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CAP 78 - Ritratti

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21 risposte a questa discussione

#15 Lupo grigio

Lupo grigio

    CCI Premium Advanced Member 5

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Inviato 15 febbraio 2018 - 23:00

Un grazie a Calogero per il secondo intervento,  che contribuisce a fare chiarezza sull'argomento, ed un doppio grazie ad Antonio che mi "ha tolto dalle peste" !

Gli Amici che mi conoscono meglio sanno che sono un autodidatta piuttosto attempato che, pur avendo due fotocamere veramente performanti e due eccellenti zoom, le usa con impostazione manuale così come faceva 55 anni fa .....

 

 

Per 'Antony47'

 

Preparati che "arriva il meglio" !

 

Il montare le foto esplicative mi ha portato via più tempo di quanto pensassi ma ora il lavoro filerà più spedito.

 

:saluti:

 

 

 

p.s. Ho aggiunto qualcosa i merito alle reflex Aps C sul primo topic



mc digital

#16 Lupo grigio

Lupo grigio

    CCI Premium Advanced Member 5

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Inviato 15 febbraio 2018 - 23:09

Un altro passetto in avanti

 

 

Prima di passare a parlare “della composizione” è opportuno completare il discorso sulla luce, prendendo in considerazione i vari strumenti che un fotografo ha a disposizione per plasmarla e, soprattutto, per gestire le ombre alla ricerca dell’effetto che gli sembra più adatto a descrivere l’immagine mentale che, al momento, ha del soggetto.

Si potrebbe dire che per essere un buon fotografo di ritratti bisogna aver raggiunto una conoscenza ed una consapevolezza delle caratteristiche della luce, delle ombre e del contrasto tali da comprendere immediatamente come realizzare la loro migliore amalgama nel cercare di dar vita, di volta in volta, al “personaggio” che si ha in mente.

Di fatto, se si è in grado di “vedere e gestire” la luce, a prescindere dal tipo di illuminazione utilizzata, basta una qualsiasi sorgente luminosa per ottenere immagini più che valide e che non hanno quasi nulla da invidiare a quelle prodotte in studio, usando attrezzature costose.

In questo paragrafo, comunque, prenderemo in considerazione proprio gli ausili per l’illuminazione, che un fotografo può avere a disposizione in uno studio mediamente attrezzato.

 

--------------

 

 

Prima di proseguire, è opportuno riprendere alcuni concetti base sul modo in cui la fonte luminosa illumina il soggetto; possiamo distinguere tre tipi di luce: luce diretta, luce diffusa e luce riflessa.

La luce diretta, oltre ad essere, per antonomasia, quella prodotta dal sole in una giornata senza nuvole, può essere anche quella prodotta da un faretto: una luce dura con una forte capacità di essere riflessa dal soggetto, sul quale giunge senza alcuna interposizione.

La luce diffusa, è quella che si ottiene intraponendo  tra sorgente e soggetto, nel suo tragitto rettilineo, un elemento opaco o semitrasparente (diffusori). In questo caso, la luce che colpisce il soggetto, pur essendo abbastanza uniforme, risulta morbida.

La luce riflessa, a seconda delle caratteristiche dell’elemento riflettente, essa si distingue in  riflessione diretta e riflessione diffusa. Nella riflessione diretta, nella quale si usa una superficie lucida, l’angolo con il quale questa incide è identico a quello con il quale viene riflessa mentre nella riflessione  diffusa, nella quale si usa una superficie scabrosa, la luce riflessa, a causa delle asperità del soggetto riflettente, è indirizzata in diverse direzioni pertanto quella che raggiunge il soggetto, essendo meno concentrata e non avendo più una perfetta forma a fascio, risulta più morbida  (rappresenta il tipo di illuminazione più morbida che ci sia) e, per questo motivo, è utilizzata quasi sempre per schiarire le ombre. La sua caratteristica caduta di luce, molto repentina all’aumentare della distanza tra l’elemento riflettente ed il soggetto, è identica in entrambi i casi.

 

Cap-2-1 w.jpg

 

Si è già accennato alla distinzione tra luce “dura” e luce “morbida” ed al fatto che la prima viene prodotta da una sorgente piccola e la seconda da una più ampia; ora accenniamo al fatto che la prima è in grado di accentuare i dettagli che caratterizzano un dato soggetto, creando ombre nette, mentre la seconda, pur essendo in grado di produrre contrasti, produce ombre più sfumate.

 

cp-2-2-w.jpg

 

Tra i due tipi di illuminazione esiste tutta una gamma di illuminazioni intermedie che si possono ottenere con: specifici modificatori;  “miscelando” luci provenienti da sorgenti differenti e/o poste a distanze differenti dal soggetto; facendo agire sul soggetto solo una delle parti esterne del cono di luce che una sorgente “abbastanza morbida” può creare (luce radente); agendo sulla potenza della luce e sull’esposizione.

 

 

Nell’utilizzare una luce diffusa (prodotta p.e. utilizzando come modificatore un softbox) bisogna tenere conto di alcune peculiarità di questo tipo di illuminazione:  all’aumentare della superficie del diffusore aumenta la morbidezza della luce così come la distanza, che intercorre tra la sorgente ed il soggetto, incide sul contrasto e sulla morbidezza delle ombre. Con un’angolazione della luce tale da non colpire direttamente il fondale, se la sorgente è vicina al soggetto, il lato non illuminato del volto ed il fondo sono scuri mentre se la sorgente è allontanata la foto risulta meno contrastata e l’illuminazione è più uniforme anche se la definizione delle ombre, nella zona meno illuminata, è praticamente identica.

 

Cp-2-3-w.jpg

 

Come già accennato, anche la posizione relativa dello sfondo e le sue caratteristiche fisiche (colore e aspetto fisico ma anche tipo di incidenza dell’illuminazione) incidono sul livello di luminosità dell’immagine; a parte l’eventuale ombra proiettata, che è sempre più netta al diminuire della distanza tra soggetto e sfondo, con l’allontanamento del soggetto e della relativa fonte di luce, lo sfondo diventa sempre più scuro ed incide sempre meno sulle ombre del soggetto. Questo passaggio è stato inserito nuovamente per porre l’accento su un elemento spesso trascurato: le caratteristiche fisiche delle altre tre pareti dello studio sono in grado di influire sulla resa delle luci utilizzate per illuminare il soggetto.

 

Dopo aver parlato di luce diretta, diffusa e riflessa, in senso abbastanza lato, prendiamo in esame i principali modificatori della luce per mettere in risalto come le loro forme agiscono sulla luce emanata dalla sorgente e, quindi, sul tipo di illuminazione che producono sul soggetto.

 

In genere, i modificatori con il quali si “muovono i primi passi” nell’utilizzo della luce artificiale sono i riflettori e le cupole. Grazie alla loro forma è possibile dirigere il fascio di luce nel punto desiderato tuttavia, nella loro scelta, va tenuto presente il tipo di illuminazione che sono in grado di creare; illuminazione che cambia in funzione della loro forma, profondità e curvatura, nonché, alla distanza alla quale sono posti, rispetto al soggetto.

Quando il riflettore è poco profondo, la luce si diffonde in modo tale da risultare più intensa nel centro di una più ampia area illuminata e decade velocemente man mano che si allontana da questo.             

In commercio si trovano riflettori più o meno conici, nei quali la lampada può essere anche arretrata e/o trattati in modo tale che la luce riflessa, dalle pareti, sia convogliata in un fascio ulteriormente ristretto (tra i vari trattamenti della parte interna ci sono: la parete lucida, quella a “buccia d’arancia”, la parete satinata, ecc.). 

Un ulteriore modo per indirizzare meglio il fascio di luce e contenere la dispersione luminosa è quello di aggiungere davanti ai vari modellatori una struttura costituita da lamelle parallele che convogliano la luce e sono tanto più efficaci quanto più sono profonde e fitte: la “griglia”.  Nel gestire la luce prodotta delle parabole si può fare affidamento anche sull’uso di alette paraluce (barn door); la loro applicazione davanti all’imboccatura delle parabole permette di bloccare parte dell’illuminazione (p.e.: quella che può finire sullo sfondo) o, agendo su tutte e quattro, di regolarne la forma.

 

Cp-2-4-w.jpg

 

Il diffusore “snoot” rappresenta, un ulteriore accessorio che, aggiunto alla fonte luminosa, grazie alla forma ed alla distanza dal foro di uscita della luce e la sorgente luminosa é in grado di produrre un raggio di luce molto stretto e focalizzato. Il loro utilizzo è indicato soprattutto quando si vuole evidenziare una piccola area (un particolare) della figura da ritrarre.

 

CP-2-5-w.jpg

 

Un ulteriore riflettore, utilizzato per uno scopo specifico, è il Beauty Dish; grazie alla sua ampia e poco profonda parabola è in grado di produrre una luce, riflessa, morbida e direzionata, molto apprezzata nella produzione di primi piani, soprattutto femminili, grazie al Margine Dinamico della luce abbastanza morbido.

 

Cp-2-6-w.jpg

 

Tra i modificatori in grado di produrre luce morbida, vanno annoverati gli ombrelli; come avviene per il Beauty Dish, hanno forma parabolica e, fissati all’asta centrale del riflettore, si distinguono a seconda del modo in cui convogliano la luce in : translucidi e riflettenti.

Gli ombrelli translucidi sono costituiti da un tessuto bianco, più o meno spesso, attraverso il quale la luce, prodotta della sorgente luminosa, si irradia verso il soggetto mantenendo una certa specularità.

Gli ombrelli riflettenti sono caratterizzati dall’avere una copertura esterna che impedisce alla luce di illuminare quanto si trova dietro di loro e la superficie riflettente può essere bianca o costituita da un tessuto ricoperto da una pellicola metallizzata (generalmente color argento ma anche colore oro).

Più questi sono profondi e più sono in grado di produrre fasci stretti e più li si allontana dalla fonte luminosa e più i raggi che ne emergono sono paralleli.

 

Cp-2-8-w.jpg

 

I “softbox” rappresentano un’ulteriore fonte di luce morbida. Questi pannelli diffusori, sono caratterizzati dall’avere al proprio interno la sorgente luminosa, una superficie translucida esterna, di forma rettangolare, e una copertura del telaio, che sorregge il tutto, nera all’esterno ed in grado di riflettere la luce all’interno. Sono, inoltre, caratterizzati dall’avere la possibilità di introdurre al loro interno (a poca distanza dalla fonte luminosa) un’ulteriore elemento riflettente translucido, in grado di ridurre ulteriormente la componente speculare e convogliare meglio la luce sulle pareti riflettenti; le loro dimensioni sono molto varie a seconda dell’utilizzo che se ne deve fare; si passa, in genere, dai 40x60 ai 60-80x140 cm, ma si trovano in commercio anche elementi di diversi metri. La caratteristica dell’illuminazione così prodotta è quella di creare alte luci morbide ed ampie.

 

Cp-2-9-w.jpg

 

Per particolari usi, sono utilizzati softbox con forma e profondità differenti rispetto ai softbox classici; tra questi vi è lo “strip box” (alto e stretto) che, in genere, è utilizzato per dare “forma” al soggetto; per la loro forma,  la distribuzione delle alte luci è legata all’altezza dello strip ed il Margine Dinamico delle ombre varia considerevolmente in rapporto alla loro  angolazione rispetto al lato del soggetto da illuminare.

I diffusori ottagonali (octabank), infine, sono utilizzati quando si desidera utilizzare un solo punto luce e si vuole che l’area illuminata, pur rimanendo diffusa,  risulti più precisa rispetto a quella prodotta dagli ombrelli. Producono una luce avvolgente, con una buona caduta, che garantisce ombre morbide. A seconda del raggio di curvatura della parte posteriore hanno una forma più o meno allungata; quelli con una maggiore profondità (deep octobank) forniscono ombre più nette e maggior contrasto. Il loro utilizzo è reso particolarmente interessante perché, più che negli altri softbox, eliminando gli elementi diffusori è possibile calibrare le luci e le ombre in modo più controllato; togliendo il telo anteriore, infatti,  si ottengono ombre molto nette, un aumento del contrasto ed una caduta della luce molto importante; se, infine, si toglie anche il diffusore interno, si ottengono luci più dure, ombre molto disegnate e una grande caduta di luce, che tende a far sparire l’ombra dal fondale.

 

CP-2-10-w.jpg

 

Cp-2-10-B-w.jpg

 

 

Segue……



#17 Antonio_CSI

Antonio_CSI

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Inviato 16 febbraio 2018 - 13:03

Ottimo anche questo proseguimento...

:ok:



#18 Lupo grigio

Lupo grigio

    CCI Premium Advanced Member 5

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Inviato 19 marzo 2018 - 00:36

Nel precedente “capitolo” ho volutamente omesso di parlare delle “bandiere”, un ausilio per il fotografo difficilmente preso in considerazione dai più, perché volevo mettere meglio in evidenza la loro “versatile utilità”, soprattutto quando si vuole tenere sotto controllo luci indesiderate.

 

Costituite da un telaio metallico ricoperto con tessuto nero piuttosto spesso (l’optimum è costituito dal velluto non lucido), le bandiere sono utilizzate, generalmente, per:

-       ridurre parzialmente le luci di riempimento;

-        bloccare una parte della luce incidente;

-        creare ombre abbastanza precise sul soggetto.

La loro versatilità consiste nella loro caratteristica capacità  di modellare le zone in luce e quelle in ombra:

-       variando il loro l’angolo rispetto alla fonte di luce, sono in grado, grazie alla differente quantità di luce assorbita, di modificare l’intensità della luce residua;

-        allontanandole o avvicinandole al soggetto  si avranno modifiche, anche importanti, nel rapporto di illuminazione (luci/ombre);

-       più esse sono vicine alla zona d’ombra e più questa risulterà scura.

Uno degli usi più frequenti è quello di utilizzarle per impedire che una luce angolata raggiunga ed illumini lo sfondo.

Per chi intenda attrezzare il proprio studio, senza acquistare quelle in commercio, un suggerimento pratico, da prendere in considerazione, è quello di acquistare almeno due pannelli di polistirolo piuttosto spessi e di notevoli dimensioni (colorandone un lato in nero, con una vernice non brillante) per sfruttarli sia come pannelli riflettenti sia come bandiere.

 

FOTO-1.jpg

 

Un altro argomento poco tenuto in considerazione, dai più, è quello degli effetti che si hanno nel variare, anche di poco, la posizione del soggetto rispetto al fascio di luce, facendo in modo che questa lo colpisca con la parte centrale o quelle marginali.

Per semplificare e rendere più facile la comprensione del fenomeno, immaginiamo un soggetto, illuminato da un softbox abbastanza ampio, che si muone perpendicolarmente entro il fascio di luce.

Se il soggetto, allineato rispetto alla fotocamera, si trova nel punto più lontano della fonte di luce questa lo illuminerà in modo diffuso e con un decadimento nella parte posteriore; allorché egli giungerà al centro del fascio di luce, sarà avvolto da una luce diffusa che lo illuminerà in modo uniforme, infine, quando il soggetto si troverà nella zona di luce più vicina alla fotocamera, l’illuminazione si avvicinerà a quella caratteristica di uno “streep” ed i bordi delle parti posteriori del soggetto risulteranno più illuminati ed evidenti (con quest’ultimo tipo di illuminazione è più indicato far ruotare il volto del soggetto verso la sorgente luminosa).

 

 

FOTO-2.jpg

 

 

E per chi non ha a disposizione uno studio fotografico ?

 

Se si è all’aperto

 

Come si è detto, basta avere una minima sensibilità nel riconoscere la qualità delle ombre, che la luce incidente crea sul nostro soggetto ed, in più, se si ha a disposizione almeno un diffusore portatile, si è in grado di ottenere ottimi risultati anche all’aperto.

Evitando, se possibile, le ore nelle quali la luce solare è più intensa e cade a picco sul soggetto, l’uso di un diffusore, angolato rispetto alla fonte luminosa in modo tale che i raggi riflessi cadano sulle zone del soggetto nelle quali le ombre sono più nette (ed in grado di incidere negativamente sulla qualità delle immagini), consente di ottenere illuminazioni più equilibrate e, quindi, foto più gradevoli.

A parte i diffusori “fai da te”, che vanno dal semplice cartoncino bianco (se non addirittura un doppia pagina di giornale) a pannelli ricoperti di carta stagnola, in commercio, ad un costo contenuto, se ne trovano diversi tipi (bianchi, argentati, dorati, ecc) e di varie forme e dimensioni; tutti caratterizzati dal poter essere ripiegati su se stessi e riposti in apposite custodie di ridotte dimensioni e, quindi, comodi da trasportare.

 

Nelle foto scattate all’aperto, oltre ai diffusori si può fare affidamento anche sulla “luce di schiarita”, ottenuta grazie all’utilizzo del lampo di un flash, sia esso incorporato nella fotocamera sia esterno. L’uso del flash come luce di schiarita (detta anche “di riempimento”  o Fill-in flash), da utilizzare in modo particolare quando l’intensità della luce crea ombre troppo nette o si scatta in controluce, deve essere fatto “a ragion veduta” poiché la tecnica per il suo corretto utilizzo non è proprio semplicissima. I neofiti, comunque, possono affidarsi agli automatismi della fotocamera, sia se si tratta di un flash incorporato sia se si tratta di un flash esterno (in questo caso impostato in modalità TTL).  Al  fine di evitare di illuminare eccessivamente il soggetto in primo piano è bene compensare in negativo l’esposizione (letta non in modalità spot);  in genere i valori ottimali sono intorno a: - 1/3 di stop nel caso del flash incorporato (per via delle sue dimensioni e per la scarsa potenza) e di – 1 stop nel caso del flash esterno. 

 

Sempre parlando di illuminazione con i flash esterni è il caso di fare un veloce accenno al fatto che quelli di ultima generazione possono essere ruotati sia in senso orizzontale sia verticale, per ottenere luci di rimbalzo ed, inoltre, sono forniti di un diffusore translucido e di una lamella bianca che possono essere utilizzati per gestire al meglio il lampo di luce. Applicando il primo, si ottiene un maggiore angolo di illuminazione (cosa consigliabile quando si usano i grandangoli) mentre, estraendo la lamella bianca e tenendo il flash rivolto verso l’alto, si ha la possibilità di avere una luce più morbida.

Sempre per i flash esterni, in commercio, si trovano una serie di diffusori e modificatori di luce il cui utilizzo consente di ottenere, se usati con la dovuta accortezza, foto migliori.

 

flash123w.jpg

 

In casa

 

Nel caso del ritratto effettuato in interno, l’uso del flash esterno è di sicuro aiuto, tuttavia, sul solo uso della sola luce ambiente, per intenderci quella di una sola finestra, è bene spendere qualche parola perché questa, se ben utilizzata, permette di ottenere foto di sicuro effetto.

In premessa, va detto che un’ampia vetrata è in grado di fornire una luce tale da produrre immagini morbide mentre una finestra molto piccola, pur fornendo una luce ridotta, può favorire la produzione di immagini caratterizzate da grande drammaticità.

A seconda dell’intensità della luce, che proviene dall’esterno, è possibile ipotizzare l’utilizzo di una eventuale tenda, per renderla ancora più morbida, o di pannelli riflettenti (al limite anche un lenzuolo bianco) che siano in grado di distribuirla correttamente sul soggetto da riprendere.

Soggetto che, rispetto alla sorgente luminosa,  può essere collocato in diversi punti, in funzione dell’effetto desiderato: nelle vicinanze della finestra, con riprese da diverse angolazioni fino ad ottenere anche di silhouette più o meno nette; praticamente di fronte al fotografo che, a sua volta, volge le spalle alla finestra, per “giocare” con la descrizione dell’ambiente per mezzo della profondità di campo; con il soggetto appoggiato ad una parete, per sfruttare la luce riflessa da questa; ecc…

Foto di questo tipo presentano, in cambio della molteplicità delle pose che possono essere utilizzate nello stesso ambiente, un solo inconveniente: la necessità di utilizzare alti ISO e, quindi, di avere molto rumore. Per questo motivo si consiglia di eseguire numerosi scatti, variando di volta in volta e progressivamente le impostazioni della fotocamera, al fine di ottenere la migliore esposizione che bilanci al meglio: ISO, apertura del diaframma e tempo di scatto.

 

L’uso del luce riflessa, prodotta da un flash esterno, nei ritratti ambientati in interni, è in grado di fornire ottimi risultati; se la sorgente luminosa è ben indirizzata, infatti, le immagini prodotte avranno la caratteristica morbidezza data dalla luce diffusa e la plasticità data dalla luce direzionale. Per ottenere un effetto naturalmente gradevole, la luce che piove dall’alto, possibilmente, non deve avere un angolo superiore ai 45 gradi per evitare che si formino ombre sgradevoli, in modo particolare sugli occhi (è bene ricordare che la l’angolo della luce riflessa è uguale a quello della luce incidente). 

 

Scansione 3W.jpeg

 

La luce riflessa, generata puntando il flash su un pannello bianco posto sul pavimento davanti al soggetto è poco utilizzata perché tende a dare un effetto eccessivamente “teatrale” alle immagini, tuttavia,  a volte è utilizzata come luce di schiarita per ridurre il contrasto delle ombre generate dalla luce ambiente.  Nel puntare la luce sulle pareti laterali, oltre a tenere conto del loro colore, è bene prendere in considerazione l’effetto modellante che la luce riflessa ha sul volto del soggetto; anche in questo caso è consigliabile un angolo di circa 45 gradi perché l’effetto di tale luce riflessa è adatto un po’ a tutti i tipi di volti.

Nel caso dell’uso dei grandangoli per la ripresa di gruppi l’uso della luce riflessa è particolarmente indicato mentre nel caso in cui, sempre in ambiente chiuso, si utilizzi un teleobiettivo è consigliabile staccare il flash dalla slitta della fotocamera e portarlo più vicino al soggetto da riprendere.

 

Scansione-4-1.jpg

 

 

In chiusura di questo intervento è bene fare riferimento ad un “articolo” che deve essere sempre presente nella borsa di chi, effettuati dei ritratti, intende poterli utilizzare per i propri scopi: la liberatoria.

Premesso che essa è assolutamente necessaria se si intende fotografare dei minori e, per di più, deve essere firmata da entrambe i genitori o i tutori, va ricordato che essa deve essere redatta in modo tale che sia chiaramente comprensibile l’uso che il fotografo intende fare delle foto.

Per un fotoamatore, ritengo che quella da me stilata diversi anni orsono sia ancora valida e comunque possa essere un buon punto di partenza per trovare gli spunti per realizzare una propria. La sua forma schematica e succinta nasce dal fatto che la sua lettura deve risultare chiara ed immediata altrimenti i soggetti e/o i genitori, che li accompagnano, finiscono con avere una serie di dubbi e, come mi succedeva quando proponevo una versione molto più articolata per dare loro maggiore assicurazioni, avevo delle reali difficoltà nell’ottenere che fosse firmata.

 

LiberatoriaWEB.jpg

 

La clausola G in genere é utilizzata per inserire il nome della Make Up Artist o di altri eventuali collaboratori intervenuti nello shooting.



#19 Antonio_CSI

Antonio_CSI

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Inviato 19 marzo 2018 - 09:31

:ok:

 

Bentornato Enzo !



#20 antony47

antony47

    CCI Premium Member

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Inviato 20 marzo 2018 - 12:15

Sempre molto interessante...grazie Enzo.


Inviato dal mio iPhone utilizzando Canon Club Italia

#21 elia_11

elia_11

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  • Time Online: 5d 16m 10s

Inviato 20 gennaio 2019 - 20:51

Ciao Enzo, sto rileggendo bene la tua guida. Mi sorge un dubbio quando parli di angolazione delle luci poiché sono confuso riguardo a quale sia il punto di riferimento. Infatti quando dici di posizionarle a 60° o 30° l'angolazione la faccio partire considerando la posizione da dove scatto io (e che nel disegno che posto è raffigurato dalla reflex)? Oppure la luce la posiziono dove desidero e vado poi a regolare la rotazione della testa del pannello?2019-01-20%20%2020%3A43%3A34.jpeg

Messaggio inviato dal mio SM-N960F utilizzando Canon Club Italia mobile app (Scaricala e installala gratis sul tuo dispositivo mobile)

#22 Lupo grigio

Lupo grigio

    CCI Premium Advanced Member 5

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Inviato 30 gennaio 2019 - 23:47

Ciao Elia !

 

Scusa il ritardo con il quale ti rispondo ma non mi é arrivato il messaggio che mi avrebbe dovuto avvisare del tuo intervento su questo topic; mi sono accorto della tua richiesta solo per caso perché volevo controllare cosa si potrebbe aggiungere a quanto fin qui raccontato.

 

In merito alla tua richiesta, credo che questa immagine possa chiarire i tuoi dubbi; le linee rosse rappresentano gli angoli con i quali le luci incidono dul soggetto.

 

Senza titolo-1.jpg

 

 

Ho utilizzato questa immagine per farti riflettere sulle varie possibilità che si hanno nell'immaginare l'illuminazione di un soggetto.

Illuminazione nella quale entrano in gioco sia la fonte luminose (e, se possibile, quella di schiarita) ma anche l'angolazione con la quale il soggetto si rivolge ad essa.

Rammenta, inoltre, che l'angolazione dall'alto verso il basso, in genere, va tra i 15 ed i 45 gradi.

 

:saluti:




 

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