Garbatella tra architettura e vita quotidiana sotto l’arco
Ieri mattina , in compagnia di Giovanni , un bel giro per la Garbatella , vecchio quartiere di Roma…come sempre , bella giornata , bella compagnia
Di seguito , una breve introduzione
a Garbatella, a lungo considerata una borgata popolare un po’ malfamata, è oggi uno dei Quartieri più ambiti e vivibili della Capitale.
Grazie all’amenità dei suoi scorci e la sua essenza di “quartiere paese”, il particolare mix che la contraddistingue, un aspetto popolare-rurale unito ad influenze architettoniche differenti, il barocchetto romano (lotti 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7 e e il razionalismo-futurismo (lotti 41,42,43,44), è ciò la rende una delle zone di Roma più singolari e affascinanti.
A questo si aggiunga la sua vitalità, percepibile non solo attraversandola ma anche dal fermento culturale tipico del quartiere: oggi ospita vari centri culturalmente rilevanti come il teatro Ambra alla Garbatella, il Teatro Palladium e altro ancora.
La Garbatella nasce ufficialmente il 18 febbraio del 1920: la prima pietra viene posata dal re Vittorio Emanuele III nell’attuale piazza Benedetto Brin (uno dei luoghi del nostro percorso).
Una notazione a parte merita il nome. Leggiamo le ipotesi che circolano attorno alla sua origine:
“Garbatella” verrebbe da un tipo di coltivazione “a garbata” o “a barbata” tipica della zona, quella dei colli sovrastanti la basilica di S. Paolo e che punteggiavano il paesaggio prima dello sviluppo del quartiere;
Una seconda ipotesi si riferisce alla particolare amenità del luogo;
La terza ipotesi, la più accreditata, riporta il nome alla presenza nel quartiere di un’osteria dove si trovava un’ostessa dai modi così gentili e garbati da divenire celeberrimi, la garbata ostella (e la cui garbatezza è stata interpretata anche come vaga sensualità). Per la leggenda, il nome dell’ostessa doveva essere Carlotta, e l’osteria era ubicata sempre nella zona della Basilica di S.Paolo, presso via delle Sette Chiese, la strada che i pellegrini percorrevano nel loro pellegrinaggio alle sette chiese di Roma.
“Il nome originario Concordia fu dato dal Re come segnale di distensione sociale nel periodo del Biennio rosso (1919-20) e durante il ventennio fascista il Regime cercò di chiamarla Remuria con scarso successo.” (cit. Gianni Rivolta). Ma alla fine s’impose il nome popolare: Garbatella.
La ragione principale del suo sviluppo si inscrive in generale in una spiccata estensione urbanistica di quegli anni di Roma, ma è da ascrivere anche ad uno scopo ben preciso: si era infatti deciso di edificare un porto ad Ostia, il quale sarebbe stato collegato a due porti fluviali sul Tevere (uno nei pressi di via del Porto Fluviale, l’altro dalle parti della Basilica di S.Paolo); il quartiere neonato sarebbe quindi servito ad ospitare i lavoratori adibiti a questo ambizioso progetto e altri impiegati nella zona industriale del quartiere Ostiense. Il progetto di Ostia però naufragò, con la Garbatella che continuò a vivere una vita propria anche se non aderente al progetto originario: se all’inizio essa venne concepita come borgata separata dalla città e circondata dalla campagna, la speculazione edilizia la unirà alla città facendo venire meno la destinazione d’uso soprattutto rurale e operaia. Quest’ultima, però – ed è questo il bello del quartiere – permane negli edifici e negli spazi della parte vecchia della Garbatella, creando una saldatura ideale fra passato e presente.
Architettonicamente, l’ispirazione primaria del nuovo quartiere era quella della città giardino all’inglese, anche se rivisitata: un complesso di case unifamiliari dotate di cortili interni e di appezzamenti di terreni agricoli. La logica è quella del lotto, che è il vero protagonista della sistemazione urbanistica del quartiere: la parte storica della Garbatella si svilupperà nei primi anni di vita intorno a 62 lotti. in seguito, si imporrà anche l’impostazione degli spazi comuni e il quartiere vedrà un’ulteriore crescita. Ciò che colpisce è la varietà degli stili che vengono applicati a diverse costruzioni della Garbatella storica, fra i quali spicca il già citato barocchetto romano visibile da molti edifici del rione, stile che divenne tipico dell’edilizia popolare di quegli anni. Dal punto di vista architettonico e urbanistico, il risultato finale ottenuto alla Garbatella è diventato un vero e proprio “caso di studio” che per l’appunto ispira architetti e urbanisti di tutto il mondo: sposandosi l’anima popolare, rurale e operaia alla ricerca architettonica.
Inizio io con alcuni scatti, aspettando quelli di Giovanni
buona visione
questo è il locale dove hanno girato la serie televisiva ” i Cesaroni”
l’interno
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Una mattina alla Garbatella
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Analisi dalla Redazione
La fotografia restituisce con efficacia uno degli aspetti più riconoscibili della Garbatella: la compresenza di architettura, vita quotidiana e stratificazione urbana. La composizione è costruita su un asse centrale molto leggibile, coincidente con la strada e con l’arco, che funziona come una sorta di cornice interna. L’occhio viene guidato verso il fondo della scena, dove la prospettiva convergente conduce a un secondo episodio architettonico e alla vegetazione. La scelta del punto di ripresa, posto al centro della carreggiata, rafforza la simmetria, ma rende l’immagine anche piuttosto statica e prevedibile.
La luce, presumibilmente mattutina, è nitida e sufficientemente contrastata: valorizza le texture degli intonaci e dei mattoni, facendo emergere il carattere vissuto degli edifici. Tuttavia, le facciate laterali risultano in parte penalizzate da ombre profonde, mentre il cielo è molto luminoso; una gestione più accurata dell’esposizione avrebbe potuto conservare maggiori dettagli nelle alte luci e nelle zone scure. Un’esposizione multipla o un intervento mirato in postproduzione avrebbero migliorato l’equilibrio tonale senza appiattire il contrasto.
La tavolozza cromatica è dominata da tonalità calde, grigie e terrose, coerenti con il contesto. Il blu del cielo e alcuni dettagli verdi introducono accenti utili, anche se il colore delle automobili e la segnaletica sottraggono parte dell’attenzione all’architettura. La presenza delle auto parcheggiate, dei cartelli e dei graffiti non è necessariamente un errore: documenta la contemporaneità del quartiere, ma andrebbe integrata in una precisa scelta narrativa.
Per rendere lo scatto più incisivo si potrebbe arretrare leggermente o utilizzare una focale più ampia, evitando però deformazioni eccessive, oppure attendere il passaggio di una persona sotto l’arco. Una figura umana avrebbe fornito scala e maggiore dinamismo, trasformando una buona descrizione urbana in un’immagine più interpretativa.
La Redazione
Il piacere dell'arte. Capire la pittura, la scultura, l'architettura e il design