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Cenni giuridici: firma, watermark e @copyright

(Approfondisci) firma watermark copyright legale

1 risposta a questa discussione

#1 alearrighi

alearrighi

    CCI Premium Member

  • Lombardia
  • 974 messaggi
  • Time Online: 10d 17h 21m 50s

Inviato 06 gennaio 2019 - 18:00

Tanto qui nel forum, quanto ascoltando fotografi parlare di persona, mi capita di ascoltare gradnissime imprecisioni rispetto alla natura giuridica delle firme, dei watermark e soprattuto del copyright elettronico.

 

Sperando di potere ricambiare in minima parte gli ineganamenti che ogni giorno ricevo in materia di fotografia, ho deciso di pubblicare, qui, in anteprima,  un parere pro veritate sull'argomento.

 

Nel 1979,  la normativa italiana si è omologata non senza un certo ritardo a quella degli altri stati, equiparando  la tutela delle opere fotografiche a quella di altre opere dell’ingegno, con durata dei diritti di utilizzazione economica dell’opera fotografica decorrenti per tutta la vita dell’autore sino a 70 anni dopo la sua morte se questi è noto. Se l’autore non è noto, la tutela vale per 70 anni, dalla data in cui la foto è stata resa pubblica. L’articolo  2 al n. 7 della  legge 22 aprile 1941, n.633 ha così compreso nel novero delle opere dell’ingegno le opere fotografiche quando queste, quando presentino valore artistico ovvero quando abbiano carattere creativo. La creatività è un concetto giuridico molto complesso che ha avuto varie interpretazioni (novità – parziale o assoluta – originalità) e che oggi ha un contenuto abbastanza preciso, inteso come individualità della rappresentazione, come impronta personale dell’autore. Nell’interpretazione giurisprudenziale attuale non esistono, salvo qualche sporadico esempio, foto non creative. Restano cioè, in linea di principio  per esempio, escluse mere riproduzioni fotografiche di opere quali libri, documenti, quadri, testi. Ogni fotografia è di proprietà di chi l’ha realizzata, e quindi coperta da diritto d’autore.

Trova pertanto applicazione, anche l’articolo  171 della  Legge sulla protezione del diritto d'autore (la citata legge L. 22 aprile 1941, n.633), anche nella arte in cui esso recita:

“....  è punito con la multa da euro 51 a euro 2.065 chiunque, senza averne diritto, a qualsiasi scopo e in qualsiasi forma :

  1. vende o mette in vendita o pone altrimenti in commercio un'opera altrui o ne rivela il contenuto prima che sia reso pubblico, o introduce e mette in circolazione nel regno esemplari prodotti all'estero contrariamente alla legge italiana;
  2. mette a disposizione del pubblico, immettendola in un sistema di reti telematiche, mediante connessioni di qualsiasi genere, un'opera dell'ingegno protetta, o parte di essa;
  3.  rappresenta, esegue o recita in pubblico o diffonde con o senza variazioni od aggiunte, una opera altrui adatta a pubblico spettacolo od una composizione musicale. La rappresentazione o esecuzione comprende la proiezione pubblica dell'opera cinematografica, l'esecuzione in pubblico delle composizioni musicali inserite nelle opere cinematografiche e la radiodiffusione mediante altoparlante azionato in pubblico;

 compie i fatti indicati nelle precedenti lettere mediante una delle forme di elaborazione previste da questa legge;

  1.  riproduce un numero di esemplari o esegue o rappresenta un numero di esecuzioni o di rappresentazioni maggiore di quello che aveva il diritto rispettivamente di produrre o di rappresentare…..”

“La pena è della reclusione fino ad un anno o della multa non inferiore a euro 516 se i reati di cui sopra sono commessi sopra un'opera altrui non destinata alla pubblicazione, ovvero con usurpazione della paternità dell'opera, ovvero con deformazione, mutilazione o altra modificazione dell'opera medesima, qualora ne risulti offesa all'onore od alla potrà scegliere di chiedere il risarcimento del danno sia all’interno del processo penale, costituendosi parte civile  ai senso dell’articolo 76 codice di procedura penale contro il colpevole, sia attraverso un’azione civile autonoma.

 

Ben si capisce che la fattispecie, quella cioè della protezione delle opere dell’ingegno, che il legislatore ha voluto garantire fin dal 1950 (R.D.L 7 Novembre n.633) , anche se in quella occasione non aveva ancora incluso tra tali opere quelle fotografiche, non dipende né dalla firma, né dal watermark,  né dall’inserimento del cosiddetto “copyright” elettronico nel file. Tali espedienti, infatti, non possono avere né lo scopo né il risultato di rafforzare la tutela derivante dalla norma sul diritto di autore che prevede addirittura una multa e quindi il compimento di un delitto per i colpevoli.  I delitti e le contravvenzioni si distinguono infatti a seconda della specie di pena prevista dal codice penale (articolo 39 codice penale): i delitti sono quei reati per cui è prevista la pena dell’ergastolo, della reclusione, della multa, mentre le contravvenzioni sono quei reati per cui è prevista la pena dell’arresto e/o dell’ammenda (articolo 17 codice penale). Trattandosi di un delitto, tra l’altro, per la sua sussistenza non risulta necessaria la valutazione della presenza dell’elemento soggettivo, senza dover chiedere la dimostrazione della presenza del dolo o della colpa nella condotta posta in essere da Tizio stesso.

 

Non vi è però dubbio che, firma, watermark e @copyright hanno la funzione di assolvere alla funzione di fornire la prova della paternità della foto, poiché, ovviamente, il danneggiato, o chiunque possa averne interesse, dovrà dimostrare che effettivamente, sia stata violata la normativa sulle opere dell’ingegno e che, quindi, la foto in questione, non sia una semplice foto identica alla propria, scattata magari in un momento diverso, prima o dopo,  e senza alcun legame con l’opera che si asserisce  indebitamente appropriata.



mc digital

#2 Enea Saladini

Enea Saladini

    CCI Premium Advanced Member 4

  • CCI PREMIUM MEMBER
  • 4195 messaggi
  • Time Online: 42d 5h 52m 35s

Inviato 06 gennaio 2019 - 19:10

Tanto qui nel forum, quanto ascoltando fotografi parlare di persona, mi capita di ascoltare gradnissime imprecisioni rispetto alla natura giuridica delle firme, dei watermark e soprattuto del copyright elettronico.
 
Sperando di potere ricambiare in minima parte gli ineganamenti che ogni giorno ricevo in materia di fotografia, ho deciso di pubblicare, qui, in anteprima,  un parere pro veritate sull'argomento.
 
Nel 1979,  la normativa italiana si è omologata non senza un certo ritardo a quella degli altri stati, equiparando  la tutela delle opere fotografiche a quella di altre opere dell’ingegno, con durata dei diritti di utilizzazione economica dell’opera fotografica decorrenti per tutta la vita dell’autore sino a 70 anni dopo la sua morte se questi è noto. Se l’autore non è noto, la tutela vale per 70 anni, dalla data in cui la foto è stata resa pubblica. L’articolo  2 al n. 7 della  legge 22 aprile 1941, n.633 ha così compreso nel novero delle opere dell’ingegno le opere fotografiche quando queste, quando presentino valore artistico ovvero quando abbiano carattere creativo. La creatività è un concetto giuridico molto complesso che ha avuto varie interpretazioni (novità – parziale o assoluta – originalità) e che oggi ha un contenuto abbastanza preciso, inteso come individualità della rappresentazione, come impronta personale dell’autore. Nell’interpretazione giurisprudenziale attuale non esistono, salvo qualche sporadico esempio, foto non creative. Restano cioè, in linea di principio  per esempio, escluse mere riproduzioni fotografiche di opere quali libri, documenti, quadri, testi. Ogni fotografia è di proprietà di chi l’ha realizzata, e quindi coperta da diritto d’autore. Trova pertanto applicazione, anche l’articolo  171 della  Legge sulla protezione del diritto d'autore (la citata legge L. 22 aprile 1941, n.633), anche nella arte in cui esso recita:
“....  è punito con la multa da euro 51 a euro 2.065 chiunque, senza averne diritto, a qualsiasi scopo e in qualsiasi forma :

  • vende o mette in vendita o pone altrimenti in commercio un'opera altrui o ne rivela il contenuto prima che sia reso pubblico, o introduce e mette in circolazione nel regno esemplari prodotti all'estero contrariamente alla legge italiana;
  • mette a disposizione del pubblico, immettendola in un sistema di reti telematiche, mediante connessioni di qualsiasi genere, un'opera dell'ingegno protetta, o parte di essa;
  •  rappresenta, esegue o recita in pubblico o diffonde con o senza variazioni od aggiunte, una opera altrui adatta a pubblico spettacolo od una composizione musicale. La rappresentazione o esecuzione comprende la proiezione pubblica dell'opera cinematografica, l'esecuzione in pubblico delle composizioni musicali inserite nelle opere cinematografiche e la radiodiffusione mediante altoparlante azionato in pubblico;
 compie i fatti indicati nelle precedenti lettere mediante una delle forme di elaborazione previste da questa legge;
  •  riproduce un numero di esemplari o esegue o rappresenta un numero di esecuzioni o di rappresentazioni maggiore di quello che aveva il diritto rispettivamente di produrre o di rappresentare…..”
“La pena è della reclusione fino ad un anno o della multa non inferiore a euro 516 se i reati di cui sopra sono commessi sopra un'opera altrui non destinata alla pubblicazione, ovvero con usurpazione della paternità dell'opera, ovvero con deformazione, mutilazione o altra modificazione dell'opera medesima, qualora ne risulti offesa all'onore od alla potrà scegliere di chiedere il risarcimento del danno sia all’interno del processo penale, costituendosi parte civile  ai senso dell’articolo 76 codice di procedura penale contro il colpevole, sia attraverso un’azione civile autonoma.
 
Ben si capisce che la fattispecie, quella cioè della protezione delle opere dell’ingegno, che il legislatore ha voluto garantire fin dal 1950 (R.D.L 7 Novembre n.633) , anche se in quella occasione non aveva ancora incluso tra tali opere quelle fotografiche, non dipende né dalla firma, né dal watermark,  né dall’inserimento del cosiddetto “copyright” elettronico nel file. Tali espedienti, infatti, non possono avere né lo scopo né il risultato di rafforzare la tutela derivante dalla norma sul diritto di autore che prevede addirittura una multa e quindi il compimento di un delitto per i colpevoli.  I delitti e le contravvenzioni si distinguono infatti a seconda della specie di pena prevista dal codice penale (articolo 39 codice penale): i delitti sono quei reati per cui è prevista la pena dell’ergastolo, della reclusione, della multa, mentre le contravvenzioni sono quei reati per cui è prevista la pena dell’arresto e/o dell’ammenda (articolo 17 codice penale). Trattandosi di un delitto, tra l’altro, per la sua sussistenza non risulta necessaria la valutazione della presenza dell’elemento soggettivo, senza dover chiedere la dimostrazione della presenza del dolo o della colpa nella condotta posta in essere da Tizio stesso.
 
Non vi è però dubbio che, firma, watermark e @copyright hanno la funzione di assolvere alla funzione di fornire la prova della paternità della foto, poiché, ovviamente, il danneggiato, o chiunque possa averne interesse, dovrà dimostrare che effettivamente, sia stata violata la normativa sulle opere dell’ingegno e che, quindi, la foto in questione, non sia una semplice foto identica alla propria, scattata magari in un momento diverso, prima o dopo,  e senza alcun legame con l’opera che si asserisce  indebitamente appropriata.
Estremamente interessante.

Messaggio inviato dal mio FIG-LX1 utilizzando Canon Club Italia mobile app (Scaricala e installala gratis sul tuo dispositivo mobile)


 

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