siano in grado di catturare l’attenzione di chi vedrà le foto (lettore). In pratica si tratta del taglio che, correntemente, è indicato come “formato tessera” e la sua composizione può essere sia verticale sia orizzontale; la distanza di scatto non dovrebbe essere inferiore a 130 centimetri e le ottiche ottimali sono comprese tra gli 80 ed i 135 mm, se si scatta con una fotocamera Full Frame (il sensore della quale é delle stesse dimensioni delle vecchie pellicole fotografiche). I sensori delle refex Aps c  Canon hanno dimensioni 14,9 x 22,3 mm. pertanto il "fattore di crop" moltiplica ogni focale per 1.6 volte (nelle Nikon 1,5), pertanto, montando un 80 mm equivale a utilizzare un 128 mm su una FF.

Mezzo primo piano o Mezzo busto

Si tratta di una inquadratura tagliata approssimativamente all’altezza dei capezzoli. Un taglio che ricorda i busti marmorei degli antichi romani e, per questo motivo, è così definito. In pratica, è il taglio richiesto dalle agenzie per attori e fotomodelle/i; oltre alle fattezze del volto, in questo tipo di ritratto, assume la massima importanza la forza espressiva del soggetto e, per quanto poco visibile, la sua postura.

 

Piano medio  o  Mezza figura

Con questo taglio, la figura é ripresa dalla cintola in su. Nell’eseguire questo taglio, che in genere si effettua tenendo la fotocamera in verticale, bisogna porre la massima attenzione a come sono posizionate le braccia poiché queste entrano prepotentemente nell’inquadratura; bisogna controllare che esse, ed in modo particolare le mani, non risultino tagliate. In questo tipo di foto il soggetto riempie la scena e l'ambiente circostante è, in genere, poco riconoscibile. Nelle foto con questo taglio i segnali del linguaggio del corpo assumono un ruolo molto importante e rendono maggiormente percepibile la spontaneità o l’artificialità della posa. L’ambientazione assume un ruolo importante e, pur rimanendo la distanza minima di scatto all’incirca sui 130 cm, è possibile usare ottiche con lunghezza focale più corta.

 

Piano americano

Un taglio che parte, in genere, dalla parte superiore la giuntura delle ginocchia. In questo tipo di taglio, che permette al soggetto ed al fotografo maggiore libertà espressiva e d’azione, entra maggiormente in gioco lo sfondo (ambientazione); sta al fotografo decidere se utilizzarlo per contestualizzare lo scatto o renderlo indefinito, sfuocandolo. Quanto è ripreso un solo soggetto, è preferibile lo scatto verticale perché, in questo caso, l’espressione del volto del soggetto rimane ancora ben leggibile.

 

Figura intera

Con questo taglio, si riprende il soggetto in tutta la sua interezza: dalla testa ai piedi; nell’eseguirlo, bisogna fare molta attenzione a non stringere eccessivamente sul soggetto, gli va lasciata una “fascia di respiro” tutto intorno. Poiché, così facendo, lo sfondo è abbastanza ampio, bisogna decidere se utilizzarlo per avere un ritratto ambientato o sfocarlo per permettere al lettore di concentrarsi sul soggetto. In questa inquadratura, a parte la presenza dell’ambiente che rappresenta quasi sempre un contorno del soggetto, il linguaggio del corpo ha un ruolo predominante rispetto a quello del volto. Il soggetto può stare seduto o in piedi, l’importante è che nessuna parte del corpo risulti tagliata. Per questo taglio si può usare l’intera gamma degli obiettivi: nel caso dei grandangoli (tra i 28 ed i 35 mm) si ottengono foto nelle quali il rapporto soggetto-ambiente risulta più equilibrato e dalle quali si percepisce un senso di “vicinanza” e di partecipazione alla scena; il teleobiettivo dà una visione più distaccata e con la sua inquadratura più selettiva si presta a foto che riprendono di più l’azione, rispetto all’ambientazione.

In genere anche la figura intera si ottiene con la fotocamera tenuta verticalmente ma a volte può essere necessario che il soggetto sia ripreso nel suo ambiente o addirittura che quest’ultimo sia un elemento importante per descrivere meglio alcune caratteristiche del “personaggio”; in questo caso, è bene utilizzare la ripresa orizzontale, facendo attenzione che nel rapporto soggetto-ambiente sia leggermente privilegiato l’ambiente (più o meno come si inquadra per avere un “campo medio” in cinematografia).

 

I tagli intermedi

Rotocalchi, riviste di moda e cinema ci propongono sempre più spesso tagli intermedi, tra quelli descritti, ed, in modo particolare, compresi tra la figura intera ed il mezzo primo piano e consistono in figure nelle quali le gambe sono tagliate in punti differenti da quelli canonici. Sono immagini alle quali il nostro occhio si è abituato ed è normale che anche noi si desideri realizzare questi tagli intermedi; l’importante è fare attenzione a tagliare le gambe a metà coscia o a metà polpaccio, affinché le foto risultino equilibrate.

 

La foto di gruppo

In questo tipo di foto, più che alla composizione ed all’espressività dei soggetti è importante porre la massima attenzione al rapporto di interazione che esiste tra i soggetti ripresi; se questi sono tutti protagonisti della scena in ugual misura è il gruppo che deve diventare soggetto dell’immagine e bisogna evitare che un solo elemento, con il suo atteggiamento, rompa la “compattezza” del gruppo, se, invece, tra essi c’è un elemento più “importante” degli altri bisogna fare in modo, curandone posizione, postura ed espressività, che gli altri elementi del gruppo appaiano, praticamente, come comparse. La gestione di due, tre o quattro soggetti, pur formando essi un gruppo, a causa delle interrelazioni che si possono venire a formare tra i vari elementi, merita un approfondimento particolare; approfondimento che verrà sviluppato in seguito.

 

 

tagli-CCI-web.jpg

 

Prima di iniziare a parlare di quelli che sono considerati i generi fondamentali del ritratto, è opportuno accennare a quella che può essere considerata la differenza principale che permette di dividere il ritratto in due categorie, abbastanza distinte tra loro: il  ritratto oggettivo e quello soggettivo.

 

Nel ritratto oggettivo, è lasciata al soggetto la massima libertà di esprimere se stesso ed il fotografo cerca di ridurre al minimo il suo modo di percepire il soggetto ed il suo impulso a gestirlo secondo una propria visione.   Nel ritratto soggettivo il fotografo tende a prevalere sul soggetto, introducendo in ogni scatto parte della sua interiorità e del suo vissuto, nel raccontare fotograficamente il suo modo di percepire il soggetto.

 

I generi fondamentali del ritratto

 

Il Ritratto posato è il genere più antico, infatti, le prime emulsioni sensibili richiedevano anche alcuni minuti di esposizione e così la posa era inevitabile; esso, in genere, è realizzato in studio e lo sfondo è quasi sempre di colore neutro.

Il Ritratto recitato è quello dove si usano modelli e modelle (professionisti) per foto di moda, pubblicitarie e simili; questi ritratti, nei quali la figura umana è raffigurata con evidenza e senza lo scopo di esprimere la personalità dei soggetti, proprio per questo motivo, possono essere considerati falsi ritratti.

Il Ritratto agito o narrato è quello che tenta di catturare l’animus del soggetto ma non per mezzo della proiezione della sua interiorità attraverso il volto; tale racconto è realizzato grazie alla cattura di un particolare aspetto dei tratti e degli atteggiamenti del suo volto e/o di peculiari manifestazioni legate alle dinamiche con le quali egli esprime la sua fisicità. Sono il gesto e/o l’atteggiamento, catturati dal fotografo, che devono far emergere il carattere del soggetto. Il termine narrato, in questo tipo di foto, sottintende che, nello scattare, il fotografo pone la massima attenzione nell’eliminare, intorno al soggetto, qualsiasi elemento in grado di distrarre il lettore.

Il Ritratto rubato è un genere che può essere considerato minore rispetto al ritratto agito. In questo tipo di ritratto, infatti, il soggetto è ignaro del fatto che il fotografo tenta, appunto, di rubare un’immagine caratterizzata da una naturalezza e spontaneità che, per vari motivi, altrimenti non sarebbe possibile ottenere. La sua grande risorsa è che, se il soggetto se ne accorge e, divertito, decide di collaborare mettendosi in gioco, è possibile che i successivi scatti si trasformino in ritratti posati ed agiti.

Il ritratto con ambientazione consente di spaziare dal mezzobusto alla figura intera purché i soggetti siano inseriti nei loro ambienti naturali affinché emerga, in modo evidente, l'interazione tra ambiente e soggetto.   La difficoltà nel cercare di realizzare questo tipo di foto è nel fatto che l’ambiente deve aggiungere forza (emotiva e comunicativa) al ritratto, tuttavia, non deve emergere una foto di reportage (nella quale l’ambiente è contestualizzante rispetto al soggetto) o una foto nella quale il soggetto serve a dare un’idea della grandezza del contesto o rappresentare un “punto forte” da sfruttare per attirare l’interesse del lettore.

Nel ritratto ambientato il protagonista deve essere “il ritratto” e deve esserci una interazione lineare, leggibile, tra figura e ambiente; tanto per dare un’idea, si pensi al rapporto soggetto ambiente nelle foto di matrimonio.

 

 

Classificazioni dei ritratti

 

Di seguito, saranno presentati e definiti diversi modi di realizzare ritratti.  Così come non esistono vere regole da applicare nella fotografia così non esistono, realmente, delle “classificazioni” utili a definire le possibili raffigurazioni della figura umana; del resto, tra le foto di ritratto, non possono esserci distinzioni nette, semmai, si possono individuare infinite sfumature in grado di delineare solo possibili  “confini” tra i vari modi di presentare i soggetti ripresi.

Per iniziare, riprendendo in parte quanto già detto, si può fare una prima distinzione tra: il ritratto “puro”; il ritratto “ambientato” e “l’ambiente con figura” umana:

 

Il ritratto “puro” - Il soggetto è rappresentato esclusivamente tramite i suoi caratteri fisici e per quello che, tramite essi, traspare del suo carattere e della sua anima; egli è l’unico elemento distinguibile nella foto.

 

Il ritratto “ambientato” - In questo tipo di foto, nella quale il soggetto, ben riconoscibile, rimane l’elemento fondamentale, l’ambiente, costituito da una serie di elementi legati al suo vissuto, ha una funzione di supporto ed il modo in cui il tutto è legato consente al lettore di scoprire nuovi aspetti, del soggetto, che non era possibile far emergere in un ritratto puro.

 

L’ambiente con figura umana - Il soggetto (principale), a differenza delle altre due classificazioni, è l'ambiente e non la figura. Non siamo più nel campo del ritratto; la figura del soggetto, praticamente irriconoscibile e di minime dimensioni, serve, praticamente, per dare un’idea della grandezza del paesaggio.

Parlando di ritratto è possibile imbattersi in altri termini coniati per distinguere: foto con particolari elementi “in grado di raccontarne”; possibile loro uso; tecnica di ripresa ed altre peculiarità. Generalmente, questi sono solo modi alternativi per indicare foto delle quali i procedimenti di realizzazione ed i principi ai quali “rispondono” sono indicati anche con altri termini. Di seguito vengono presentate le definizioni relative ad altre classificazioni, trovate in letteratura.

 

Ritratto tradizionale
Anche se questo termine generico può essere utilizzato per indicare foto di tutti i tagli, dal primo piano alla figura intera, in genere, con questa definizione, si intende un’immagine nella quale il viso è l’elemento predominante e gli occhi “guardano in macchina”.

 

Ritratto "candid"
Si definisce "candid" un ritratto fatto senza che il soggetto se ne sia accorto; è la classica foto scattata nel fotogiornalismo, nella fotografia di viaggio, nella fotografia di strada ed in quella di eventi. Al contrario di un ritratto ambientale questo tipo di immagine tende a cogliere situazioni o espressioni particolari.

 

Ritratto “fashion” e “glamour”
I termine “fashion” indica i ritratti in cui si vuole evidenziare l'eleganza o la sensualità del soggetto.  La fotografia glamour è uno stile in cui l’attenzione del fotografo si concentra sul fascino e l’erotismo del soggetto, dando minore importanza ad ogni altro elemento presente nella fotografia.

 

Ritratto "lifestyle"
Il termine "lifestyle" indica i ritratti nei quali si mostra al lettore, mettendolo in risalto, l’invidiabile "stile di vita" dei soggetti ripresi. Tali foto sono studiate per suscitare, nel pubblico, particolari sensazioni legate agli stili di vita raccontanti; è per questo motivo che il loro utilizzo è prettamente legato alle foto pubblicitarie.

 

Ritratto surreale
Nei ritratti surreali la realtà è trasformata “in un'altra realtà”; il soggetto è rappresentato, dopo un lavoro di postproduzione, in un modo surreale, in risposta a stimoli forniti dal soggetto o solamente grazie alla visione del fotografo.

 

Ritratto concettuale
Il ritratto concettuale si riferisce ad immagini in cui il “concetto” aggiunge una nuova dimensione all’immagine. L’immagine originale subisce una pesante manipolazione ed è lasciato al lettore il compito di trovare il suo personalissimo  modo di interpretare l’opera.

 

Ritratto astratto
Nei ritratti astratti viene meno la rappresentazione realistica del soggetto;  tramite collages e/o manipolazioni digitali si tende a restituire una sua visione prettamente artistica.

 

 

Dopo aver parlato di tagli, di generi e delle classificazioni del ritratto è opportuno prendere in considerazione quello che è l’elemento essenziale per la creazione di una foto: la luce.

 

La luce

 

Anche nel ritratto, la luce rappresenta l’elemento chiave per descrivere al meglio l’immagine mentale che il fotografo si è fatto del soggetto da riprendere, o meglio, che si è venuta a formare nella sua mente grazie al rapporto soggetto-fotografo creatosi prima dello scatto (un rapporto importantissimo del quale si parlerà diffusamente in seguito).

Una foto scattata con un’illuminazione inadeguata potrà essere migliorata in postproduzione ma non sarà mai una buona foto. Per questo motivo è necessario scattare con la luce ottimale cioè quella che permette di mettere in risalto quanto, agli occhi del fotografo, risulta importante descrivere al meglio ed, eventualmente, evidenziare. Per rendere meglio l’idea: se si desidera evidenziare un bel sorriso non si può prescindere dall’illuminare al meglio la bocca; gli occhi possono rimanere in ombra ma essa dovrà essere illuminata in modo tale da farla emergere perfettamente dal fotogramma.  In pratica, nel gestire il soggetto rispetto alla sorgente di luce, bisogna porre la massima attenzione alle ombre che questa produce.

Parlando, appunto, di luce, una prima distinzione va fatta tra luce speculare e luce diffusa; intendendo per speculare quella che proviene da una fonte puntiforme, quale quella del sole, e per diffusa quella che si ha, per esempio, in una giornata nuvolosa. Tra le due forme di illuminazione limite, logicamente, ci sono un’infinità di forme intermedie caratterizzate da altrettante variazioni della progressione degli elementi illuminati e quelli in ombra (definita: Margine Dinamico della Luce). Il Margine Dinamico della Luce, in pratica, contribuisce a descrivere quanto sono nette e scure le ombre rispetto alla parte illuminata; con le luci speculari, le dinamiche della luce creano ombre molto scure e nette ed i margini dinamici della luce sono ben definiti, mentre, con la luce diffusa le dinamiche della luce mostrano ombre aperte e morbide ed i margini dinamici sono poco definiti. E’ su questa base che si decide, per esempio, se e come usare una superficie chiara sulla quale puntare una luce puntiforme e schermata affinché se ne abbia un riflesso morbido da indirizzare verso il soggetto; ciò va fatto tenendo conto che la qualità e la quantità della luce diffusa dipende direttamente dalla grandezza della sorgente di luce e dalla distanza che intercorre tra fonte luminosa ed il mezzo diffusore e, soprattutto, da quella tra il mezzo diffusore ed il soggetto.

Prendere in considerazione la distanza che intercorre tra i due elementi è fondamentale perché, al raddoppiare di questa distanza l’intensità della luce sul soggetto si riduce a un quarto, cioè di due stop (logicamente, dimezzando tale distanza la luminosità del soggetto aumenta di 2 stop).  Va, inoltre, accennato al fatto che, se l’irradiazione luminosa consiste in un fascio di luce, esso, nel colpire il soggetto, va considerato come se fosse costituito da tre parti principali: il fascio centrale; la parte di fascio nella quale la perdita di intensità non è superiore ad uno stop e quella di decadimento, nella quale l’intensità degrada molto velocemente da meno tre stop fino al buio.

Nel cercare di descrivere la direzione con la quale la luce colpisce il soggetto (angolo di incidenza), creando o non creando le zone d’ombra che contribuiscono a dare volume ai ritratti,  entrano in gioco: l’asse visivo (l’asse perpendicolare agli occhi del soggetto); l’asse della fotocamera e l’asse della luce principale (cioè quello della luce dominante).

 

Prima di iniziare a parlare dei vari modi di utilizzare le fonti luminose, è opportuno fare un breve accenno alla capacità dei colori dominanti (sfumature di un particolare colore eccessivamente presente nell’immagine) di rendere una foto più o meno piacevole da leggere ed in grado di creare suggestioni. Ad incidere su questi fattori sono le caratteristiche delle sorgenti luminose: da quelle legate all’illuminazione solare delle primissime ore mattutine e quelle del tramonto all’uso delle più svariate forme di illuminazione artificiale  Per evitare problemi legati ai colori dominanti, generalmente, si imposta la fotocamera in modo che questa calcoli automaticamente il bianco e, quindi, standardizzi, sotto il punto di vista del colore, le immagini prodotte nelle varie condizioni di scatto. Volendo, con un po’ d’esperienza, si può riconoscere ad occhio  ed impostare manualmente la temperatura colore ma, quando è possibile farlo, prima di fare i nostri scatti, è meglio utilizzare un foglio od un oggetto bianco da fotografare per poi far impostare automaticamente, attraverso la sua immagine, il valore del bianco, dalla stessa fotocamera (in questo scaso, l’optimum sarebbe fotografare un cartoncino con una colorazione specifica per questa funzione: un “grigio medio” o “grigio 18”).

 

Il sole, quando non è troppo perpendicolare sul soggetto (con un angolo incidente almeno inferiore ai 60 gradi),  è indubbiamente un’ottima fonte di luce e, quando questa non è sufficientemente diffusa, può essere migliorata utilizzando pannelli riflettenti che consentono di tenere sotto controllo le ombre spinte.  Anche se la luce solare è in grado di contribuire alla realizzazione di immagini di ottima qualità è nello studio fotografico che si può sfruttare al massimo la capacità della luce e delle ombre di scolpire e modellare la figura umana ed, in modo particolare, i volti.  Proprio su questi ultimi, l’azione combinata di luci ed ombre è in grado di stravolgere e/o accentuarne tratti e caratteristiche dei volti; cosa che permette al fotografo di rappresentare il soggetto secondo una sua personalissima visione, sia dal punto di vista interpretativo sia psicologico.  Per ottenere questi risultati si può fare affidamento su numerosi tipi di fonti di luce; tra queste, le più importanti sono: la luce principale o fondamentale, la luce complementare, la luce d’effetto e la luce di sfondo.

 

La luce principale (indicata anche come: luce fondamentale, luce chiave, luce modellante) costituisce la sorgente luminosa che caratterizza l’intera immagine.  Praticamente sempre, corrisponde alla luce di maggior intensità e, a volte, può rappresentare l’unica fonte luminosa.   Le luci accessorie, molto importanti per la buona riuscita di un ritratto, sono due: la luce complementare o luce secondaria e la luce d’effetto.

 

La luce complementare, quasi sempre diffusa, è usata per rendere leggibili le zone lasciate in ombra dalla luce principale.

 

La luce d’effetto, situata dietro al soggetto, è deputata a conferire profondità e rilievo all’immagine oltre a rendere ben leggibili i dettagli dei capelli. Le posizioni nelle quali è, generalmente, posta sono due: fuori campo, al di sopra della testa del soggetto e dietro a questo, generalmente, nello stesso lato della luce principale oppure direttamente dietro alla testa della persona ritratta, facendo in modo che non si veda direttamente mentre genera un alone luminoso sui capelli del soggetto.

 

La luce di sfondo serve per incorniciare meglio il soggetto grazie, appunto, alla luce riflessa dal fondale.

Se questo è stato scelto perché si ritiene che il suo colore contribuisce a rendere più evidente il soggetto, affinché il colore risulti nella foto così come è percepito dall’occhio, la luce incidente sul fondale deve avere la stessa intensità della luce principale e deve essere posta davanti al fondale alla stessa distanza che divide il soggetto dalla luce modellante. Nel caso del fondale nero, affinché il soggetto risulti “staccato” dal fondo, la quantità di luce che cade sul fondale deve essere almeno 3 stop inferiore a quella del soggetto ripreso.

 

In studio, usando sia luci continue sia flash, pur avendo a disposizione diverse sorgenti luminose, è bene ricordare che l’immagine che si vuol catturare va concepita utilizzando solo una sorgente luminosa sulla quale va calcolata l’esposizione della fotografia, essendo questa la luce che genera i punti di massima illuminazione del soggetto e le ombre. Dopo aver regolato la luce principale, in modo tale da ottenere il risultato desiderato, è possibile attivare e posizionare le luci “accessorie” in modo tale da migliorare l’aspetto del soggetto ma facendo attenzione che, a loro volta, non generino altre ombre.

Nel regolare la luce principale, i parametri da valutare sono: la distanza ottimale tra la sorgente di luce e soggetto; l’angolo orizzontale rispetto al volto del soggetto e l’angolo verticale con il quale la luce incide su di esso. Valutare la distanza ottimale alla quale porre la sorgente luminosa è importante perché: una luce troppo vicina al soggetto può dar luogo a parti dell’immagine “bruciate” mentre una luce troppo lontana dà immagini piatte e luminosità uniforme in ogni punto della parte illuminata. La plasticità di un’immagine è legata strettamente al gioco di luci e di ombre che si ottiene con il posizionamento del soggetto rispetto alla fonte luminosa; in funzione dell’effetto desiderato, va ricercata un’angolazione orizzontale della luce  (in genere questa è compresa entro i 60°, a destra o a sinistra) che risulti ottimale nel contribuire a dare maggiore plasticità al soggetto mentre l’angolazione verticale è, in genere, compresa tra 10 e 45 gradi.

 

 

TESTE-WEB-1.jpg

 

Rispetto alla provenienza della luce, le principali forme di illuminazione possono essere distinte in: Frontale, Angolata, Laterale, D’effetto, Contro luce

 

TESTE 2 def.jpg

 

Luce Frontale

Rappresenta il tipo di illuminazione più classica ed è particolarmente adatta per le riprese dei volti (anche se non è molto indicata per i volti troppo squadrati);  con un angolo incidente non molto spinto (30 – 45 gradi),  è posizionata abbastanza in alto, in modo che illumini completamente la parte del soggetto rivolta verso la fotocamera. Questa illuminazione, può essere caratterizzata dal produrre una caratteristica ombra sotto il naso del soggetto (definita “a farfalla” per via della sua forma); se la sorgente luminosa è posizionata correttamente, produce un’ombra che non supera la metà della distanza tra base del naso e il labbro superiore e, nel contempo, gli occhi risultano ben illuminati. Con questo tipo di illuminazione, la luce di schiarita è posta molto in basso rispetto al soggetto e spesso è sostituita da un diffusore posizionato, nel caso dei ritratti di volti, in grembo del soggetto.

 

Illuminazione piena

Questa tipo di illuminazione è quella più utilizzata nella ritrattistica; consiste nel ricercare una inquadratura tale che, con il volto leggermente ruotato (al massimo 30 gradi), la luce irradi pienamente la porzione del volto rivolta verso la fotocamera mentre le ombre che si vengono a formate sono controllate grazie all’utilizzo di una luce complementare. Questo tipo di illuminazione è in grado di rendere al meglio i caratteri somatici del soggetto senza enfatizzarli e, pertanto, è utilizzata praticamente con tutte le conformazioni dei volti (con una piccola riserva per quelli squadrati).

 

Luce angolata

La luce angolata, caratterizzata da un’angolazione orizzontale tra i 30 ed i 60 gradi e un angolo della luce incidente compreso tra i 10 ed i 45 gradi, è quella che meglio scolpisce e modella i volti ed, in genere, è applicata facendo in modo che le due angolazioni di ripresa siano rispettivamente di 30 e 30 gradi o di 45 e 45 gradi; in pratica, con il viso di ¾ e la luce non troppo angolata. L’effetto di questo tipo di illuminazione è quello di creare, su un lato del volto, una zona d’ombra; ombra che viene usata per migliorare l’aspetto di visi troppo rotondi o troppo stretti e lunghi (nel primo caso si tende a far prevalere la parte in ombra ed il contrario per l’altro tipo di volto).  

Luce di Taglio Luce che esalta la forma del viso; richiede la disposizione della luce principale in modo che sul lato dei volto orientato verso la macchina fotografica si crei una piccola zona d’ombra. In pratica, la luce fondamentale è sulla porzione di viso che non è orientata verso il fotografo, mentre la luce secondaria è dalla parte della porzione orientata verso la macchina. Caratteristica di questo tipo di illuminazione è che la parte illuminata risulta ben definita, in modo particolare per quanto riguarda il suo contorno; per questo motivo è meglio non utilizzarla  su soggetti con un taglio del volto spigoloso. Luce Rembrandt La luce Rembrandt, in pratica, è una particolare versione dell’illuminazione angolata e si ottiene con una studiata angolazione della luce e del corpo del soggetto; la sorgente luminosa, lievemente rialzata ed angolata ma leggermente arretrata rispetto all’illuminazione angolata, illumina il lato del volto opposto alla fotocamera, in modo tale che l’ombra del naso tocchi e si congiunga con la zona in ombra del volto. Tale illuminazione, che evita di oscurare le labbra e lascia in luce una piccola zona sotto l’occhio del lato in ombra, come nei quadri del ritrattista fiammingo, dona al soggetto un alone di romanticismo e malinconia tali da creare, nel lettore, un forte interesse nei confronti del soggetto e forti emozioni.

 

Luce laterale o a 90 gradi

Con la definizione luce laterale, si intende un tipo di illuminazione nella quale tra linea di ripresa e luce incidente si possa misurare un angolo di 90 gradi.  Tale forma di illuminazione, che ha la caratteristica di mettere in evidenza la struttura delle superfici illuminate (quindi anche le imperfezioni), è un tipo di illuminazione da usare con cautela e, quasi sempre, la si usa nelle foto di profilo.

 

Luce posteriore e luce di effetto

Questa illuminazione, con un angolo orizzontale superiore ai 90°, è caratterizzata dal produrre linee di luce là dove, in genere, gli altri tipi di illuminazione producono ombre; la parte di volto rivolta verso la fotocamera risulta in ombra a meno che questa non risulti essere illuminata dalla luce complementare; nel caso in cui essa sia applicata su un volto illuminato da una luce principale, per migliorare l’aspetto del soggetto, essa è definita come luce di effetto e non incide sulle ombre.

Controluce e Luce a silhouette Voler ottenere una foto leggibile con la luce  principale posta alle spalle del soggetto è una vera impresa; dopo aver impostato la fotocamera su un diaframma intermedio, per sfruttare le migliori qualità delle lenti e mantenere una buona nitidezza anche nelle zone più in ombra, bisognerà pensare a controllare il bilanciamento del bianco perché la zona in ombra tenderà ad essere più “fredda” rispetto a quella in luce ed, infine, ci si potrà dedicare alla regolazione della luce complementare. Tutt’altra cosa è dedicarsi alla produzione di silhouette, nella quale, del soggetto va ripresa solo la sagoma.  La luce a silhouette, utilizzata per disegnare i contorni del soggetto con la luce, può essere realizzata ponendogli una fonte luminosa abbastanza potente alle sue spalle e facendo in modo che la sua figura la nasconda oppure utilizzando due ampie fonti di luce posizionate in modo abbastanza arretrato e leggermente laterali rispetto al soggetto (in questo caso il contorno luminoso risulta più ampio).

 

Luce a Fessura

Rappresenta una forma più spinta ed esasperata della luce di taglio poiché  illumina solo una minima parte del viso (non orientata verso la fotocamera),  lasciando completamente in ombra l'altra porzione. Questo tipo di illuminazione è sconsigliata nei casi in cui il soggetto abbia caratteri duri e pelle rugosa e difettosa; questi elementi saranno, infatti, gli unici visibili mentre il resto del soggetto, in ombra, non sarà leggibile. La luce di schiarita può compensare questa situazione tuttavia è bene che sia appena accennata.

 

Luce Soffusa

Illuminazione molto utilizzata nei ritratti beauty, può essere realizzata o utilizzando sorgenti luminose molto diffuse (bank, ombrelli abbinati alle sorgenti luminose) o luci riflesse su pannelli di grandi dimensioni, posti in modo tale che la luce riflessa punti e si concentri sul soggetto. I volti, posizionati in fase di ripresa di fronte alla fotocamera, risultano poco caratterizzati e pertanto questa illuminazione è da preferire nel caso si voglia sminuire qualche imperfezione della pelle del soggetto

 

Continua…..

 

Ripensandoci, non è corretto chiudere così questo “primo capitolo”, nel quale si è molto parlato dell’importanza delle luci e delle ombre, senza aver mostrato una sola immagine.  Lo faccio ora, allegando alcune immagini che hanno il compito di anticipare, in parte, quanto sarà trattato nella “seconda puntata” e, come spero, di incuriosire qualche Amico affinché non demorda e, anche se deluso per aver dovuto leggere tanta teoria, vorrà sorbirsi il resto del racconto. 

 

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:saluti:



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Inviato 07 febbraio 2018 - 22:12

Ottimo ed abbondante Enzo :ok:



#3 Antonio_CSI

Antonio_CSI

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Inviato 07 febbraio 2018 - 22:31

Un lavoro magistrale!
Come già anticipato privatamente, credo che sarà di grande aiuto sia per i neofiti, che per quelli con un po' più d'esperienza. Perché è una trattazione completa e approfondita di un tema affascinante e complesso...
Buona anche l'idea di suddividere il vasto argomento trattato in due o più parti, in modo da non "affaticare" troppo il lettore e mantenerne attiva l'attenzione!
Aspettiamo le prossime puntate!

P.s. trovo che anche le figure siano molto esplicative.

Messaggio modificato da Antonio_CSI, 07 febbraio 2018 - 22:32


#4 Antonio_CSI

Antonio_CSI

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Inviato 10 febbraio 2018 - 12:13

Di solito è una cosa che non facciamo qui sul forum, ma vorrei "riportare su" questo ottimo post di Enzo. Credo, infatti, che a molti, seppur molto interessati all'argomento, possa essere sfuggito...


#5 Fabio C.

Fabio C.

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Inviato 10 febbraio 2018 - 12:24

un trattato Enzo, un trattato di alto livello.

 

L'ho letto, lo rileggerò......

 

 

SEMPLICEMENTE GRAZIE

 

:saluti:  :saluti:


Messaggio modificato da Fabio C., 10 febbraio 2018 - 12:24


#6 mandrakone

mandrakone

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Inviato 10 febbraio 2018 - 14:06

Un'enciclopedia. Complimenti e grazie mille

Messaggio inviato utilizzando i miei super poteri.

#7 Lupo grigio

Lupo grigio

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Inviato 11 febbraio 2018 - 15:48

Ciao a tutti !

 

Vi ringrazio per l'incoraggiamento datomi, non é facile affrontare un tema come questo....

 

A parte la complessità dell'argomento c'é il grosso problema del decidere cosa tagliare.

L'indispensabile ricerca fatta, sul tema, mi ha fatto riaffiorare nella mente una tale quantità di spunti da sviluppare che, anche se "il buttarli giù" é stato relativamente facile, mi "incarta" continuamente perché tutto mi sembra importante da raccontare e non sono mai sicuro su cosa possa essere considerato meno importante e possa essere omesso.

 

Ancora un paio di giorni e licenzierò la seconda parte che dovrebbe risultare più interessante sia per i temi trattati sia per le foto (preparate anni addietro) che permettono di "vivere" quanto raccontato a parole.

Infine, per chi avrà il tempo e la voglia di continuare a seguire il topic, ci sarà la parte che so essere, per molti, la più importante: una lunga serie di consigli più che pratici (una specie di racconto intitolato: "io lo faccio così").

 

:saluti:



#8 Marco Rocelli

Marco Rocelli

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Inviato 12 febbraio 2018 - 09:51

Egregio professore aspetto con ansia lo sviluppo dopo la prolusione accademica...

 

E mo me tocca studià... :ok:  :ok:  :ok:



#9 geroso

geroso

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Inviato 12 febbraio 2018 - 18:13

Grazie!
Un grande spunto di riflessione.
Se possibile, le lunghezze focali 80-135 mm si riferiscono al pieno formato.
Quale differenza, se c'è differenza, su focali equivalenti su aps c.
In altre parole 100 mm su ff, e 100 mm equivalenti su apsc danno gli stessi risultati ?


Messaggio inviato dal mio HUAWEI MT7-L09

Messaggio modificato da geroso, 12 febbraio 2018 - 18:14


#10 Lupo grigio

Lupo grigio

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Inviato 14 febbraio 2018 - 18:47

Carissimo 'geroso',

devo ringraziarti per avermi fatto ricordare che non tutti posseggono fotocamere Full Frame e, pertanto, alcuni riferimenti alle focali da usare preferibilmente nei ritratti non sono completi (dovrò fare qualche modifica al testo già postato).

 

Premesso che non ho grandi conoscenze di tutto quello che riguarda le attrezzature, almeno su questa domanda sono in grado di rispondere "quanto basta"....

 

Le fotocamere aps c sono dette anche "Crop Frame" proprio perché il loro sensore non ha le dimensioni delle Full Frame (nella corsa alla produzione di sensori sempre più ampi ed efficienti, le varie marche, hanno ritenuto utile fare riferimento alle dimensioni della vecchia pellicola fotografica: 24 x 36 mm).

 

I sensori delle "aps c" Canon hanno dimensioni 14,9 x 22,3 mm. pertanto il "fattore di crop" moltiplica ogni focale per 1.6 volte (nelle Nikon 1,5).  Infatti, essendo il sensore aps-c più piccolo, a parità di lunghezza focale, coglierà una porzione più contenuta della scena e di conseguenza l’angolo di campo sarà più stretto rispetto al sensore che mima la "vecchia" pellicola fotografica.

 

In sintesi, il 100 mm diventa un 160 mm. ma in compenso.... con il classico 50 mm., che correda quasi tutte le fotocamere al momento dell'acquisto, si possono fare ottimi ritratti (l'unico vero problema é che con l'aumentare degli ISO aumenta anche il disturbo). 

 

:saluti: 



#11 geroso

geroso

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Inviato 14 febbraio 2018 - 20:23

Carissimo Lupo grigio, grazie per il chiarimento.

Probabilmente sono io che mi faccio troppi problemi.
La mia pignoleria voleva approfondire il fatto se vi sono differenze tangibili fra uno scatto fatto con una full frame ad esempio con un 100mm e lo stesso ritratto fatto con un obiettivo "62 mm" circa che con il fatto di crop 1.6 di una aps c permette di inquadrare incirca la stessa porzione di immagine del 100mm.
Non avendo modo di provare personalmente chiedo a voi più esperti.

Così, da profano potrei ipotizzare una profondità di campo più ristretta sul pieno formato...
Una maggiore tridimensionalità ecc.
Sempre che ci siano realmente differenze.

Grazie ancora

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#12 antony47

antony47

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Inviato 14 febbraio 2018 - 20:39

Un compendio di nozioni per avvicinarsi e approfondire il non semplice mondo del ritratto; sarà moooolto utile, Grazie!


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#13 Antonio_CSI

Antonio_CSI

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Inviato 14 febbraio 2018 - 21:06

Carissimo Lupo grigio, grazie per il chiarimento.

Probabilmente sono io che mi faccio troppi problemi.
La mia pignoleria voleva approfondire il fatto se vi sono differenze tangibili fra uno scatto fatto con una full frame ad esempio con un 100mm e lo stesso ritratto fatto con un obiettivo "62 mm" circa che con il fatto di crop 1.6 di una aps c permette di inquadrare incirca la stessa porzione di immagine del 100mm.
Non avendo modo di provare personalmente chiedo a voi più esperti.

Così, da profano potrei ipotizzare una profondità di campo più ristretta sul pieno formato...
Una maggiore tridimensionalità ecc.
Sempre che ci siano realmente differenze.

Grazie ancora

Messaggio inviato dal mio HUAWEI MT7-L09

La tua non è una pignoleria, bensì un fatto reale. A parità di immagine inquadrata, una reflex FF avrà meno pdc rispetto ad una Aps-c. Per riprendere il tuo esempio, giustamente tu dici che per fotografare lo stesso soggetto inquadrato con un 100mm su FF, dovrai usare 60mm su Aps-c.
La foto su FF, a parità di diaframma impostato, avrà meno pdc e ciò ti consentirà maggiore "libertà creativa", visto che il diaframma puoi sempre chiuderlo a piacimento, mentre non lo puoi aprire a più di TA...
Tuttavia la diversa pdc tra i due formati, non è da ricercarsi nelle dimensioni del sensore (anzi il pieno formato dà una pdc leggermente maggiore rispetto a quello ridotto), come spesso si pensa, bensì nella diversa lunghezza focale utilizzata (che come noto è caratteristica peculiare solo dell'obiettivo): infatti con un 60mm hai maggiore pdc, rispetto che a un 100mm.
Allo stesso modo, se ragioni con la distanza dal soggetto, ovvero vuoi confrontare il 100mm sui due formati, per avere sempre la stessa inquadratura, con la Aps-c dovrai allontanarti dal soggetto = maggiore pdc.
In conclusione una FF, permette maggior controllo dei piani focali (e quindi della pdc), ma non per "merito" delle maggiori dimensioni del sensore, bensì del diverso angolo di campo.


#14 geroso

geroso

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Inviato 15 febbraio 2018 - 13:44

Grazie del chiarimento.
A presto
Calogero

Messaggio inviato dal mio HUAWEI MT7-L09


 

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