Ramarro al suolo: ritrare l’occhio per una lettura più dinamica e presenza verticale
Buongiorno a tutti.
In attesa di trovare il tempo per la nuova “stagione fotografica”, avrei piacere di condividere un mio scatto di qualche tempo fa.
Avevo appena affiancato alla mia 70D il 55-250 STM, e mi si è presentata questa occasione per un ritratto.
Non ho a portata di mano i dati exif, ricordo solo di aver scattato a mano libera (praticamente da sdraiato).
Commenti e soprattutto critiche, molto graditi.[IMG]
| Clicca sul simbolo ULTRA HD per una visione ottimale. |
Messaggio inviato dal mio iPhone utilizzando Canon Club Italia mobile app (Scaricala e installala gratis sul tuo dispositivo mobile)
RISPONDI DIRETTAMENTE SUL NOSTRO FORUM – CLICCA QUI
Offerte del giorno
ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER: La tua prossima fotografia inizia da qui
Ricevi ispirazione, tecnica, recensioni e idee pratiche per fotografare meglio. Niente rumore: solo contenuti scelti per chi ama davvero la fotografia.



Analisi dalla Redazione
Ramarro è una micro-full frame di dettaglio molto immediato: la scelta di un primo piano al livello del suolo mette subito in chiaro la direzione narrativa, ma la gestualità dell’inquadratura richiede una lettura più attenta della semantica visiva.
Composizione: la rana occupa la parte destra dell’immagine, lasciando un ampio spazio al primo piano del terreno e al bokeh sullo sfondo. Questa scelta funziona per accentuare la stabilità e la tranquillità del soggetto, ma rischia di spezzare la dinamica se l’angolo di ripresa non allinea il profilo del capo con le linee guida naturali (orizzonti, filamenti). Un leggero avvicinamento verticale o una posizione leggermente al di là dell’asse centrale potrebbero creare una linea di forza più forte tra occhi e fauci, aumentando la lettura di “presenza” del rettile.
Uso della luce: la luce è direzionale, probabile sole alto; i riflessi sul corpo evidenziano la trama della pelle, ma si hanno anche ombre nette sui percorsi del dorso. L’esposizione sembra abbastanza equilibrata, ma la gestione della zona oculare potrebbe essere ottimizzata: i dettagli nell’occhio sono buoni; per aumentare la tridimensionalità si potrebbe intervenire in post per incrementare la separazione tra pancia/colore e lo sfondo, evitando eccessiva fusione con l’ombra del corpo.
Gestione del colore: la palette verde-tortora, ben resa, comunica l’habitat. Tuttavia, l’azione cromatica è relativamente statica: un contrasto maggiore tra la pelle della rana e lo sfondo potrebbe far risaltare meglio la soglia del soggetto, evitando che si sfumi in un contesto troppo neutro.
Prospettiva e momento: il basso punto di ripresa offre una lettura “animale-in-sintonia con l’ambiente”, ma va verificato se l’attimo sia davvero narrativo (occhio ben a fuoco) o solo un istante statico. Una postura leggermente curiosa o lenti di profondità diversi avrebbero potuto offrire maggiore dinamismo.
Color Correction Handbook: Professional Techniques for Video and Cinema (English Edition)
Efficacia comunicativa: l’immagine comunica immediatamente l’oggetto: un piccolo rettile al suolo in luce solare. Tuttavia la lettura potrebbe essere rafforzata con una definizione più netta del primo piano (messa a fuoco sull’occhio) e una gestione del diaframma che garantisca una profondità di campo che separi meglio soggetto e sfondo.
Errori e suggerimenti concreti: se possibile, scattare a una distanza che posizioni l’occhio al centro di massa, con messa a fuoco sull’occhio e profondità di campo leggermente più ridotta per separare meglio dal fondo. Considerare un ritaglio che sposti la rana a una terza verticale, rendendo la composizione più dinamica. Se si torna al soggetto, preferire una posizione leggermente inclinata per guidare lo sguardo verso il viso.
La Redazione