Installazione dantesca in bianco e nero: figure sospese e condanna
Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l’etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente.
Lasciate ogne speranza, o voi ch’ intrate.
Venezia – Biennale
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Analisi dalla Redazione
La lettura dell’immagine è guidata da una struttura fortemente orizzontale: il pavimento dell’installazione, la sottile barriera metallica e la fascia occupata dalle figure sospese costruiscono piani successivi, mentre le linee verticali dei corpi e delle corde interrompono quella stabilità con una tensione quasi elettrica. La prospettiva bassa, suggerita dal pavimento che si apre verso il fondo, attribuisce alle sculture una presenza monumentale; il visitatore in primo piano, invece, appare scuro e raccolto, come una figura di passaggio dentro una scena di condanna collettiva.
La scelta del bianco e nero è coerente con il riferimento dantesco e concentra l’attenzione sulla materia: il legno del pavimento, la superficie granulosa dello sfondo, le membra chiare dei manichini. Tuttavia il contrasto è molto spinto. Le alte luci sui corpi tendono a perdere dettaglio, mentre il visitatore e alcune zone laterali precipitano in un nero compatto. Il risultato è potente, ma riduce la leggibilità di particolari che potrebbero arricchire il rapporto tra opera, spazio espositivo e pubblico.
Il momento dello scatto è efficace perché il visitatore non posa e non guarda apertamente verso l’obiettivo: la sua postura suggerisce disagio o raccoglimento, creando un contrappunto umano alla teatralità dell’installazione. L’efficacia comunicativa nasce proprio da questa scala doppia, intima e monumentale. Resta però una certa dispersione ai margini, soprattutto a destra, dove le figure vengono tagliate o compresse; un’inquadratura leggermente più stretta avrebbe concentrato la scena e reso più netto il dialogo tra osservatore e corpi sospesi. Un’alternativa interessante sarebbe stata attendere che il visitatore si spostasse appena fuori asse, lasciando emergere una sagoma meno centrale e una prospettiva ancora più inquieta.
La Redazione